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		<title>COSI&#8217; BERLUSCONI ORDINO&#8217;: &#8220;CHIUDETE ANNOZERO&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 11:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div class="immagine_autore"><a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/users/profile/170218" target="_blank"></a>                     </div><div class="post_text"><b></b>  </div><div style="text-align: center"><img alt="" src="http://antefatto.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/146135/berlu-minzo.jpg" />&#160;</div><div style="text-align: center"><span style="color: black;font-family: 'Courier New';font-size: small">(foto  Guardarchivio)</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">&#160; </span><span style="font-size: large"><b><br />
</b></span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><b>L’indagine di Trani coinvolge il<i>  premier</i>, Innocenzi (<i>Agcom</i>) e il direttore del Tg1. Santoro  nel mirino: “Chiudere tutto” </b><br />
<br />
<b>Silvio Berlusconi</b>  voleva "chiudere" <i>Annozero</i>. Un membro dell'<i>Agcom</i> –  dopo aver parlato con il <i>premier</i><b> Augusto Minzolini </b>–  al telefono con il capo del governo – annunciava d'aver preparato  speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro  telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e  il commissario dell'<i>Agcom</i> <b>Giancarlo Innocenzi</b>:  sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari,  mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel  procedimento aperto dalla procura di Trani - per quanto risulta a <i>Il  Fatto Quotidiano </i>– risulterebbero ora indagati. Lo scenario da  “mani sulla Rai” vien fuori da un'inchiesta partita da lontano.  L'indagine .- condotta dal pm <b>Michele Ruggiero </b>– in  origine riguardava alcune carte di credito della <i>American Express</i>.  È stata una “banale” inchiesta sui tassi d'usura, partita oltre un anno  fa, ad alzare il velo sui reali rapporti tra Berlusconi, il direttore  generale della Rai <b>Mauro Masi </b>(che non risulta tra gli  indagati), il direttore del Tg1 e l'<i>Agcom</i>. Quelle carte di  credito, in gergo, le chiamavano “revolving card”. Sono marchiate <i>American  Express </i>e, secondo l'ipotesi accusatoria, praticano tassi usurai  sui debiti in mora. In altre parole: il cliente, che non restituisce il  debito nei tempi previsti, rischia di pagare cifre altissime  d'interessi. E così Ruggiero indaga. Per mesi e mesi. Sin dagli inizi  del 2009.<br />
<br />
Fino a quando una traccia lo porta su un'altra pista.  Il pm e la polizia giudiziaria scoprono che qualcuno – probabilmente  millantando – è certo di poter circoscrivere la portata dello scandalo:  qualcuno avrebbe le conoscenze giuste, all'interno dell'<i>Agcom</i>,  che è Garante anche per i consumatori. Qualcuno vanta – sempre  millantando – di avere le chiavi giuste persino al Tg1: è convinto di  poter bloccare i servizi giornalistici sull'argomento, intervendo sul  suo direttore, Augusto Minzolini. Le telefonate s'intrecciano. I  sospetti crescono. L'inchiesta fa un salto. E la sorte è bizzarra:  Minzolini, il servizio sulle carte di credito <i>revolving</i>, lo  manderà in onda. Ma nel frattempo, la Guardia di Finanza scopre la rete  di rapporti che gravano sull'Agcom e sulla Rai. Telefonata dopo  telefonata si percepisce il peso di Berlusconi sulle loro condotte. Gli  investigatori si accorgono che il presidente del Consiglio è  ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1. La procura ascolta in  diretta le pressioni del premier sull'<i>Agcom</i>. Registra la  fibrillazione per ogni puntata di Annozero. Sente in diretta le  lamentele del <i>premier</i>: il cavaliere non ne può più. Vuole che <i>Annozero</i>  e altri “pollai” - come pubblicamente li chiama lui - siano chiusi. E  l'<i>Agcom</i> deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono è esplicito:  quando compulsa Innocenzi - che dovrebbe garantire lo Stato, in tema di  comunicazione - parla di chiusura. E Innocenzi non soltanto lo  asseconda. Ma cerca di trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua  redazione servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li  firmi.<br />
<br />
I ruoli si capovolgono: è l'<i>Agcom</i> che cerca  qualcuno disposto a firmare l'esposto contro Santoro. Innocenzi è  persino disposto, in un caso, a fornire, all'avvocato di un politico, la  consulenza dei propri funzionari. La catena si rovescia: un membro  dell'<i>Agcom</i> (che svolge un ruolo pubblico), intende offrire le  competenze dei propri funzionari (pagati con soldi pubblici), a  vantaggio di un politico, per poter poi sanzionare Santoro (giornalista  del servizio pubblico). In qualche caso si cerca persino di compulsare,  perchè presenti un esposto, un generale dei Carabinieri. L’immagine di  Berlusconi che emerge dall’indagine è quella di un capo di governo  allergico a ogni forma di critica e libertà d’opinione. Si lamenta  persino della presenza del direttore di <i>Repubblica</i>, <b>Ezio  Mauro</b>, a <i>Parla con me</i>: <b>Serena Dandini</b>,  peraltro, è recidiva. Ha da poco invitato, come sottolinea il premier,  anche il fondatore di <i>Repubblica</i>,<b> Eugenio Scalfari</b>.  Il premier si scompone: nello studio della Dandini, due giornalisti  (del calibro di Mauro e Scalfari), l'hanno attaccato. Chiede se - e come  - l'<i>Agcom</i> possa intervenire. Innocenzi ci ragiona. Sopporta  telefonate quotidiane. Berlusconi incalza Innocenzi, ripetutamente, fino  al punto di dirgli che l'intera Agcom, visto che non riesce a fermare  Santoro, dovrebbe dimettersi.<br />
<br />
Il premier intercettato dimostra di  non distinguere tra il ruolo dell'Agcom e il suo ruolo di capo del  Governo. Pare che l'Autorità garante debba agire a sua personale  garanzia. Gli sfugge anche che, l'Agcom, può intervenire soltanto dopo,  la trasmissione di <i>Annozero</i>. Non prima. E infatti – dopo aver  raccolto lo sfogo telefonico di Innocenzi sulle lamentele di Berlusconi –  un giorno, il dg della Rai <b>Mauro Masi</b>, è costretto ad  ammettere: certe pressioni non si ascoltano neanche nello Zimbabwe.<br />
<br />
Il  parossismo, però, si raggiunge a fine anno. Quando Santoro manda in  onda due puntate che faranno audience da record e toccano da vicino il  premier. La prima: quella sul processo all'avvocato inglese <b>Mills</b>,  all'epoca indagato per corruzione, reato oggi prescritto. La seconda:  quella sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra, dove Santoro si  soffermerà sulle deposizioni di <b>Spatuzza</b>, in merito ai  rapporti tra la mafia e la nascita di Forza Italia. Non si devono fare,  in tv, i processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, tuona  Berlusconi con il solito Innocenzi. Secondo il premier – si sfoga  Innocenzi con Masi – si potrebbe dire a Santoro che non può parlare del  processo Mills in tv. Non è così che funziona, ribadice Masi. Non  funziona così neanche nello Zimbabwe. Comunque Masi non risparmia le  diffide.<br />
<br />
Per il presidente della Rai non mancano le occasioni di  minacciare la sospensione di Santoro e della sua trasmissione. A ridosso  della trasmissione su Spatuzza, al telefono di Innocenzi, si presenta  anche <b>Marcello Dell'Utri</b>. Tutt'altra musica, invece,  quando il premier parla con Minzolini, che Berlusconi chiama  direttorissimo. Sulle vicende palermitane, Minzolini fa sapere di essere  pronto a intervenire, se altri dovessero giocare brutti scherzi. E il  giorno dopo, puntuale, arriva il suo editoriale sul Tg1: Spatuzza dice  “balle”. Tutte queste telefonate, confluite ora in un autonomo  fascicolo, rispetto a quello di partenza, dovranno essere valutate sotto  il profilo giudizario. Se esistono dei reati, dovranno essere vagliati,  e se costituiscono delle prove, avranno un peso nel procedimento. È  tutto da vedersi e da verificare, ovviamente, ma è un fatto che queste  telefonate sono “prove” di regime. Dimostrano la impercettibile  differenza tra i ruoli del controllato e del controllore, del pubblico e  del privato.<br />
<br />
Le parole di Berlusconi che, mentre è capo del  Governo e capo di <i>Mediaset,</i> parla da capo anche a chi non  dovrebbe, Giancarlo Innocenzi, dimostrano che viene meno la separazione  tra i due poteri. Altrettanto si può dire delle parole deferenti di  Innocenzi che anziché declinare gli inviti esibisce telefonicamente la  propria obbedienza e rassicura Berlusconi: presto sarà aperto lo scontro  con Santoro. Dietro le affermazioni sembra delinearsi un piano. È  soltanto un'impressione. Ma il premier sostiene che queste trasmissioni  debbano essere chiuse, sì, su stimolo dell'Agcom, ma su azione della  Rai. Tre mesi dopo questi dialoghi, assistiamo alla sospensione di <i>Annozero</i>,  <i>Ballarò</i>, <i>Porta a porta </i>e <i>Ultima parola </i>proprio  per mano della <i>par condicio Rai</i>, nell'intero ultimo mese di  campagna elettorale. E quindi: la notizia di cronaca giudiziaria è che  Berlusconi, Innocenzi e Minzolini, sono coinvolti in un'indagine.<br />
<br />
La  notizia più interessante, però, è un'altra: il “regime” è stato  trascritto. In migliaia di pagine. Trasuda dai brogliacci delle  intercettazioni telefoniche. Parla le parole del “presidente”. Il  territorio di conquista è la Rai: il conflitto d'interesse del <i>premier</i>  Silvio Berlusconi – grazie a questi atti d'indagine - è oggi un fatto  “provato”. Non è più discutibile.</span> <span style="font-size: large">- sollecitava esposti contro  Michele Santoro. Il direttore del Tg1 </span></div><br />
<br />
<span style="font-size: large"><a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&#38;id_blogdoc=2454542&#38;yy=2010&#38;mm=03&#38;dd=12&#38;title=cos%u00ec_berlusconi_ordino_chiudet">Da il Fatto Quotidiano del  12 marzo</a></span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-8969907826267763633?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/rERcG3s1Kjc" height="1"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="immagine_autore"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/users/profile/170218" ></a>                     </div>
<div class="post_text"><b class="azzurro"></b>  </div>
<div style="text-align: center;"><img alt="" src="http://antefatto.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/146135/berlu-minzo.jpg" />&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;"><span style="color: black; font-family: 'Courier New'; font-size: small;">(foto  Guardarchivio)</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">&nbsp; </span><span style="font-size: large;"><b><br />
</b></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><b>L’indagine di Trani coinvolge il<i>  premier</i>, Innocenzi (<i>Agcom</i>) e il direttore del Tg1. Santoro  nel mirino: “Chiudere tutto” </b></p>
<p><b>Silvio Berlusconi</b>  voleva &#8220;chiudere&#8221; <i>Annozero</i>. Un membro dell&#8217;<i>Agcom</i> –  dopo aver parlato con il <i>premier</i><b> Augusto Minzolini </b>–  al telefono con il capo del governo – annunciava d&#8217;aver preparato  speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro  telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e  il commissario dell&#8217;<i>Agcom</i> <b>Giancarlo Innocenzi</b>:  sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari,  mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel  procedimento aperto dalla procura di Trani &#8211; per quanto risulta a <i>Il  Fatto Quotidiano </i>– risulterebbero ora indagati. Lo scenario da  “mani sulla Rai” vien fuori da un&#8217;inchiesta partita da lontano.  L&#8217;indagine .- condotta dal pm <b>Michele Ruggiero </b>– in  origine riguardava alcune carte di credito della <i>American Express</i>.  È stata una “banale” inchiesta sui tassi d&#8217;usura, partita oltre un anno  fa, ad alzare il velo sui reali rapporti tra Berlusconi, il direttore  generale della Rai <b>Mauro Masi </b>(che non risulta tra gli  indagati), il direttore del Tg1 e l&#8217;<i>Agcom</i>. Quelle carte di  credito, in gergo, le chiamavano “revolving card”. Sono marchiate <i>American  Express </i>e, secondo l&#8217;ipotesi accusatoria, praticano tassi usurai  sui debiti in mora. In altre parole: il cliente, che non restituisce il  debito nei tempi previsti, rischia di pagare cifre altissime  d&#8217;interessi. E così Ruggiero indaga. Per mesi e mesi. Sin dagli inizi  del 2009.</p>
<p>Fino a quando una traccia lo porta su un&#8217;altra pista.  Il pm e la polizia giudiziaria scoprono che qualcuno – probabilmente  millantando – è certo di poter circoscrivere la portata dello scandalo:  qualcuno avrebbe le conoscenze giuste, all&#8217;interno dell&#8217;<i>Agcom</i>,  che è Garante anche per i consumatori. Qualcuno vanta – sempre  millantando – di avere le chiavi giuste persino al Tg1: è convinto di  poter bloccare i servizi giornalistici sull&#8217;argomento, intervendo sul  suo direttore, Augusto Minzolini. Le telefonate s&#8217;intrecciano. I  sospetti crescono. L&#8217;inchiesta fa un salto. E la sorte è bizzarra:  Minzolini, il servizio sulle carte di credito <i>revolving</i>, lo  manderà in onda. Ma nel frattempo, la Guardia di Finanza scopre la rete  di rapporti che gravano sull&#8217;Agcom e sulla Rai. Telefonata dopo  telefonata si percepisce il peso di Berlusconi sulle loro condotte. Gli  investigatori si accorgono che il presidente del Consiglio è  ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1. La procura ascolta in  diretta le pressioni del premier sull&#8217;<i>Agcom</i>. Registra la  fibrillazione per ogni puntata di Annozero. Sente in diretta le  lamentele del <i>premier</i>: il cavaliere non ne può più. Vuole che <i>Annozero</i>  e altri “pollai” &#8211; come pubblicamente li chiama lui &#8211; siano chiusi. E  l&#8217;<i>Agcom</i> deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono è esplicito:  quando compulsa Innocenzi &#8211; che dovrebbe garantire lo Stato, in tema di  comunicazione &#8211; parla di chiusura. E Innocenzi non soltanto lo  asseconda. Ma cerca di trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua  redazione servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li  firmi.</p>
<p>I ruoli si capovolgono: è l&#8217;<i>Agcom</i> che cerca  qualcuno disposto a firmare l&#8217;esposto contro Santoro. Innocenzi è  persino disposto, in un caso, a fornire, all&#8217;avvocato di un politico, la  consulenza dei propri funzionari. La catena si rovescia: un membro  dell&#8217;<i>Agcom</i> (che svolge un ruolo pubblico), intende offrire le  competenze dei propri funzionari (pagati con soldi pubblici), a  vantaggio di un politico, per poter poi sanzionare Santoro (giornalista  del servizio pubblico). In qualche caso si cerca persino di compulsare,  perchè presenti un esposto, un generale dei Carabinieri. L’immagine di  Berlusconi che emerge dall’indagine è quella di un capo di governo  allergico a ogni forma di critica e libertà d’opinione. Si lamenta  persino della presenza del direttore di <i>Repubblica</i>, <b>Ezio  Mauro</b>, a <i>Parla con me</i>: <b>Serena Dandini</b>,  peraltro, è recidiva. Ha da poco invitato, come sottolinea il premier,  anche il fondatore di <i>Repubblica</i>,<b> Eugenio Scalfari</b>.  Il premier si scompone: nello studio della Dandini, due giornalisti  (del calibro di Mauro e Scalfari), l&#8217;hanno attaccato. Chiede se &#8211; e come  &#8211; l&#8217;<i>Agcom</i> possa intervenire. Innocenzi ci ragiona. Sopporta  telefonate quotidiane. Berlusconi incalza Innocenzi, ripetutamente, fino  al punto di dirgli che l&#8217;intera Agcom, visto che non riesce a fermare  Santoro, dovrebbe dimettersi.</p>
<p>Il premier intercettato dimostra di  non distinguere tra il ruolo dell&#8217;Agcom e il suo ruolo di capo del  Governo. Pare che l&#8217;Autorità garante debba agire a sua personale  garanzia. Gli sfugge anche che, l&#8217;Agcom, può intervenire soltanto dopo,  la trasmissione di <i>Annozero</i>. Non prima. E infatti – dopo aver  raccolto lo sfogo telefonico di Innocenzi sulle lamentele di Berlusconi –  un giorno, il dg della Rai <b>Mauro Masi</b>, è costretto ad  ammettere: certe pressioni non si ascoltano neanche nello Zimbabwe.</p>
<p>Il  parossismo, però, si raggiunge a fine anno. Quando Santoro manda in  onda due puntate che faranno audience da record e toccano da vicino il  premier. La prima: quella sul processo all&#8217;avvocato inglese <b>Mills</b>,  all&#8217;epoca indagato per corruzione, reato oggi prescritto. La seconda:  quella sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra, dove Santoro si  soffermerà sulle deposizioni di <b>Spatuzza</b>, in merito ai  rapporti tra la mafia e la nascita di Forza Italia. Non si devono fare,  in tv, i processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, tuona  Berlusconi con il solito Innocenzi. Secondo il premier – si sfoga  Innocenzi con Masi – si potrebbe dire a Santoro che non può parlare del  processo Mills in tv. Non è così che funziona, ribadice Masi. Non  funziona così neanche nello Zimbabwe. Comunque Masi non risparmia le  diffide.</p>
<p>Per il presidente della Rai non mancano le occasioni di  minacciare la sospensione di Santoro e della sua trasmissione. A ridosso  della trasmissione su Spatuzza, al telefono di Innocenzi, si presenta  anche <b>Marcello Dell&#8217;Utri</b>. Tutt&#8217;altra musica, invece,  quando il premier parla con Minzolini, che Berlusconi chiama  direttorissimo. Sulle vicende palermitane, Minzolini fa sapere di essere  pronto a intervenire, se altri dovessero giocare brutti scherzi. E il  giorno dopo, puntuale, arriva il suo editoriale sul Tg1: Spatuzza dice  “balle”. Tutte queste telefonate, confluite ora in un autonomo  fascicolo, rispetto a quello di partenza, dovranno essere valutate sotto  il profilo giudizario. Se esistono dei reati, dovranno essere vagliati,  e se costituiscono delle prove, avranno un peso nel procedimento. È  tutto da vedersi e da verificare, ovviamente, ma è un fatto che queste  telefonate sono “prove” di regime. Dimostrano la impercettibile  differenza tra i ruoli del controllato e del controllore, del pubblico e  del privato.</p>
<p>Le parole di Berlusconi che, mentre è capo del  Governo e capo di <i>Mediaset,</i> parla da capo anche a chi non  dovrebbe, Giancarlo Innocenzi, dimostrano che viene meno la separazione  tra i due poteri. Altrettanto si può dire delle parole deferenti di  Innocenzi che anziché declinare gli inviti esibisce telefonicamente la  propria obbedienza e rassicura Berlusconi: presto sarà aperto lo scontro  con Santoro. Dietro le affermazioni sembra delinearsi un piano. È  soltanto un&#8217;impressione. Ma il premier sostiene che queste trasmissioni  debbano essere chiuse, sì, su stimolo dell&#8217;Agcom, ma su azione della  Rai. Tre mesi dopo questi dialoghi, assistiamo alla sospensione di <i>Annozero</i>,  <i>Ballarò</i>, <i>Porta a porta </i>e <i>Ultima parola </i>proprio  per mano della <i>par condicio Rai</i>, nell&#8217;intero ultimo mese di  campagna elettorale. E quindi: la notizia di cronaca giudiziaria è che  Berlusconi, Innocenzi e Minzolini, sono coinvolti in un&#8217;indagine.</p>
<p>La  notizia più interessante, però, è un&#8217;altra: il “regime” è stato  trascritto. In migliaia di pagine. Trasuda dai brogliacci delle  intercettazioni telefoniche. Parla le parole del “presidente”. Il  territorio di conquista è la Rai: il conflitto d&#8217;interesse del <i>premier</i>  Silvio Berlusconi – grazie a questi atti d&#8217;indagine &#8211; è oggi un fatto  “provato”. Non è più discutibile.</span> <span style="font-size: large;">- sollecitava esposti contro  Michele Santoro. Il direttore del Tg1 </span></div>
<p><span style="font-size: large;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2454542&amp;yy=2010&amp;mm=03&amp;dd=12&amp;title=cos%u00ec_berlusconi_ordino_chiudet" style="color: black;">Da il Fatto Quotidiano del  12 marzo</a></span>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 10:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
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</div><div class="separator" style="clear: both;text-align: center"><a href="http://photos-h.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs453.snc3/25927_1366985185381_1554210238_30902399_1632121_n.jpg"><img border="0" height="102" src="http://photos-h.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs453.snc3/25927_1366985185381_1554210238_30902399_1632121_n.jpg" width="400" /></a></div><br />
<br />
<div style="text-align: justify"><br />
<span style="font-size: x-large"><b>Comitato di difesa del web, del libero pensiero e della libertà&#160; d'informazione: azione diretta contro tutte le repressioni in rete.....e&#160; non&#160;</b></span></div><br />
<br />
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<br />
<span style="font-size: large">Luciana P. Pellegreffi</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-7337053818133831995?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/9_ZyPTUHbA8" height="1"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://photos-h.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs453.snc3/25927_1366985185381_1554210238_30902399_1632121_n.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"><img border="0" height="102" src="http://photos-h.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs453.snc3/25927_1366985185381_1554210238_30902399_1632121_n.jpg" width="400" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">
<span style="font-size: x-large;"><b>Comitato di difesa del web, del libero pensiero e della libertà&nbsp; d&#8217;informazione: azione diretta contro tutte le repressioni in rete&#8230;..e&nbsp; non&nbsp;</b></span></div>
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<p><span style="font-size: large;">Luciana P. Pellegreffi</span>
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		<title>ARROGANZA AL POTERE</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 10:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
				<category><![CDATA[COSTITUZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Photogulp]]></category>
		<category><![CDATA[attualita]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[italiani]]></category>
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		<category><![CDATA[neuroniattivi]]></category>

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		<description><![CDATA[<h1></h1><div class="firma"></div><b></b><b></b>   <br />
<div class="testo"><div style="text-align: center"></div><div class="didascalia"><div style="text-align: center"></div><div class="border1" style="margin-bottom: 3px;text-align: center"><div class="border2"><img border="0" src="http://data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/eol/eol2/2010/03/11/jpg_2122552.jpg" /></div></div><div style="text-align: center"><span style="font-size: large">Valerio Onida</span></div></div><div style="text-align: justify"><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><b>Il decreto del governo è  uno strappo alle regole democratiche. Colloquio con il costituzionalista  Valerio  Onida - </b>di Gigi  Riva</span><b></b><b><span style="font-size: large">.&#160;</span></b></div><div style="text-align: justify"></div><b></b><b></b></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">Il Tar, la Commissione elettorale, il  Consiglio di Stato. Il ricorso per riammettere la lista. Il ricorso contro il  ricorso per riammettere la lista. Una piazza di qua, una piazza di là. Pannella  per rinviare le elezioni, Bersani contrario. Il Cavaliere inferocito, Di Pietro  che grida al golpe. Benvenuti a Caoslandia, cioè l'Italia del 2010. Dove va in  onda l'ormai abituale scontro tra chi vorrebbe rispettare le regole e chi delle  regole dice "me ne frego". Tutto nato dal pasticcio delle liste Pdl non  presentate in tempo utile. E dal rimedio peggiore del buco del decreto  "interpretativo" varato dal governo e firmato da Napolitano. Che viola la  Costituzione perché, dice Valerio Onida, 73 anni, presidente emerito della  Consulta «impone di applicare la legge in modo diverso da come dovrebbe essere  applicata». Quando l'articolo 101 della nostra Carta fondamentale recita: «La  giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto  alla legge». Con il decreto il potere giudiziario non è più «soggetto soltanto  alla legge» ma anche alla volontà del potere esecutivo e di quello legislativo  che vorrebbero imporre non una norma per il futuro, ma una "interpretazione" (in  realtà una norma diversa da quella vigente) per il passato. Conflitto c'è anche  con l'articolo 3 sull'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. E ha più  di un fondamento la posizione della giunta regionale del Lazio che ritiene  spetti alla Regione interpretare la propria legge elettorale. Per orientarsi,  bisogna ripartire dall'origine del marasma, da quel decreto in cui Onida vede  «l'arroganza» della maggioranza. E la conferma che «il Paese è sfasciato dal  punto di vista delle regole».</span></div><span style="font-size: large"><br />
</span><br />
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><b>Professor Onida, se il decreto è la  via sbagliata, quale sarebbe stata quella giusta?</b></span><br />
<span style="font-size: large">«Premessa:  l'elettorato si esprime sempre, si esprimerebbe comunque, anche con l'esclusione  di una lista. Ma per rimediare a un'incompletezza nata dalla mancata  presentazione di una lista l'unico rimedio accettabile sarebbe quello di  rinviare le elezioni. Mi riferisco al Lazio. Perché, i casi di Lombardia e Lazio  sono diversi».  </span><br />
<br />
<span style="font-size: large"><b>Spieghiamo le diversità.</b></span><br />
<span style="font-size: large">«In Lombardia tutto  era risolvibile con una corretta applicazione della legislazione vigente. Cosa  che peraltro è successa se il Tar ha accolto il ricorso dei sostenitori di  Formigoni senza bisogno di citare il decreto del governo. Ma un conto è se manca  un timbro, un luogo, una qualifica, o se l'esclusione della lista è avvenuta  irritualmente. Altro conto è dire che c'è stata presentazione di una lista  quando non c'è stata. E siamo al Lazio».</span><br />
<br />
<span style="font-size: large"><b>Lì si dovrebbe rimandare  il voto?</b></span><br />
<span style="font-size: large">«Esatto: si tratta semmai di riaprire i termini. Cosa che  non è né normale né fisiologica, ma consentirebbe di rispettare le regole in  vigore senza lo strappo dell'intervento del governo. Un conto è sostenere che  una lista è stata presentata quando non è vero. Un altro è prendere atto che si  sarebbe andati ad una competizione incompleta e, sulla base di un larghissimo  accordo, rimettere tutti in gioco».</span><br />
<br />
<span style="font-size: large"><b>Invece si è ricorsi al  decreto "interpretativo".</b></span><br />
<span style="font-size: large">«Che, per una parte, non è interpretativo  affatto. È una norma sedicente interpretativa, perché riapre i termini in una  situazione concreta».</span><br />
<br />
<span style="font-size: large"><b>Un abuso, sostiene la giunta del Lazio,  anche perché prevarica la competenza della Regione.</b></span><br />
<span style="font-size: large">«Non so come sia  stato argomentato il ricorso del Lazio. So però che c'è una decisione della  Corte costituzionale del 2006 (numero 232) in base alla quale si dovrebbe  concludere che la competenza a legiferare in materia di elezioni regionali e  anche a dare l'interpretazione autentica delle norme vigenti spetta alle  Regioni».</span><br />
<br />
<span style="font-size: large"><b>Un giudice potrebbe invalidare le elezioni se ritenesse  fondate le ragioni della giunta laziale?</b></span><br />
<span style="font-size: large">«Sì, potrebbe capitare. Se  quel decreto legge fosse ritenuto illegittimo verrebbe meno la base normativa  per la quale (in ipotesi) sarebbe ammessa la lista Pdl in provincia di Roma e si  dovrebbero rifare le elezioni. È già capitato in altre occasioni. Come in  Molise».</span></div><div style="text-align: justify">

 </div><div class="data" style="text-align: justify"><span style="font-size: large">(11 marzo 2010)&#160;</span></div><b></b><b><span style="font-size: large"><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/arroganza-al-potere/2122550/8">Fonte</a></span></b></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-2150291006496021851?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/ZeHxtNJT5kE" height="1"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<div class="firma"></div>
<p><b></b><b></b>   </p>
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<div style="text-align: center;"></div>
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</div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: large;">Valerio Onida</span></div>
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<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><b>Il decreto del governo è  uno strappo alle regole democratiche. Colloquio con il costituzionalista  Valerio  Onida &#8211; </b>di Gigi  Riva</span><b></b><b><span style="font-size: large;">.&nbsp;</span></b></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p><b></b><b></b></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Il Tar, la Commissione elettorale, il  Consiglio di Stato. Il ricorso per riammettere la lista. Il ricorso contro il  ricorso per riammettere la lista. Una piazza di qua, una piazza di là. Pannella  per rinviare le elezioni, Bersani contrario. Il Cavaliere inferocito, Di Pietro  che grida al golpe. Benvenuti a Caoslandia, cioè l&#8217;Italia del 2010. Dove va in  onda l&#8217;ormai abituale scontro tra chi vorrebbe rispettare le regole e chi delle  regole dice &#8220;me ne frego&#8221;. Tutto nato dal pasticcio delle liste Pdl non  presentate in tempo utile. E dal rimedio peggiore del buco del decreto  &#8220;interpretativo&#8221; varato dal governo e firmato da Napolitano. Che viola la  Costituzione perché, dice Valerio Onida, 73 anni, presidente emerito della  Consulta «impone di applicare la legge in modo diverso da come dovrebbe essere  applicata». Quando l&#8217;articolo 101 della nostra Carta fondamentale recita: «La  giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto  alla legge». Con il decreto il potere giudiziario non è più «soggetto soltanto  alla legge» ma anche alla volontà del potere esecutivo e di quello legislativo  che vorrebbero imporre non una norma per il futuro, ma una &#8220;interpretazione&#8221; (in  realtà una norma diversa da quella vigente) per il passato. Conflitto c&#8217;è anche  con l&#8217;articolo 3 sull&#8217;uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. E ha più  di un fondamento la posizione della giunta regionale del Lazio che ritiene  spetti alla Regione interpretare la propria legge elettorale. Per orientarsi,  bisogna ripartire dall&#8217;origine del marasma, da quel decreto in cui Onida vede  «l&#8217;arroganza» della maggioranza. E la conferma che «il Paese è sfasciato dal  punto di vista delle regole».</span></div>
<p><span style="font-size: large;"><br />
</span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><b>Professor Onida, se il decreto è la  via sbagliata, quale sarebbe stata quella giusta?</b></span><br />
<span style="font-size: large;">«Premessa:  l&#8217;elettorato si esprime sempre, si esprimerebbe comunque, anche con l&#8217;esclusione  di una lista. Ma per rimediare a un&#8217;incompletezza nata dalla mancata  presentazione di una lista l&#8217;unico rimedio accettabile sarebbe quello di  rinviare le elezioni. Mi riferisco al Lazio. Perché, i casi di Lombardia e Lazio  sono diversi».  </span></p>
<p><span style="font-size: large;"><b>Spieghiamo le diversità.</b></span><br />
<span style="font-size: large;">«In Lombardia tutto  era risolvibile con una corretta applicazione della legislazione vigente. Cosa  che peraltro è successa se il Tar ha accolto il ricorso dei sostenitori di  Formigoni senza bisogno di citare il decreto del governo. Ma un conto è se manca  un timbro, un luogo, una qualifica, o se l&#8217;esclusione della lista è avvenuta  irritualmente. Altro conto è dire che c&#8217;è stata presentazione di una lista  quando non c&#8217;è stata. E siamo al Lazio».</span></p>
<p><span style="font-size: large;"><b>Lì si dovrebbe rimandare  il voto?</b></span><br />
<span style="font-size: large;">«Esatto: si tratta semmai di riaprire i termini. Cosa che  non è né normale né fisiologica, ma consentirebbe di rispettare le regole in  vigore senza lo strappo dell&#8217;intervento del governo. Un conto è sostenere che  una lista è stata presentata quando non è vero. Un altro è prendere atto che si  sarebbe andati ad una competizione incompleta e, sulla base di un larghissimo  accordo, rimettere tutti in gioco».</span></p>
<p><span style="font-size: large;"><b>Invece si è ricorsi al  decreto &#8220;interpretativo&#8221;.</b></span><br />
<span style="font-size: large;">«Che, per una parte, non è interpretativo  affatto. È una norma sedicente interpretativa, perché riapre i termini in una  situazione concreta».</span></p>
<p><span style="font-size: large;"><b>Un abuso, sostiene la giunta del Lazio,  anche perché prevarica la competenza della Regione.</b></span><br />
<span style="font-size: large;">«Non so come sia  stato argomentato il ricorso del Lazio. So però che c&#8217;è una decisione della  Corte costituzionale del 2006 (numero 232) in base alla quale si dovrebbe  concludere che la competenza a legiferare in materia di elezioni regionali e  anche a dare l&#8217;interpretazione autentica delle norme vigenti spetta alle  Regioni».</span></p>
<p><span style="font-size: large;"><b>Un giudice potrebbe invalidare le elezioni se ritenesse  fondate le ragioni della giunta laziale?</b></span><br />
<span style="font-size: large;">«Sì, potrebbe capitare. Se  quel decreto legge fosse ritenuto illegittimo verrebbe meno la base normativa  per la quale (in ipotesi) sarebbe ammessa la lista Pdl in provincia di Roma e si  dovrebbero rifare le elezioni. È già capitato in altre occasioni. Come in  Molise».</span></div>
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<div class="data" style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">(11 marzo 2010)&nbsp;</span></div>
<p><b></b><b><span style="font-size: large;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/arroganza-al-potere/2122550/8">Fonte</a></span></b></div>
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		<title>Pagare i giornali, ma non uno per uno</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 08:27:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>APOGEO ON LINE</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo Online]]></category>
		<category><![CDATA[INFORMAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[La Repubblica]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=2377</guid>
		<description><![CDATA[Le testate italiane sono sempre più orientati al pay per content. Ma se gli editori pensano di tornare a modelli pre internet e fare i soldi, rischiano di avere qualche sorpresa. C'è da imparare da Sky?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Me lo aspettavo, sapevo sarebbe arrivato ma è stata comunque una sorpresina sgradevole. Accedo dall&#8217;iPhone al Corriere della Sera versione mobile. Mi compare il temuto annuncio dalla grafica stile necrologio: «stai per entrare in un&#8217;area riservata». Se vuoi vedere il cammello, caccia la lira. <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.businessonline.it/news/9927/News-a-pagamento-su-cellulari-Corriere-della-Sera-e-Repubblica-a-9-centesimi-di-euro-a-pagina.html" >9 centesimi a pagina</a> che, con la fruizione che faccio io abitualmente del Corriere, significa mi conviene di gran lunga prendermi il mal di pancia di comprare la carta, che spendo la metà.<span id="more-2377"></span> Potrei passare a Repubblica sul mobile, non fosse che il contenuto di notizie &#8220;free&#8221; è stato seriamente depauperato. Quattro notizie in croce, poca roba. L&#8217;alternativa è l&#8217;applicazione &#8211; anch&#8217;essa paywallata, poco poco siamo sui 4 euro al mese, così come per il Corriere. Il mio amato New York Times tra un po&#8217; si farà pagare anch&#8217;esso e non sarà l&#8217;ultimo. Lo dicevo io, che <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/01/29/pay-per-content-e-se-si-mettessero-daccordo" >stava arrivando</a>.</p>
<h5>Una questione di soldi, tanti soldi</h5>
<p>Certo, non mi fa piacere. L&#8217;animale economico che è in me rimpiange la perdita di contenuto gratuito. Ma quello che più di tutto mi disturba non è il dover pagare. Al di là delle inevitabili reazioni emotive ed ideologiche, sta di fatto che se la pubblicità non regge più il modello dei quotidiani online, i soldi con cui pagarsi il servizio è lecito che li facciano saltare fuori da qualche altra parte &#8211; e il modello del pay per content è sempre lì in agguato. Quello che però mi disturba è che questo sistema riporta molto indietro il mio orologio del confronto delle fonti. Mi inibisce la possibilità di sentire diverse campane, di accedere a più testate, di consumare abbondanti quantità di informazione. Questo modello, sorry, mi sa che non funzionerà.</p>
<p>Se l&#8217;abbonamento di Repubblica potrebbe essere anche conveniente, il Corriere mi sta dicendo che se voglio leggere anche loro devo raddoppiare la posta. Riportando l&#8217;orologio ai tempi pre Internet. Dunque se vorrò leggere più di una testata con un minimo di approfondimento dal mio iPhone, dovrei cacciare dei soldi francamente importanti. In alternativa legarmi a un solo carro e con tutta onestà oggi non so a quale giornale potrei mai dare l&#8217;esclusiva della mia informazione.</p>
<p>Capisco di più far pagare un abbonamento a <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://robertoventurini.blogspot.com/2009/09/il-mondo-9000-euroanno-per-il-content.html" >9000 euro l&#8217;anno</a> per una rivista che uno a 44 e rotti per un solo quotidiano. Da persona di business dico che il modello &#8220;ognuno per sé e Dio per tutti&#8221;, è corretto dal punto di vista della concorrenza. Dal punto di vista dell&#8217;uomo di marketing (e consumatore &#8220;heavy&#8221;) dico che rischia di dare una botta al mercato. E forse, lo sappiamo, è meglio avere una fetta un po&#8217; più piccola di un mercato grosso che una bella fettona di un mercato ridicolmente piccolo. Insomma, se nel mondo del content e di internet le idee non sono generalmente chiare, qui proprio le idee sono confuse. E senza una via di uscita, applicare piani tariffari che mirino alla &#8220;ne resterà uno solo&#8221; rischiano di rompere il giocattolo.</p>
<h5>Una bella tassa o Sky?</h5>
<p>Una possibile soluzione etico/ideologica potrebbe essere una bella legge di intervento pubblico a sostegno dell&#8217;editoria digitale. Diamo a tutte le testate un contributo annuale dallo stato e loro in cambio liberalizzano l&#8217;accesso al contenuto su Internet e mobile. Chiamiamola &#8220;diritto all&#8217;informazione digitale&#8221;. A parte il fatto che, di questi tempi e col deficit pubblico che abbiamo, sarebbe divertente capire da quale parte del bilancio statale potremmo far saltare fuori quei soldi. E comunque l&#8217;approccio assistenzialistico, l&#8217;ombra del carrozzone, il potenziale di ricatto (diamo i soldi sì, ma solo a quelle testate che&#8230;) non sarebbe per niente 2.0</p>
<p>Io mi sto veramente domandando se il modello giusto non ce l&#8217;abbia Sky. Onestamente: non avrei mai fatto un abbonamento a Nat Geo, uno a Fox, uno a MTV, uno a Discovery, pezzo per pezzo, euro per euro, costi che si sommano, complicazioni che crescono. Una bella flat fee mensile che combina più fornitori di content, invece, l&#8217;ho sottoscritta con piacere. E poi sono cavoli loro come si suddividono le revenue, io intanto navigo (pardon, guardo la tv) libero e sereno, galoppo per le verdi praterie del contenuto televisivo (in media per 20 minuti al giorno). Forse quella è la strada che si potrebbe prendere per il Pay per content. O si può chiedere di fare una scelta monodirezionale, monotestata a pagamento. In quel caso, mi dispiace, sarò ancora tanto 1.0 ma in modalità mobile c&#8217;è sempre il sano quotidiano sul tavolino del bar.</p>

                            <div id="aspdf">
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		<title>NUOVA ETICA PUBBLICA IN LOMBARDIA &#8211; MILANO 13 MARZO 2010</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 19:39:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both;text-align: center"><a href="http://2.bp.blogspot.com/_oGIYqvupx3I/S5lGD6JPG7I/AAAAAAAAA3s/SMbnq4iT0vY/s1600-h/lucianafederazione1.jpg"><img border="0" height="640" src="http://2.bp.blogspot.com/_oGIYqvupx3I/S5lGD6JPG7I/AAAAAAAAA3s/SMbnq4iT0vY/s640/lucianafederazione1.jpg" width="424" /></a></div><br />
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<span style="font-size: large">Un'importante occasione per conoscerci, incontrarci e scambiare  opinioni.</span><br />
<br />
<div style="text-align: center"><b><span style="font-size: large">L'etica pubblica deve tornare in Lombardia e nel paese;  seminiamo un germoglio da coltivare insieme.</span></b></div><br />
<div style="text-align: center"><b><span style="font-size: large">INFORMARSI PER CONOSCERE, PER SCEGLIERE </span></b></div><div style="text-align: center"><br />
</div><span style="font-size: large">Vi aspettiamo.</span><br />
<div style="text-align: justify"><br />
</div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">Luciana P. Pellegreffi</span></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-492139482468279752?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/zucrBDEVUFA" height="1"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://2.bp.blogspot.com/_oGIYqvupx3I/S5lGD6JPG7I/AAAAAAAAA3s/SMbnq4iT0vY/s1600-h/lucianafederazione1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"><img border="0" height="640" src="http://2.bp.blogspot.com/_oGIYqvupx3I/S5lGD6JPG7I/AAAAAAAAA3s/SMbnq4iT0vY/s640/lucianafederazione1.jpg" width="424" /></a></div>
<p><span style="font-size: large;">Un&#8217;importante occasione per conoscerci, incontrarci e scambiare  opinioni.</span></p>
<div style="text-align: center;"><b><span style="font-size: large;">L&#8217;etica pubblica deve tornare in Lombardia e nel paese;  seminiamo un germoglio da coltivare insieme.</span></b></div>
<p></p>
<div style="text-align: center;"><b><span style="font-size: large;">INFORMARSI PER CONOSCERE, PER SCEGLIERE </span></b></div>
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</div>
<p><span style="font-size: large;">Vi aspettiamo.</span></p>
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</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Luciana P. Pellegreffi</span></div>
<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-492139482468279752?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div>
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		<title>LA DEMOCRAZIA TRIONFA UN ministro, La Russa METTE LE MANI ADDOSSO AL GIORNALISTA CARLOMAGNO</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 17:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div style="text-align: center"></div><br />
<div style="text-align: center"></div><div style="text-align: center"><span style="font-size: x-large"><b>ESERCITAZIONI DI DEMOCRAZIA</b></span></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-7512934453348958798?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/6wb8jmY_rV8" height="1"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><object height="340" width="560"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/VCBEebk0QB8&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/VCBEebk0QB8&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></div>
<p></p>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: x-large;"><b>ESERCITAZIONI DI DEMOCRAZIA</b></span></div>
<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-7512934453348958798?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div>
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		<title>IO VOTO !</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 13:51:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><span style="font-size: large">&#160;Io VOTO</span></div><br />
<div><span style="font-size: large">- per rispetto a chi ha  conquistato il voto prima di me, <br />
-per rispetto alle donne che x questo hanno  combattuto per ottenere lo stesso diritto degli uomini, <br />
- per rispetto a tutte  le mie e le altrui lotte per la democrazia, <br />
- per rispetto alla mia volonta'  di partecipare, sciegliere e controllare, <br />
- per rispetto al mondo che lascerò  ai miei simili, <br />
- per rispetto al mio vivere in questa società&#160;</span></div><div><span style="font-size: large">e per  rispetto a tutti coloro che subiscono ingiustizie: <br />
&#160;</span></div><div><span style="font-size: large">io VOTO ! <br />
&#160;</span></div><div><span style="font-size: large">Io non  lascio sulle spalle di nessuno la mia assenza,&#160;</span></div><div><span style="font-size: large">non sto alla finestra,&#160;</span></div><div><span style="font-size: large">non lo  sono mai stata. <br />
&#160;</span></div><div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">Votare è un atto di qualche minuto; la differenza sta  nell'essere attivi e presenti sempre; come ho sempre fatto e sostenuto:  controllare i nostri dipendenti eletti, collaborare, sostenerli e mazziarli se  se lo meritano; ma sostenerli perchè saranno in minoranza a sostenere la  legalità, la trasparenza e lo stato di diritto. </span></div></div><div><span style="font-size: large">IO VOTO E HO VOTATO SCEGLIENDO CON CURA E  NON MOLLANDO IL GIORNO DOPO.</span></div><div></div><div><span style="font-size: large">RESISTERE, SEMPRE</span></div><div><span style="font-size: large">MOLLARE MAI!</span></div><br />
<br />
<span style="font-size: large">Luciana P. Pellegreffi</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-1869825836957409647?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/cTbNFi0nQCE" height="1"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><span style="font-size: large;">&nbsp;Io VOTO</span></div>
<p></p>
<div><span style="font-size: large;">- per rispetto a chi ha  conquistato il voto prima di me, <br />
-per rispetto alle donne che x questo hanno  combattuto per ottenere lo stesso diritto degli uomini, <br />
- per rispetto a tutte  le mie e le altrui lotte per la democrazia, <br />
- per rispetto alla mia volonta&#8217;  di partecipare, sciegliere e controllare, <br />
- per rispetto al mondo che lascerò  ai miei simili, <br />
- per rispetto al mio vivere in questa società&nbsp;</span></div>
<div><span style="font-size: large;">e per  rispetto a tutti coloro che subiscono ingiustizie: <br />
&nbsp;</span></div>
<div><span style="font-size: large;">io VOTO ! <br />
&nbsp;</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Io non  lascio sulle spalle di nessuno la mia assenza,&nbsp;</span></div>
<div><span style="font-size: large;">non sto alla finestra,&nbsp;</span></div>
<div><span style="font-size: large;">non lo  sono mai stata. <br />
&nbsp;</span></div>
<div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Votare è un atto di qualche minuto; la differenza sta  nell&#8217;essere attivi e presenti sempre; come ho sempre fatto e sostenuto:  controllare i nostri dipendenti eletti, collaborare, sostenerli e mazziarli se  se lo meritano; ma sostenerli perchè saranno in minoranza a sostenere la  legalità, la trasparenza e lo stato di diritto. </span></div>
</div>
<div><span style="font-size: large;">IO VOTO E HO VOTATO SCEGLIENDO CON CURA E  NON MOLLANDO IL GIORNO DOPO.</span></div>
<div></div>
<div><span style="font-size: large;">RESISTERE, SEMPRE</span></div>
<div><span style="font-size: large;">MOLLARE MAI!</span></div>
<p><span style="font-size: large;">Luciana P. Pellegreffi</span>
<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-1869825836957409647?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div>
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		<title>MARZO 1959-2010: 51° ANNIVERSARIO DELL&#8217;ESILIO TIBETANO IN INDIA</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 13:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both;text-align: center"><a href="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:nuGQ5OFBRe-rqM:http://blog.blogosfere.it/blogs/nuvoleparlanti/images/tibet-2.jpg"><img border="0" src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:nuGQ5OFBRe-rqM:http://blog.blogosfere.it/blogs/nuvoleparlanti/images/tibet-2.jpg" /></a></div><div style="text-align: center"><br />
</div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">Marzo è un mese particolare per i tibetani: il 10 è  l’anniversario della rivolta di Lhasa contro l’occupazione cinese del  1959 che costò la vita a 87.000 persone e che obbligò il Dalai Lama a  fuggire in India. Il 28 marzo 1959, giorno in cui le autorità cinesi  dichiararono illegale il governo tibetano in esilio, per volontà del  governo della Repubblica popolare dal 2009 è diventata la festa della  “liberazione dalla schiavitù”, intendendo in questo modo l’occupazione  armata del Tibet da parte di Pechino un’azione condivisa dalla  popolazione locale e definendo inoltre la figura del Dalai Lama e le  legittime istituzioni tibetane schiaviste.<br />
Ho viaggiato da settembre 2008 a giugno 2009 in India e Nepal  realizzando una ricerca e un reportage fotografico sull’esilio tibetano a  50 anni dal suo inizio.<br />
Il 28 marzo ero ad Hong Kong per realizzare un’intervista ad un membro  del Fulun Gong scappato dalla Cina continentale, così ho avuto modo di  seguire su vari canali televisivi la diretta delle cerimonie della festa  della “liberazione dalla schiavitù”. In una Lhasa tirata a lucido  c’erano migliaia di tibetani in abito tradizione inginocchiati davanti  ad un palco situato nella piazza principale della città sul quale vari  membri del governo di Pechino elencavano le nefandezze commesse dal  governo del Dalai Lama, sottolineando invece i miglioramenti apportati  dall’attuale amministrazione occupante in Tibet. Per rendere il tutto  più credibile, le autorità cinesi alternavano le riprese degli  elegantissimi rappresentanti del governo di Pechino presenti sul palco  ad interviste fatte ai tibetani presenti alla cerimonia in cui le  persone ripetevano meccanicamente i loro ringraziamenti alle autorità  cinesi per averli liberati dalla schiavitù del Dalai Lama.<br />
Da quanto è emerso da una lunga serie di interviste da me realizzate  nelle principali comunità tibetane situate nel nord dell’India e in  Nepal e esaminando quanto emerge dall’attuale ricerca storiografica, in  realtà le cose stanno diversamente.<br />
Se inizialmente l’occupazione del Tibet aveva semplicemente delle  finalità geo-strategiche di natura militare, con l’ascesa della Cina ad  officina del mondo (oggi la Cina controlla il 53% della produzione di  manufatti a livello mondiale) le cose sono cambiate.<br />
La Cina attualmente ha un assetto produttivo e dei ritmi di crescita  economica che la rendono dipendente dall’approvvigionamento di materie  prime sul mercato mondiale, cosa che comporta ad esempio il fatto che il  governo di Pechino sia sempre più presente in numerosi stati africani  con finalità dichiaratamente imperialiste.<br />
La scoperta di uno dei più grandi giacimenti di metano al mondo  custodito sotto i ghiacci dell’altopiano tibetano ha cambiato  sensibilmente la strategia politica seguita dalle autorità cinesi in  Tibet a partire dal 1959.<br />
Il governo di Pechino ha messo in campo un piano di trasferimento della  popolazione (in particolare di membri della principale etnia presente in  Cina, cioè gli han) stimolato da lauti incentivi economici e facilitato  dall’inaugurazione, nel luglio del 2006, della linea ferroviaria che  collega Pechino con Lhasa. Di conseguenza oggi gli han sono l’etnia  maggioritaria in Tibet.<br />
L’unico punto su cui la strategia governativa è rimasta immutata è la  repressione della cultura tibetana, cosa che spinge migliaia di tibetani  ad attraversare l’Himalaya a piedi per fuggire a questa situazione.<br />
L’attraversamento dura all’incirca un mese ed avviene molto spesso senza  un abbigliamento e viveri adeguati.<br />
In seguito agli accordi stipulati tra il governo cinese e quello  nepalese dopo l’ascesa al potere in Nepal del partito maoista (aprile  2006), i tibetani molto spesso devono fuggire sia dalle truppe  dell’esercito cinese che da quelle nepalesi, entrambe prive di remore  nel sparare addosso alle colonne di tibetani diretti al confine. Molti  tibetani ovviamente muoiono di stenti e di freddo durante  l’attraversamento dell’Himalaya, ma anche a causa dei proiettili sparati  sia dall’esercito cinese che da quello nepalese.<br />
Una volta attraversato il confine nepalese i tibetani trovano a  Katmandu’ un centro d’accoglienza gestito dall’Onu, dove hanno la  possibilità di ottenere lo status di rifugiati e di salire su un autobus   diretto a Daramsala, città situata nel nord dell’India e attuale  residenza del governo tibetano in esilio.<br />
A Katmandu sono andata a fare una visita a questo centro d’accoglienza  meta dei tibetani che varcano l’Himalaya alla ricerca della libertà.<br />
Un rifugiato fornito di un ottimo inglese mi ha raccontato che sono  sempre di più i tibetani che muoiono durante l’attraversamento del  confine per mano dell’esercito nepalese. Ha aggiunto anche che la presa  di posizione politica del Dalai Lama in merito all’autonomia e non  all’indipendenza del Tibet dal governo di Pechino non è condivisa dalla  maggior parte della popolazione, cosa che però non mette in discussione  l’autorità del capo spirituale e politico dei tibetani.<br />
Ho pranzato con un tibetano che lavora per Human Rights Watch. Il suo  compito è raccogliere le storie dei tibetani appena arrivati in Nepal e  compilare dei rapporti per la ONG per cui lavora. Da quanto mi ha  raccontato, la libertà religiosa concessa in Tibet di cui il governo di  Pechino si vanta è una farsa.<br />
Quando arrivano a Daramsala i tibetani finiscono in un centro per i  rifugiati gestito dal governo in esilio e situato nel centro della  città. E’ da qui che nasce per loro una nuova vita, in un paese che  parla una lingua per loro incomprensibile e che offre poche opportunità  di lavoro e quindi d’inserimento sociale.<br />
Una delle conseguenze delle spaesamento connesso a questo esilio forzato  in un altro paese è la crescita tra i tibetani del consumo di alcol e  droga. Per questa ragione il governo tibetano ha aperto un centro per il  recupero dei tossicodipendenti. Durante un’intervista il direttore di  questo centro di recupero ha sottolineato che l’aumento del consumo di  alcol e droghe tra i tibetani è dovuto alla disoccupazione, alle  difficoltà d’inserimento in un paese che parla una lingua diversa e di  difficile apprendimento come l’hindi, ma anche molto spesso  all’ignoranza sugli effetti delle sostanze con cui i giovani si  accostano a questo tipo di consumi.<br />
A rendere maggiormente difficoltoso l’inserimento dei tibetani in India  contribuisce anche lo status giuridico di rifugiati, cosa che rende  assai difficile per un tibetano lasciare l’India ma anche costruirsi una  vita nel paese stesso al di fuori delle comunità tibetane.<br />
Anche le forti tensioni presenti tra la comunità indiana e quella  tibetana, in contrasto con l’armonia che regna sul piano diplomatico tra  il governo di Delhi e quello in esilio, rendono complicato  l’inserimento dei rifugiati nel nuovo contesto.<br />
Da un’intervista fatta ad un medico tibetano residente a Daramsala da  oltre trenta anni sono emersi vari episodi di violenza tra le due  comunità, come ad esempio l’inaugurazione avvenuta a metà degli anni ‘80  del Centro di medicina e astrologia tibetano di Daramsala. L’edificio  venne circondato da un gruppo di indiani e danneggiato. I tibetani non  poterono chiamare la polizia perchè per tre giorni le linee telefoniche  vennero interrotte.<br />
Daramsala è anche sede di numerosi e molto attivi movimenti politici,  dove i rifugiati appena arrivati in India possono trovare invece spazi  in cui è per loro possibile partecipare alla vita della comunità. Il  Gu-Chu-Sun (associazione composta da ex prigionieri politici), il  Tibetan Women’s Association e il Tibetan Youth Congress sono tutte  organizzazioni  fortemente orientate all’indipendenza del Tibet e non  all’autonomia, ancora una volta in contrasto con quanto sostiene il  Dalai Lama. Le attività principali di questi movimenti politici sono  l’organizzazione di manifestazioni di protesta e la produzione di  materiale informativo sulla questione tibetana.<br />
La biografia di Gompo, un ragazzo di 25 anni arrivato a Daramsala cinque  anni fa dal Tibet, sintetizza molto bene la realtà materiale in cui i  rifugiati sono costretti dalle circostanze a muoversi, ma anche  l’approccio culturale con cui queste persone si rapportano alla loro  terra d’origine e al nuovo contesto in cui sono obbligati ad inserirsi.<br />
Appena è arrivato a Daramsala Gompo ha iniziato a studiare l’inglese,  mentre non si è mai premurato di apprendere l’hindi. Per cinque anni è  stato mantenuto da un fratello che è riuscito ad emigrare in Europa, ma  da qualche mese ha trovato lavoro in un bar a Daramsala raggiungendo  così l’autonomia economica. Partecipa attivamente alla maggior parte  delle iniziative politiche che si svolgono di frequente in città. Prova  molto dolore per il fatto che non potrà tornare in Tibet probabilmente  fino al resto dei suoi giorni, visto che la cosa comporterebbe l’arresto  e otto anni di reclusione da scontare nelle carceri cinesi. Ci tiene  molto a sottolineare però che il nemico dei tibetani è il governo di  Pechino e non la popolazione, visto che anche i cinesi sono schiacciati  dalla dittatura e che comunque sono brave persone. Questo concetto tante  volte ripetuto da Gompo durante l’intervista penso che sia la sintesi  di uno dei capisaldi della cultura tibetana da cui la cultura  occidentale ha qualcosa da imparare: il pacifismo agito e non solo  teorizzato.      </span></div><div> </div><div class="lightsocial_container"><div class="lightsocial_element" style="text-align: justify"><span style="font-size: large">&#160;</span></div><div class="lightsocial_element"><span style="font-size: large"><a href="http://www.nuovaresistenza.org/tag/m-corallo/" rel="tag">M. Corallo</a></span></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-424968851954938355?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/fVwd8KJnZcE" height="1"/>]]></description>
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<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Marzo è un mese particolare per i tibetani: il 10 è  l’anniversario della rivolta di Lhasa contro l’occupazione cinese del  1959 che costò la vita a 87.000 persone e che obbligò il Dalai Lama a  fuggire in India. Il 28 marzo 1959, giorno in cui le autorità cinesi  dichiararono illegale il governo tibetano in esilio, per volontà del  governo della Repubblica popolare dal 2009 è diventata la festa della  “liberazione dalla schiavitù”, intendendo in questo modo l’occupazione  armata del Tibet da parte di Pechino un’azione condivisa dalla  popolazione locale e definendo inoltre la figura del Dalai Lama e le  legittime istituzioni tibetane schiaviste.<br />
Ho viaggiato da settembre 2008 a giugno 2009 in India e Nepal  realizzando una ricerca e un reportage fotografico sull’esilio tibetano a  50 anni dal suo inizio.<br />
Il 28 marzo ero ad Hong Kong per realizzare un’intervista ad un membro  del Fulun Gong scappato dalla Cina continentale, così ho avuto modo di  seguire su vari canali televisivi la diretta delle cerimonie della festa  della “liberazione dalla schiavitù”. In una Lhasa tirata a lucido  c’erano migliaia di tibetani in abito tradizione inginocchiati davanti  ad un palco situato nella piazza principale della città sul quale vari  membri del governo di Pechino elencavano le nefandezze commesse dal  governo del Dalai Lama, sottolineando invece i miglioramenti apportati  dall’attuale amministrazione occupante in Tibet. Per rendere il tutto  più credibile, le autorità cinesi alternavano le riprese degli  elegantissimi rappresentanti del governo di Pechino presenti sul palco  ad interviste fatte ai tibetani presenti alla cerimonia in cui le  persone ripetevano meccanicamente i loro ringraziamenti alle autorità  cinesi per averli liberati dalla schiavitù del Dalai Lama.<br />
Da quanto è emerso da una lunga serie di interviste da me realizzate  nelle principali comunità tibetane situate nel nord dell’India e in  Nepal e esaminando quanto emerge dall’attuale ricerca storiografica, in  realtà le cose stanno diversamente.<br />
Se inizialmente l’occupazione del Tibet aveva semplicemente delle  finalità geo-strategiche di natura militare, con l’ascesa della Cina ad  officina del mondo (oggi la Cina controlla il 53% della produzione di  manufatti a livello mondiale) le cose sono cambiate.<br />
La Cina attualmente ha un assetto produttivo e dei ritmi di crescita  economica che la rendono dipendente dall’approvvigionamento di materie  prime sul mercato mondiale, cosa che comporta ad esempio il fatto che il  governo di Pechino sia sempre più presente in numerosi stati africani  con finalità dichiaratamente imperialiste.<br />
La scoperta di uno dei più grandi giacimenti di metano al mondo  custodito sotto i ghiacci dell’altopiano tibetano ha cambiato  sensibilmente la strategia politica seguita dalle autorità cinesi in  Tibet a partire dal 1959.<br />
Il governo di Pechino ha messo in campo un piano di trasferimento della  popolazione (in particolare di membri della principale etnia presente in  Cina, cioè gli han) stimolato da lauti incentivi economici e facilitato  dall’inaugurazione, nel luglio del 2006, della linea ferroviaria che  collega Pechino con Lhasa. Di conseguenza oggi gli han sono l’etnia  maggioritaria in Tibet.<br />
L’unico punto su cui la strategia governativa è rimasta immutata è la  repressione della cultura tibetana, cosa che spinge migliaia di tibetani  ad attraversare l’Himalaya a piedi per fuggire a questa situazione.<br />
L’attraversamento dura all’incirca un mese ed avviene molto spesso senza  un abbigliamento e viveri adeguati.<br />
In seguito agli accordi stipulati tra il governo cinese e quello  nepalese dopo l’ascesa al potere in Nepal del partito maoista (aprile  2006), i tibetani molto spesso devono fuggire sia dalle truppe  dell’esercito cinese che da quelle nepalesi, entrambe prive di remore  nel sparare addosso alle colonne di tibetani diretti al confine. Molti  tibetani ovviamente muoiono di stenti e di freddo durante  l’attraversamento dell’Himalaya, ma anche a causa dei proiettili sparati  sia dall’esercito cinese che da quello nepalese.<br />
Una volta attraversato il confine nepalese i tibetani trovano a  Katmandu’ un centro d’accoglienza gestito dall’Onu, dove hanno la  possibilità di ottenere lo status di rifugiati e di salire su un autobus   diretto a Daramsala, città situata nel nord dell’India e attuale  residenza del governo tibetano in esilio.<br />
A Katmandu sono andata a fare una visita a questo centro d’accoglienza  meta dei tibetani che varcano l’Himalaya alla ricerca della libertà.<br />
Un rifugiato fornito di un ottimo inglese mi ha raccontato che sono  sempre di più i tibetani che muoiono durante l’attraversamento del  confine per mano dell’esercito nepalese. Ha aggiunto anche che la presa  di posizione politica del Dalai Lama in merito all’autonomia e non  all’indipendenza del Tibet dal governo di Pechino non è condivisa dalla  maggior parte della popolazione, cosa che però non mette in discussione  l’autorità del capo spirituale e politico dei tibetani.<br />
Ho pranzato con un tibetano che lavora per Human Rights Watch. Il suo  compito è raccogliere le storie dei tibetani appena arrivati in Nepal e  compilare dei rapporti per la ONG per cui lavora. Da quanto mi ha  raccontato, la libertà religiosa concessa in Tibet di cui il governo di  Pechino si vanta è una farsa.<br />
Quando arrivano a Daramsala i tibetani finiscono in un centro per i  rifugiati gestito dal governo in esilio e situato nel centro della  città. E’ da qui che nasce per loro una nuova vita, in un paese che  parla una lingua per loro incomprensibile e che offre poche opportunità  di lavoro e quindi d’inserimento sociale.<br />
Una delle conseguenze delle spaesamento connesso a questo esilio forzato  in un altro paese è la crescita tra i tibetani del consumo di alcol e  droga. Per questa ragione il governo tibetano ha aperto un centro per il  recupero dei tossicodipendenti. Durante un’intervista il direttore di  questo centro di recupero ha sottolineato che l’aumento del consumo di  alcol e droghe tra i tibetani è dovuto alla disoccupazione, alle  difficoltà d’inserimento in un paese che parla una lingua diversa e di  difficile apprendimento come l’hindi, ma anche molto spesso  all’ignoranza sugli effetti delle sostanze con cui i giovani si  accostano a questo tipo di consumi.<br />
A rendere maggiormente difficoltoso l’inserimento dei tibetani in India  contribuisce anche lo status giuridico di rifugiati, cosa che rende  assai difficile per un tibetano lasciare l’India ma anche costruirsi una  vita nel paese stesso al di fuori delle comunità tibetane.<br />
Anche le forti tensioni presenti tra la comunità indiana e quella  tibetana, in contrasto con l’armonia che regna sul piano diplomatico tra  il governo di Delhi e quello in esilio, rendono complicato  l’inserimento dei rifugiati nel nuovo contesto.<br />
Da un’intervista fatta ad un medico tibetano residente a Daramsala da  oltre trenta anni sono emersi vari episodi di violenza tra le due  comunità, come ad esempio l’inaugurazione avvenuta a metà degli anni ‘80  del Centro di medicina e astrologia tibetano di Daramsala. L’edificio  venne circondato da un gruppo di indiani e danneggiato. I tibetani non  poterono chiamare la polizia perchè per tre giorni le linee telefoniche  vennero interrotte.<br />
Daramsala è anche sede di numerosi e molto attivi movimenti politici,  dove i rifugiati appena arrivati in India possono trovare invece spazi  in cui è per loro possibile partecipare alla vita della comunità. Il  Gu-Chu-Sun (associazione composta da ex prigionieri politici), il  Tibetan Women’s Association e il Tibetan Youth Congress sono tutte  organizzazioni  fortemente orientate all’indipendenza del Tibet e non  all’autonomia, ancora una volta in contrasto con quanto sostiene il  Dalai Lama. Le attività principali di questi movimenti politici sono  l’organizzazione di manifestazioni di protesta e la produzione di  materiale informativo sulla questione tibetana.<br />
La biografia di Gompo, un ragazzo di 25 anni arrivato a Daramsala cinque  anni fa dal Tibet, sintetizza molto bene la realtà materiale in cui i  rifugiati sono costretti dalle circostanze a muoversi, ma anche  l’approccio culturale con cui queste persone si rapportano alla loro  terra d’origine e al nuovo contesto in cui sono obbligati ad inserirsi.<br />
Appena è arrivato a Daramsala Gompo ha iniziato a studiare l’inglese,  mentre non si è mai premurato di apprendere l’hindi. Per cinque anni è  stato mantenuto da un fratello che è riuscito ad emigrare in Europa, ma  da qualche mese ha trovato lavoro in un bar a Daramsala raggiungendo  così l’autonomia economica. Partecipa attivamente alla maggior parte  delle iniziative politiche che si svolgono di frequente in città. Prova  molto dolore per il fatto che non potrà tornare in Tibet probabilmente  fino al resto dei suoi giorni, visto che la cosa comporterebbe l’arresto  e otto anni di reclusione da scontare nelle carceri cinesi. Ci tiene  molto a sottolineare però che il nemico dei tibetani è il governo di  Pechino e non la popolazione, visto che anche i cinesi sono schiacciati  dalla dittatura e che comunque sono brave persone. Questo concetto tante  volte ripetuto da Gompo durante l’intervista penso che sia la sintesi  di uno dei capisaldi della cultura tibetana da cui la cultura  occidentale ha qualcosa da imparare: il pacifismo agito e non solo  teorizzato.      </span></div>
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		<title>LEGITTIMO IMPEDIMENTO &#8230; LEGITTIMO ?</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 20:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"><span style="font-size: large;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://1.bp.blogspot.com/_oGIYqvupx3I/S5gG5-v33CI/AAAAAAAAA3k/bblasC3C9r4/s1600-h/13298_1142911873151_1838125741_280836_1760149_n.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"><img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_oGIYqvupx3I/S5gG5-v33CI/AAAAAAAAA3k/bblasC3C9r4/s320/13298_1142911873151_1838125741_280836_1760149_n.jpg" /></a></span></div>
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		<item>
		<title>MANIFESTAZIONE UNITARIA SABATO 13 MARZO ORE 15 LARGO CAIROLI  &#8211; PER LA DEMOCRAZIA E LO STATO DEI DIRITTI</title>
		<link>http://www.photogulp.it/wordpress/2010/03/10/manifestazione-unitaria-sabato-13-marzo-ore-15-largo-cairoli-per-la-democrazia-e-lo-stato-dei-diritti/#utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=manifestazione-unitaria-sabato-13-marzo-ore-15-largo-cairoli-per-la-democrazia-e-lo-stato-dei-diritti</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 16:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">Comunicato Stampa<br />
Questa mattina 10 MARZO si sono riuniti i  rappresentanti e i coordinatori del <b>Popolo Viola di Milano, di Qui  Milano Libera, di Adesso Basta!, Movimento 5 Stelle Lombardia, Italia  dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione della Sinistra,  Verdi, Partito Socialista, Partito Democratico,</b> e hanno concordato il  seguente comunicato:<br />
<br />
Le forze sociali e politiche democratiche  invitano tutte e tutti a mobilitarsi per un forte impegno civile ed  etico in difesa della Costituzione e della Democrazia, denunciando la  gravissima emergenza dell’aggressione del Governo allo Stato di diritto,  le leggi ad personam, il cosiddetto legittimo impedimento e il decreto  salva liste. Denunciando inoltre l’attacco ai diritti e alla dignità del  lavoro, in particolare all’articolo 18, e alla libertà di stampa.<br />
<br />
Mettendo da parte la competizione elettorale per difendere la  Democrazia e i principi di eguaglianza e dello Stato di diritto che  appartengono a tutti. Diamo vita ad una grande manifestazione unitaria,  partecipiamo tutte e tutti, <b><span style="font-size: x-large">s</span><span style="font-size: x-large">abato 13 marzo dalle ore 15 in largo  Cairoli.</span></b></span> </div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"></span></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-6027395390149148522?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/SmwqNyrmYOg" height="1"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Comunicato Stampa<br />
Questa mattina 10 MARZO si sono riuniti i  rappresentanti e i coordinatori del <b>Popolo Viola di Milano, di Qui  Milano Libera, di Adesso Basta!, Movimento 5 Stelle Lombardia, Italia  dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione della Sinistra,  Verdi, Partito Socialista, Partito Democratico,</b> e hanno concordato il  seguente comunicato:</p>
<p>Le forze sociali e politiche democratiche  invitano tutte e tutti a mobilitarsi per un forte impegno civile ed  etico in difesa della Costituzione e della Democrazia, denunciando la  gravissima emergenza dell’aggressione del Governo allo Stato di diritto,  le leggi ad personam, il cosiddetto legittimo impedimento e il decreto  salva liste. Denunciando inoltre l’attacco ai diritti e alla dignità del  lavoro, in particolare all’articolo 18, e alla libertà di stampa.</p>
<p>Mettendo da parte la competizione elettorale per difendere la  Democrazia e i principi di eguaglianza e dello Stato di diritto che  appartengono a tutti. Diamo vita ad una grande manifestazione unitaria,  partecipiamo tutte e tutti, <b><span style="font-size: x-large;">s</span><span style="font-size: x-large;">abato 13 marzo dalle ore 15 in largo  Cairoli.</span></b></span> </div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;"></span></div>
<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-6027395390149148522?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div>
<p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/SmwqNyrmYOg" height="1" width="1"/></p>

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                            </div>
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		<item>
		<title>LA CONFERENZA STAMPA DI BERLUSCONI. L’INSOFFERENZA VERSO LE DOMANDE E LA VERITA&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 15:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both;text-align: center"><a href="http://www.repubblica.it/images/2010/03/10/142234992-8b0c6022-3b6a-4c20-9c38-5d69b8a6e312.jpg"><img alt="" class=" aligncenter" height="240" src="http://www.repubblica.it/images/2010/03/10/142234992-8b0c6022-3b6a-4c20-9c38-5d69b8a6e312.jpg" width="230" /></a></div><div style="text-align: justify"><b>10 marzo 2010</b> </div><span style="font-size: large"><b></b></span>                <br />
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">Per Berlusconi, i dirigenti del  partito non hanno sbagliato. Il pasticcio delle liste è colpa dei  Radicali e dei giudici. Della sinistra complottista. La conferenza  stampa di stamane ci ha mostrato un (finto) premier in crisi, nervoso  (“chiudete la porta”, sbraita ad un certo punto per la corrente d’aria  che lo investe). Ha la voce arrochita e tesa. Il gironalista free lance  Rocco Carlomagno viene brutalmente accompagnato fuori dalla sala stampa,  con l’aiuto energico del Ministro della Difesa (ad personam), Ignazio  La Russa:</span></div><div></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><a href="http://www.repubblica.it/images/2010/03/10/142234992-8b0c6022-3b6a-4c20-9c38-5d69b8a6e312.jpg"><br />
</a></span></div><div style="text-align: justify"></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">Il sondaggio pubblicato da La Repubblica di oggi mostra che il  gradimento del Governo è sceso al 38%, mentre quello del Berlusconi al  44%, con uno scarto negativo rispetto allo scorso mese del 2%. Un  ulteriore sondaggio elettorale parla di aumento degli astensionisti: la  crisi delle liste rischia di diventare per il PdL un danno ingentissimo.</span></div><div style="text-align: justify"></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><a href="http://www.blogger.com/goog_1268239805795">Questi i video tratti da Sky e ripresi da La Repubblica.it.</a></span></div><div style="text-align: justify"></div><div style="text-align: justify"></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><br />
</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><a href="http://yespolitical.wordpress.com/2010/03/10/la-conferenza-stampa-di-berlusconi-linsofferenza-verso-le-domande-e-la-verita/">Fonte</a></span></div><br />
<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-4146617430222153127?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/26seWuND1vw" height="1"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.repubblica.it/images/2010/03/10/142234992-8b0c6022-3b6a-4c20-9c38-5d69b8a6e312.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"><img alt="" class=" aligncenter" height="240" src="http://www.repubblica.it/images/2010/03/10/142234992-8b0c6022-3b6a-4c20-9c38-5d69b8a6e312.jpg" title="fonte La Repubblica.it" width="230" /></a></div>
<div style="text-align: justify;"><b>10 marzo 2010</b> </div>
<p><span style="font-size: large;"><b></b></span>                </p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Per Berlusconi, i dirigenti del  partito non hanno sbagliato. Il pasticcio delle liste è colpa dei  Radicali e dei giudici. Della sinistra complottista. La conferenza  stampa di stamane ci ha mostrato un (finto) premier in crisi, nervoso  (“chiudete la porta”, sbraita ad un certo punto per la corrente d’aria  che lo investe). Ha la voce arrochita e tesa. Il gironalista free lance  Rocco Carlomagno viene brutalmente accompagnato fuori dalla sala stampa,  con l’aiuto energico del Ministro della Difesa (ad personam), Ignazio  La Russa:</span></div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.repubblica.it/images/2010/03/10/142234992-8b0c6022-3b6a-4c20-9c38-5d69b8a6e312.jpg"><br />
</a></span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Il sondaggio pubblicato da La Repubblica di oggi mostra che il  gradimento del Governo è sceso al 38%, mentre quello del Berlusconi al  44%, con uno scarto negativo rispetto allo scorso mese del 2%. Un  ulteriore sondaggio elettorale parla di aumento degli astensionisti: la  crisi delle liste rischia di diventare per il PdL un danno ingentissimo.</span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.blogger.com/goog_1268239805795">Questi i video tratti da Sky e ripresi da La Repubblica.it.</a></span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
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 lira sul<br />
contestatore&amp;streamURL=http://tv.repubblica.it/copertina/berlusconi-parapiglia-con-un-contestatore/43712?video&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;pub=italia###" height="350" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" src="http://widgets.vodpod.com/w/video_embed/Video.3208795" style="margin-bottom: 0px;" type="application/x-shockwave-flash" width="425" wmode="transparent"></embed></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><br />
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<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://yespolitical.wordpress.com/2010/03/10/la-conferenza-stampa-di-berlusconi-linsofferenza-verso-le-domande-e-la-verita/">Fonte</a></span></div>
<p>
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 non<br />
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		<title>Foursquare e gli altri, tutta mia la cybercittà</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 08:15:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>APOGEO ON LINE</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brightkite]]></category>
		<category><![CDATA[Console e videogiochi]]></category>
		<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
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		<category><![CDATA[vodafone]]></category>

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		<description><![CDATA[La diffusione degli smartphone ha aperto spazi a nuovi servizi con logiche di utilizzo incentrate su gioco e socialità e basati sulla localizzazione. Foursquare ha conquistato la scena al momento, ma la sfida è appena iniziata]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli americani sono spesso vittime dei facili entusiasmi. In Rete, dove il fenomeno non fa eccezione, esperti, appassionati e smanettoni sono da sempre alla continua ricerca della <em>next big thing</em>, la prossima rivoluzione che cambierà il volto di internet. Noi italiani, che l’evoluzione del web e di internet la viviamo quasi sempre di riflesso, non possiamo che guardare con attenzione, tra curiosità e scetticismo, il proclama di turno. Una delle startup su cui ricadono le prime attenzioni del 2010 è senza dubbio <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://foursquare.com/">Foursquare</a>, cugino dello sfortunato <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dodgeball_%28service%29">Dodgeball</a>.<span id="more-2366"></span></p>
<p>Ad accomunarli, oltre la forte connotazione mobile è il fondatore stesso, quel <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://parislemon.com/">Dennis Crowley</a> che aveva <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.flickr.com/photos/dpstyles/460987802/">accusato</a> Google di non aver creduto abbastanza nelle potenzialità di Dodgeball dopo la sua acquisizione nel 2005. Non è poi un caso che in entrambi i servizi ritroviamo la pallina e una grafica molto simile nel logo. Il <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.nytimes.com/2009/10/19/technology/internet/19foursquare.html">New York Times</a> definisce Foursquare un incrocio tra un servizio per restare in contatto con gli amici, una guida alla città e un videogame da bar. È un gioco sociale che vive di localizzazione: Foursquare abbraccia alcuni dei cambiamenti tecnologici e culturali degli ultimi anni: la diffusione dell’internet mobile, le funzionalità Gps di smartphone e cellulari e la tendenza a condividere i propri dati online.</p>
<h5>Sindaco</h5>
<p>Attraverso la pratica del “check in” dal cellulare, ossia un semplice aggiornamento sulla propria posizione geografica, dal parco al ristorante, da un museo a un locale, ogni utente può entrare in contatto con altre persone, incontrare amici e conoscerne di nuovi. E fin qui nulla di nuovo. Altre startup come BrightKite, Loopt o lo stesso Google Latitude offrono servizi che permettono di trovarsi e restare aggiornati. La stessa possibilità di inserire recensioni, commenti e consigli su locali e ristoranti non è una novità per le guide online fatte dagli utenti.</p>
<p>Piuttosto sono gli aspetti ludici e di competizione con la propria rete sociale che hanno conquistato il pubblico di Foursquare. Una delle più brillanti caratteristiche introdotte del servizio sono i <em>badge</em>. Si tratta di colorati riconoscimenti da associare al profilo personale per attestare la vivacità della propria vita sociale. Ogni <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.flickr.com/photos/escapist/3368937353/">badge</a> ha un suo significato: dai primi passi come Newbie alla Superstar, dal viaggiatore al “Party Crasher”. La persona che visita un luogo più di frequente ne diventa il “sindaco”. Una carica temporanea e per lo più simbolica, ma che ha avviato una sana competizione tra gli utenti, interessati a definire il loro spazio di azione e ad affermare la propria “supremazia”.</p>
<h5>Proximity marketing</h5>
<p>Queste dinamiche non sono passate inosservate alle attività commerciali più attente. Succede così che i coffee bar alla moda di Londra, come il <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.dose-espresso.com/">Dose Espresso</a>, premino i consumatori più fedeli con caffè gratis, mentre i sushi bar di tendenza offrano al sindaco della settimana un piatto gratis. Ricordate i primi esperimenti di proximity marketing, quando nei centri commerciali e nella banchine del tram venivamo avvisati di attivare il bluetooth per essere pronti a ricevere sconti e contenuti promozionali? Archiviati i fallimenti e le scomodità del <em>dente blu</em>, Foursquare si sta rivelando una nuova opportunità di promozione attraverso il passaparola delle persone più attive.</p>
<p>Gli utenti naturalmente non potevano che apprezzare le rinnovate attenzioni nei loro confronti. Le iniziative hanno ulteriormente alimentato il passaparola, fino a suscitare l’interesse anche di altri esercizi commerciali, pronti ad incentivare la loro popolarità all’interno del servizio con omaggi ai clienti più connessi e attivi. E sono solo alcune delle tante <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://thenextweb.com/2009/11/05/6-innovative-ways-businesses-capitalizing-foursquare/">modalità</a> in cui le persone possono <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.ducttapemarketing.com/blog/2010/01/04/7-reasons-why-small-businesses-should-take-a-look-at-foursquare/">utilizzare</a> Foursquare per i <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://mashable.com/2010/01/16/foursquare-world/">propri scopi</a>. È infatti la stessa community, considerata realmente dagli sviluppatori parte fondamentale del servizio, a ridefinire l’uso: c’è chi ha iniziato a proporre delle guide personali alla città attraverso dei punti chiave da attraversare tramite check-in e chi si è inventato delle maratone di caccia al tesoro sparse su più città, nelle quali i partecipanti della stessa squadra spesso non si sono mai incontrati se non online. D’altronde, quando ci si lascia prendere dal gioco, si fa presto a cambiare le regole.</p>
<h5>Real life</h5>
<p>Un altro punto di forza del servizio è l’integrazione tra online ed offline. Normalmente i servizi social concentrano la loro offerta sulla relazionalità online: ci si incontra e si dialoga in Rete, legando ogni scambio al contesto web. Poi si chiude e si ritorna alla “real life”. Foursquare, come gli altri servizi mobile, permette di estendere l’esperienza di relazione al mondo fisico. Ci si conosce online per trovarsi offline e viceversa, con buona pace di chi vuole la Rete come uno spazio di isolamento.</p>
<p>C&#8217;è poi da affrontare la questione privacy. Fino a che punto siamo disposti a condividere e dare in pasto alla Rete abitudini, esperienze e opinioni? Quali saranno i rischi legati alla  rinuncia di sempre più dati personali? Proprio in questi giorni il sito <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://pleaserobme.com/">PleaseRobMe</a> &#8211; letteralmente <em>Derubami</em> &#8211; raccoglie in tempo reale da Twitter i messaggi delle persone che escono di casa, lasciando la propria abitazione vuota e pronta da svaligiare. Un esempio provocatorio ma molto efficace per mostrare le conseguenze che può avere una spensierata condivisione delle informazioni personali.</p>
<h5>Emergenti</h5>
<p>Nonostante l’importante <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://eu.techcrunch.com/2010/03/03/foursquare-checks-in-with-vodafone-uk/">accordo con Vodafone UK</a> annunciato qualche giorno fa, Foursquare non avrà vita facile nei prossimi mesi. Esistono numerosi progetti importanti che cercheranno di spodestare o, quantomeno ridimensionare, la supremazia attuale. <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://gowalla.com/">Gowalla</a>, per esempio, può essere considerato a tutti gli effetti un mobile social game. Il servizio prevede che gli utenti scoprano, propongano e condividano, a mo’ di caccia al tesoro, luoghi rilevanti (spot) nelle città, per guadagnare dei punti nel proprio passaporto virtuale a ogni check-in. I luoghi possono essere normali o tematici, come percorsi culturali, sportivi, fashion o anche tour alcoolici, come avviene già in alcune city britanniche.</p>
<p>Altra applicazione interessante è <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.iphoneland.it/video-iphone/nike-true-city-dai-e-ricevi-consigli-su-6-citta-europee-e-accedi-agli-eventi-e-ai-prodotti-della-nike/">Nike True City</a>, servizio del colosso americano dell’abbigliamento disponibile per iPhone, che permette di scoprire e condividere locali e luoghi meno conosciuti, come pub, locali, punti di ritrovo, ecc.. di sei diverse città europee (per ora son disponibili Milano, Londra, Berlino, Parigi, Amsterdam, Barcellona). L’applicazione inoltre integra un lettore di QR code, capace di leggere i messaggi criptati che riempiranno gli angoli più o meno sconosciuti delle città coinvolte. E c’è da pensare che Nike non sarà la sola a voler giocare nascondendo iniziative, eventi o sconti speciali a questa particolare community.</p>
<h5>Marketing turistico</h5>
<p>Se “rendere visibile l’invisibile” è un ambizione non da poco, è anche vero che piattaforme di condivisione che combinano elementi sociali e tecnologie mobile stanno ponendo le basi per la creazione delle guide di prossima generazione delle città: itinerari realizzati e declinati su interessi specifici e approvati dalla propria rete di contatti sono la migliore garanzia di pertinenza dei contenuti ai gusti e alle preferenze personali. Con sviluppi in termini di marketing turistico da non sottovalutare.</p>
<p>Nel frattempo resta da chiedersi se veramente la vita in un prossimo futuro sarà vissuta in stile <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massively_multiplayer_online">MMO</a>, come <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://g4tv.com/videos/44277/DICE-2010-Design-Outside-the-Box-Presentation/">ha sostenuto</a> il visionario game designer <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.schellgames.com/people/">Jesse Schell</a> al summit <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.dicesummit.org/">DICE 2010</a>. Tramite sensori legati alla persona si potrebbero guadagnare punti per ogni attività quotidiana: dal lavarsi bene i denti, fare velocemente le commissioni domestiche o scegliere l’autobus al posto dell’auto per andare al lavoro. La vita come all’interno di un gioco; chissà come sarebbe.</p>

                            <div id="aspdf">
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		<item>
		<title>LA RETE REAGISCE ALLA PROVA DI FORZA DEL GOVERNO</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 20:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
				<category><![CDATA[INIZIATIVE]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[PELLEGREFFI LUCIANA P.]]></category>
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		<description><![CDATA[<h1 style="text-align: center"><span style="color: #990000;font-size: large">IL GRUPPO DI FACEBOOK&#160;</span></h1><h1 style="text-align: center"><span style="color: #990000;font-size: large">"QUESTA VOLTA VOTIAMO TUTTI"&#160;</span></h1><h1 style="text-align: center"><span style="color: #990000;font-size: large">SU L'ESPRESSO </span>!</h1><h1><span style="font-size: small">&#160;------------------------------</span></h1><h1></h1><h1>Dieci, cento, mille gruppi</h1><div class="firma"><span style="font-size: large">di Mauro Munafò</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><b>La forzatura del  governo sulle liste provoca un attivismo in Internet senza precedenti. Con  migliaia di persone che propongono iniziative, appuntamenti, boicottaggi. Ecco  una panoramica di quelli più popolari</b></span>  </div><div class="clearleft" style="height: 20px;text-align: justify"></div><div></div><div class="testo" style="text-align: justify"><span style="font-size: large">Facebook è diventato per molti cittadini una nuova piazza di  lotta e resistenza contro le azioni governative, in cui è possibile confrontare  opinioni, dibattere ma anche esprimere la propria creatività. Dal momento della  firma del decreto salva liste, che ha riportato in campo le candidature di  Formigoni in Lombardia e della Polverini nel Lazio, sul social network la  discussione si è animata, non solo attraverso le pagine già usate per  organizzare la protesta, ma anche grazie alle molte altre che sono  nate.</span><br />
<span style="font-size: large"><br />
<b>Gli attivisti</b>. Il gruppo chiave delle  mobilitazioni dei giorni scorsi è stato <a href="http://www.facebook.com/pages/Il-popolo-viola/196502997854?ref=search&#38;sid=1085958904.2499557080..1">Il  popolo Viola</a>, forte dei suoi 230 mila aderenti e capace di portare nelle  piazze di decine di città migliaia di persone. Tutto partendo da una pagina di  Facebook. Un altro gruppo, nato negli ultimi giorni, che punta a un  coinvolgimento attivo dei suoi aderenti è <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=351248012364">La rivoluzione dei  fiori</a> che lancia una sua iniziativa di mobilitazione pacifica: "Sabato 20  marzo portiamo fiori per la democrazia all'Altare della Patria a Roma e alle  prefetture e ai municipi nelle altre città. Senza bandiere di partito. Solo  tricolori. Una rivoluzione gentile, un modo per dire che sono morte le regole e,  insieme, per comunicare che c'è chi non è mosso dall'odio, ma dall'esatto  contrario: l'amore per questo Paese, per la legalità, per la democrazia".  <br />
<br />
<b>I pro voto e i no voto</b>. Utilizzare l'arma del voto come  strumento per protestare. La grande maggioranza dei gruppi presenti su Facebook  prova a incentivare l'elettorato a recarsi alle urne, per fare in modo che dai  seggi arrivi una risposta forte al decreto salva liste. E' il caso di <b><span style="font-size: x-large">"<a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=344542718460">Questa volta votiamo  tutti</a>"</span></b>. Alcune pagine, come "Il 28 marzo non voto e vado al mare" o "27 e 28  marzo non voto" (che sbaglia la data) remano invece dalla parte opposta,  incitando gli elettori a disertare in massa i seggi per far capire alla classe  dirigente che la situazione non è più sostenibile.  </span> </div><div class="testo"><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><br />
<b>Gli ironici</b>. Una risata  li seppellirà. Sono tantissimi i gruppi che provano a manifestare il proprio  dissenso attraverso l'ironia, la satira o il sarcasmo. Tra le più riuscite c'è  <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=387528583974">Silvio, me lo fai  un decreto?</a>, che ha creato nel suo piccolo un nuovo "meme" digitale e che  invita i suoi iscritti a mandare proposte a Berlusconi per i suoi prossimi  decreti: "La tua ragazza ti ha lasciato e la rivuoi accanto a te? Ti  infastidiscono i tamarri con il cinquantino rumorosissimo? Chiedi a Silvio! E  lui, con un decreto legge, ti accontenterà". Non è da meno "<a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=345144798359&#38;ref=mf">Chiedi  anche tu di votare un'ora dopo la chiusura del seggio</a>" che, con i suoi 13  mila iscritti, ironizza: "Non far votare il cittadino anche dopo la chiusura dei  seggi elettorali provocherebbe un grave vulnus di carattere politico e  costituzionale".<br />
<br />
<b>I creativi</b>. "<a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=348345116119&#38;ref=nf">Forza  Panino</a>" lancia la sua provocazione, tentando di usare a proprio favore il  nuovo decreto per candidare alle elezioni una nuova lista che abbia come simbolo  quel panino finito al centro, suo malgrado, della discussione politica. "<a href="http://www.facebook.com/pages/Questo-pomodoro-avra-piu-fan-di-Silvio-Berlusconi/312287616880?ref=search&#38;sid=1085958904.3812344733..1#%21/pages/Questo-pomodoro-avra-piu-fan-di-Silvio-Berlusconi/312287616880?v=info&#38;ref=search">Questo  pomodoro avrà più fan di Berlusconi</a>" è ormai una pagina simbolo con oltre  mezzo milione di iscritti, e tra le discussioni che ospita molte sono dedicate  alle mobilitazioni da organizzare contro il decreto salva liste.  <br />
<br />
<b>I politici</b>. Sono i gruppi che riprendono gli slogan  lanciati da partiti e movimenti, come "<a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=335481077853&#38;ref=mf">Impeachment  per Napolitano</a>" che fa suo il messaggio lanciato dal segretario dell'Italia  dei Valori Di Pietro, o "<a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=347833271945&#38;ref=mf">5/3/2010 -  Colpo di Stato, Berlusconi Golpista</a>", "<a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=346870361358&#38;ref=mf">Cinque  marzo, Democrazia in lutto</a> oppure <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=358735789264&#38;ref=search&#38;sid=1085958904.3714016624..1">5/3/2010:  io so che oggi in Italia c'è stato un golpe</a>". <b>Gli  economici</b>. Pagine che propongono come strumento di protesta il  boicottaggio, in alcuni casi nati prima degli ultimi scandali. Si tratta di  pagine che tengono aggiornati i propri iscritti sull'identità degli  inserzionisti pubblicitari di Mediaset, invitando le persone a non acquistarne i  prodotti per arrecare un danno economico indiretto all'azienda di Silvio  Berlusconi. Tra i più significativi c'è "<a href="http://www.facebook.com/pages/Elezioni-2010-Puoi-votare-alle-urne-in-POLTRONA-e-al-SUPERMERCATO/349018665652?ref=mf">Elezioni  2010. Puoi votare alle urne, in Poltrona e al Supermercato</a>" i cui temi  vengono ripresi anche in una discussione sulla pagina del <a href="http://www.facebook.com/topic.php?uid=196502997854&#38;topic=15387">Popolo  Viola</a>.</span> </div><div class="data"><span style="font-size: large">(09 marzo 2010)</span></div><div class="data"></div><div class="data"><span style="font-size: large"><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/dieci-cento-mille-gruppi/2122447&#38;ref=hpsp">Fonte </a></span></div><div class="data"><br />
</div><div class="data"><span style="font-size: large">Articoli correlati:</span></div><div class="data"><span style="font-size: large"><a href="http://www.blogger.com/goog_1268166311125"><br />
</a></span></div><div class="data"><span style="font-size: large"><a href="http://neuroniattivi.blogspot.com/2010/03/luciana-p_09.html">QUESTA VOLTA VOTIAMO TUTTI - APPELLO A CHI NON INTENDE VOTARE</a></span></div><div class="data"><span style="font-size: large"><a href="http://www.blogger.com/goog_1268166311128"><br />
</a></span></div><div class="data"><span style="font-size: large"><a href="http://neuroniattivi.blogspot.com/2010/03/io-voto-il-mio-dissenso.html">IO VOTO IL MIO DISSENSO</a></span></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-4586636424285729806?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/0NBnhtnpYDw" height="1"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #990000; font-size: large;">IL GRUPPO DI FACEBOOK&nbsp;</span></h1>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #990000; font-size: large;">&#8220;QUESTA VOLTA VOTIAMO TUTTI&#8221;&nbsp;</span></h1>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #990000; font-size: large;">SU L&#8217;ESPRESSO </span>!</h1>
<h1><span style="font-size: small;">&nbsp;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</span></h1>
<h1></h1>
<h1>Dieci, cento, mille gruppi</h1>
<div class="firma"><span style="font-size: large;">di Mauro Munafò</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><b>La forzatura del  governo sulle liste provoca un attivismo in Internet senza precedenti. Con  migliaia di persone che propongono iniziative, appuntamenti, boicottaggi. Ecco  una panoramica di quelli più popolari</b></span>  </div>
<div class="clearleft" style="height: 20px; text-align: justify;"></div>
<div></div>
<div class="testo" style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Facebook è diventato per molti cittadini una nuova piazza di  lotta e resistenza contro le azioni governative, in cui è possibile confrontare  opinioni, dibattere ma anche esprimere la propria creatività. Dal momento della  firma del decreto salva liste, che ha riportato in campo le candidature di  Formigoni in Lombardia e della Polverini nel Lazio, sul social network la  discussione si è animata, non solo attraverso le pagine già usate per  organizzare la protesta, ma anche grazie alle molte altre che sono  nate.</span><br />
<span style="font-size: large;"><br />
<b>Gli attivisti</b>. Il gruppo chiave delle  mobilitazioni dei giorni scorsi è stato <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com/pages/Il-popolo-viola/196502997854?ref=search&amp;sid=1085958904.2499557080..1">Il  popolo Viola</a>, forte dei suoi 230 mila aderenti e capace di portare nelle  piazze di decine di città migliaia di persone. Tutto partendo da una pagina di  Facebook. Un altro gruppo, nato negli ultimi giorni, che punta a un  coinvolgimento attivo dei suoi aderenti è <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=351248012364">La rivoluzione dei  fiori</a> che lancia una sua iniziativa di mobilitazione pacifica: &#8220;Sabato 20  marzo portiamo fiori per la democrazia all&#8217;Altare della Patria a Roma e alle  prefetture e ai municipi nelle altre città. Senza bandiere di partito. Solo  tricolori. Una rivoluzione gentile, un modo per dire che sono morte le regole e,  insieme, per comunicare che c&#8217;è chi non è mosso dall&#8217;odio, ma dall&#8217;esatto  contrario: l&#8217;amore per questo Paese, per la legalità, per la democrazia&#8221;.  </p>
<p><b>I pro voto e i no voto</b>. Utilizzare l&#8217;arma del voto come  strumento per protestare. La grande maggioranza dei gruppi presenti su Facebook  prova a incentivare l&#8217;elettorato a recarsi alle urne, per fare in modo che dai  seggi arrivi una risposta forte al decreto salva liste. E&#8217; il caso di <b style="color: #990000;"><span style="font-size: x-large;">&#8220;<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com/event.php?eid=344542718460">Questa volta votiamo  tutti</a>&#8220;</span></b>. Alcune pagine, come &#8220;Il 28 marzo non voto e vado al mare&#8221; o &#8220;27 e 28  marzo non voto&#8221; (che sbaglia la data) remano invece dalla parte opposta,  incitando gli elettori a disertare in massa i seggi per far capire alla classe  dirigente che la situazione non è più sostenibile.  </span> </div>
<div class="testo">
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><br />
<b>Gli ironici</b>. Una risata  li seppellirà. Sono tantissimi i gruppi che provano a manifestare il proprio  dissenso attraverso l&#8217;ironia, la satira o il sarcasmo. Tra le più riuscite c&#8217;è  <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=387528583974">Silvio, me lo fai  un decreto?</a>, che ha creato nel suo piccolo un nuovo &#8220;meme&#8221; digitale e che  invita i suoi iscritti a mandare proposte a Berlusconi per i suoi prossimi  decreti: &#8220;La tua ragazza ti ha lasciato e la rivuoi accanto a te? Ti  infastidiscono i tamarri con il cinquantino rumorosissimo? Chiedi a Silvio! E  lui, con un decreto legge, ti accontenterà&#8221;. Non è da meno &#8220;<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=345144798359&amp;ref=mf">Chiedi  anche tu di votare un&#8217;ora dopo la chiusura del seggio</a>&#8221; che, con i suoi 13  mila iscritti, ironizza: &#8220;Non far votare il cittadino anche dopo la chiusura dei  seggi elettorali provocherebbe un grave vulnus di carattere politico e  costituzionale&#8221;.</p>
<p><b>I creativi</b>. &#8220;<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=348345116119&amp;ref=nf">Forza  Panino</a>&#8221; lancia la sua provocazione, tentando di usare a proprio favore il  nuovo decreto per candidare alle elezioni una nuova lista che abbia come simbolo  quel panino finito al centro, suo malgrado, della discussione politica. &#8220;<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com/pages/Questo-pomodoro-avra-piu-fan-di-Silvio-Berlusconi/312287616880?ref=search&amp;sid=1085958904.3812344733..1#%21/pages/Questo-pomodoro-avra-piu-fan-di-Silvio-Berlusconi/312287616880?v=info&amp;ref=search">Questo  pomodoro avrà più fan di Berlusconi</a>&#8221; è ormai una pagina simbolo con oltre  mezzo milione di iscritti, e tra le discussioni che ospita molte sono dedicate  alle mobilitazioni da organizzare contro il decreto salva liste.  </p>
<p><b>I politici</b>. Sono i gruppi che riprendono gli slogan  lanciati da partiti e movimenti, come &#8220;<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=335481077853&amp;ref=mf">Impeachment  per Napolitano</a>&#8221; che fa suo il messaggio lanciato dal segretario dell&#8217;Italia  dei Valori Di Pietro, o &#8220;<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=347833271945&amp;ref=mf">5/3/2010 &#8211;  Colpo di Stato, Berlusconi Golpista</a>&#8220;, &#8220;<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=346870361358&amp;ref=mf">Cinque  marzo, Democrazia in lutto</a> oppure <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=358735789264&amp;ref=search&amp;sid=1085958904.3714016624..1">5/3/2010:  io so che oggi in Italia c&#8217;è stato un golpe</a>&#8220;. <b>Gli  economici</b>. Pagine che propongono come strumento di protesta il  boicottaggio, in alcuni casi nati prima degli ultimi scandali. Si tratta di  pagine che tengono aggiornati i propri iscritti sull&#8217;identità degli  inserzionisti pubblicitari di Mediaset, invitando le persone a non acquistarne i  prodotti per arrecare un danno economico indiretto all&#8217;azienda di Silvio  Berlusconi. Tra i più significativi c&#8217;è &#8220;<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com/pages/Elezioni-2010-Puoi-votare-alle-urne-in-POLTRONA-e-al-SUPERMERCATO/349018665652?ref=mf">Elezioni  2010. Puoi votare alle urne, in Poltrona e al Supermercato</a>&#8221; i cui temi  vengono ripresi anche in una discussione sulla pagina del <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com/topic.php?uid=196502997854&amp;topic=15387">Popolo  Viola</a>.</span> </div>
<div class="data"><span style="font-size: large;">(09 marzo 2010)</span></div>
<div class="data"></div>
<div class="data"><span style="font-size: large;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/dieci-cento-mille-gruppi/2122447&amp;ref=hpsp">Fonte </a></span></div>
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<div class="data"><span style="font-size: large;">Articoli correlati:</span></div>
<div class="data"><span style="font-size: large;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.blogger.com/goog_1268166311125"><br />
</a></span></div>
<div class="data"><span style="font-size: large;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://neuroniattivi.blogspot.com/2010/03/luciana-p_09.html">QUESTA VOLTA VOTIAMO TUTTI &#8211; APPELLO A CHI NON INTENDE VOTARE</a></span></div>
<div class="data"><span style="font-size: large;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.blogger.com/goog_1268166311128"><br />
</a></span></div>
<div class="data"><span style="font-size: large;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://neuroniattivi.blogspot.com/2010/03/io-voto-il-mio-dissenso.html">IO VOTO IL MIO DISSENSO</a></span></div>
</div>
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		<title>IO VOTO IL MIO DISSENSO</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
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</div><div align="left">Luciana P. Pellegreffi</div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-2048192675319191811?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/6prMjZWtV_E" height="1"/>]]></description>
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<div align="left">Luciana P. Pellegreffi</div>
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		<title>QUESTA VOLTA VOTIAMO TUTTI !   Appello a chi non intende votare</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 11:52:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">Agli amici che in varie occasioni ci hanno confidato di non votare e -per estensione- a quella grossa percentuale degli italiani che non ha votato o ha annullato la scheda alle ultime elezioni politiche.</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><br />
</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">Dopo l'ennesimo attacco alla Costituzione e al rispetto delle regole da parte della maggioranza al Governo, riteniamo che sia giunto il momento di far sentire che ci siamo, che contiamo e che non permetteremo l'arrivo di un'altra dittatura.</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">Il voto mancato degli astenuti ha permesso che Berlusconi governi -nel modo che sappiamo.</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><br />
</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">Non votare significa delegare ad altri le decisioni sul destino comune. Se una persona (o una idea) si ritrae, il suo "spazio" viene immediatamente occupato da altri. E non è detto che lo occupino persone o idee analoghe: è uno SPAZIO POLITICO VUOTO E DISPONIBILE.</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">Dobbiamo riappropriarci di questo spazio.</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><br />
</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">Sappiamo che anche persone dell'altro schieramento non meritano il nostro voto e non ci rappresentano, ma è la classe politica che abbiamo e solo in un contesto democratico rafforzato potremo lavorare per cacciarla. Intanto andiamo a votare. Votiamo chiunque, purché dell'opposizione.</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><br />
</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">Sappiamo che queste sono elezioni locali, che non cambieranno la maggioranza al Governo, ma sarà un segnale forte e chiaro che il Paese si è svegliato e non accetta che le cose accadano sopra la sua testa. Che vuole essere protagonista, che non vuole più delegare. Che vuole esercitare il suo diritto di scelta e di controllo.</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><br />
</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">In futuro, quando ci saranno le elezioni politiche, decideremo quale forza politica governerà il Paese e allora staremo col fiato sul collo ai politici che avremo eletto. Ma non votare, in questo momento, significherebbe comunicare a maggioranza e opposizione che a noi non importa niente di quello che succede nel Paese.</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><br />
</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">Sappiamo che non è così: amici che ci leggete, sappiamo che anche a voi sta a cuore la vita democratica, che la vostra astensione è un atto di ribellione, non di qualunquismo. Ma, in questo momento, è necessario che la vostra ribellione si manifesti. E non solo con le proteste di piazza e le firme ad un appello.</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><br />
</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">Chi non se ne rende conto non ha capito l'insegnamento della Resistenza, quando forze politiche di cultura e progetti diversi collaborarono per una unica finalità, quella di restituire spazi politici e libertà ad una paese che li aveva persi. La situazione attuale è pressochè identica.</span></div><br />
<span style="font-size: large">Perciò vi preghiamo, per l'amicizia e la solidarietà che ci lega, ANDATE A VOTARE !</span><br />
<span style="font-size: large"><br />
</span><br />
<span style="font-size: large">L'ASTENSIONE DAL VOTO NON E' UNA PROTESTA MA UNA RESA!</span><br />
<span style="font-size: large"><br />
</span><br />
<span style="font-size: large">Maria Teresa De Nardis</span><br />
<span style="font-size: large">Emanuela Bonaga</span><br />
<span style="font-size: large">Maria Cristina Canova</span><br />
<span style="font-size: large">Ileana Turazzo</span><br />
<span style="font-size: large">Giuseppina Cacace</span><br />
<span style="font-size: large">Loredana Zoppellari</span><br />
<span style="font-size: large">Daniele Bellora</span><br />
<span style="font-size: large">Beppe Meotto</span><br />
<span style="font-size: large">Luciana Pellegreffi</span><br />
<span style="font-size: large">Annelise Madia</span><br />
<span style="font-size: large"><br />
</span><br />
<span style="font-size: large">Dai </span><a href="http://www.facebook.com/?sk=messages&#38;tid=1301701956887#!/event.php?eid=344542718460#wall_posts"><span style="font-size: large">Qui</span></a><span style="font-size: large"> il tuo contributo, grazie.</span><br />
<br />
<span style="font-size: large">Luciana P. Pellegreffi</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-5280229385521134372?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/9Q8sj-PhlEo" height="1"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Agli amici che in varie occasioni ci hanno confidato di non votare e -per estensione- a quella grossa percentuale degli italiani che non ha votato o ha annullato la scheda alle ultime elezioni politiche.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><br />
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<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Dopo l&#8217;ennesimo attacco alla Costituzione e al rispetto delle regole da parte della maggioranza al Governo, riteniamo che sia giunto il momento di far sentire che ci siamo, che contiamo e che non permetteremo l&#8217;arrivo di un&#8217;altra dittatura.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Il voto mancato degli astenuti ha permesso che Berlusconi governi -nel modo che sappiamo.</span></div>
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<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Non votare significa delegare ad altri le decisioni sul destino comune. Se una persona (o una idea) si ritrae, il suo &#8220;spazio&#8221; viene immediatamente occupato da altri. E non è detto che lo occupino persone o idee analoghe: è uno SPAZIO POLITICO VUOTO E DISPONIBILE.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Dobbiamo riappropriarci di questo spazio.</span></div>
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<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Sappiamo che anche persone dell&#8217;altro schieramento non meritano il nostro voto e non ci rappresentano, ma è la classe politica che abbiamo e solo in un contesto democratico rafforzato potremo lavorare per cacciarla. Intanto andiamo a votare. Votiamo chiunque, purché dell&#8217;opposizione.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><br />
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<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Sappiamo che queste sono elezioni locali, che non cambieranno la maggioranza al Governo, ma sarà un segnale forte e chiaro che il Paese si è svegliato e non accetta che le cose accadano sopra la sua testa. Che vuole essere protagonista, che non vuole più delegare. Che vuole esercitare il suo diritto di scelta e di controllo.</span></div>
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<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">In futuro, quando ci saranno le elezioni politiche, decideremo quale forza politica governerà il Paese e allora staremo col fiato sul collo ai politici che avremo eletto. Ma non votare, in questo momento, significherebbe comunicare a maggioranza e opposizione che a noi non importa niente di quello che succede nel Paese.</span></div>
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<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Sappiamo che non è così: amici che ci leggete, sappiamo che anche a voi sta a cuore la vita democratica, che la vostra astensione è un atto di ribellione, non di qualunquismo. Ma, in questo momento, è necessario che la vostra ribellione si manifesti. E non solo con le proteste di piazza e le firme ad un appello.</span></div>
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<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Chi non se ne rende conto non ha capito l&#8217;insegnamento della Resistenza, quando forze politiche di cultura e progetti diversi collaborarono per una unica finalità, quella di restituire spazi politici e libertà ad una paese che li aveva persi. La situazione attuale è pressochè identica.</span></div>
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<span style="font-size: large;">Perciò vi preghiamo, per l&#8217;amicizia e la solidarietà che ci lega, ANDATE A VOTARE !</span><br />
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<span style="font-size: large;">L&#8217;ASTENSIONE DAL VOTO NON E&#8217; UNA PROTESTA MA UNA RESA!</span><br />
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<span style="font-size: large;">Maria Teresa De Nardis</span><br />
<span style="font-size: large;">Emanuela Bonaga</span><br />
<span style="font-size: large;">Maria Cristina Canova</span><br />
<span style="font-size: large;">Ileana Turazzo</span><br />
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<span style="font-size: large;">Loredana Zoppellari</span><br />
<span style="font-size: large;">Daniele Bellora</span><br />
<span style="font-size: large;">Beppe Meotto</span><br />
<span style="font-size: large;">Luciana Pellegreffi</span><br />
<span style="font-size: large;">Annelise Madia</span><br />
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<span style="font-size: large;">Dai </span><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com/?sk=messages&amp;tid=1301701956887#!/event.php?eid=344542718460#wall_posts"><span style="font-size: large;">Qui</span></a><span style="font-size: large;"> il tuo contributo, grazie.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Luciana P. Pellegreffi</span>
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		<title>Vita, morte ed emozioni nell’era dei social media</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 08:10:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>APOGEO ON LINE</dc:creator>
				<category><![CDATA[#ripalejandrajonas]]></category>
		<category><![CDATA[Cile]]></category>
		<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[INFORMAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[Jonas Brothers]]></category>
		<category><![CDATA[Justin Bieber]]></category>
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		<category><![CDATA[Twitter]]></category>
		<category><![CDATA[attualita]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>

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		<description><![CDATA[La fan di un gruppo musicale per adolescenti resta uccisa sotto le macerie del terremoto in Cile. La notizia si diffonde su Twitter, dove la sua tribù le tributa un omaggio tutto digitale. E dopo il terzo giorno...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alejandra è un’adolescente cilena. L’hanno trovata sotto le macerie, vittima del terremoto, con indosso la maglietta del suo gruppo musicale preferito, abbracciata a un loro poster. Il gruppo è quello dei <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jonas_Brothers">Jonas Brothers</a>, boy band uscita dal canale Disney Channel e che è entrata nelle vite di milioni di adolescenti in tutto il mondo. La storia di Alejandra la conoscono molti degli abitanti più giovani dei social network perché, per molte ore nei giorni scorsi, su Twitter uno dei trending topic era <em>#ripalejandrajonas</em> e ha accomunato in una grande cerimonia mediale attraverso la Rete i fan e gli stessi Jonas Brothers.<span id="more-2349"></span></p>
<h5>2 Marzo 6:31 PM</h5>
<p>Sono stati proprio gli idoli che, attraverso il loro <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://twitter.com/JonaSBrothers">canale ufficiale</a> e i profili di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://twitter.com/nickjonas">Nick</a> e di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://twitter.com/joejonas">Joe</a> (due dei tre fratelli), hanno lanciato il topic scrivendo: <em>#RIPAlejandraJonas and all the people of Chile our hearts go out to you. We love you</em>. È bastato questo per accendere la comunità che ha usato la forma del retweet per rilanciarlo. Il retweet viene usato dalle comunità su Twitter, in particolare da quelli dei più giovani, in modo simbolico e strategico. Da una parte è una forma di riconoscimento di appartenenza al gruppo: il retweet era puro rilancio o con breve annotazione prima del RE, tipo <em>I’m sad <img src='http://www.photogulp.it/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':(' class='wp-smiley' /> </em>. Dall’altra ha la funzione di affermazione del gruppo, permettendo al topic scelto (<em>#RIPAlejandraJonas</em>) di scalare la classifica affermandosi come <em>trending</em> <em>topic</em>.</p>
<p>E così leggere <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://twitter.com/search?q=%23RIPAlejandraJonas">il flusso di Tweet</a> in lingue diverse, con ragazzi e ragazze che completano il loro nome aggiungendo “Jonas” &#8211; DixyJonas, daniela_jonas22 eccetera – e con le foto del profilo che mostrano uno dei tre fratelli Jonas, significa muoversi attraverso una realtà in cui da semplici spettatori i fan mostrano la loro natura di pubblici connessi, rilanciando la loro passione ma anche la loro voglia di mostrare le potenzialità dell’essere connessi. Molti messaggi chiedono esplicitamente, come se ce ne fosse bisogno, di rilanciare il topic scelto per farlo arrivare tra i primi e farlo permanere per più tempo possibile. Come fosse una candela digitale accesa, attorno alla quale stringersi, accomunati dalle loro vite da fan e dal desiderio di condividere un’esperienza mettendo in connessione, attraverso la Rete, le loro vite e quella di Alejandra: «I am glad to be part of the Jonas family. <img src='http://www.photogulp.it/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  we are made of strong, mature girls», ripetono come un mantra molti retweet. E quelle italiane: «Molto coraggiosa per morire con loro..li amava a tal punto che è stata la prima cosa a cui ha pensato prima di morire», «riposa semplicemente in pace,la tua famiglia è qui,chiede solo che tu possa essere felice,PER SEMPRE», «so che fa parte della nostra famiglia..siamo tutti una grande famiglia..e queste cose ti fanno rimanere sconvolta».</p>
<h5>3 Marzo 4:55 PM</h5>
<p>Ma le dinamiche del fandom si scatenano anche in momenti come questi. Così alcuni fan di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Justin_Bieber">Justin Bieber</a>, altra baby star americana, “avversari” di topic di quelli dei Jonas Brothers, si inventano una vittima, <em>Madison Bieber</em>, creando un caso di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hoax">hoax</a> via Twitter che per alcune ore crea non solo confusione e indignazione, ma sovra stimolazione emotiva in Rete. La cosa dura pochissimo. Nella realtà dei pubblici connessi la reputazione è un requisito costitutivo, così immediatamente moltissimi tra i fan stessi di Justin Bieber cominciano a richiedere attraverso i loro Tweet di mostrare la loro postando: «ATTENTION!ATTENTION! ALL BIEBER FANS! Jonas fans are calling all of us heartless an hypocris. Pleas prove them wrong!RT <a rel="nofollow" target="_blank" title="#RIPAlejandraJonas" href="http://twitter.com/search?q=%23RIPAlejandraJonas">#RIPAlejandraJonas</a>».</p>
<p>E <em>#RIPAlejandraJonas</em> risale al <em>#2</em>.</p>
<p>Intanto la <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://twitter.com/AleBustosM">pagina Twitter di Alejandra</a>, dove possono leggere il suo ultimo messaggio da fan «yA ME VOY. CHAU LAS QUIERO JONATICAS LOQUILLAS! <img src='http://www.photogulp.it/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' />  123 ESTOY OFFLINE AHORITA ADIOS!», ha in poche ore una crescita esponenziale di followers (quasi 7.000), un gesto che mostra come la connessione assuma un valore simbolico forte, ad alta emotività. È solo nell’epoca in cui i social media consentono di mettere in connessione i contenuti generati dagli utenti in tempo reale che è possibile per una cerimonia mediale assumere le fattezze di una processione conversazionale. È fatta di un flusso di tweet che ti permettono di condividere e partecipare e di far corrispondere il tuo dolore emotivo allo scalare di una classifica: più twittiamo più il nostro topic sale. Perché il dolore (o un’emozione) all’epoca dei social network deve essere visibile, condiviso, accessibile, ricercabile e moltiplicabile.</p>
<h5>4 Marzo 8:57 PM</h5>
<p>A volte però emotività e precisione informativa non coincidono. I topic vengono rilanciati sulla fiducia del semplice appartenere ad un gruppo, fidandosi gli uni degli altri, lasciandosi trascinare più dall’emozione del momento che dal dubbio, confidando che la “connessione” sia di per sé un valore di autenticità. E la storia di Alejandra ci racconta anche questo, quando &#8211; dopo quasi 72 ore (o meglio: dopo quasi 3 giorni, se volessimo utilizzare una prospettiva biblica) &#8211; nel suo profilo Twitter compaiono due messaggi: «hola a todos, quiero desmentir lo de mi muerte!!!!! estoy viva!!! por favor quiero saber quien invento esto» e «el terremoto ha sido muy terrible pero estoy bien, gracias a Dios mi familia». Ai quali seguono altri due che parlano al pubblico connesso dei fan dei Jonas Brothers e agli stessi Jonas: «@<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://twitter.com/Jonasbrothers">Jonasbrothers</a> hello, my name is Alejandra, I´m from Chile, sb said that I was dead, but obviously it is not true»; «My house is full of water, we are trying to survive, but I´m alive, thank you very much Jonas for your support, love you».</p>
<p>Una vera e propria resurrezione mediale. Che non soddisfa tutti. Tanto che le migliaia di follower acquisiti dubitano di chi realmente stia scrivendo, sospettano, chiedono prove. Ma nel giro di qualche tweet Alejandra, investita di tutta la popolarità che la Rete sa costruirti attorno, comincia a rispondere a distanza spiegando che adesso è ospite dallo zio, che sì lo zio ha internet e un computer sul quale scrivere, ma che no, non riesce ad andare a scattare foto della sua casa allagata. Alejandra scrive, scrive di sé e della gente del Cile e il suo racconto parla del dolore di una popolazione che ha perso tutto, che cerca di rialzarsi con dignità, che sente il calore della solidarietà del resto del mondo.</p>
<p>E alla fine, forse, quello che resta di tutta questa vicenda è proprio questo senso di solidarietà e il calore che scaturisce nello stringersi attorno ai tweet. Un calore digitale che i racconti connessi della Rete, tra ambiguità ed emotività, sembrano riaccendere.</p>

                            <div id="aspdf">
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		<title>Ci ho provato e ce l’ho fatta, una storia d’Africa</title>
		<link>http://www.photogulp.it/wordpress/2010/03/08/ci-ho-provato-e-ce-l%e2%80%99ho-fatta-una-storia-d%e2%80%99africa/#utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=ci-ho-provato-e-ce-l%25e2%2580%2599ho-fatta-una-storia-d%25e2%2580%2599africa</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 08:16:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>APOGEO ON LINE</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archimede]]></category>
		<category><![CDATA[Divulgazione Scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Ethan Zuckerman]]></category>
		<category><![CDATA[Hartford Mchazime]]></category>
		<category><![CDATA[INFORMAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[Malawi]]></category>
		<category><![CDATA[Microeconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo e Tecnologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Photogulp]]></category>
		<category><![CDATA[Rizzoli]]></category>
		<category><![CDATA[Wall Street Journal]]></category>
		<category><![CDATA[William Kamkawamba]]></category>
		<category><![CDATA[attualita]]></category>

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		<description><![CDATA[La curiosa vicenda di un quattordicenne del Malawi che ha costruito un mulino a vento per dare elettricità alla sua casa e alla sua famiglia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Prima che scoprissi il miracolo della scienza, la magia governava il mondo». Così inizia <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://browseinside.harpercollins.com/index.aspx?isbn13=9780061730320&amp;WT.mc_id=biWidget05379ea9-febf-4998-985e-acf2e36ead15">The boy who harnessed the wind</a>, il libro che racconta la storia di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://williamkamkwamba.typepad.com/williamkamkwamba/photos.html">William Kamkawamba</a>, un ragazzo del Malawi che a quattordici anni ha costruito un mulino a vento con alcuni pezzi di scarto. Voleva rifornire la sua casa di elettricità e fare qualcosa per non essere condannato a lavorare la terra della sua famiglia tutta la vita. La sua storia ha commosso prima la blogosfera africana, poi la platea della Ted Conference ad Arusha (Tanzania) nel 2007, e, da qui, è rimbalzata sulla <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://online.wsj.com/article/SB119742696302722641.html">prima pagina del Wall Street Journal</a> fino poi a diventare un libro,<em> </em>scritto in collaborazione con il giornalista dell’Associated Press Bryan Mealer e ora tradotto in italiano <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/rizzoli/libro/3845_il_ragazzo_che_catturo_il_vent_kamkwamba.html">da Rizzoli</a>.<span id="more-2338"></span></p>
<h5>Oltre le circostanze</h5>
<p>Una vicenda che sembra uscita da un romanzo, più che esserne il contenuto, e il cui aspetto più sorprendente,  scrive <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://ethanzuckerman.com/blog/">Ethan Zuckerman</a> «non è l’improbabile sequenza di eventi che hanno portato William dall’anonimato alla prima pagina del Wall Street Journal, ma il fatto che la sua creatività e le sue ambizioni non siano state cancellate dalle circostanze». L’Africa di William, infatti, è un paese dove la notte gli stregoni rubano la testa agli uomini e ci giocano a calcio, le gomme da masticare potrebbero essere avvelenate da una pozione magica, e il candidato alla presidenza promette scarpe per tutti ma poi ritratta subito dopo l’elezione. Un paese dove convive scienza e magia, speranza e rassegnazione, ingenuità e creatività.</p>
<p>Qui, nel 2001 William trova un vecchio libro in una sperduta biblioteca vicino a Wimbe, il villaggio del Malawi dove vive. Si intitola <em>Using energy</em> e sulla copertina c’è una lunga fila di pale eoliche. «Non sapevo che cosa fossero», scrive William, «tutto quello che vedevo erano torri bianche con tre pale che si alzavano verso il cielo come giganti». In quel periodo il Malawi è colpito da una grave carestia. William mangia una sola volta al giorno, e non frequenta la scuola perchè i genitori non possono permettersi di pagare la retta. «Immaginate che una forza ostile abbia invaso la vostra città e che la sconfitta sia praticamente certa», legge William nel libro, «se  serve un eroe per salvare le vostre sorti, provate a cercare nella più vicina università e portate uno scienziato in battaglia».</p>
<h5>Meravigliosamente solo</h5>
<p>Dopo aver raccontato come Archimede durante l’assedio di Siracusa utilizzò gli specchi per bruciare le navi dei romani, il libro spiega il potere dell’energia e come funziona un impianto eolico. «Tutto quello di cui ho bisogno è un mulino», conclude William, «con un mulino posso stare sveglio la sera a leggere invece di andare a letto alle sette come tutto il resto del Malawi. E posso procurare acqua per irrigare i campi di casa, così da non soffrire più la fame». In un paese, come il Malawi, in cui solo il 2% della popolazione possiede l’elettricità, ma il vento soffia quasi ininterrottamente giorno e notte, l’idea di William non è poi così bizzarra, come invece, appare a familiari e agli amici che seguono l’impresa i primi con preoccupazione, gli altri con un fare scherzoso.</p>
<p>Inizialmente William cerca di spiegare, di coinvolgerli, poi rinuncia e decide di mettere tutti davanti al fatto compiuto. Si rifugia in una discarica, dove era solito giocare da bambino, che gli appare improvvisamente una «miniera d’oro», un posto dove poter stare «meravigliosamente solo», dove dimenticare la delusione per non poter frequentare la scuola, e soprattutto dove trovare i pezzi necessari per il suo mulino. Trova un ventilatore di un trattore, delle grosse lame arruginite, un enorme assorbitore d’urto (cuscinetto), un pistone, una bobina arruginita e così via. Pezzi che nei giorni seguenti assembla come quelli di un puzzle e che man mano prendono forma.</p>
<h5>Non ero pazzo</h5>
<p>Il momento in cui William riesce ad avviare il mulino e a illuminare la sua stanza è tutto da leggere. Non è possibile raccontare l’emozione che si prova immaginando la scena: la gente che si raduna intorno aspettando il suo fallimento (perchè almeno, così, è più facile accettare la rassegnazione), i timori e le speranze della madre e delle sorelle, il cuore di William che batte mentre cerca di avviare il <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.flickr.com/search/?q=Kamkwamba&amp;m=text">mulino</a> muovendo il raggio della bicicletta, fino a quando, poi, appare la luce e tutti intorno iniziano ad applaudire mentre William saltando grida: «Ve l&#8217;avevo detto che non ero pazzo».  Un urlo liberatorio che ha il sapore di una rivincita nei confronti degli increduli ma soprattutto di un paese che non gli permette di avere quanto desidera.</p>
<p>Quello che n’è seguito è per certi versi ancora più sorprendente, se si pensa che William non aveva conoscenti, amici, patroni che si prendessero cura di lui e della sua invenzione. Almeno fino a quando, qualche anno dopo, nel 2006, Hartford Mchazime, un docente legato a una Ong, decide di farsi quattro ore di macchina (richiamato da alcuni colleghi che avevano visto il mulino) per andare a conoscere quel ragazzo che aveva <em>imbrogliato il vento</em>. «Quello che ha fatto vostro figlio è sorprendente», spiega Mchazime ai genitori di William, «e questo è solo l’inizio. Ho la sensazione che vostro figlio farà strada e vorrei che voi vi foste pronti».</p>
<h5>TedGlobal</h5>
<p>Mchazime convoca i giornalisti delle più importanti testate del Malawi, che pubblicano foto e interviste. Decide poi che William debba riprendere al più presto gli studi, non c’è più tempo da perdere, e non riuscendo ad ottenere la risposta che vuole da diverse scuole, si reca direttamente al Ministero dell’istruzione che provvede a iscrivere di William &#8211; non senza mostrare prima alcune resistenze &#8211; in una scuola a un’ora di strada dal suo paese. Nel frattempo <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://timbuktuchronicles.blogspot.com/">Emeka Okafor</a>, famoso blogger nigeriano e imprenditore, nonchè direttore del programma della TEDGlobal conference del 2007, legge su un blog malawiano la vicenda di William, e decide di invitarlo come ospite all’evento.</p>
<p>«Non sapevo ancora dove si tenesse la conferenza, immaginavo a Lilongwe», racconta William, «così inizio a immaginarmi per le strade della capitale. La gente dice che Lilongwe è piena di ladri ma non avevo paura. Se qualcosa fosse successo, avevo deciso, sarei entrato in un mercato e avrei chiesto aiuto a una donna. Le donne ti aiutano sempre». La conferenza, invece, si tiene ad Arusha, in Tanzania, e William per la prima volta <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://soyapi.blogspot.com/2007/06/meeting-william-kamkwamba.html">prende un aereo</a> e dorme in un albergo: «Un hotel? Starò in un hotel? Pensavo che avrei dorminto in una guesthose vicino a una di quelle zone rumorose dove sta la porvera gente». Ad Arusha, il giorno della conferenza, William, per la prima volta prova un computer, naviga su internet e fa una ricerca su Google naturalmente con la parola “mulino”. Poi arriva il momento di salire sul palco, le gambe gli tremano, le parole svaniscono, <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chris_Anderson_%28TED%29">Chris Anderson</a> lo guida, ma è proprio la sua semplicità e il suo essere impacciato che colpisce la platea.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="334" height="326" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="bgColor" value="#ffffff" /><param name="flashvars" value="vu=http://video.ted.com/talks/dynamic/WilliamKamkwamba_2007G-medium.flv&amp;su=http://images.ted.com/images/ted/tedindex/embed-posters/WilliamKamkwamba-2007G.embed_thumbnail.jpg&amp;vw=320&amp;vh=240&amp;ap=0&amp;ti=153&amp;introDuration=16500&amp;adDuration=4000&amp;postAdDuration=2000&amp;adKeys=talk=william_kamkwamba_on_building_a_windmill;year=2007;theme=tales_of_invention;theme=speaking_at_tedglobal2009;theme=design_like_you_give_a_damn;theme=ted_under_30;theme=africa_the_next_chapter;event=TEDGlobal+2007;&amp;preAdTag=tconf.ted/embed;tile=1;sz=512x288;" /><param name="src" value="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf" /><param name="bgcolor" value="#ffffff" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="334" height="326" src="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf" flashvars="vu=http://video.ted.com/talks/dynamic/WilliamKamkwamba_2007G-medium.flv&amp;su=http://images.ted.com/images/ted/tedindex/embed-posters/WilliamKamkwamba-2007G.embed_thumbnail.jpg&amp;vw=320&amp;vh=240&amp;ap=0&amp;ti=153&amp;introDuration=16500&amp;adDuration=4000&amp;postAdDuration=2000&amp;adKeys=talk=william_kamkwamba_on_building_a_windmill;year=2007;theme=tales_of_invention;theme=speaking_at_tedglobal2009;theme=design_like_you_give_a_damn;theme=ted_under_30;theme=africa_the_next_chapter;event=TEDGlobal+2007;&amp;preAdTag=tconf.ted/embed;tile=1;sz=512x288;" bgcolor="#ffffff" wmode="transparent" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<h5>I try and I made it</h5>
<p>Alla fine del racconto tutti si alzano in piedi per applaudire, qualcuno è commosso. «I try and I made it», diviene il tormentone della conferenza. William è felice. «Per la prima volta nella mia vita», commenta nel suo libro, «mi sono sentito circondato da persone che capivano quello che avevo fatto. Un grande peso aveva lasciato il mio petto. Potevo rilassarmi. Ero finalmente fra colleghi». William Kamkwamba oggi vive in Sudafrica, dove grazie a una borsa di studi frequenta l’<a rel="nofollow" target="_blank" title="African Leadership Academy" href="http://en.wikipedia.org/wiki/African_Leadership_Academy">African Leadership Academy</a> a <a rel="nofollow" target="_blank" title="Johannesburg" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Johannesburg">Johannesburg</a>. In Malawi ha costruito un mulino ancora più grande per illuminare non solo la sua casa, ma anche il suo villaggio e per questo negli Stati Uniti ha ricevuto diversi premi. Di lui Nicholas Negroponte ha scritto: «La genialità di William sta nella sua ingenuità». Mentre <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.thelongtail.com/about.html">Chris Anderson</a>, direttore di Wired: «Mi piace scoprire quanto possiamo imparare da chi non ha nessuna possibilità».</p>

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		<title>Ginevra, la vittoria delle auto ibride Futuro ecologico da Toyota a Bmw</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 13:57:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ GINEVRA (6 marzo) - Ottanta voglia di futuro potrebbe essere il gioco di parole per descrivere il Salone di Ginevra che, per la sua 80ma edizione, batte tutti i record in termini di novità consacrando l'ibrido come la ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> GINEVRA (6 marzo) &#8211; Ottanta voglia di futuro potrebbe essere il gioco di parole per descrivere il Salone di Ginevra che, per la sua 80ma edizione, batte tutti i record in termini di novità consacrando l&#8217;ibrido come la </p>

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		<title>LUTTO NAZIONALE: LA DEMOCRAZIA E&#8217; MORTA</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 23:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both;text-align: center"><a href="http://photos-c.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash1/hs459.ash1/25222_1216869267285_1395470581_30482353_4379248_n.jpg"><img border="0" height="300" src="http://photos-c.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash1/hs459.ash1/25222_1216869267285_1395470581_30482353_4379248_n.jpg" width="400" /></a></div><br />
<br />
<span style="color: #990000;font-size: x-large">&#160;Il presidente napolitano ha firmato il decreto salva liste e la morte della democrazia.</span><br />
<br />
<div style="text-align: center"><span style="font-size: x-large"><b>A MILANO, SABATO 6 MARZO&#160; PRESIDIO ALLE ORE 12 DAVANTI ALLA PREFETTURA</b></span></div><br />
<span style="font-size: large">Luciana P. Pellegreffi</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-2158705687301932017?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/2F_A3KA7a3g" height="1"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://photos-c.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash1/hs459.ash1/25222_1216869267285_1395470581_30482353_4379248_n.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"><img border="0" height="300" src="http://photos-c.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash1/hs459.ash1/25222_1216869267285_1395470581_30482353_4379248_n.jpg" width="400" /></a></div>
<p><span style="color: #990000; font-size: x-large;">&nbsp;Il presidente napolitano ha firmato il decreto salva liste e la morte della democrazia.</span></p>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: x-large;"><b>A MILANO, SABATO 6 MARZO&nbsp; PRESIDIO ALLE ORE 12 DAVANTI ALLA PREFETTURA</b></span></div>
<p>
<span style="font-size: large;">Luciana P. Pellegreffi</span>
<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-2158705687301932017?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div>
<p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/2F_A3KA7a3g" height="1" width="1"/></p>

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		<title>I codici a barre su Panorama, è solo l’inizio</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 08:15:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>APOGEO ON LINE</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Filippo Gramigna]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo Online]]></category>
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		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il periodico di Mondadori sperimenta la crossmedialità tra rivista e web, per approfondire i contenuti di alcuni articoli. Breve intervista al publisher Filippo Gramigna]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Wired me lo aspettavo. Da Panorama, onestamente no. Sto parlando dei QR Codes, quei codici a barre di cui <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://robertoventurini.blogspot.com/2007/04/mobile-codes-per-un-marketing-mobile.html" >ogni tanto parlo</a>. Visti sul primo numero di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.disma.biz/?p=915" >Wired</a> ci stavano: tecnologia, crossmedialità&#8230; poi sono un po&#8217; spariti dal geek-mensile. Da Panorama (rivista che frequento un po&#8217; meno) invece non mi aspettavo questa incursione nella tecnologia, anche perché ho scoperto che non sono state operazioni spot, di<em> buzz generation</em>, ma sono una costante della rivista; in ogni numero un piccolo contributo di arricchimento crossmediale ad alcuni articoli. La faccenda mi ha stimolato la curiosità e ho approfittato di un&#8217;occasione (una collaborazione con Panorama First) per fare un po&#8217; di domande in giro e capire cosa c&#8217;era sotto, se c&#8217;era un pensiero, e quale.<span id="more-2315"></span></p>
<p>Così sono andato a chiedere a Filippo Gramigna, publisher dei periodici maschili di Mondadori e l&#8217;ho un po&#8217; intervistato. Dato che non sono bravo a prendere appunti e a fare il bravo giornalista, riassumo drasticamente i punti chiave della chiacchierata, che sembrano soddisfare tutte le critiche di noi geek, commentatori digitali, opinionisti virtuali, profeti di sventure terribili per le riviste tradizionali se non si danno una mossa verso un cambio dei modelli editoriali (e anche dei modelli di business, ma questa è una storia più complicata ancora).</p>
<h5>Una foto del progetto</h5>
<p>Alla mia domanda sul perché questa operazione, Gramigna risponde: «In effetti l&#8217;uso dei QR code per Panorama risponde a una strategia editoriale; è il primo passo di un cammino di innovazione, che nasce da un chiaro rendersi conto che la carta stampata deve evolvere per continuare a fare numeri e lettori. L&#8217;operazione è attiva già dal mese di dicembre 2009 ed è previsto continui su base regolare, con in media una decina di codici per ogni numero, che portano a contenuti multimediali correlati agli articoli, come foto, immagini, musiche, filmati. E la sperimentazione sta dando risultati interessanti in questa esplorazione del potenziale crossmediale della rivista: se il primo numero ha visto oltre 50.000 accessi a contenuti attraverso i QR codes, oggi siamo in media a 10.000 accessi per ogni numero». Scopro poi che Panorama non è l&#8217;unica testata coinvolta nel progetto: «Questa tecnologia è stata estesa anche a Ciak e a Economy, che ha realizzato un sondaggio d&#8217;opinione attraverso un codice posto in copertina».</p>
<p>A questi punto mi è stato impossibile trattenermi dall&#8217; ipotizzare che stiano facendo delle belle pensate su come monetizzare questi accessi. «Uno dei modi in cui stiamo lavorando a questo aspetto è quello di coinvolgere gli inserzionisti del giornale nell&#8217;uso dei codici, attraverso meccanismi pubblicitari studiati ad hoc». Il fatto che non si tratti di una sperimentazione tocca e fuggi mi sembra poi confermato dal fatto che l&#8217;inserimento dei codici è stato integrato nel sistema editoriale, quindi è direttamente il giornalista che crea in autonomia il proprio codice e lo inserisce nell&#8217;articolo attraverso i software che usa per scrivere gli articoli. Il senso dell&#8217;operazione è comunque, a quanto dichiarato, di portata più ampia: è un&#8217;esplorazione delle potenzialità della crossmedialità senza fermarsi al codicillo (invero bruttino, lo si potrebbe rendere <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://geekadvertising.wordpress.com/2009/05/04/chi-ha-detto-che-i-qr-codes-non-possono-essere-sexy/" >più sexy</a>) così come lo vediamo.</p>
<p>Il primo passo sarà quello di arricchire la piattaforma andando a esplorare le declinazioni in ambito di couponing, di concorsi, di geolocalizzazione. L&#8217;aspetto più interessante è però che i codici a barre sono solo il primo passo di un percorso di evoluzione tecnologica. E il prossimo passo su tecnologie diverse (non mi è stato rivelato quale, ma ho imparato a gestire la mia curiosità infantile) si vedrà proprio nel numero in edicola questa settimana, per poi estendersi a applicazioni di grande impatto mediatico nei prossimi mesi.</p>
<h5>Un inizio?</h5>
<p>Per Panorama pare di sì. A questo punto sarà interessante stare a vedere come si muoverà il resto del panorama editoriale, specialmente se questo tipo di applicazioni riusciranno a smuovere tre fattori chiave: il numero dei lettori, il ritorno o l&#8217;accesso per la prima volta di lettori non abituali verso la carta e le revenue pubblicitarie. Qui si tratta di esplorare le possibili interazioni tra carta e web che sono state francamente molto trascurate in quella corsa che ha caratterizzato i primi dieci anni del nostro web. Un corsa che ha sempre messo in contrapposizione la carta, il tradizionale contro il digitale, il nuovo; fallendo finora nel costruire significative integrazioni editoriali su piattaforme diverse.</p>
<p>Pur togliendosi il cappello di fronte a siti di eccellenza come quello del New York Times, va rilevato che carta e digitale sembrano percorrere strade parallele, sostitutive e finora ben poco complementari e integrative. Forse si può fare di più. E non mi farebbe schifo se un po&#8217; di innovazione partisse dalle aziende di casa nostra.</p>

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		<title>Anafore, le parole che non ti ho digitato</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 08:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>APOGEO ON LINE</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Storie che escono spontaneamente dalla finestra di ricerca digitando l'inizio di una frase, raccondandoci qualcosa in più di noi e degli altri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Google invade le nostre vite. Google spunta in ogni angolo del nostro web. Google potrebbe levarci in un colpo solo mail, documenti, statistiche, video, mappe, conoscenza. Google sa troppe cose di noi. Google è cattivo perché fa vedere i video in cui i giovani si picchiano e fanno le cose brutte. Esagerazioni e battute a parte, il motore di ricerca più famoso del mondo è in effetti diventato una presenza molto ingombrante nella vita degli utenti web, grazie all’indubbia capacità dell’azienda di Mountain View di fornirci alcuni prodotti diventati degli standard. E se a un livello più alto questo genera un dibattito tra addetti ai lavori su posizioni dominanti, rispetto della privacy e necessarie regole e bilanciamenti, anche negli utenti medi e “light” possono nascere delle domande.<span id="more-2317"></span></p>
<p>Infatti noi ci siamo abituati a molte cose, ma mettendoci nei panni di un utente meno disinvolto appariranno subito una serie di cose che possono ancora impressionare, come il vedere che Google ci propone degli annunci in base al contenuto delle nostre mail, si ricorda del posto in cui ci troviamo e dove volevamo andare, si affretta a suggerirci la domanda che iniziamo a digitare.</p>
<p>A Google puntano ad accompagnarci in ogni momento della nostra vita sempre più connessa, mostrandosi come un amico al quale è normale chiedere senza preoccuparsi di svelare troppo. Loro lo sanno benissimo e, forse, stanno cercando di costruire  una “poetica” intorno a tutto questo. Basta guardare <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=nnsSUqgkDwU">uno degli spot televisivi</a> in onda proprio in questo periodo (segnalato sul <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.mantellini.it/?p=7634">Manteblog</a>), dove una storia d’amore è raccontata tramite il form di ricerca più popolare del mondo, protagonista assoluto e narratore silenzioso di un racconto  a colpi di clic.</p>
<p>Sullo stesso principio è basato un gioco proposto da <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.enrico-sola.com/">Enrico Sola</a>, un blogger italiano noto come <em>Suzuki Maruti</em>. Sul suo blog sono comparsi i primi esperimenti di un passatempo chiamato <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.enrico-sola.com/category/anafore/">Anafore</a>, approdato in seguito anche sul magazine di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.graziamagazine.it/people/forse-cercavi">Grazia</a>. A stimolare la fantasia del blogger sono stati <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.google.it/support/websearch/bin/answer.py?hl=it&amp;answer=106230">i suggerimenti di ricerca</a>, che Google fornisce mentre state digitando nel campo “ricerca”. Quella funzione che, mentre voi iniziate a scrivere una parola o una frase, prova a indovinare cosa potrebbe servirvi, dicendovi nel contempo qualcosa sulle ricerche più diffuse, con esiti a volte sorprendenti.</p>
<p>Proprio come nella figura retorica chiamata <em>anafora</em>, Suzuki Maruti usa questa  funzione per formare piccole storie le cui parti iniziano con le stesse parole, puntando a risultati surreali. Per esempio, il solo digitare le tre parole <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.enrico-sola.com/2009/11/anafore-la-rivincita-dei-nerd/">“mi ha detto”</a> dà vita a una successione di eventi, una mini-storia che comincia con un dubbio e finisce con una rottura. Se il gioco vi diverte potreste provare anche voi a riprodurlo. Nel peggiore dei casi scoprirete qualcosa di più di quello che  “la gente” cerca su Google.</p>
<p>Potrebbe essere anche un modo leggero per interrogarsi di fronte a strumenti che riescono a suscitare grandi entusiasmi e molta diffidenza,  a volte anche contemporaneamente. Come nel caso di Wave e Buzz, nei primi giorni dei loro lanci manie per bloggers e frequentatori di social network, in seguito bersagli per critiche e abbandoni. Un po&#8217; di consapevolezza e ironia possono essere utili per relazionarsi con marchio che difficilmente un utente web riesce a ignorare. Come ha sagacemente notato un’altra blogger nota come <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.dottoressadania.it/2010/02/10/buzz-de-mello/">Dottoressa Dania </a>, «la vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a provare l’ennesimo nuovo servizio di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2010/02/news-google-buzz.shtml">Google</a>». L’importante è saperlo.</p>

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                                <a href="http://www.photogulp.it/wordpress/wp-content/plugins/as-pdf/generate.php?post=2916">
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                                </a>
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		<title>QUALE SICUREZZA E SALUTE PUBBLICA A MILANO? AMIANTO E VIA FELTRINELLI</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 19:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[PELLEGREFFI LUCIANA P.]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6977233991421902273.post-3141661065854477016</guid>
		<description><![CDATA[<div style="font-family: inherit"><span style="font-size: large">Che cos’è la “Sicurezza”? Difficile definirla in quanto basata, per certi aspetti,&#160;sulla percezione emotiva e sui condizionamenti sociali, è&#160;di conseguenza,&#160;soggetta al vissuto e alla percezione di ognuno di noi.</span></div><div style="font-family: inherit"><span style="font-size: large"><br />
</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">Per gli amministratori pubblici, però, la sicurezza dovrebbe essere la tutela della salute pubblica che si coniuga non solo con la salute fisica, ma anche quella del riconoscimento dei diritti quali la casa ad equo affitto, lavoro stabile per garantire al cittadino il suo inserimento sociale e la sua realizzazione come persona. </span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">La sicurezza, ad esempio,&#160;è anche:</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">-&#160;quella sui luoghi di lavoro;&#160;oltre 1.000 morti all’anno che tragicamente si rinnovano nel silenzio e nell’impunità;</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">-&#160;il diritto a vivere in una ambiente sano;</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">-&#160;il dovere dell’amministrazione di non ignorare la tutela della salute pubblica,&#160;pianificare seri interventi di&#160;sviluppo dei mezzi pubblici e ferroviari per un equilibrato sistema di mobilità e ridurre gli inquinanti nell'aria;</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">- la sostituzione con&#160;combustibili poco inquinanti o fotovoltaico per il riscaldamento e non solo, negli edifici pubblici;</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">-&#160;la bonifica delle case e delle aree con presenza di&#160;amianto o rifiuti pericolosi.</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">La sicurezza è anche&#160;tutto questo. </span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large"><br />
</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large"><b>L'amianto nelle case di via Feltrinelli a Milano,</b> la cui bonifica non ha mai suscitato alcuna solerzia da parte del Comune di Milano e la presenza di organizzazioni criminali in città,&#160;e non da ieri, per questa sicurezza che ha fatto&#160;il partito “del fare”?</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">Il sindaco Moratti dichiara serenamente che la mafia a Milano non esiste nonostante la verità sia il contrario. Allora di che sicurezza stiamo parlando?</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">Che dire dell'abbandono delle istituzione dei quartieri Aler, senza manutenzione e controllo e facili prede del racket delle case e addirittura di vendite abusive?</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">Non solo i cittadini e i comitati di quartiere denunciano da anni questa situazione, anche l’importante lavoro di denuncia di <b>“Sos Racket e Usura”</b> cade nell’indifferenza del comune, provincia e regione tanto che il presidente dell’associazione <b>Ferdinando Manzi </b>ha recentemente denunciato, oltre all’ennesimo atto intimidatorio nei suoi confronti, la chiusura dell’associazione perché sfiancato dall’indifferenza delle istituzioni che non hanno nemmeno riconosciuto l’importanza dell'impegno dell'associazione concedendogli&#160; una sede … ma dimenticavo che a Milano la criminalità organizzata non esiste.</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">Le richieste dell’opposizione in consiglio comunale di fare una commissione di controllo sulla gestione dei fondi per l’<b>Expo</b>, quale sollecita accoglienza ha avuto da chi governa la città?</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><br />
</div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">E sempre per parlare di Sicurezza, quella vera, quella con la S maiuscola: <b>amianto.&#160;</b></span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">Le case Aler di via Feltrinelli trasudano amianto dalle ferite dell’edificio da troppi anni. L’amianto respirato ha provocato tumori agli inquilini che vivevano/vivono in quelle case; vi sono le <b>cartelle cliniche che certificano la morte per cause d'amianto di dieci persone e altri otto ragazzi ammalati di cancro a febbraio 2008.</b></span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">In una trasmissione ad Annozero del febbraio 2008 la Prestigiacomo promise:"Faccio un sopralluogo", ma nessuno l'ha mai vista, e il sindaco comparve solo dopo lo scalpore suscitato dalla trasmissione.</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><br />
</div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">C'è un posto a Milano dove i bambini respirano amianto fin dalla nascita. C'è un posto dove i ragazzi si ammalano di tumore e cadono come mosche.</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><br />
</div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">Questa non è SICUREZZA?</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><br />
</div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">Almeno <b>dal 2002 oltre 15 milioni e mezzo di Euro</b> ogni anno vengono messi e rimessi a bilancio e non utilizzati. La pericolosità dell’amianto è nota da metà degli anni '70, ma in via Feltrinelli viene utilizzato per la costruzione nel 1984.</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><br />
</div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">L'<b>11 ottobre 1988 </b>una lettera firmata dall'assessore del settore Igiene e Sanità dell'epoca, Pier Vito Antoniazzi comunica che “la Giunta oggi stesso ha approvato la delibera n.146 "che dovrebbe risolvere la situazione, ma si arriva al 2002, con De Corato che risponde all'ennesima lettera degli inquilini: "Si rende noto che nel Bilancio Triennale 2002-2004 è stato inserito l'intervento di manutenzione straordinaria per lo stabile di Vostra residenza". Da allora tutto tace, e l'amianto resta là.</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">Da <b>luglio 2009 </b>è iniziato finalmente il trasferimento verso altri alloggi; 90 famiglie sono già trasferite, circa <b>40 considerate irregolari, sono ancora lì ad oggi, marzo 2010</b>.</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><br />
</div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">Che cos’è questa se non Sicurezza per la salute pubblica?&#160;</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">Ah … dimenticavo che questa amministrazione non è attenta alle periferie, ai quartieri Aler: basta avere la Città della Moda, la Ruota al Parco, togliere i presidi di Polizia Locale dai quartieri per metterli in centro, fare cassa con multe, ecopass e gratta e sosta e così via non gestendo.</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><br />
</div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large"><b>A Milano vi sono oltre 20.000 famiglie in legalmente lista d’attesa per un diritto</b>: la casa popolare, case che non si costruisco. <b>Non ci sono soldi</b>, quante volte ce lo sentiamo dire? Troppe, tanto da non crederci più.</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><br />
</div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><b><span style="font-size: large">Come avrebbero fatto altrimenti Formigoni e la Regione Lombardia a dilapidare 500 milioni di euro per il nuovo grattacielo della Regione?</span></b></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><b><br />
</b></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><b><span style="font-size: large">E pensare che con quella cifra si sarebbero potuti costruire oltre 4.000 appartamenti popolari.</span></b></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large"><br />
</span></div><div style="color: #990000;font-family: inherit;text-align: justify"><b><span style="font-size: large">Il diritto alla casa e al lavoro, sono la base per lo sviluppo della persona, per la creazione del futuro, per l’integrazione sociale di chiunque.</span></b></div><div style="font-family: inherit"><br />
</div><div style="font-family: inherit"><span style="font-size: large">E allora, di che sicurezza parlano i nostri amministratori?&#160;</span></div><div style="font-family: inherit"><br />
</div><div style="font-family: inherit"><span style="font-size: large">Articoli correlati:</span></div><div style="font-family: inherit"><span style="font-size: large"><a href="http://neuroniattivi.blogspot.com/2010/02/la-sicurezza-che-tanto-piace-al-centro.html">LA SICUREZZA CHE TANTO PIACE AL CENTRO DESTRA: STRILLI E DEMAGOGIA</a></span></div><div style="font-family: inherit"></div><div style="font-family: inherit"><br />
</div><div style="font-family: inherit"><span style="font-size: large">Luciana P. Pellegreffi</span></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-3141661065854477016?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/pLOWegjNu68" height="1"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="font-family: inherit;"><span style="font-size: large;">Che cos’è la “Sicurezza”? Difficile definirla in quanto basata, per certi aspetti,&nbsp;sulla percezione emotiva e sui condizionamenti sociali, è&nbsp;di conseguenza,&nbsp;soggetta al vissuto e alla percezione di ognuno di noi.</span></div>
<div style="font-family: inherit;"><span style="font-size: large;"><br />
</span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Per gli amministratori pubblici, però, la sicurezza dovrebbe essere la tutela della salute pubblica che si coniuga non solo con la salute fisica, ma anche quella del riconoscimento dei diritti quali la casa ad equo affitto, lavoro stabile per garantire al cittadino il suo inserimento sociale e la sua realizzazione come persona. </span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">La sicurezza, ad esempio,&nbsp;è anche:</span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">-&nbsp;quella sui luoghi di lavoro;&nbsp;oltre 1.000 morti all’anno che tragicamente si rinnovano nel silenzio e nell’impunità;</span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">-&nbsp;il diritto a vivere in una ambiente sano;</span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">-&nbsp;il dovere dell’amministrazione di non ignorare la tutela della salute pubblica,&nbsp;pianificare seri interventi di&nbsp;sviluppo dei mezzi pubblici e ferroviari per un equilibrato sistema di mobilità e ridurre gli inquinanti nell&#8217;aria;</span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">- la sostituzione con&nbsp;combustibili poco inquinanti o fotovoltaico per il riscaldamento e non solo, negli edifici pubblici;</span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">-&nbsp;la bonifica delle case e delle aree con presenza di&nbsp;amianto o rifiuti pericolosi.</span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">La sicurezza è anche&nbsp;tutto questo. </span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><br />
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<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><b>L&#8217;amianto nelle case di via Feltrinelli a Milano,</b> la cui bonifica non ha mai suscitato alcuna solerzia da parte del Comune di Milano e la presenza di organizzazioni criminali in città,&nbsp;e non da ieri, per questa sicurezza che ha fatto&nbsp;il partito “del fare”?</span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Il sindaco Moratti dichiara serenamente che la mafia a Milano non esiste nonostante la verità sia il contrario. Allora di che sicurezza stiamo parlando?</span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Che dire dell&#8217;abbandono delle istituzione dei quartieri Aler, senza manutenzione e controllo e facili prede del racket delle case e addirittura di vendite abusive?</span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Non solo i cittadini e i comitati di quartiere denunciano da anni questa situazione, anche l’importante lavoro di denuncia di <b>“Sos Racket e Usura”</b> cade nell’indifferenza del comune, provincia e regione tanto che il presidente dell’associazione <b>Ferdinando Manzi </b>ha recentemente denunciato, oltre all’ennesimo atto intimidatorio nei suoi confronti, la chiusura dell’associazione perché sfiancato dall’indifferenza delle istituzioni che non hanno nemmeno riconosciuto l’importanza dell&#8217;impegno dell&#8217;associazione concedendogli&nbsp; una sede … ma dimenticavo che a Milano la criminalità organizzata non esiste.</span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Le richieste dell’opposizione in consiglio comunale di fare una commissione di controllo sulla gestione dei fondi per l’<b>Expo</b>, quale sollecita accoglienza ha avuto da chi governa la città?</span></div>
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<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">E sempre per parlare di Sicurezza, quella vera, quella con la S maiuscola: <b>amianto.&nbsp;</b></span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Le case Aler di via Feltrinelli trasudano amianto dalle ferite dell’edificio da troppi anni. L’amianto respirato ha provocato tumori agli inquilini che vivevano/vivono in quelle case; vi sono le <b>cartelle cliniche che certificano la morte per cause d&#8217;amianto di dieci persone e altri otto ragazzi ammalati di cancro a febbraio 2008.</b></span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">In una trasmissione ad Annozero del febbraio 2008 la Prestigiacomo promise:&#8221;Faccio un sopralluogo&#8221;, ma nessuno l&#8217;ha mai vista, e il sindaco comparve solo dopo lo scalpore suscitato dalla trasmissione.</span></div>
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<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">C&#8217;è un posto a Milano dove i bambini respirano amianto fin dalla nascita. C&#8217;è un posto dove i ragazzi si ammalano di tumore e cadono come mosche.</span></div>
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<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Questa non è SICUREZZA?</span></div>
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<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Almeno <b>dal 2002 oltre 15 milioni e mezzo di Euro</b> ogni anno vengono messi e rimessi a bilancio e non utilizzati. La pericolosità dell’amianto è nota da metà degli anni &#8216;70, ma in via Feltrinelli viene utilizzato per la costruzione nel 1984.</span></div>
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<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">L&#8217;<b>11 ottobre 1988 </b>una lettera firmata dall&#8217;assessore del settore Igiene e Sanità dell&#8217;epoca, Pier Vito Antoniazzi comunica che “la Giunta oggi stesso ha approvato la delibera n.146 &#8220;che dovrebbe risolvere la situazione, ma si arriva al 2002, con De Corato che risponde all&#8217;ennesima lettera degli inquilini: &#8220;Si rende noto che nel Bilancio Triennale 2002-2004 è stato inserito l&#8217;intervento di manutenzione straordinaria per lo stabile di Vostra residenza&#8221;. Da allora tutto tace, e l&#8217;amianto resta là.</span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Da <b>luglio 2009 </b>è iniziato finalmente il trasferimento verso altri alloggi; 90 famiglie sono già trasferite, circa <b>40 considerate irregolari, sono ancora lì ad oggi, marzo 2010</b>.</span></div>
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<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Che cos’è questa se non Sicurezza per la salute pubblica?&nbsp;</span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Ah … dimenticavo che questa amministrazione non è attenta alle periferie, ai quartieri Aler: basta avere la Città della Moda, la Ruota al Parco, togliere i presidi di Polizia Locale dai quartieri per metterli in centro, fare cassa con multe, ecopass e gratta e sosta e così via non gestendo.</span></div>
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<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><b>A Milano vi sono oltre 20.000 famiglie in legalmente lista d’attesa per un diritto</b>: la casa popolare, case che non si costruisco. <b>Non ci sono soldi</b>, quante volte ce lo sentiamo dire? Troppe, tanto da non crederci più.</span></div>
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<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><b><span style="font-size: large;">Come avrebbero fatto altrimenti Formigoni e la Regione Lombardia a dilapidare 500 milioni di euro per il nuovo grattacielo della Regione?</span></b></div>
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<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><b><span style="font-size: large;">E pensare che con quella cifra si sarebbero potuti costruire oltre 4.000 appartamenti popolari.</span></b></div>
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<div style="color: #990000; font-family: inherit; text-align: justify;"><b><span style="font-size: large;">Il diritto alla casa e al lavoro, sono la base per lo sviluppo della persona, per la creazione del futuro, per l’integrazione sociale di chiunque.</span></b></div>
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<div style="font-family: inherit;"><span style="font-size: large;">E allora, di che sicurezza parlano i nostri amministratori?&nbsp;</span></div>
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<div style="font-family: inherit;"><span style="font-size: large;">Articoli correlati:</span></div>
<div style="font-family: inherit;"><span style="font-size: large;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://neuroniattivi.blogspot.com/2010/02/la-sicurezza-che-tanto-piace-al-centro.html">LA SICUREZZA CHE TANTO PIACE AL CENTRO DESTRA: STRILLI E DEMAGOGIA</a></span></div>
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<div style="font-family: inherit;"><span style="font-size: large;">Luciana P. Pellegreffi</span></div>
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		<title>Romani bis, altrettanti problemi interpretativi</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 07:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>APOGEO ON LINE</dc:creator>
				<category><![CDATA[Decreto Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto e tecnologie]]></category>
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		<category><![CDATA[decreto legislativo 79/2003]]></category>
		<category><![CDATA[direttiva 2000/31CE]]></category>
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		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo le polemiche delle settimane scorse, il provvedimento che recepisce una direttiva comunitaria in materia di audiovisivi è stato modificato e approvato. Esclusi dal provvedimento gli "utenti privati", ma restano ancora dubbi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://download.repubblica.it/pdf/2010/dlgs-romani.pdf">decreto Romani</a> che recepisce la <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2007:332:0027:01:IT:HTML">direttiva 2007/65 CE</a> in materia di audiovisivi è stato approvato dal Consiglio dei Ministri in questi giorni. Lo schema di decreto legislativo era stato accompagnato <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/01/25/decreto-romani-tanti-dubbi-interpretativi">da numerose perplessità</a> ed è stato, ora, modificato. In modo particolare, per quanto riguarda la disciplina degli audiovisivi sul web, le novità sostanziali snelliscono la procedura di autorizzazione (che si risolve in una mera dichiarazione di inizio attività). Si escludono, inoltre, dalla definizione di media audiovisivi i contenuti generati da «utenti privati nell’ambito di comunità di interesse». Non sembra, invece, esserci la chiarezza auspicata in merito alle categorie di soggetti che dovranno rispondere agli obblighi previsti dalla nuova normativa, in modo particolare per il mancato raccordo con la disciplina in materia di commercio elettronico. La disciplina, comunque, deve ancora essere completata sul piano regolamentare dall’Agcom e il giudice eventualmente chiamato ad applicarla dovrà comunque interpretarla secondo i principi del diritto comunitario. Cerchiamo di capire quali possono essere, quindi, le aspettative per la nuova regolamentazione per gli audiovisivi in campo internet.<span id="more-2300"></span></p>
<h5>Conflitto con la direttiva</h5>
<p>Il raccordo con la <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=:IT:">direttiva in materia di commercio elettronico</a> (recepita in Italia con il <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/03070dl.htm">decreto legislativo 70/03</a> è cruciale poiché la direttiva audiovisivi si propone di regolamentare anche i contenuti veicolati tramite web. Per questa ragione quest’ultima stabilisce espressamente regole di conflitto che dovrebbero essere osservate dagli stati in sede di recezione e che vale la pena menzionare. Le regole sono espresse dai <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2007:332:0027:01:IT:HTML">consideranda 8, 23 e 35</a>. Il <em>considerando</em> 8 stabilisce una prevalenza delle disposizioni della direttiva audiovisivi su quelle della direttiva sul commercio elettronico, a meno che la prima non faccia espressamente salve disposizioni della seconda. Ciò avviene con il <em>considerando</em> 23 che in materia di responsabilità editoriale stabilisce che devono preservarsi le deroghe di responsabilità della direttiva sul commercio elettronico, con conseguente esclusione della responsabilità del fornitore dei servizi della società dell’informazione per i contenuti veicolati dagli utenti dei suoi servizi.</p>
<p>Il <em>considerando</em> 35, ancora, stabilisce che le restrizioni alla libera fornitura dei servizi a richiesta (che secondo la direttiva sono tutti i servizi non lineari, on demand) dovrebbero essere possibili solo conformemente a condizioni e procedure che riprendano quelle già stabilite dall’articolo 3, paragrafi 4, 5 e 6, della direttiva 2000/31/CE. La disciplina cui si riferisce il <em>considerando</em> in esame riguarda la possibilità di limitare la circolazione dei servizi della società dell’informazione e individua motivi quale la prevenzione dei reati, la lesione della dignità umana, la difesa nazionale, la difesa dei consumatori purché la misura sia necessaria, giustificata da un pregiudizio, proporzionata. Limitazioni per motivi diverse possono essere adottate solo col parere favorevole della Commissione.</p>
<p>La direttiva sul commercio elettronico al fine di tutelare la libera circolazione dei servizi e la libertà di stabilimento stabilisce, ancora, l’assenza di autorizzazioni preventive o altri requisiti a effetto equivalente, disposizione ripresa dal considerando 15 della direttiva audiovisivi che stabilisce che «nessuna disposizione della presente direttiva dovrebbe obbligare o incoraggiare gli Stati membri a imporre nuovi sistemi di concessione di licenze o di autorizzazioni amministrative per alcun tipo di servizi di media audiovisivi». Il decreto, nonostante tutti questi puntuali richiami, cita la direttiva sul commercio elettronico solo per definire il «fornitore di servizi interattivi associati» individuandolo in chi «fornisce servizi della società dell&#8217;informazione ai sensi dall&#8217;articolo 2 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n . 70». Tale decreto, lo ricordiamo, è quello che in Italia ha recepito la direttiva sul commercio elettronico, e non è richiamato nel decreto ad altri fini. Quello che sarà necessario capire, quindi, è il tipo di responsabilità a cui potrebbe andare incontro il fornitore di servizi della società dell’informazione che fornisce hosting video (o affitta server streaming, ad esempio) e se e in quali modi, alla luce del decreto Romani, la può condividere o attribuire ai propri utenti.</p>
<h5>Responsabilità editoriale, a chi spetta?</h5>
<p>L’analisi del concetto di responsabilità editoriale espresso dal decreto può, quindi, aiutare a sbrogliare la matassa. Nelle definizioni dell’articolo 4 del decreto la responsabilità editoriale è l&#8217;esercizio di un controllo effettivo sia sulla selezione dei programmi, sia sulla loro organizzazione in un  catalogo, nel caso dei servizi di media audiovisivi a richiesta. In materia di responsabilità editoriale, la direttiva si occupa di prevedere un’ipotesi particolare. Il considerando 19, infatti, stabilisce che: «Ai fini della presente direttiva, la definizione di fornitore di servizi di media dovrebbe escludere le persone fisiche o giuridiche che si occupano solo della trasmissione di programmi per i quali la responsabilità editoriale incombe a terzi».</p>
<p>Nel decreto il disposto del considerando è effettivamente recepito stabilendo che sono escluse dalla definizione di «fornitore di servizi» le persone «fisiche o giuridiche che si occupano unicamente della trasmissione di programmi per i quali la responsabilità editoriale incombe a terzi». A chi spetta, quindi, nel caso di un fornitore di hosting come YouTube o di una offerta di server streaming che permette a terzi di diffondere contenuti audiovisivi, la qualifica di fornitore di servizi?  L’attività ermeneutica è ardua e si richiede che debba escludersi dall’applicazione della direttiva il fornitore di servizi che non fa altro che trasmettere programmi. Basta questo? Non ancora.</p>
<h5>Se la cui comunità di interesse è il mondo</h5>
<p>Sappiamo che i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell&#8217;ambito di comunità di interesse non rientrano nella disciplina. Rimane il legittimo dubbio se la diffusione nel web ad un pubblico indiscriminato (come accade immettendo video su YouTube e Vimeo ad esempio) possa essere ritenuta rientrante nell’ipotesi di comunità di interesse o meno. Rimane, ancora, il dubbio, di come interpretare la selezione dei programmi e l’organizzazione in catalogo individuata dall’art. 4 richiamato. L’indicizzazione dei contenuti è una selezione? I video del giorno o i video più popolari sono una selezione? E l’organizzazione può essere la visualizzazione, ad esempio, in una playlist di video? O il criterio tematico? E, ancora, cos’è un catalogo? I video più guardati nella settimana, i video preferiti dai tuoi contatti, i video più popolari nella tua nazione, ancora, sono cataloghi oppure no?</p>
<p>La conseguenza di una risposta affermativa o negativa a tutte queste domande potrebbe, nella peggiore delle ipotesi, comportare l’esclusione o l’inclusione tra i soggetti cui la disciplina del decreto si riferisce, con un eventuale coinvolgimento di utenti o di fornitori di hosting o streaming che eseguano una qualsiasi attività di organizzazione dei contenuti. Se il contenuto caricato da un utente su una piattaforma come YouTube, quindi, è diffuso su internet, la responsabilità dell’utente dipenderà dalla possibilità o meno di limitare la circolazione del video a una comunità di interesse. Al tempo stesso, la responsabilità del gestore della piattaforma può dipendere da attività semplici come l’indicizzazione dei contenuti, la loro organizzazione in qualsiasi forma. Un’ardua sentenza, insomma, aspetta i posteri.</p>

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		<title>Ecco cosa è successo davvero al Tribunale di Roma con i ritardi delle liste Pdl</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 20:56:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[<div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"> L'ordine era chiarissimo: fuori Piccolo, De Lillo e Palozzi; Di Paolo  capolista.<br />
"Dilettanti allo sbaraglio", dice Umberto Bossi. Ma forse anche qualcosa  di più.<br />
Per il momento sono solo voci, indiscrezioni, chiacchiericcio. Nessuno  dai banchi del centro-destra si azzerderebbe mai a confermale.<br />
Ma a quanto pare - Il Corriere della Sera di oggi le accredita - il  pasticcio che mette a rischio la lista del Pdl nella provincia di Roma  per le prossime regionali, sarebbe nato da una pratica molto diffusa nei  partiti: quella di cambiare candidati all'ultimo momento.<br />
<br />
Milioni si sarebbe allontanato per cambiare la lista</span>  <span style="font-size: large"><br />
Sembrerebbe infatti che sabato scorso Alfredo Milioni, entrato in  tribunale alle 11,20, si sarebbe allontanato proprio per evitare gli  occhi indiscreti. Non quelli del centro-sinistra, ma quelli dei suoi.  Secondo i ben informati, infatti, Samuele Piccolo - votatissimo  consigliere comunale inviso ad Alemanno perché troppo indipendente –  avrebbe fiutato l'aria, e avrebbe mandato dei suoi rappresentanti in  tribunale, addirittura muniti di telecamera, per monitore la situazione.  Sarebbe proprio per evitare quella telecamera che Milioni si sarebbe  allontanato inventando una scusa.<br />
<br />
Bisognava far fuori Piccolo, De Lillo e Palozzi</span>  <span style="font-size: large"><br />
A quanto pare, infatti, i vertici del Pdl regionali, avevano dato ordine  a Milioni di apportare dei cambiamenti dell'ultim'ora alla lista.  Innanzitutto bisognava far fuori tre personaggi scomodi, troppo  autonomi: Samuele Piccolo, consigliere comunale a cui Alemanno ha  ritirato la delega alle periferie per averlo criticato per le nomine  effettuate all'Ama, la municipalizzata dei rifiuti; Giuseppe De Lillo  (fratello del senatore Stefano e dell'assessore capitolino Fabio) uno  dei "tre Kennedy dell'Aurelio; e Adriano Palozzi, il sindaco di Marino.<br />
<br />
Di Paolo, invece, doveva diventare capolista</span>  <span style="font-size: large"><br />
In secondo luogo Milioni avrebbe avuto mandato di mettere come capolista  Pietro Di Paolo, un uomo vicino ad Alemanno, al posto di Fabio Armeni,  che sarebbe stato il primo della lista in ordine alfabetico. Di Paolo,  marito della deputata Barbara Saltamartini, una politicamente molto  vicina ad Alemanno, dal canto suo smentisce tutto e s'inca...: "Io non  nessun bisogno di essere aiutato da Alemanno".<br />
<br />
Molte smentite, qualche timida ammissione</span> <span style="font-size: large"><br />
E gli altri diretti interessati? Vincenzo Piso, coordinatore regionale  del Pdl nega tutto: "E perché avremmo dovuto escludere dalla lista 3  persone da 60mila voti?". Samuele Piccolo si indigna per le  indiscrezioni trapelate. Dai De Lillo trapela invece che qualcuno del  partito voleva dirottare Giuseppe nella Lista Polverini.</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large">&#160;</span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><a href="http://www.ilsalvagente.it/">Fonte </a></span></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-6702719288404847149?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/8UCNqCRK-Yc" height="1"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;"> L&#8217;ordine era chiarissimo: fuori Piccolo, De Lillo e Palozzi; Di Paolo  capolista.<br />
&#8220;Dilettanti allo sbaraglio&#8221;, dice Umberto Bossi. Ma forse anche qualcosa  di più.<br />
Per il momento sono solo voci, indiscrezioni, chiacchiericcio. Nessuno  dai banchi del centro-destra si azzerderebbe mai a confermale.<br />
Ma a quanto pare &#8211; Il Corriere della Sera di oggi le accredita &#8211; il  pasticcio che mette a rischio la lista del Pdl nella provincia di Roma  per le prossime regionali, sarebbe nato da una pratica molto diffusa nei  partiti: quella di cambiare candidati all&#8217;ultimo momento.</p>
<p>Milioni si sarebbe allontanato per cambiare la lista</span>  <span style="font-size: large;"><br />
Sembrerebbe infatti che sabato scorso Alfredo Milioni, entrato in  tribunale alle 11,20, si sarebbe allontanato proprio per evitare gli  occhi indiscreti. Non quelli del centro-sinistra, ma quelli dei suoi.  Secondo i ben informati, infatti, Samuele Piccolo &#8211; votatissimo  consigliere comunale inviso ad Alemanno perché troppo indipendente –  avrebbe fiutato l&#8217;aria, e avrebbe mandato dei suoi rappresentanti in  tribunale, addirittura muniti di telecamera, per monitore la situazione.  Sarebbe proprio per evitare quella telecamera che Milioni si sarebbe  allontanato inventando una scusa.</p>
<p>Bisognava far fuori Piccolo, De Lillo e Palozzi</span>  <span style="font-size: large;"><br />
A quanto pare, infatti, i vertici del Pdl regionali, avevano dato ordine  a Milioni di apportare dei cambiamenti dell&#8217;ultim&#8217;ora alla lista.  Innanzitutto bisognava far fuori tre personaggi scomodi, troppo  autonomi: Samuele Piccolo, consigliere comunale a cui Alemanno ha  ritirato la delega alle periferie per averlo criticato per le nomine  effettuate all&#8217;Ama, la municipalizzata dei rifiuti; Giuseppe De Lillo  (fratello del senatore Stefano e dell&#8217;assessore capitolino Fabio) uno  dei &#8220;tre Kennedy dell&#8217;Aurelio; e Adriano Palozzi, il sindaco di Marino.</p>
<p>Di Paolo, invece, doveva diventare capolista</span>  <span style="font-size: large;"><br />
In secondo luogo Milioni avrebbe avuto mandato di mettere come capolista  Pietro Di Paolo, un uomo vicino ad Alemanno, al posto di Fabio Armeni,  che sarebbe stato il primo della lista in ordine alfabetico. Di Paolo,  marito della deputata Barbara Saltamartini, una politicamente molto  vicina ad Alemanno, dal canto suo smentisce tutto e s&#8217;inca&#8230;: &#8220;Io non  nessun bisogno di essere aiutato da Alemanno&#8221;.</p>
<p>Molte smentite, qualche timida ammissione</span> <span style="font-size: large;"><br />
E gli altri diretti interessati? Vincenzo Piso, coordinatore regionale  del Pdl nega tutto: &#8220;E perché avremmo dovuto escludere dalla lista 3  persone da 60mila voti?&#8221;. Samuele Piccolo si indigna per le  indiscrezioni trapelate. Dai De Lillo trapela invece che qualcuno del  partito voleva dirottare Giuseppe nella Lista Polverini.</span></div>
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		<title>LISTA FORMIGONI IN LOMBARDIA: OGGI LA DECISIONE FINALE</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 09:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[neuroniattivi]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="text-align: justify"><span style="font-family: inherit;font-size: large">La lista 'Per la Lombardia' di Roberto Formigoni non e' stata ammessa alle elezioni regionali per </span><span style="font-family: inherit;font-size: large">invalidita' di 514 firme. Lo ha deciso la Corte di Appello di Milano, ieri pomeriggio, accogliendo il ricorso presentato dalla lista Bonino-Pannella. Tra le firme della Lista Formigoni mancano timbri, luoghi degli autenticatori, date, requisiti sostanziali senza i quali quelle firme non sono valide. Le firme valide restanti sono meno di 3.500, cioè il minimo necessario, se fosse confermata l’esclusione della lista, metteranno fuori dalla competizione la lista di Formigoni e tutte quelle ad esso collegate. </span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: large"><br />
<span style="font-family: inherit"></span></span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-family: inherit;font-size: large">Il irregolarità trovate: manca il timbro tondo sui moduli per 136 firme, mancan la data dell'autentica per 121, manca il luogo dell'autentica per 229, e manca la qualifica autenticante per altre 28. Totale firme “anomale” 514 delle 3.935 presentate per la lista "Per la Lombardia" di Roberto Formigoni conseguenza: a lista è stata dichiarata non ammissibile dall'Ufficio centrale regionale. Formigoni controbatte dandosi sicuro della vittoria sulla base di sentenze che annullerebbero certi obblighi ai quali si fa riferimento per invalidare le oltre 500 firme. </span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-family: inherit;font-size: large">Oggi la sentenza del ricorso del PDL.</span></div><br />
<span style="font-family: inherit;font-size: large">Luciana P. Pellegreffi</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-8820929915076646137?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/yhyd-2Wwl9k" height="1"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: inherit; font-size: large;">La lista &#8216;Per la Lombardia&#8217; di Roberto Formigoni non e&#8217; stata ammessa alle elezioni regionali per </span><span style="font-family: inherit; font-size: large;">invalidita&#8217; di 514 firme. Lo ha deciso la Corte di Appello di Milano, ieri pomeriggio, accogliendo il ricorso presentato dalla lista Bonino-Pannella. Tra le firme della Lista Formigoni mancano timbri, luoghi degli autenticatori, date, requisiti sostanziali senza i quali quelle firme non sono valide. Le firme valide restanti sono meno di 3.500, cioè il minimo necessario, se fosse confermata l’esclusione della lista, metteranno fuori dalla competizione la lista di Formigoni e tutte quelle ad esso collegate. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><br />
<span style="font-family: inherit;"></span></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: inherit; font-size: large;">Il irregolarità trovate: manca il timbro tondo sui moduli per 136 firme, mancan la data dell&#8217;autentica per 121, manca il luogo dell&#8217;autentica per 229, e manca la qualifica autenticante per altre 28. Totale firme “anomale” 514 delle 3.935 presentate per la lista &#8220;Per la Lombardia&#8221; di Roberto Formigoni conseguenza: a lista è stata dichiarata non ammissibile dall&#8217;Ufficio centrale regionale. Formigoni controbatte dandosi sicuro della vittoria sulla base di sentenze che annullerebbero certi obblighi ai quali si fa riferimento per invalidare le oltre 500 firme. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: inherit; font-size: large;">Oggi la sentenza del ricorso del PDL.</span></div>
<p>
<span style="font-family: inherit; font-size: large;">Luciana P. Pellegreffi</span>
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		<title>La creatività autarchica della Fondazione Daje</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 08:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>APOGEO ON LINE</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Curioso esempio di satira di sinistra che sbeffeggia esclusivamente la sinistra, s'è formata intorno ai video di Diego "Zoro" Bianchi e ha dato vita a diversi esperimenti di comunicazione tra politica e rete]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nata un paio d’anni fa, in coincidenza con la campagna elettorale di Walter Veltroni, la <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.fondazionedaje.com/">Fondazione Daje</a> è un’iniziativa online che mescola molte cose: dai video di Diego “Zoro” Bianchi, già noto in rete e ora da diversi mesi protagonista anche a <em>Parla con me</em> di Serena Dandini su RaiTre, fino alla copertura in streaming di eventi elettorali, alle serate di simpatizzanti del Pd, ma anche alla satira “fuocoamichista” di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.fondazionedaje.com/pattuja/">Pattuja</a>: un foglio in pdf, che richiama nell’impostazione e nella qualità le prime pagine di precedenti fogli satirici. Un’iniziativa, quella della Fondazione Daje, anomala, perché perennemente in bilico fra satira e sentimento di affettuosa – anche se critica – partecipazione politica; di professionismo e di amatorialità. Di citazionismo e di sperimentazione in rete. Proprio per queste sue anomale caratteristiche ne abbiamo parlato con due fondatori, <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.webgol.it">Antonio Sofi</a> e <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://zoro.blog.excite.it/">Diego Bianchi</a>, il Zoro televisivo.<span id="more-2209"></span></p>
<p><strong>Che cos’è e com&#8217;è nata la Fondazione Daje?</strong></p>
<p><strong>AS:</strong> La Fondazione Daje è nata in un momento preciso: Diego Bianchi aveva fatto questa serie di video, <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.youtube.com/results?search_query=Tolleranza%20Zoro&amp;search=tag">Tolleranza Zoro</a>, che preesisteva e che era giunta alla <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=Ub_LE6f8AcQ">nona puntata</a>. Era una puntata particolare, perché raccontava la fine della campagna elettorale di Veltroni. Lui era sotto il palco di Piazza del Popolo al comizio conclusivo, e a un certo punto, nel tentativo disperato di darsi una spinta almeno alla fine di una campagna un po’ moscetta, tirò fuori questo “daje!”, da sotto, insieme alla gente. Si rivolgeva a Veltroni e gli faceva “Daje, daje, de più, più forte”, anche perché Veltroni era un po’ moscio in quella situazione. Ed era un “daje” per Veltroni, ma era un “daje” di autoconvincimento. Era voglia di esaltarsi, di prendersi un po’ in giro, di convincersi che quello era un vero leader. Ci piacque molto, a me e ad altri che fummo i primi fondatori. Pensammo di crearci intorno un piccolo movimento, ma un movimento solo fra virgolette, perché non ha mai ambito a essere niente se non un momento di “cazzeggio”, per intercettare un sentimento che sentivamo diffuso nella base del Pd.</p>
<p><strong>Le vostre iniziative, infatti, prendono di mira proprio il Pd e le sue contraddizioni. Dal di dentro, visto che siete simpatizzanti. Voi stessi avete usato l’espressione di foglio “fuoco amichista” per Pattuja. Può funzionare una satira dal di dentro, che prende di mira la propria parte? A memoria non me ne vengono in mente altre…<br />
</strong></p>
<p><strong>AS:</strong> Veramente a me ne vengono in mente diverse. In realtà tutta la satira della sinistra ha sempre preso ampiamente in giro la sinistra. Penso a <em>Cuore</em>, penso a <em>Tango</em>.</p>
<p><strong>Certo, ma non nascevano con l’intento di prendersela con la sinistra. L’ironia a sinistra era a complemento. “Hanno la faccia come il culo”, uno degli storici titoli di Cuore non era riferito alla propria parte, per dire. Qui invece, voi non fate proprio satira su Berlusconi, sul centrodestra, e vi concentrate esclusivamente sulla vostra parte politica, quella che sentite più vicina. Con affetto, ma chiaramente. Mi sembra una spinta in avanti di una tendenza autoironica che c’era, è vero, ma che non era mai arrivata a “escludere” dal proprio campo visivo la controparte politica.</strong></p>
<p><strong>AS:</strong> Sì, anche se qui il concetto di “militanza” è un pochino lasco, nella Fondazione. Negli anni abbiamo fatto dei piccoli sondaggi e nessuno aveva la tessera. Non è una vera e propria militanza. È un’appartenenza ideologica, di pensiero, di animo, di cuore, che si esplica in una presa in giro ovviamente affettuosa e vuol essere di pungolo.</p>
<p><strong>DB:</strong> Il prendere in giro soprattutto il Pd è venuto automatico a tutti. Era un periodo particolare. Il partito democratico era talmente paradossale, la situazione talmente confusa. Non ci siamo mai messi con l’intenzione “adesso famo satira”: noi facciamo quello che ci viene e il nostro è il tentativo di essere  costruttivi, seppure con un riso amaro. Ciò che viene apprezzato, anche dalla base, dagli elettori, è comunque il fatto che lo si faccia in maniera autentica e nel tentativo di far passare anche qualche messaggio, qualche contenuto. Con un sorriso, una battuta e cercando di essere meno seriosi, il tentativo è quello di riflettere sulle scelte fatte, sulle strade prese.</p>
<p><strong>AS:</strong> Considera anche che al tempo l&#8217;identità del Pd si stava appena costruendo. C’era confusione su che cosa potesse essere, sul rapporto con i partiti che lo componevano all’inizio. Insomma, era una specie di magma molto divertente di animi, di pensieri, di idee che confliggevano spesso. Dentro c’era una miniera di spunti per riflettere. E poi non ci dimentichiamo il momento di Veltroni,  che è stato un po’ il catalizzatore di molti malumori. All’epoca si diceva spesso che se si fosse fatta una manifestazione con gli elettori del Pd contro il Pd sarebbe stata un successo. Un momento bizzarro, però ci è sembrato di rappresentare un pezzettino del popolo Pd, un po’ digitale, connesso, che non si riconosceva del tutto nel partito.</p>
<p><strong>Anche l’idea di chiamarla Fondazione, credo, rimandi alla moda delle fondazioni politiche che sono spuntate a sinistra (e poi anche a destra) negli ultimi anni…<br />
</strong></p>
<p><strong>AS:</strong> Esatto. All’inizio nell’idea di partito “moscio”, leggero, veltroniano, che si doveva attivare solo per le elezioni, ma che poi sul territorio non c’era, una roba leggera all’americana spuntavano come funghi fondazioni, gruppi di lavoro. Quelle che prima erano le correnti, ora erano la fondazioni. Noi ci siamo chiamati Fondazione per prendere in giro questo fenomeno. La cosa curiosa è che siamo finiti in articoli di giornali e libri sui think-tank della sinistra. C’erano articoli di giornale che ci inserivano davvero nella “galassia” delle fondazioni di sinistra.</p>
<p><strong>I giornali quindi ci son cascati. E i dirigenti hanno avuto qualche reazione?</strong></p>
<p><strong>DB:</strong> Mah, in quando Fondazione Daje, direi di no. Ma considera che anch&#8217; io, che poi son finito su giornali, in televisione, ho fatto fatica a farmi considerare dai dirigenti. Alla fine, visto che poi c’era la telecamera, sono passati ai baci e agli abbracci, ma all’inizio, quando mi son presentato con questo strano oggetto che erano i video, m&#8217;hanno proprio ignorato. Poi questo embargo è finito, anche perché poi davo voce a cose che molti pensavano.</p>
<p><strong>Quanto conta la romanità? Penso a “Daje”, “Pattuja”, altre scelte linguistiche. È anche una satira della romanità che secondo alcuni (penso alle polemiche sul “partito del nord”) è troppo presente nel Pd?</strong></p>
<p><strong>AS:</strong> Noi glielo diciamo a Diego di non parlare romano, però lui non ne vuole sapere. Per la verità, per un periodo, quando abbiamo pensato di darci un po’ di stabilità e di struttura di associazione, avevamo pensato di mettere la sede dell’associazione a Bassano del Grappa. Presso la sede del Pd di Bassano, che era un Pd sfigatissimo assediato dalla destra, dalla Lega. Erano pochi e per questo ci piaceva l’idea di comunicare che avevamo la sede a Bassano del Grappa. Poi non se ne fece niente, anche perché la maggior parte delle persone che ruotano attorno alla fondazione sono di Roma e si nutrono delle cose della politica romana. Però devo dire che sia a livello web sia nell’accoglienza di alcune cose fatte fino a qualche tempo fa, avevamo riscontri da tutta Italia: da Trieste, da Napoli, da Aosta. E anche nell’intenzione erano cose che avevano a che fare con il Pd di tutt’italia.</p>
<p><strong>Ci sono differenze nella libertà di espressione in rete e fuori dalla rete, nei cosiddetti media tradizionali?<br />
</strong></p>
<p><strong>AS:</strong> Mah, noi abbiamo sempre scritto quello che ci pareva, e ci mancherebbe altro che non fosse così. Non so se abbiamo mai fatto della satira offensiva. Non era questo il nostro registro. L’affetto, la costruttività di un&#8217;iniziativa che cercava di trovare un senso al progetto, e che cercava di migliorarla, erano evidenti. Con questa logica da amici che si ritrovano al bar per trovare poi l&#8217;aspetto più divertente, la rete era il modo migliore per pubblicare il progetto. Abbiamo fatto anche degli esperimenti innovativi: ad esempio le dirette web dalle manifestazioni del Pd, io al telefono in streaming con Diego che era lì con la telecamera e faceva da cronista. Eravamo le uniche fonti a raccontare in diretta quello che succedeva, perché non c’erano nemmeno le televisioni e le radio di partito, come YouDem. Ci sono stati eventi che abbiamo coperto solo noi.</p>
<p><strong>A questo proposito: le iniziative vengono create, organizzate più attraverso strumenti di rete (chat, mail) o attraverso incontri di persona?<br />
</strong></p>
<p><strong>AS:</strong> Noi ci riuniamo di persona, nel pub sotto casa di Diego, il Killer Beer. Quello è il nostro quartier generale. E poi ci sono state le <em>Daje Night</em>, a Roma e a Firenze. Un momento dove la piccola comunità attorno al “dajismo” si è incontrata. Sono state serate di una bellezza emotiva che veramente ci è rimasta nel cuore. Dalle prime cento persone che riempivano in piedi una saletta di San Lorenzo per vedere i video di Diego e parlare di politica fino alla notte delle elezioni in cui telefonavamo a Franceschini, Serracchiani, Renzi per avere i risultati in diretta e condividerli con le centinaia di persone che erano lì. Poi non abbiamo più avuto la forza, la voglia di continuare, ma se questo progetto dovesse riprendere vita, ripartirà da questi momenti. Poi le cose online sono fatte soprattutto attraverso strumenti di rete: c’è un basecamp interno dove discutiamo, presentiamo le cose. Abbiamo fatto il sito web, i video (beh, quelli li ha fatti Diego). Poi ci è presa l’idea del giornalino, che riprendeva un po’ l’idea del vecchio ciclostile, anche nel nome, che è una citazione di un vecchio giornale comunista degli anni ’50.</p>
<p><strong>Qual è il futuro della fondazione, se c’è?</strong></p>
<p><strong>AS:</strong> Diego è il leader e deve dare la linea.</p>
<p><strong>DB:</strong> La Fondazione Daje ora come ora è un po&#8217; moscia, ma può resuscitare da un momento all’altro. È vero che con Veltroni chiunque avesse voluto cimentarsi con la satira si sarebbe esaltato. E noi l’abbiamo fatto, effettivamente. In questo momento non ci attira, ma non è perché non ci sia da fare satira. Io per lavoro, perché mi pagano e perché mi va, credo di aver dimostrato che con Veltroni non sono certo finite le occasioni di fare satira o di pungolare il partito democratico. Anche con l&#8217;attuale gestione ci sono stati episodi poco comprensibili, che potevano essere oggetto di satira. Basti pensare al caso Vendola in Puglia o al dopofestival di Sanremo.</p>
<p><strong>C’è stata una fioritura di iniziative satiriche online. Perché?<br />
</strong></p>
<p><strong>AS:</strong> Io penso che ci sia stato negli anni un restringimento dell’offerta di satira nell’editoria tradizionale. Mentre è curiosamente aumenta nella rete. Perché c’è una domanda, evidentemente. La rete non è un mondo altro, la rete fa parte della società. Il bisogno di satira persiste, il re è nudo, raccontare la reazione da parte delle persone a ciò che non ti piace, una risata che sberleffa il potere, è una domanda che esiste a prescindere da chi è al potere. Negli anni scorsi era ampiamente soddisfatta da una produzione che veniva dai media tradizionali: giornali, riviste, molte trasmissioni televisive. Questa sorgente si è seccata ed è difficile oggi trovare dei luoghi dove esprimere questa necessità. E allora, in modo naturale, sono nati spontaneamente luoghi in cui abbeverarsi di satira online.</p>
<p><strong>Perché si è essiccata questa fonte editoriale?<br />
</strong></p>
<p><strong>AS:</strong> Ci ha avvolto una cappa culturale.</p>
<p><strong>DB:</strong> Intanto i giornali adesso fanno fatica a stare in piedi. Lo dico perché alcune esperienze cartacee di satira hanno chiuso perché non erano proprio giustificate. Non perché non funzionassero, ma perché la satira è sempre considerata un po’ minore all’interno di un giornale. Bene o male <em>Emme</em> era un inserto dell’Unità, e dovendo chiudere qualcosa, non è che chiudevano l’Unità. Andando in quella direzione, è chiaro che chiude prima l’inserto satirico.<br />
Non è un caso che adesso l’Unità faccia un tentativo con <em>Virus</em>, e che il Fatto lanci un suo inserto satirico (<em>il Misfatto</em>, ndr): è un giornale in espansione che ha un rapporto forte con la sua comunità, e, a prescindere da quel che uno possa pensare di quel giornale, sta creando un po’ un caso, totalmente in controtendenza nell’editoria italiana. Poi dipende da quanto ci crede chi ci mette i soldi.</p>
<p><strong>Diego, qual è la tua esperienza con la Rai?</strong></p>
<p><strong>DB:</strong> Ormai è un anno e mezzo che sto con loro, mi trovo bene. Fin dall’impatto iniziale, ho sempre fatto le cose che volevo, la satira che volevo. A parte questioni sui tempi televisivi, che sono un po’ più brevi. Il mio proposito era di tenere un livello qualitativo medio-alto. E devo dire, anche in maniera presuntuosa, che ci sono riuscito. Del resto non avevo nulla da perdere, perché di fatto io un lavoro ce l’avevo. Lavoravo in Excite, non è che sono andato io da loro a chiedergli “per favore, fatemi fare i video”. Questo mi dava un po’ di potere contrattuale. Ho chiesto loro di poter fare le stesse cose che facevo per il web. Con lo stesso format, dicendo le cose che dicevo online, senza particolari censure e continuando a metterle anche online, anche in versione un po’ più lunga di quello che andava in onda. Queste condizioni sono state tutte accettate. E quindi ha funzionato.</p>
<p><strong>È interessante che un contenuto pensato per la rete, dove si ritiene che il pubblico sia di nicchia, abbia funzionato anche in televisione, non trovi?</strong></p>
<p><strong>DB:</strong> Sì, e non solo. Ultimamente sto facendo video sempre più lunghi. Non perché l’abbia deciso io, ma perché me lo fanno fare. Nel senso che all’inizio uno rimane più nei tempi televisivi, 5-6 minuti, e io sacrificavo materiale. Il <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=coNJ4Jpreog">video</a> che ho fatto in Puglia è durato 11&#8242;40&#8243; ed è andato tutto in onda. Poi online ne ho messi 13&#8242;, perché avevo sette ore e mezza di girato, però va benissimo, vuol dire che funziona. Tieni conto che non è che su queste cose si possa essere molto permissivi. Se ci si rende conto che una cosa non va, non va, non è che te la fanno fare. Quindi sono contento.</p>
<p><strong>AS:</strong> Questo è un aspetto interessante, perché i video di Zoro su YouTube erano di 10 minuti e questa caratteristica ha influenzato la televisione, dove un video di tre minuti è già lungo. Sono una cosa enorme. Però di fatto il web ci ha insegnato che il tempo può essere più lasco, e che 10 minuti, se li riempi di contenuti, vanno via benissimo. Anche nelle recenti campagne elettorali i candidati mettono online video più lunghi di quelli che vanno in tv, c’è una fame di contenuti. Il web ha un po’ insegnato a prendersi i tempi che non sono più quelli della battuta veloce, ma sono i tempi del reportage, 11-12 minuti. Le cose dell’elezione in Puglia, per esempio, non son immagini che vedi tutti i giorni in televisione. Prima le vedevi solo online, adesso sono passate anche in tv. Anche su Fondazione Daje abbiamo fatto qualcosa che richiama la logica autarchica di cui è un esempio Diego, perché alla fine i podcast ce li siamo fatti a casa, lo streaming web ce lo facevamo da casa, Pattuja ce lo facciamo in casa. È una logica che ti permette di provare a restare in quel territorio di margine tra professionismo e amatorialità, dove hai il calore della comunicazione e il piacere di fare le cose per divertimento, ma offrendo un livello alto di qualità. Quando mi chiedo cosa faremo con Fondazione Daje, beh, qualsiasi cosa decideremo di fare cercheremo senz’altro di stare in quel territorio. Senza diventare professionisti né cercando modelli di business che non ci interessano, ma tenendo alta alta la barra della qualità nelle cose che facciamo.</p>

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		<title>Audiovisivi e provider, è l’anno dell’accordo?</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 08:43:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>APOGEO ON LINE</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benché finora abbiano cercato di restare fuori dalla partita, molti segnali indicano un prossimo coinvolgimento dei fornitori di accesso e di servizi nel tentativo di arginare la pirateria e far crescere il settore anche in Italia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2010 sarà forse l’anno della svolta per i rapporti tra provider italiani e l’industria dell’audiovisivo. Molte cose infatti bollono in pentola. I segnali più importanti, appena affiorati, vengono da due rapporti: di Ifpi, <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.fimi.it/pdfddm/Digital-music-report-leggero.pdf">sul mercato della musica digitale</a> e dell&#8217;Autorità garante delle comunicazioni, <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&amp;DocID=3790">sul diritto d’autore</a> sulle reti di comunicazione elettronica. Il primo racconta come in Italia il mercato della musica digitale sta crescendo, ma ancora non abbastanza rispetto ad altri Paesi. E che nel 2010 l’industria affronterà la questione pirateria con la collaborazione dei provider: volontaria o estorta a colpi di leggi. Nel secondo rapporto c’è invece la prima presa di posizione da parte dell’Autorità, nel ruolo di arbitro tra i litiganti. Ma anche Agcom batte sullo stesso tasto: che l’industria debba accordarsi con i provider.<span id="more-2287"></span></p>
<p>Esito inevitabile, a quanto pare: i provider saranno chiamati in causa, anche se finora hanno fatto il possibile per restarne fuori. Ma il diavolo è nei dettagli: a seconda di come alla fine penderà la bilancia, nei rapporti di forza tra le parti, dipenderà il futuro della internet italiana e dei suoi contenuti. Situazione delicata, quindi, perché ambivalente: il mercato della musica digitale italiana (download, streaming) dà segni di crescita, ma ancora non soddisfacente, si legge nel rapporto Ifpi. Valeva 20,4 milioni di euro, nel 2009, con una crescita del 27% in un anno; ma è solo il 15% del fatturato della musica totale (che continua a calare). Il digitale nel mondo vale il 27% del mercato; addirittura il 40%, negli Usa, dove l’offerta è più ricca e matura. Secondo la Federazione dell’industria musicale italiana, pesa la scarsa collaborazione dei provider italiani, che a differenza di quelli esteri non hanno lanciato offerte per la musica. Altrove (Danimarca, Brasile) ci sono flat per il download integrate nel canone Adsl.</p>
<h5>Lo streaming che non arriva</h5>
<p>L’immaturità del nostro mercato è esemplificata dal caso Spotify, piattaforma per lo streaming: è un successo planetario, ma in Italia ancora non sbarca ancora. Anche questo è da imputare alla mancanza di accordi con operatori internet, secondo Fimi. Tutti gli sguardi convergono sui provider. «Anche nel nostro Paese appare sempre di più evidente che il contrasto alla pirateria non possa essere realizzato senza un’attiva cooperazione degli Isp e tale argomento diverrà centrale nel corso del 2010», si legge nel rapporto. Suona come una minaccia e in effetti altrove nel rapporto si lodano leggi come l’Hadopi francese e si prevede che si estenderanno ad altri Paesi, perché secondo l’industria discografica i provider non collaborano volentieri e devono essere costretti dai governi. Facile previsione, viste le notizie che arrivano da <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://punto-informatico.it/2818553/PI/News/uk-sospendere-disconnettere.aspx">Regno Unito</a> e <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://punto-informatico.it/2819189/PI/News/nuova-zelanda-disconnessioni-salsa-kiwi.aspx">Nuova Zelanda</a>.</p>
<p>Allargando lo sguardo, però, si scopre una realtà più variegata. Che molto può essere fatto ancora per migliorare l’offerta di contenuti legali, soprattutto di film, in Italia. I principali servizi mondiali di film on demand (iTunes, Amazon) non sono ancora operativi nel nostro Paese. Qualcosa sta cambiando, ma molto lentamente. Un buon segnale viene dal cinema indipendente: per la prima volta, un film  (<em>La bocca del lupo</em>) è stato trasmesso online <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.cittadigenova.com/Cultura-e-Spettacolo/Genova/Il-film-La-bocca-del-lupo-al-Festival-19699.aspx">prima che nelle sale</a>, su MyMovies.it. «Altre case di distribuzione italiane ci stanno contattando per fare analoghi esperimenti», dicono dal sito.</p>
<h5>Diritto all&#8217;accesso</h5>
<p>Un ruolo positivo potrebbe venire non solo da queste avanguardie ma anche da Agcom. La sua presa di posizione, con l’indagine sul diritto d’autore, ha stupito gli addetti ai lavori. Da una parte infatti ricorda il proprio ruolo di «organo deputato a svolgere la attività di vigilanza a tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica». Dall’altra dice, per la prima volta così chiaramente, che deve anche tutelare il diritto degli utenti all’accesso a internet e alla privacy. Due concetti che stridono con leggi come l’Hadopi, con cui si autorizzano disconnessioni e si apre la porta all’analisi del traffico degli utenti. Qui il punto d’appoggio è nel nuovo Telecoms Package della Comunità Europea, dove alla fine è prevalsa <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=4212">la protezione dei diritti degli utenti</a><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=4212"></a>.</p>
<p>Agcom si propone quindi nel ruolo di intermediario tra le parti. Avvierà un protocollo d’intesa tra provider e industria del copyright. Non è la prima volta che si tenta un accordo simile, ma mai finora Agcom era scesa in campo. Stavolta c’è tutto l’interesse da parte dei provider a collaborare: varie spade di Damocle pendono sulle loro teste. Il <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/01/25/decreto-romani-tanti-dubbi-interpretativi">decreto Romani</a>, nelle bozze finora divulgate, chiama Agcom e i provider a un ruolo più attivo contro la pirateria. Non solo. «I ministeri degli Interni, Sviluppo Economico e Gioventù sono al lavoro a un codice di autodisciplina per i servizi internet da proporre agli operatori», dice <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.guidoscorza.it/">Guido Scorza</a>, avvocato esperto di diritto in internet.</p>
<p>Leggi severe in bozza, accordi inediti, nuovi contenuti legali: tutto è nell’aria, ma sta per posarsi sulla terra, probabilmente già da quest’anno, per modificare i rapporti tra i soggetti di internet e il diritto d’autore. Gli utenti hanno davanti un orizzonte incerto, con possibili rischi ma anche qualcosa da guadagnare. Il rischio che gli operatori vengano investiti di un ruolo da sceriffi è ancora presente, ma è mitigato dalle posizioni di Agcom e della Comunità Europea. Da guadagnare c’è una nuova offerta di contenuti legali, soprattutto film (che adesso scarseggiano). La scelta migliorerà man mano che si definiranno meglio i rapporti tra l’industria e gli operatori.</p>

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		<title>L&#8217;ONDA VIOLA TORNA A ROMA. LEGALITA&#8217; E LOTTA AL PRECARIATO</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 20:13:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<h1 style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large"></span></h1><div style="font-family: inherit"></div><div class="separator" style="clear: both;text-align: center"><a href="http://www.unita.it/_arke2/modules/phpthumbv1.7.9/phpThumb.php?src=/img/upload/image/AREA%202%20304x254/ITALIA/viola4.jpg&#38;w=144&#38;h="><img border="0" height="166" src="http://www.unita.it/_arke2/modules/phpthumbv1.7.9/phpThumb.php?src=/img/upload/image/AREA%202%20304x254/ITALIA/viola4.jpg&#38;w=144&#38;h=" width="200" /></a></div><div style="font-family: inherit;text-align: center"><span style="font-size: large"></span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">In versione pupazzo con banconote tra i denti; o mezzobusto portato a  spalla con grande telecamera al seguito targata Rai e Mediaset;  fotografato su manifesti o manichini, con indosso l'abbigliamento del  carcerato e la scritta 'I have a dream...'. Ha dato fondo alla fantasia,  spesso con espressiva comicità, il Popolo Viola che si è dato  appuntamento oggi a piazza del Popolo per  rappresentare l'immagine del  premier Silvio Berlusconi definito anche, tra i tanti slogan, «piccolo  uomo, grande corruttore»  protagonista principale della giornata. <br />
<br />
E del resto era lui l'obiettivo di una piazza, gremita fin dalle  prime ore del pomeriggio, e fino a sera, di gente di ogni età, e che ha  voluto sbandierare la sua rabbia color Viola ("più che viola cianotica"  era scritto tra l'altro su uno dei cartelli portati dai manifestanti),  verso chi, l'ha ricordato tra gli altri Marco Travaglio attraverso uno  dei video proiettati, ha accumulato oltre 36 leggi ad personam per  difendersi e «vuole mettere le mani sulla Costituzione».    <br />
<br />
Viola  le bandiere, viola le magliette, viola i fiocchi ai cagnolini, così il  simbolo del movimento d'opposizione che si esprime attraverso la piazza  fisica, ma che comunica e si dà appuntamento anche attraverso quella  immensa piazza virtuale che offre il web con blog, social network e sms,  oggi ha ribadito la volontà di difendere la Costituzione italiana.      Una piazza che ha chiesto agli «Onesti di tutta Italia unitevi» e che,  per dirla con le parole di uno dei leader del Movimento, Gianfranco  Mascia «rappresenta una intelligenza collettiva sparsa in tutta Italia».  <br />
<br />
«La legge è uguale per tutti» e per «difendere la  Costituzione» laddove definisce la forma della democrazia, la tutela del  lavoro, l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, il diritto ad  essere informati e il dovere di informare, e contro l'approvazione  della norma sul legittimo impedimento, e a sostegno degli organi di  garanzia costituzionale.     Per questo in "vendita" per  l'autofinanziamento del movimento, anche l'ironia più spinta: un  "certificato di sana e robusta Costituzione", destinato a chi vuole  difendere la Carta Costituzionale e un secondo "Certificato per il  legittimo impedimento" che consente d'essere d'essere esonerato dall'  entrare in un aula di tribunale come imputato.    Queste tra le altre le  'armì dell'ironia usate come slogan, pacati ma decisi, di chi ha deciso  di passare "dalla protesta alla proposta" ma passando anche attraverso  anche alla musica, al ballo dimostrando di volersi giocare la partita  della partecipazione. <br />
<br />
Senza insegne di partiti dai quali è ben  accolta l'adesione, arrivata tra l'altro a valanga da partiti del  centrosinistra, da sindacati e movimenti civile, ma ai quali è stato  chiesto con cortesia e fermezza di mettere le loro bandiere in seconda  fila. Davanti sempre e solo il Viola.</span></div><div style="font-family: inherit;text-align: justify"></div><div class="date t-space" style="font-family: inherit;text-align: justify"><span style="font-size: large">27 febbraio 2010</span></div><br />
<span style="font-size: large"><a href="http://www.unita.it/news/italia/95615/londa_viola_torna_a_roma_legalit_e_lotta_al_precariato">Fonte</a></span><br />
<br />
<span style="font-size: large">Luciana P. Pellegreffi</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-7072011413396773891?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/mRrf_zyCt44" height="1"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;"></span></h1>
<div style="font-family: inherit;"></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.unita.it/_arke2/modules/phpthumbv1.7.9/phpThumb.php?src=/img/upload/image/AREA%202%20304x254/ITALIA/viola4.jpg&amp;w=144&amp;h=" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"><img border="0" height="166" src="http://www.unita.it/_arke2/modules/phpthumbv1.7.9/phpThumb.php?src=http://feedproxy.google.com/img/upload/image/AREA%202%20304x254/ITALIA/viola4.jpg&amp;w=144&amp;h=%22 width="200" /></a></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: center;"><span style="font-size: large;"></span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">In versione pupazzo con banconote tra i denti; o mezzobusto portato a  spalla con grande telecamera al seguito targata Rai e Mediaset;  fotografato su manifesti o manichini, con indosso l&#8217;abbigliamento del  carcerato e la scritta &#8216;I have a dream&#8230;&#8217;. Ha dato fondo alla fantasia,  spesso con espressiva comicità, il Popolo Viola che si è dato  appuntamento oggi a piazza del Popolo per  rappresentare l&#8217;immagine del  premier Silvio Berlusconi definito anche, tra i tanti slogan, «piccolo  uomo, grande corruttore»  protagonista principale della giornata. </p>
<p>E del resto era lui l&#8217;obiettivo di una piazza, gremita fin dalle  prime ore del pomeriggio, e fino a sera, di gente di ogni età, e che ha  voluto sbandierare la sua rabbia color Viola (&#8220;più che viola cianotica&#8221;  era scritto tra l&#8217;altro su uno dei cartelli portati dai manifestanti),  verso chi, l&#8217;ha ricordato tra gli altri Marco Travaglio attraverso uno  dei video proiettati, ha accumulato oltre 36 leggi ad personam per  difendersi e «vuole mettere le mani sulla Costituzione».    </p>
<p>Viola  le bandiere, viola le magliette, viola i fiocchi ai cagnolini, così il  simbolo del movimento d&#8217;opposizione che si esprime attraverso la piazza  fisica, ma che comunica e si dà appuntamento anche attraverso quella  immensa piazza virtuale che offre il web con blog, social network e sms,  oggi ha ribadito la volontà di difendere la Costituzione italiana.      Una piazza che ha chiesto agli «Onesti di tutta Italia unitevi» e che,  per dirla con le parole di uno dei leader del Movimento, Gianfranco  Mascia «rappresenta una intelligenza collettiva sparsa in tutta Italia».  </p>
<p>«La legge è uguale per tutti» e per «difendere la  Costituzione» laddove definisce la forma della democrazia, la tutela del  lavoro, l&#8217;uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, il diritto ad  essere informati e il dovere di informare, e contro l&#8217;approvazione  della norma sul legittimo impedimento, e a sostegno degli organi di  garanzia costituzionale.     Per questo in &#8220;vendita&#8221; per  l&#8217;autofinanziamento del movimento, anche l&#8217;ironia più spinta: un  &#8220;certificato di sana e robusta Costituzione&#8221;, destinato a chi vuole  difendere la Carta Costituzionale e un secondo &#8220;Certificato per il  legittimo impedimento&#8221; che consente d&#8217;essere d&#8217;essere esonerato dall&#8217;  entrare in un aula di tribunale come imputato.    Queste tra le altre le  &#8216;armì dell&#8217;ironia usate come slogan, pacati ma decisi, di chi ha deciso  di passare &#8220;dalla protesta alla proposta&#8221; ma passando anche attraverso  anche alla musica, al ballo dimostrando di volersi giocare la partita  della partecipazione. </p>
<p>Senza insegne di partiti dai quali è ben  accolta l&#8217;adesione, arrivata tra l&#8217;altro a valanga da partiti del  centrosinistra, da sindacati e movimenti civile, ma ai quali è stato  chiesto con cortesia e fermezza di mettere le loro bandiere in seconda  fila. Davanti sempre e solo il Viola.</span></div>
<div style="font-family: inherit; text-align: justify;"></div>
<div class="date t-space" style="font-family: inherit; text-align: justify;"><span style="font-size: large;">27 febbraio 2010</span></div>
<p>
<span style="font-size: large;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.unita.it/news/italia/95615/londa_viola_torna_a_roma_legalit_e_lotta_al_precariato">Fonte</a></span></p>
<p><span style="font-size: large;">Luciana P. Pellegreffi</span>
<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-7072011413396773891?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div>
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		<item>
		<title>A ROMA CAOS LISTE, PDL IN RITARDO RISCHIA L&#8217;ESCLUSIONE</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 18:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Pellegreffi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div class="MsoNormal" style="line-height: normal;text-align: justify"><b><span style="color: black;font-size: 12pt"></span></b></div><div class="MsoNormal" style="line-height: normal;margin-bottom: 0.0001pt;text-align: justify"><span style="color: black;font-size: large">La  lista del Pdl per il collegio della provincia di <a href="http://roma.virgilio.it/"><span style="color: black;text-decoration: none">Roma</span></a> alle prossime regionali del  Lazio rischia di essere esclusa perchè presentata "oltre il termine  fissato", oggi a mezzogiorno. A denunciarlo sono Angelo Fredda del  coordinatore regionale di Sinistra Ecologia e Libertà, un candidato  della Lista Bonino e il senatore del Pd Mario Gasbarri, i quali  raccontano di essere stati presenti stamattina in Tribunale quando è  scoppiato il caso. Il Pdl ha già presetato ricorso: non c'è alcun motivo  per escludere la lista del Pdl nel collegio di <a href="http://roma.virgilio.it/"><span style="color: black;text-decoration: none">Roma</span></a>, afferma il responsabile  nazionale del settore elettorale del Pdl Ignazio Abrignani. "I nostri  delegati, con tutta la documentazione necessaria, erano in fila -  sostiene Abrignani - per presentare la lista ben mezz'ora prima della  scadenza del termine, come possono testimoniare numerose persone  presenti. Per un fatto assolutamente occasionale (un diverbio provocato  da un delegato radicale) il delegato del Pdl si è dovuto allontanare  dalla fila per non più di due minuti, lasciando peraltro tutte le firme e  i certificati all'interno della zona predisposta per la ricezione delle  liste. Quando la situazione è tornata alla normalità, il nostro  delegato ha fatto per rientrare ma gli è stato impedito. Tale diniego è  assolutamente ingiusto e lesivo del diritto non solo dei candidati ma  anche di tutti gli elettori del Pdl". "Abbiamo presentato  tempestivamente un ricorso e siamo certi che la lista verrà ammessa".  "Ero presente - spiega ancora Gasbarri - al Tribunale di <a href="http://roma.virgilio.it/"><span style="color: black;text-decoration: none">Roma</span></a> ed ho potuto filmare l'episodio  con il cellulare. Posso perciò documentare che intorno alle ore 14,  quindi due ore oltre il limite di tempo consentito, le firme non erano  state consegnate e giacevano abbandonate in un corridoio. Mi auguro che  ora il Pdl non cerchi ora espedienti per far rientrare dalla finestra  ciò che, secondo la legge, è ormai fuori della porta". Il rappresentante  del Pdl, conferma Fredda, è "arrivato alle 11.50, poi si è accorto che  non aveva i lucidi dei simboli, sono usciti e tornati alle 12.50 con le  accettazioni dei candidati, che sono fondamentali per presentare le  liste: ma non si può portare la documentazione a rate. Quindi il  presidente del Tribunale gli ha detto che non potevano più consegnare la  lista.</span></div><span style="color: black;font-size: large">Ora  guarderemo se la legge anche stavolta sarà applicata. Otrebu</span><br />
<span style="color: black;font-size: large"><a href="http://andrealazzaripercarrara.splinder.com/post/22317684/ELEZIONI+REGIONALI">Fonte </a></span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-4726654051874169928?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Neuroniattivi/~4/RI6lIWUsny0" height="1"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="MsoNormal" style="line-height: normal; text-align: justify;"><b><span style="color: black; font-size: 12pt;"><o :p></o></span></b></div>
<div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="color: black; font-size: large;">La  lista del Pdl per il collegio della provincia di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://roma.virgilio.it/"><span style="color: black; text-decoration: none;">Roma</span></a> alle prossime regionali del  Lazio rischia di essere esclusa perchè presentata &#8220;oltre il termine  fissato&#8221;, oggi a mezzogiorno. A denunciarlo sono Angelo Fredda del  coordinatore regionale di Sinistra Ecologia e Libertà, un candidato  della Lista Bonino e il senatore del Pd Mario Gasbarri, i quali  raccontano di essere stati presenti stamattina in Tribunale quando è  scoppiato il caso. Il Pdl ha già presetato ricorso: non c&#8217;è alcun motivo  per escludere la lista del Pdl nel collegio di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://roma.virgilio.it/"><span style="color: black; text-decoration: none;">Roma</span></a>, afferma il responsabile  nazionale del settore elettorale del Pdl Ignazio Abrignani. &#8220;I nostri  delegati, con tutta la documentazione necessaria, erano in fila &#8211;  sostiene Abrignani &#8211; per presentare la lista ben mezz&#8217;ora prima della  scadenza del termine, come possono testimoniare numerose persone  presenti. Per un fatto assolutamente occasionale (un diverbio provocato  da un delegato radicale) il delegato del Pdl si è dovuto allontanare  dalla fila per non più di due minuti, lasciando peraltro tutte le firme e  i certificati all&#8217;interno della zona predisposta per la ricezione delle  liste. Quando la situazione è tornata alla normalità, il nostro  delegato ha fatto per rientrare ma gli è stato impedito. Tale diniego è  assolutamente ingiusto e lesivo del diritto non solo dei candidati ma  anche di tutti gli elettori del Pdl&#8221;. &#8220;Abbiamo presentato  tempestivamente un ricorso e siamo certi che la lista verrà ammessa&#8221;.  &#8220;Ero presente &#8211; spiega ancora Gasbarri &#8211; al Tribunale di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://roma.virgilio.it/"><span style="color: black; text-decoration: none;">Roma</span></a> ed ho potuto filmare l&#8217;episodio  con il cellulare. Posso perciò documentare che intorno alle ore 14,  quindi due ore oltre il limite di tempo consentito, le firme non erano  state consegnate e giacevano abbandonate in un corridoio. Mi auguro che  ora il Pdl non cerchi ora espedienti per far rientrare dalla finestra  ciò che, secondo la legge, è ormai fuori della porta&#8221;. Il rappresentante  del Pdl, conferma Fredda, è &#8220;arrivato alle 11.50, poi si è accorto che  non aveva i lucidi dei simboli, sono usciti e tornati alle 12.50 con le  accettazioni dei candidati, che sono fondamentali per presentare le  liste: ma non si può portare la documentazione a rate. Quindi il  presidente del Tribunale gli ha detto che non potevano più consegnare la  lista.<o :p></o></span></div>
<p><span style="color: black; font-size: large;">Ora  guarderemo se la legge anche stavolta sarà applicata. Otrebu</span><br />
<span style="color: black; font-size: large;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://andrealazzaripercarrara.splinder.com/post/22317684/ELEZIONI+REGIONALI">Fonte </a></span>
<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6977233991421902273-4726654051874169928?l=neuroniattivi.blogspot.com' alt='' /></div>
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		<title>Toyota lancia l&#8217;Auris 2010 A breve la versione Hybrid</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 15:16:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Photogulp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ BARCELLONA (27 febbraio) - Dopo anni ai vertici della qualità globale e un entusiasmante testa a testa con Volkswagen per la leadership mondiale nelle vendite, la Toyota ha dovuto richiamare ]]></description>
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