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Questa mattina 10 MARZO si sono riuniti i rappresentanti e i coordinatori del Popolo Viola di Milano, di Qui Milano Libera, di Adesso Basta!, Movimento 5 Stelle Lombardia, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione della Sinistra, Verdi, Partito Socialista, Partito Democratico, e hanno concordato il seguente comunicato:
Le forze sociali e politiche democratiche invitano tutte e tutti a mobilitarsi per un forte impegno civile ed etico in difesa della Costituzione e della Democrazia, denunciando la gravissima emergenza dell’aggressione del Governo allo Stato di diritto, le leggi ad personam, il cosiddetto legittimo impedimento e il decreto salva liste. Denunciando inoltre l’attacco ai diritti e alla dignità del lavoro, in particolare all’articolo 18, e alla libertà di stampa.
Mettendo da parte la competizione elettorale per difendere la Democrazia e i principi di eguaglianza e dello Stato di diritto che appartengono a tutti. Diamo vita ad una grande manifestazione unitaria, partecipiamo tutte e tutti, sabato 13 marzo dalle ore 15 in largo Cairoli.
IL GRUPPO DI FACEBOOK
“QUESTA VOLTA VOTIAMO TUTTI”
SU L’ESPRESSO !
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Dieci, cento, mille gruppi
Gli attivisti. Il gruppo chiave delle mobilitazioni dei giorni scorsi è stato Il popolo Viola, forte dei suoi 230 mila aderenti e capace di portare nelle piazze di decine di città migliaia di persone. Tutto partendo da una pagina di Facebook. Un altro gruppo, nato negli ultimi giorni, che punta a un coinvolgimento attivo dei suoi aderenti è La rivoluzione dei fiori che lancia una sua iniziativa di mobilitazione pacifica: “Sabato 20 marzo portiamo fiori per la democrazia all’Altare della Patria a Roma e alle prefetture e ai municipi nelle altre città. Senza bandiere di partito. Solo tricolori. Una rivoluzione gentile, un modo per dire che sono morte le regole e, insieme, per comunicare che c’è chi non è mosso dall’odio, ma dall’esatto contrario: l’amore per questo Paese, per la legalità, per la democrazia”.
I pro voto e i no voto. Utilizzare l’arma del voto come strumento per protestare. La grande maggioranza dei gruppi presenti su Facebook prova a incentivare l’elettorato a recarsi alle urne, per fare in modo che dai seggi arrivi una risposta forte al decreto salva liste. E’ il caso di “Questa volta votiamo tutti“. Alcune pagine, come “Il 28 marzo non voto e vado al mare” o “27 e 28 marzo non voto” (che sbaglia la data) remano invece dalla parte opposta, incitando gli elettori a disertare in massa i seggi per far capire alla classe dirigente che la situazione non è più sostenibile.
Gli ironici. Una risata li seppellirà. Sono tantissimi i gruppi che provano a manifestare il proprio dissenso attraverso l’ironia, la satira o il sarcasmo. Tra le più riuscite c’è Silvio, me lo fai un decreto?, che ha creato nel suo piccolo un nuovo “meme” digitale e che invita i suoi iscritti a mandare proposte a Berlusconi per i suoi prossimi decreti: “La tua ragazza ti ha lasciato e la rivuoi accanto a te? Ti infastidiscono i tamarri con il cinquantino rumorosissimo? Chiedi a Silvio! E lui, con un decreto legge, ti accontenterà”. Non è da meno “Chiedi anche tu di votare un’ora dopo la chiusura del seggio” che, con i suoi 13 mila iscritti, ironizza: “Non far votare il cittadino anche dopo la chiusura dei seggi elettorali provocherebbe un grave vulnus di carattere politico e costituzionale”.
I creativi. “Forza Panino” lancia la sua provocazione, tentando di usare a proprio favore il nuovo decreto per candidare alle elezioni una nuova lista che abbia come simbolo quel panino finito al centro, suo malgrado, della discussione politica. “Questo pomodoro avrà più fan di Berlusconi” è ormai una pagina simbolo con oltre mezzo milione di iscritti, e tra le discussioni che ospita molte sono dedicate alle mobilitazioni da organizzare contro il decreto salva liste.
I politici. Sono i gruppi che riprendono gli slogan lanciati da partiti e movimenti, come “Impeachment per Napolitano” che fa suo il messaggio lanciato dal segretario dell’Italia dei Valori Di Pietro, o “5/3/2010 – Colpo di Stato, Berlusconi Golpista“, “Cinque marzo, Democrazia in lutto oppure 5/3/2010: io so che oggi in Italia c’è stato un golpe“. Gli economici. Pagine che propongono come strumento di protesta il boicottaggio, in alcuni casi nati prima degli ultimi scandali. Si tratta di pagine che tengono aggiornati i propri iscritti sull’identità degli inserzionisti pubblicitari di Mediaset, invitando le persone a non acquistarne i prodotti per arrecare un danno economico indiretto all’azienda di Silvio Berlusconi. Tra i più significativi c’è “Elezioni 2010. Puoi votare alle urne, in Poltrona e al Supermercato” i cui temi vengono ripresi anche in una discussione sulla pagina del Popolo Viola.
IO VOTO IL MIO DISSENSO
mar 9
Perciò vi preghiamo, per l’amicizia e la solidarietà che ci lega, ANDATE A VOTARE !
L’ASTENSIONE DAL VOTO NON E’ UNA PROTESTA MA UNA RESA!
Maria Teresa De Nardis
Emanuela Bonaga
Maria Cristina Canova
Ileana Turazzo
Giuseppina Cacace
Loredana Zoppellari
Daniele Bellora
Beppe Meotto
Luciana Pellegreffi
Annelise Madia
Dai Qui il tuo contributo, grazie.
Luciana P. Pellegreffi
Il presidente napolitano ha firmato il decreto salva liste e la morte della democrazia.
Luciana P. Pellegreffi
“Dilettanti allo sbaraglio”, dice Umberto Bossi. Ma forse anche qualcosa di più.
Per il momento sono solo voci, indiscrezioni, chiacchiericcio. Nessuno dai banchi del centro-destra si azzerderebbe mai a confermale.
Ma a quanto pare – Il Corriere della Sera di oggi le accredita – il pasticcio che mette a rischio la lista del Pdl nella provincia di Roma per le prossime regionali, sarebbe nato da una pratica molto diffusa nei partiti: quella di cambiare candidati all’ultimo momento.
Milioni si sarebbe allontanato per cambiare la lista
Sembrerebbe infatti che sabato scorso Alfredo Milioni, entrato in tribunale alle 11,20, si sarebbe allontanato proprio per evitare gli occhi indiscreti. Non quelli del centro-sinistra, ma quelli dei suoi. Secondo i ben informati, infatti, Samuele Piccolo – votatissimo consigliere comunale inviso ad Alemanno perché troppo indipendente – avrebbe fiutato l’aria, e avrebbe mandato dei suoi rappresentanti in tribunale, addirittura muniti di telecamera, per monitore la situazione. Sarebbe proprio per evitare quella telecamera che Milioni si sarebbe allontanato inventando una scusa.
Bisognava far fuori Piccolo, De Lillo e Palozzi
A quanto pare, infatti, i vertici del Pdl regionali, avevano dato ordine a Milioni di apportare dei cambiamenti dell’ultim’ora alla lista. Innanzitutto bisognava far fuori tre personaggi scomodi, troppo autonomi: Samuele Piccolo, consigliere comunale a cui Alemanno ha ritirato la delega alle periferie per averlo criticato per le nomine effettuate all’Ama, la municipalizzata dei rifiuti; Giuseppe De Lillo (fratello del senatore Stefano e dell’assessore capitolino Fabio) uno dei “tre Kennedy dell’Aurelio; e Adriano Palozzi, il sindaco di Marino.
Di Paolo, invece, doveva diventare capolista
In secondo luogo Milioni avrebbe avuto mandato di mettere come capolista Pietro Di Paolo, un uomo vicino ad Alemanno, al posto di Fabio Armeni, che sarebbe stato il primo della lista in ordine alfabetico. Di Paolo, marito della deputata Barbara Saltamartini, una politicamente molto vicina ad Alemanno, dal canto suo smentisce tutto e s’inca…: “Io non nessun bisogno di essere aiutato da Alemanno”.
Molte smentite, qualche timida ammissione
E gli altri diretti interessati? Vincenzo Piso, coordinatore regionale del Pdl nega tutto: “E perché avremmo dovuto escludere dalla lista 3 persone da 60mila voti?”. Samuele Piccolo si indigna per le indiscrezioni trapelate. Dai De Lillo trapela invece che qualcuno del partito voleva dirottare Giuseppe nella Lista Polverini.
Luciana P. Pellegreffi

















