Archivio per la categoria PELLEGREFFI LUCIANA P.

MILANO: SE RITIRARE UN REFERTO MEDICO VI SEMBRA POCO …. OSPEDALE FATEBENEFRATELLI SABATO 10 LUGLIO 2010

Lo scorso 5 luglio mi sono sottoposta ad un esame all’ospedale Fatebenefratelli di Milano, una grande e storica struttura ospedaliera della città con il ritiro del referto “dopo 3 giorni lavorativi dalla data di effettuazione dalle ore 8.00 alle ore 16.00” (*)  come stampato nel modulo 7049 stamp (reg.426) che mi è stato consegnato.
Sabato 10 luglio prima delle ore 8.00, nonostante le mie precarie condizioni di salute e la mia residenza non vicina all’ospedale, ho deciso di uscire pensando che il sabato mattina avrei fatto tutto presto: poco traffico e poca gente in giro.
Ho avuto il dubbio che al sabato avrei potuto trovare chiuso, ma dopo attenta lettura del modulo  7049 dove non compare “sabato escluso” (*),  sono uscita fiduciosa.
Inizialmente mi sono recata in via Fatebenesorelle dove ricordavo di aver visto lo sportello per il ritiro dei referti: l’ingresso era sbarrato da una saracinesca, senza alcun avviso utile alle mie necessità: il dubbio di aver sbagliato giorno si insinua nella mente, ma decido di andare fino in fondo, forte del mio modulo 7049.

Ho percorso quindi parte del perimetro del grande edificio ospedaliero, raggiungendo l’ingresso principale di corso di Porta Nuova, da lì il lungo tragitto sotterraneo che conduce a “Medicina Nucleare”  dove avrei finalmente raggiunto lo sportello per il ritiro del referto, ma l’accesso era sbarrato da una porta a vetri bloccata senza alcun avviso.
Incredula ho cercato qualcuno nei sotterranei, ma pur potendo entrare in sale con apparecchiature e strumentazioni completamente incustodite, non vi era anima viva.
Scoraggiata, sul lungo percorso di ritorno ho sentito delle voci in lontananza che immediatamente seguo arrivando nei pressi della sala mensa dove, in una stanza attigua, trovo due persone in divisa bianca.
Espongo il mio problema e mi dicono che forse al sabato non si effettuano ritiri di esami, ma non ne sono sicuri. Mostro il modulo 7049 e non sanno che dirmi, tranne l’indicazione del percorso per raggiungere un’uscita in “superficie” dalla quale avrei dovuto, attraversando un cortile interno, raggiungere la guardiola che da su corso di Porta Nuova e lì chiedere.

La persona che trovo mi indica un ingresso sotto una tettoia sporgente di un edificio in fondo al cortile, all’interno del quale scendere le scale che vanno al sotterraneo e seguire le indicazioni.
Mi sono ritrovata nello stesso corridoio infinito e davanti ad un’altra porta chiusa; ho provato a cercare qualcuno salendo e scendendo scale, percorrendo quel corridoio sotterraneo in direzioni diverse non incontrando mai anima viva.
Il tragitto nel sotterraneo è molto lungo e conduce a differenti reparti, è privo di allarmi nel caso qualcuno si senta male e di servizi igienici;  ho percorso più volte quel corridoio seminterrato senza incontrare nessuno, se fossi stata male, mi sono chiesta quando mi avrebbero trovata…

Rifaccio quindi il percorso a ritroso e raggiungo nuovamente la guardiola spiegando al custode che l’accesso allo sportello è chiuso, mi ha risposto che probabilmente il sabato sono chiusi,  mostro il modulo 7049 e lui gentilmente telefona a qualcuno che conferma la chiusura al sabato. 
Superando lo sconforto ho chiesto dove si trova la direzione sanitaria per fare un reclamo. Mi ha indicato l’ingresso principale di corso di Porta Nuova, attraversando il quale avrei trovato una porta sul cortile interno, sotto un portico a sinistra al primo piano avrei trovato la direzione sanitaria, ma che probabilmente sarebbe stata chiusa di sabato.

Sono uscita nuovamente in strada, ho rifatto il giro dell’edificio fino all’ingresso principale, nel dubbio di perdermi ho chiesto alla signora delle informazioni se c’era il direttore sanitario e dove fosse il suo ufficio: ricevo risposta affermativa sulla presenza, ma per dirmi come raggiungere il suo ufficio vuole sapere il motivo della mia richiesta.
Nel frattempo sono le 9.00 passate, sono esausta e insisto per avere l’indicazione che non ricevo perché senza dirle il motivo lei non può decidere se darmi o meno l’informazione.
Ho quindi perso la pazienza in quanto non ritengo che la signora sia preposta a giudicare se dare o meno informazioni, ma a darle e basta.  Informazione che, per altro, mi è stata data senza alcuna difficoltà da altro personale nel corso della mia permanenza in loco.
Decido quindi di seguire quello che ricordo delle indicazioni e raggiungo finalmente la porta dell’ufficio della direzione sanitaria che è chiusa e senza alcuna indicazione di giorni e orari di apertura.

Torno nell’atrio principale e, prima di gettare la spugna, spiego il mio travaglio all’impiegata dello sportello
“accettazioni” la quale mi conferma che il ritiro dei referti non si effettua il sabato; riconosce che nel
modulo 7049 non si fa riferimento a tale limitazione e che la direzione sanitaria è chiusa il sabato.
Chiedo quindi se vi è un ufficio relazioni con il pubblico : “Si c’è ma è chiuso il sabato”.
Chiedo un modulo per compilare un reclamo: “I moduli sono all’interno dell’ufficio relazioni con il pubblico che oggi è chiuso”.

Non mi resta altro da fare che ritornare a casa e capisco che la mia volontà di capire quale logica vi sia nel relazionarsi con l’utenza è battaglia troppo impari per le mie sole forze.

Prima di gettare la spugna, però, passando davanti alla signora in divisa azzurra delle informazioni non resisto dal farle notare che: se deve dare le informazioni deve darle giuste – il direttore sanitario non è vero che c’è il sabato e che è improprio da parte sua arrogarsi il diritto di  scegliere quali informazioni dare e quali no.

Sono entrata in ospedale alle ore 8.10 uscendo alle ore 9.20, sono rientrata a casa dopo due ore circa senza concludere nulla.
Oggi sono tornata per ritirare il mio referto,  così ho consegnato e fatto protocollare, nr 132 del 13/7/2010, questo esposto all’ufficio relazioni con il pubblico, mi risponderanno?

Luciana P. Pellegreffi

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FIAT POMIGLIANO: IL RITORNO DELLA FIAT DELLE PERSECUZIONI AIUTATA DALLA POLITICA

POMIGLIANO D’ARCO (NAPOLI), 19 GIU – «Non possiamo tornare agli anni delle persecuzioni, perchè questo si sta facendo, con i capi reparto che chiamano i lavoratori a casa per farli andare a votare con la minaccia della chiusura dello stabilimento». Lo ha detto il capogruppo del Prc al Consiglio provinciale di Napoli, Tommaso Sodano, sostenendo di aver raccolto testimonianze di lavoratori che lamentano le «pressioni» da parte dei capi reparto aziendali.
Sodano, inoltre, ha sostenuto che l’amministrazione comunale di Pomigliano d’Arco, con i manifesti fatti affiggere in paese per il ‘sì all’accordo, ha «usufruito dei soldi dei contribuenti per dare un’indicazione al voto che non le compete». «Stamattina – ha spiegato Sodano, che vive a Pomigliano d’Arco – ho incontrato alcuni lavoratori i quali mi hanno riferito di quanto sta accadendo, ed addirittura mi hanno raccontato che un collega, ammalato, è stato invitato a farsi accompagnare se impossibilitato a recarsi da solo allo stabilimento, per votare sì al referendum».
Sodano, inoltre, ha sostenuto che è «un’invasione di campo insopportabile la mobilitazione di alcune istituzioni locali, e di uomini politici che esprimono un giudizio in merito che non competono alla politica ma ai lavoratori». «Qualcuno – ha concluso – dovrebbe dire alla Fiat che se chiude Pomigliano dovrà restituire le centinaia di migliaia di miliardi che ha avuto negli anni dallo Stato. Dobbiamo dire ‘sì al lavoro ma non al ricatto, le due cose non possono stare insieme. Di fronte al ricatto della Fiat, una società civile dovrebbe indignarsi».(ANSA).
—————————–
Da chiarire che il referendum a cui ci si riferisce avverrebbe in una sola giornata e quando la fabbrica è chiusa, anomalia che renderebbe identificabile la partecipazione al voto – E LA PRIVACY ? – contrariamente al regolare referendun che avviene su più giorni lavorativi dando così la possibilità a tutti i lavoratori impegnati sui turni di parteciparvi e in completo anonimato.

Torniamo alla Fiat di regime degli anni delle schedature e deille persecuzioni? E’ questa la “nuova Fiat”, quella del ricatto, e dell’eliminazione dei diritti costituzionali ?
E dove sta l’innovazione ? Ancora a produrre auto a benzina !

Luciana P. Pellegreffi

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GRAZIE FIOM CGIL – FIAT: POMIGLIANO; BERSANI PREOCCUPATO, SINISTRA ATTACCA

Meno male che qualcuno s’indigna ancora per l’avanzamento della barbarie, la svendita dei diritti e  le modifiche illegali della Costituzione.
E’ il sistema capitalistico che è in crisi, che ha saturato i mercati oltre la capacità di richiesta, che non produce innovazione e diversificazioni utili della produzione. Consumare non può più essere il mast per lo sviluppo, senza distinguere su cosa si consuma.
E’ vero che abbiamo bisogno di lavorare, ma anche di una vita decoroso e della difesa dei diritti acquisiti.
La crisi la paghino questi indistriali incapaci di innovarsi in ciò che producono; l’unica cosa che sono stati capaci di inventarsi è la globalizzazione per poter produrre a stipendi di pochi euro al mese e senza diritti per chi lavora, per poi rivendere quei prodotti nei paesi industrializzati a prezzi da mercato locale moltiplicando i loro guadagni nei dividenti e non nello sviluppo, ricerca, innovazione.

E’ ora di uscire dai ricatti e riprendersi la dignità e i diritti di chi lavora.

GRAZIE FIOM CGIL CHE RIPORTI IL TEMA DEI DIRITTI CONTRO LA SCHIAVITU’ E LA CANCELLAZIONE DELLE LOTTE OPERAIE PER IL BENE DI TUTTI I LAVORATORI ITALIANI

Luciana P. Pellegreffi
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La sinistra radicale si indigna di fronte al documento della Fiat proposto ai sindacati su Pomigliano, e attacca l’azienda, il governo ed anche il Pd, accusato di debolezza. Pier Luigi Bersani ha seguito preoccupato la vicenda, con una telefonata a Guglielmo Epifani per conoscere l’evoluzione. Il Pd, così come Idv, punta molto sul senso di responsabilità non solo di tutti i sindacati, ma anche dell’azienda Torinese, temendo che l’atteggiamento radicale del governo e del ministro Sacconi non aiuti il sì della Fiom. L’ex ministro del Lavoro Cesare Salvi, portavoce di turno della Federazione della Sinistra (Prc, Pdci e Socialismo 2000) ha definito «scandaloso il ricatto della Fiat sui lavoratori», così come «il sostegno a questo ricatto espresso dal sistema istituzionale e da tutte le forze politiche parlamentari, opposizione compresa». «Certamente, come dice Tremonti, si tratterebbe di un cambio epocale – ha ironizzato Salvi – nel senso che si vuole tornare all’800». Altrettanto duro Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria del Pdci: «L’aria da regime che si respira nella proposta di accordo a Pomigliano va rispedita al mittente: la Costituzione va rispettata», ha aggiunto riferendosi al divieto di sciopero richiesto dal documento della Fiat. Indignata anche la reazione dell’ex ministro del Welfare, Paolo Ferrero, segretario del Prc: «La Fiat si comporta come la mafia e ricatta i lavoratori e il sindacato per violare le leggi dello Stato e le regole del Contratto nazionale di lavoro. In questo contesto il referendum tra i lavoratori è senza senso». Se Salvi mette sotto accusa tutte le opposizioni parlamentari, Ferrero ha attaccato frontalmente il Pd che, a suo giudizio, «vergognosamente propone di piegarsi al ricatto». Idv è il primo a smarcarsi dall’accusa: in una nota congiunta di Antonio Di Pietro e del responsabile Lavoro, Maurizio Zipponi, si dice che «non è accettabile che i lavoratori vengano trasformati in schiavi». «Una fabbrica che non abbia il consenso ma il ricatto – hanno aggiunto – come leva per la sua gestione è destinata a non funzionare». Un ammonimento a Marchionne a non voler stravincere. Quanto al Pd, Bersani ha seguito oggi la vicenda, telefonando anche al segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, con cui aveva parlato di Pomigliano già venerdì scorso. E la nota della segreteria del sindacato di Corso d’Italia è stata salutata positivamente. Stefano Fassina, responsabile economia e Lavoro del Pd, ha spiegato la posizione del partito: «nel documento della Fiat ci sono dei punti molto pesanti sui diritti fondamentali: non è solo una deroga al contratto nazionale, ma è addirittura in conflitto con la Costituzione». D’altra parte «è evidente che non siamo nelle condizioni di perdere gli investimenti prospettati dalla Fiat a Pomigliano d’Arco». La richiesta quindi è che «debba prevalere il senso di responsabilità da parte di tutti, e che occorra lavorare per modificare i punti oggettivamente di arretramento dei diritti dei lavoratori». Un appello dunque alla Fiom ma anche a Marchionne, come dice esplicitamente Fassina. Anche perchè il Pd, come anche Idv, non fa affidamento su Sacconi, accusato di «un atteggiamento irresponsabile». «È evidente la specificità di Pomigliano – afferma Fassina – e nel momento in cui usa quell’accordo come indirizzo generale, finisce per sabotare l’accordo stesso». «Il ministro della disoccupazione, Maurizio Sacconi – hanno detto Zipponi e Di Pietro – sta creando danni enormi».
(ANSA) 


Contro la crisi

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PERSONAL QUESTION TIME

COM’E’ CHE SI DANNO TANTO DA FARE 
PER TUTELARE LA PRIVACY DEI CITTADINI 
COME DA COSTITUZIONE 
E NON GLIENE FREGA NIENTE 
DEL DIRITTO ALLA SALUTE, ALL’ISTRUZIONE, 
ALLA CASA E AL LAVORO, 
ALLA LEGGE UGUALE PER TUTTI  
COME DA MEDESIMA COSTITUZIONE?
E COM’E’ CHE TUTELATO CON TANTA ENFASI LA 
VITA PRIMA DELLA NASCITA 
E ABBIAMO CIRCA 4 OMICIDI SUL LAVORO
OGNI GIORNO?
.. FORSE CHE LA LEGGE 
E’ PIù UGUALE PER QUALCUNO? 
….O PIù DIVERSA?

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QUASI 4 MILIONI DI PENSIONATI NELLA SOGLIA DI POVERTA’: GOVERNO ASSENTE

SECONDO L’ISTAT IL 72 % DEI PENSIONATI NON RAGGIUNGE I 1.000 EURO AL MESE

3.600.000  PENSIONATI RICEVE 
MENO DI 500 EURO AL MESE
4.700.000 TRA 500 E 1.000 EURO AL MESE
8.300.000 PENSIONATI RIENTRANO 
NELLA SOGLIA DI POVERTA’
LE PENSIONI PIU’ BASSE VANNO ALLE DONNE CHE RICEVONO IL 30 % CIRCA IN MENO DEGLI UOMINI
IL 45 % DELLE DONNE RICEVE MENO DI 500 EURO MESE

A COSA SERVE UN GOVERNO 
CHE NON SI OCCUPA DEI SUOI CITTADINI PIù BISOGNOSI?

Luciana P. Pellegreffi

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DDL INTERCETTAZIONI, APPROVATO DAL SENATO

Sì del Senato, la votazione: 164 sì e 25 no (Idv, Udc, Svp-Aut e radicali), PD abbandona l’aula.
Si può intercettare in caso di reati sanzionati con pene superiori ai 5 anni.
Gli atti delle indagini si possono pubblicare solo per riassunto.
Le intercettazioni dureranno fino a 75 giorni; in caso di necessità proroghe di 3 giorni in 3 giorni.
Per reati gravi – es. mafia, terrorismo, - il tetto massimo è di 40 giorni +  20 prorogabili.
Sanzioni per gli editori: da 300 a 450 mila euro. Per i giornalisti fino a 30 giorni di carcere o sanzione fino a 10.000 euro.
Le norme si applicano anche ai processi in corso.
Le riprese dei processi sono decise dal presidente della corte d’appello, anche senza consenso delle parti.
Fine all’installazione di cimici in luoghi privati.
Se si intercetta un sacerdote bisogna avvertire la diocesi, se è un vescovo la segreteria di stato vaticana.
“Siamo orgogliosi di aver votato questa legge” si dice dagli scranni del centro destra.
Finiani dissidenti: ahahahahaha rientrati nei ranghi.
I magistrati: “Il ddl metterà in ginocchio l’attività di indagine dei pm e della polizia e garantirà impunità a chi commette reati”.

La Federazione nazionale della stampa: sciopero generale 9 luglio.

Ora tocca alla Camera.

L’obiettivo origine della legge è tutalare la privacy:
giusto tutelare le persone non coinvolte nei reati e che compaiono nelle intercettazioni,
qui si tutela, in realtà, chi i reati li commette, soprattutto li ha già commessi essendo retroattiva. 

Un altro caso?

Luciana P. Pellegreffi

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NUOVARESISTENZA NEWS: MAGGIO 2010


Eccovi il numero di maggio 2010 
di nuovaresistenza news
scaricalo da qui 
e aiutaci a diffonderlo
2 giugno: festa della Repubblicae della Costituzione
Taglio dei costi della politica
Crollo di Ventotene, Bruno Panuccio
La crisi greca
Resistenza poetica diretta web
Settimana corta dei parlamentari
libri
Grazie!
La redazione di www.nuovaresistenza.org

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TAGLIO DEI COSTI DELLA POLITICA: HAHAHAHAHA

Leggo: “CRISI: STOP A COSTI POLITICA, IL GOVERNO ACCELERA” e mi chiedo dov’è la bufala, ennesima di questo governo. Leggete con attenzione queste dichiarazioni:
“La gravita’ della situazione economica e’ tale da richiedere, al di fuori di ogni schematismo ideologico, anche tagli significativi alla spesa pubblica. In questo quadro, e’ evidente che bisogna ridurre in vari modi i costi della politica, attraverso una iniziativa che prendera’ il governo nel suo complesso e non per sollecitazione di questa o quella forza politica che fa parte della maggioranza”. Lo afferma il Presidente dei deputati Pdl, Fabrizio Cicchitto.
Quale spesa pubblica? Quella dei costi della politica o quella per i servizi ai cittadini?
Per ora, di certo ci sono i tagli alla spesa sanitaria, all’istruzione, agli ammortizzatori sociali, ai servizi pubblici.
La riduzione della spesa pubblica con questo governo è stato impossibile farla passare; il centrodestra fa solo chiacchiere da campagna elettorale e demagogia. L’abolizione delle province, ad esempio, sbandierata e sfruttata elettoralmente da Berlusconi & C quando però il testo è arrivato in Parlamento l’hanno affossato.
Spreco persistente = oltre 10 miliardi di euro.
La casta si riproduce e prolifera a spese della collettività che non ne trae alcun miglioramento delle sue condizioni di vita.
—————————-
Non solo un taglio del 5% agli stipendi di parlamentari e ministri, ma serve anche una “dieta” per “tutti gli ‘alti papaveri’ del pubblico, compresi gli intoccabili del sottobosco…”. Lo dice Il ministro leghista Roberto Calderoli che torna sulla sua proposta di un intervento per contribuire ad una manovra che richiedera’ ‘sacrifici per tutti’. “L`intervento di riduzione di almeno il 5% sullo stipendio dei ministri e dei parlamentari, che intendo proporre a breve, rappresenta – spiega Calderoli – un atto di giustizia.
Solerte Francesco Nucara, repubblicano del Pdl: «Solo propaganda alla Beppe Grillo». Appunto “Propaganda” ma del governo.
5% = 7 milioni di euro secondo alcuni, 4,8 milioni secondo altri. La proposta, per quanto mi riguarda è un insulto all’intelligenza umana dato che i privilegi della casta sono ben oltre la pesantezza dello stipendio.
Ci sarebbero da eliminare alcune cosucce: bonus e privilegi di ogni sorta, allesterno e all’internno del “palazzo”.
Ad esempio il trattamento pensionistico di cui ci si guarda ben dal nominare: 
pensione dopo 5 anni di contributi, ma c’è anche chi riceve il vitalizio essendo stato in Parlamento soltanto pochi giorni. Il record spetta ad Angelo Pezzana, Pietro Graveri, Luca Boneschi e Renè Andreani, ex parlamentari radicali: 1 solo giorno in Parlamento, contributi volontari per 5 anni e un vitalizio mensile lordo di 3.108 euro.
Nello scorso anno abbiamo speso per le pensioni
dei deputati 138,2 milioni di euro con contributi versati pari a 11 milioni e 835 mila euro;
dei senatori 81,2 milioni di euro con contributi versati pari a 6 milioni e 100 mila per palazzo Madama.
Un buco di 201milioni di euro in 1 anno. E ogni anno così via fino ad essere veri e propri buchi neri a carico della collettività: i bilanci infatti sono alimentati dai trasferimenti del Tesoro.
Non si pone rimedio perchè chi deve decidere sono gli stessi beneficiari di tali privilegi, che paghi pure la collettività che siamo tutti noi.
Vi sono i requisiti per l’età: alcuni hanno ricevuto pensione a 50 anni anche se ufficialmente si otterrebbe dai 65 anni in poi.
Alla Camera basta aver conquistato uno scranno prima del 1996 e totalizzato 20 anni di contribuzione, anche con il riscatto volontario degli anni mancanti, per ottenere l’assegno all’età di 50 anni.
Al Senato è ancora più facile, sono sufficienti 15 anni di contributi se si è stati eletti prima del 2001.
Le pensioni variano da una media di 2.400 a oltre 9.900 euro al mese ed è pure cumulabile con altre pensioni, spesso maturate con contributi figurativi, quindi mai versati.
Per i neo parlamentari bastano 5 anni “di servizio” per avere diritto alla pensione.
————————————
Tornando all’inizio: “CRISI: STOP A COSTI POLITICA, IL GOVERNO ACCELERA”: 
HANNO LA FACCIA COME IL C….
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Luciana P. Pellegreffi

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LA CASTA D’OLTRE MANICA: NO ALL’ELIMINAZIONE DEL DOPPIO INCARICO

La mozione avanzata dall’Ulster Unionist Party all’Assemblea, dove si chiedeva di eliminare il doppio incarico parlamentare entro il 2011, è stata sconfitta.
E’ passata invece una mozione simile, presentata dal DUP, che però prevede la fine della possibilità di essere eletti sia a Stormont che a Westminster entro il 2015.

La mozione originale dell’UUP seguiva le recenti raccomandazioni del Committee on Standards in Public Life (Comitato sugli Standard nella Vita Pubblica) , secondo cui la pratica del doppio incarico dovrebbe cessare nel 2011.
Aspettiamoci il “Così fan tutti” dei nostri governanti.

Luciana P. Pellegreffi

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AAA CERCASI: POST DI BRUNETTA:”

Qualcuno ha visto sul sito di Brunetta l’articolo:
Riduzione dei parlamentari? Simbolo di una nuova Italia
Da ieri è vuoto, mi esce la scritta: Articoli marcati con tag ‘riduzione parlamentari’ 17-5-2010
CHI L’HA VISTO?
CHIEDIAMO A RAI 2?
Se qualcuno lo trovasse e me lo facesse avere …. magari ci illumina sui tagli alla/della casta.
O forse voleva ma non ha pubblicato? 
Grazie
Luciana P. Pellegreffi

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