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LEGITTIMO IMPEDIMENTO … LEGITTIMO ?

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MANIFESTAZIONE UNITARIA SABATO 13 MARZO ORE 15 LARGO CAIROLI – PER LA DEMOCRAZIA E LO STATO DEI DIRITTI

Comunicato Stampa
Questa mattina 10 MARZO si sono riuniti i rappresentanti e i coordinatori del Popolo Viola di Milano, di Qui Milano Libera, di Adesso Basta!, Movimento 5 Stelle Lombardia, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione della Sinistra, Verdi, Partito Socialista, Partito Democratico, e hanno concordato il seguente comunicato:

Le forze sociali e politiche democratiche invitano tutte e tutti a mobilitarsi per un forte impegno civile ed etico in difesa della Costituzione e della Democrazia, denunciando la gravissima emergenza dell’aggressione del Governo allo Stato di diritto, le leggi ad personam, il cosiddetto legittimo impedimento e il decreto salva liste. Denunciando inoltre l’attacco ai diritti e alla dignità del lavoro, in particolare all’articolo 18, e alla libertà di stampa.

Mettendo da parte la competizione elettorale per difendere la Democrazia e i principi di eguaglianza e dello Stato di diritto che appartengono a tutti. Diamo vita ad una grande manifestazione unitaria, partecipiamo tutte e tutti, sabato 13 marzo dalle ore 15 in largo Cairoli.

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LA CONFERENZA STAMPA DI BERLUSCONI. L’INSOFFERENZA VERSO LE DOMANDE E LA VERITA’

10 marzo 2010

Per Berlusconi, i dirigenti del partito non hanno sbagliato. Il pasticcio delle liste è colpa dei Radicali e dei giudici. Della sinistra complottista. La conferenza stampa di stamane ci ha mostrato un (finto) premier in crisi, nervoso (“chiudete la porta”, sbraita ad un certo punto per la corrente d’aria che lo investe). Ha la voce arrochita e tesa. Il gironalista free lance Rocco Carlomagno viene brutalmente accompagnato fuori dalla sala stampa, con l’aiuto energico del Ministro della Difesa (ad personam), Ignazio La Russa:
Il sondaggio pubblicato da La Repubblica di oggi mostra che il gradimento del Governo è sceso al 38%, mentre quello del Berlusconi al 44%, con uno scarto negativo rispetto allo scorso mese del 2%. Un ulteriore sondaggio elettorale parla di aumento degli astensionisti: la crisi delle liste rischia di diventare per il PdL un danno ingentissimo.

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LA RETE REAGISCE ALLA PROVA DI FORZA DEL GOVERNO

IL GRUPPO DI FACEBOOK 

“QUESTA VOLTA VOTIAMO TUTTI” 

SU L’ESPRESSO !

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Dieci, cento, mille gruppi

di Mauro Munafò
La forzatura del governo sulle liste provoca un attivismo in Internet senza precedenti. Con migliaia di persone che propongono iniziative, appuntamenti, boicottaggi. Ecco una panoramica di quelli più popolari
Facebook è diventato per molti cittadini una nuova piazza di lotta e resistenza contro le azioni governative, in cui è possibile confrontare opinioni, dibattere ma anche esprimere la propria creatività. Dal momento della firma del decreto salva liste, che ha riportato in campo le candidature di Formigoni in Lombardia e della Polverini nel Lazio, sul social network la discussione si è animata, non solo attraverso le pagine già usate per organizzare la protesta, ma anche grazie alle molte altre che sono nate.

Gli attivisti. Il gruppo chiave delle mobilitazioni dei giorni scorsi è stato Il popolo Viola, forte dei suoi 230 mila aderenti e capace di portare nelle piazze di decine di città migliaia di persone. Tutto partendo da una pagina di Facebook. Un altro gruppo, nato negli ultimi giorni, che punta a un coinvolgimento attivo dei suoi aderenti è La rivoluzione dei fiori che lancia una sua iniziativa di mobilitazione pacifica: “Sabato 20 marzo portiamo fiori per la democrazia all’Altare della Patria a Roma e alle prefetture e ai municipi nelle altre città. Senza bandiere di partito. Solo tricolori. Una rivoluzione gentile, un modo per dire che sono morte le regole e, insieme, per comunicare che c’è chi non è mosso dall’odio, ma dall’esatto contrario: l’amore per questo Paese, per la legalità, per la democrazia”.

I pro voto e i no voto. Utilizzare l’arma del voto come strumento per protestare. La grande maggioranza dei gruppi presenti su Facebook prova a incentivare l’elettorato a recarsi alle urne, per fare in modo che dai seggi arrivi una risposta forte al decreto salva liste. E’ il caso di Questa volta votiamo tutti. Alcune pagine, come “Il 28 marzo non voto e vado al mare” o “27 e 28 marzo non voto” (che sbaglia la data) remano invece dalla parte opposta, incitando gli elettori a disertare in massa i seggi per far capire alla classe dirigente che la situazione non è più sostenibile.


Gli ironici. Una risata li seppellirà. Sono tantissimi i gruppi che provano a manifestare il proprio dissenso attraverso l’ironia, la satira o il sarcasmo. Tra le più riuscite c’è Silvio, me lo fai un decreto?, che ha creato nel suo piccolo un nuovo “meme” digitale e che invita i suoi iscritti a mandare proposte a Berlusconi per i suoi prossimi decreti: “La tua ragazza ti ha lasciato e la rivuoi accanto a te? Ti infastidiscono i tamarri con il cinquantino rumorosissimo? Chiedi a Silvio! E lui, con un decreto legge, ti accontenterà”. Non è da meno “Chiedi anche tu di votare un’ora dopo la chiusura del seggio” che, con i suoi 13 mila iscritti, ironizza: “Non far votare il cittadino anche dopo la chiusura dei seggi elettorali provocherebbe un grave vulnus di carattere politico e costituzionale”.

I creativi. “Forza Panino” lancia la sua provocazione, tentando di usare a proprio favore il nuovo decreto per candidare alle elezioni una nuova lista che abbia come simbolo quel panino finito al centro, suo malgrado, della discussione politica. “Questo pomodoro avrà più fan di Berlusconi” è ormai una pagina simbolo con oltre mezzo milione di iscritti, e tra le discussioni che ospita molte sono dedicate alle mobilitazioni da organizzare contro il decreto salva liste.

I politici. Sono i gruppi che riprendono gli slogan lanciati da partiti e movimenti, come “Impeachment per Napolitano” che fa suo il messaggio lanciato dal segretario dell’Italia dei Valori Di Pietro, o “5/3/2010 – Colpo di Stato, Berlusconi Golpista“, “Cinque marzo, Democrazia in lutto oppure 5/3/2010: io so che oggi in Italia c’è stato un golpe“. Gli economici. Pagine che propongono come strumento di protesta il boicottaggio, in alcuni casi nati prima degli ultimi scandali. Si tratta di pagine che tengono aggiornati i propri iscritti sull’identità degli inserzionisti pubblicitari di Mediaset, invitando le persone a non acquistarne i prodotti per arrecare un danno economico indiretto all’azienda di Silvio Berlusconi. Tra i più significativi c’è “Elezioni 2010. Puoi votare alle urne, in Poltrona e al Supermercato” i cui temi vengono ripresi anche in una discussione sulla pagina del Popolo Viola.

(09 marzo 2010)
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IO VOTO IL MIO DISSENSO

Luciana P. Pellegreffi

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QUESTA VOLTA VOTIAMO TUTTI ! Appello a chi non intende votare

Agli amici che in varie occasioni ci hanno confidato di non votare e -per estensione- a quella grossa percentuale degli italiani che non ha votato o ha annullato la scheda alle ultime elezioni politiche.

Dopo l’ennesimo attacco alla Costituzione e al rispetto delle regole da parte della maggioranza al Governo, riteniamo che sia giunto il momento di far sentire che ci siamo, che contiamo e che non permetteremo l’arrivo di un’altra dittatura.
Il voto mancato degli astenuti ha permesso che Berlusconi governi -nel modo che sappiamo.

Non votare significa delegare ad altri le decisioni sul destino comune. Se una persona (o una idea) si ritrae, il suo “spazio” viene immediatamente occupato da altri. E non è detto che lo occupino persone o idee analoghe: è uno SPAZIO POLITICO VUOTO E DISPONIBILE.
Dobbiamo riappropriarci di questo spazio.

Sappiamo che anche persone dell’altro schieramento non meritano il nostro voto e non ci rappresentano, ma è la classe politica che abbiamo e solo in un contesto democratico rafforzato potremo lavorare per cacciarla. Intanto andiamo a votare. Votiamo chiunque, purché dell’opposizione.

Sappiamo che queste sono elezioni locali, che non cambieranno la maggioranza al Governo, ma sarà un segnale forte e chiaro che il Paese si è svegliato e non accetta che le cose accadano sopra la sua testa. Che vuole essere protagonista, che non vuole più delegare. Che vuole esercitare il suo diritto di scelta e di controllo.

In futuro, quando ci saranno le elezioni politiche, decideremo quale forza politica governerà il Paese e allora staremo col fiato sul collo ai politici che avremo eletto. Ma non votare, in questo momento, significherebbe comunicare a maggioranza e opposizione che a noi non importa niente di quello che succede nel Paese.

Sappiamo che non è così: amici che ci leggete, sappiamo che anche a voi sta a cuore la vita democratica, che la vostra astensione è un atto di ribellione, non di qualunquismo. Ma, in questo momento, è necessario che la vostra ribellione si manifesti. E non solo con le proteste di piazza e le firme ad un appello.

Chi non se ne rende conto non ha capito l’insegnamento della Resistenza, quando forze politiche di cultura e progetti diversi collaborarono per una unica finalità, quella di restituire spazi politici e libertà ad una paese che li aveva persi. La situazione attuale è pressochè identica.

Perciò vi preghiamo, per l’amicizia e la solidarietà che ci lega, ANDATE A VOTARE !


L’ASTENSIONE DAL VOTO NON E’ UNA PROTESTA MA UNA RESA!


Maria Teresa De Nardis
Emanuela Bonaga
Maria Cristina Canova
Ileana Turazzo
Giuseppina Cacace
Loredana Zoppellari
Daniele Bellora
Beppe Meotto
Luciana Pellegreffi
Annelise Madia


Dai Qui il tuo contributo, grazie.

Luciana P. Pellegreffi

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LUTTO NAZIONALE: LA DEMOCRAZIA E’ MORTA

 Il presidente napolitano ha firmato il decreto salva liste e la morte della democrazia.

A MILANO, SABATO 6 MARZO  PRESIDIO ALLE ORE 12 DAVANTI ALLA PREFETTURA

Luciana P. Pellegreffi

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QUALE SICUREZZA E SALUTE PUBBLICA A MILANO? AMIANTO E VIA FELTRINELLI

Che cos’è la “Sicurezza”? Difficile definirla in quanto basata, per certi aspetti, sulla percezione emotiva e sui condizionamenti sociali, è di conseguenza, soggetta al vissuto e alla percezione di ognuno di noi.

Per gli amministratori pubblici, però, la sicurezza dovrebbe essere la tutela della salute pubblica che si coniuga non solo con la salute fisica, ma anche quella del riconoscimento dei diritti quali la casa ad equo affitto, lavoro stabile per garantire al cittadino il suo inserimento sociale e la sua realizzazione come persona.
La sicurezza, ad esempio, è anche:
- quella sui luoghi di lavoro; oltre 1.000 morti all’anno che tragicamente si rinnovano nel silenzio e nell’impunità;
- il diritto a vivere in una ambiente sano;
- il dovere dell’amministrazione di non ignorare la tutela della salute pubblica, pianificare seri interventi di sviluppo dei mezzi pubblici e ferroviari per un equilibrato sistema di mobilità e ridurre gli inquinanti nell’aria;
- la sostituzione con combustibili poco inquinanti o fotovoltaico per il riscaldamento e non solo, negli edifici pubblici;
- la bonifica delle case e delle aree con presenza di amianto o rifiuti pericolosi.
La sicurezza è anche tutto questo.

L’amianto nelle case di via Feltrinelli a Milano, la cui bonifica non ha mai suscitato alcuna solerzia da parte del Comune di Milano e la presenza di organizzazioni criminali in città, e non da ieri, per questa sicurezza che ha fatto il partito “del fare”?
Il sindaco Moratti dichiara serenamente che la mafia a Milano non esiste nonostante la verità sia il contrario. Allora di che sicurezza stiamo parlando?
Che dire dell’abbandono delle istituzione dei quartieri Aler, senza manutenzione e controllo e facili prede del racket delle case e addirittura di vendite abusive?
Non solo i cittadini e i comitati di quartiere denunciano da anni questa situazione, anche l’importante lavoro di denuncia di “Sos Racket e Usura” cade nell’indifferenza del comune, provincia e regione tanto che il presidente dell’associazione Ferdinando Manzi ha recentemente denunciato, oltre all’ennesimo atto intimidatorio nei suoi confronti, la chiusura dell’associazione perché sfiancato dall’indifferenza delle istituzioni che non hanno nemmeno riconosciuto l’importanza dell’impegno dell’associazione concedendogli  una sede … ma dimenticavo che a Milano la criminalità organizzata non esiste.
Le richieste dell’opposizione in consiglio comunale di fare una commissione di controllo sulla gestione dei fondi per l’Expo, quale sollecita accoglienza ha avuto da chi governa la città?
E sempre per parlare di Sicurezza, quella vera, quella con la S maiuscola: amianto. 
Le case Aler di via Feltrinelli trasudano amianto dalle ferite dell’edificio da troppi anni. L’amianto respirato ha provocato tumori agli inquilini che vivevano/vivono in quelle case; vi sono le cartelle cliniche che certificano la morte per cause d’amianto di dieci persone e altri otto ragazzi ammalati di cancro a febbraio 2008.
In una trasmissione ad Annozero del febbraio 2008 la Prestigiacomo promise:”Faccio un sopralluogo”, ma nessuno l’ha mai vista, e il sindaco comparve solo dopo lo scalpore suscitato dalla trasmissione.
C’è un posto a Milano dove i bambini respirano amianto fin dalla nascita. C’è un posto dove i ragazzi si ammalano di tumore e cadono come mosche.
Questa non è SICUREZZA?
Almeno dal 2002 oltre 15 milioni e mezzo di Euro ogni anno vengono messi e rimessi a bilancio e non utilizzati. La pericolosità dell’amianto è nota da metà degli anni ‘70, ma in via Feltrinelli viene utilizzato per la costruzione nel 1984.
L’11 ottobre 1988 una lettera firmata dall’assessore del settore Igiene e Sanità dell’epoca, Pier Vito Antoniazzi comunica che “la Giunta oggi stesso ha approvato la delibera n.146 “che dovrebbe risolvere la situazione, ma si arriva al 2002, con De Corato che risponde all’ennesima lettera degli inquilini: “Si rende noto che nel Bilancio Triennale 2002-2004 è stato inserito l’intervento di manutenzione straordinaria per lo stabile di Vostra residenza”. Da allora tutto tace, e l’amianto resta là.
Da luglio 2009 è iniziato finalmente il trasferimento verso altri alloggi; 90 famiglie sono già trasferite, circa 40 considerate irregolari, sono ancora lì ad oggi, marzo 2010.
Che cos’è questa se non Sicurezza per la salute pubblica? 
Ah … dimenticavo che questa amministrazione non è attenta alle periferie, ai quartieri Aler: basta avere la Città della Moda, la Ruota al Parco, togliere i presidi di Polizia Locale dai quartieri per metterli in centro, fare cassa con multe, ecopass e gratta e sosta e così via non gestendo.
A Milano vi sono oltre 20.000 famiglie in legalmente lista d’attesa per un diritto: la casa popolare, case che non si costruisco. Non ci sono soldi, quante volte ce lo sentiamo dire? Troppe, tanto da non crederci più.
Come avrebbero fatto altrimenti Formigoni e la Regione Lombardia a dilapidare 500 milioni di euro per il nuovo grattacielo della Regione?

E pensare che con quella cifra si sarebbero potuti costruire oltre 4.000 appartamenti popolari.

Il diritto alla casa e al lavoro, sono la base per lo sviluppo della persona, per la creazione del futuro, per l’integrazione sociale di chiunque.
E allora, di che sicurezza parlano i nostri amministratori? 
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Luciana P. Pellegreffi

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Ecco cosa è successo davvero al Tribunale di Roma con i ritardi delle liste Pdl

L’ordine era chiarissimo: fuori Piccolo, De Lillo e Palozzi; Di Paolo capolista.
“Dilettanti allo sbaraglio”, dice Umberto Bossi. Ma forse anche qualcosa di più.
Per il momento sono solo voci, indiscrezioni, chiacchiericcio. Nessuno dai banchi del centro-destra si azzerderebbe mai a confermale.
Ma a quanto pare – Il Corriere della Sera di oggi le accredita – il pasticcio che mette a rischio la lista del Pdl nella provincia di Roma per le prossime regionali, sarebbe nato da una pratica molto diffusa nei partiti: quella di cambiare candidati all’ultimo momento.

Milioni si sarebbe allontanato per cambiare la lista
Sembrerebbe infatti che sabato scorso Alfredo Milioni, entrato in tribunale alle 11,20, si sarebbe allontanato proprio per evitare gli occhi indiscreti. Non quelli del centro-sinistra, ma quelli dei suoi. Secondo i ben informati, infatti, Samuele Piccolo – votatissimo consigliere comunale inviso ad Alemanno perché troppo indipendente – avrebbe fiutato l’aria, e avrebbe mandato dei suoi rappresentanti in tribunale, addirittura muniti di telecamera, per monitore la situazione. Sarebbe proprio per evitare quella telecamera che Milioni si sarebbe allontanato inventando una scusa.

Bisognava far fuori Piccolo, De Lillo e Palozzi
A quanto pare, infatti, i vertici del Pdl regionali, avevano dato ordine a Milioni di apportare dei cambiamenti dell’ultim’ora alla lista. Innanzitutto bisognava far fuori tre personaggi scomodi, troppo autonomi: Samuele Piccolo, consigliere comunale a cui Alemanno ha ritirato la delega alle periferie per averlo criticato per le nomine effettuate all’Ama, la municipalizzata dei rifiuti; Giuseppe De Lillo (fratello del senatore Stefano e dell’assessore capitolino Fabio) uno dei “tre Kennedy dell’Aurelio; e Adriano Palozzi, il sindaco di Marino.

Di Paolo, invece, doveva diventare capolista
In secondo luogo Milioni avrebbe avuto mandato di mettere come capolista Pietro Di Paolo, un uomo vicino ad Alemanno, al posto di Fabio Armeni, che sarebbe stato il primo della lista in ordine alfabetico. Di Paolo, marito della deputata Barbara Saltamartini, una politicamente molto vicina ad Alemanno, dal canto suo smentisce tutto e s’inca…: “Io non nessun bisogno di essere aiutato da Alemanno”.

Molte smentite, qualche timida ammissione
E gli altri diretti interessati? Vincenzo Piso, coordinatore regionale del Pdl nega tutto: “E perché avremmo dovuto escludere dalla lista 3 persone da 60mila voti?”. Samuele Piccolo si indigna per le indiscrezioni trapelate. Dai De Lillo trapela invece che qualcuno del partito voleva dirottare Giuseppe nella Lista Polverini.

 

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LISTA FORMIGONI IN LOMBARDIA: OGGI LA DECISIONE FINALE

La lista ‘Per la Lombardia’ di Roberto Formigoni non e’ stata ammessa alle elezioni regionali per invalidita’ di 514 firme. Lo ha deciso la Corte di Appello di Milano, ieri pomeriggio, accogliendo il ricorso presentato dalla lista Bonino-Pannella. Tra le firme della Lista Formigoni mancano timbri, luoghi degli autenticatori, date, requisiti sostanziali senza i quali quelle firme non sono valide. Le firme valide restanti sono meno di 3.500, cioè il minimo necessario, se fosse confermata l’esclusione della lista, metteranno fuori dalla competizione la lista di Formigoni e tutte quelle ad esso collegate.

Il irregolarità trovate: manca il timbro tondo sui moduli per 136 firme, mancan la data dell’autentica per 121, manca il luogo dell’autentica per 229, e manca la qualifica autenticante per altre 28. Totale firme “anomale” 514 delle 3.935 presentate per la lista “Per la Lombardia” di Roberto Formigoni conseguenza: a lista è stata dichiarata non ammissibile dall’Ufficio centrale regionale. Formigoni controbatte dandosi sicuro della vittoria sulla base di sentenze che annullerebbero certi obblighi ai quali si fa riferimento per invalidare le oltre 500 firme.
Oggi la sentenza del ricorso del PDL.

Luciana P. Pellegreffi

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