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IO VOTO !
mar 11
-per rispetto alle donne che x questo hanno combattuto per ottenere lo stesso diritto degli uomini,
- per rispetto a tutte le mie e le altrui lotte per la democrazia,
- per rispetto alla mia volonta’ di partecipare, sciegliere e controllare,
- per rispetto al mondo che lascerò ai miei simili,
- per rispetto al mio vivere in questa società
Luciana P. Pellegreffi
Ho viaggiato da settembre 2008 a giugno 2009 in India e Nepal realizzando una ricerca e un reportage fotografico sull’esilio tibetano a 50 anni dal suo inizio.
Il 28 marzo ero ad Hong Kong per realizzare un’intervista ad un membro del Fulun Gong scappato dalla Cina continentale, così ho avuto modo di seguire su vari canali televisivi la diretta delle cerimonie della festa della “liberazione dalla schiavitù”. In una Lhasa tirata a lucido c’erano migliaia di tibetani in abito tradizione inginocchiati davanti ad un palco situato nella piazza principale della città sul quale vari membri del governo di Pechino elencavano le nefandezze commesse dal governo del Dalai Lama, sottolineando invece i miglioramenti apportati dall’attuale amministrazione occupante in Tibet. Per rendere il tutto più credibile, le autorità cinesi alternavano le riprese degli elegantissimi rappresentanti del governo di Pechino presenti sul palco ad interviste fatte ai tibetani presenti alla cerimonia in cui le persone ripetevano meccanicamente i loro ringraziamenti alle autorità cinesi per averli liberati dalla schiavitù del Dalai Lama.
Da quanto è emerso da una lunga serie di interviste da me realizzate nelle principali comunità tibetane situate nel nord dell’India e in Nepal e esaminando quanto emerge dall’attuale ricerca storiografica, in realtà le cose stanno diversamente.
Se inizialmente l’occupazione del Tibet aveva semplicemente delle finalità geo-strategiche di natura militare, con l’ascesa della Cina ad officina del mondo (oggi la Cina controlla il 53% della produzione di manufatti a livello mondiale) le cose sono cambiate.
La Cina attualmente ha un assetto produttivo e dei ritmi di crescita economica che la rendono dipendente dall’approvvigionamento di materie prime sul mercato mondiale, cosa che comporta ad esempio il fatto che il governo di Pechino sia sempre più presente in numerosi stati africani con finalità dichiaratamente imperialiste.
La scoperta di uno dei più grandi giacimenti di metano al mondo custodito sotto i ghiacci dell’altopiano tibetano ha cambiato sensibilmente la strategia politica seguita dalle autorità cinesi in Tibet a partire dal 1959.
Il governo di Pechino ha messo in campo un piano di trasferimento della popolazione (in particolare di membri della principale etnia presente in Cina, cioè gli han) stimolato da lauti incentivi economici e facilitato dall’inaugurazione, nel luglio del 2006, della linea ferroviaria che collega Pechino con Lhasa. Di conseguenza oggi gli han sono l’etnia maggioritaria in Tibet.
L’unico punto su cui la strategia governativa è rimasta immutata è la repressione della cultura tibetana, cosa che spinge migliaia di tibetani ad attraversare l’Himalaya a piedi per fuggire a questa situazione.
L’attraversamento dura all’incirca un mese ed avviene molto spesso senza un abbigliamento e viveri adeguati.
In seguito agli accordi stipulati tra il governo cinese e quello nepalese dopo l’ascesa al potere in Nepal del partito maoista (aprile 2006), i tibetani molto spesso devono fuggire sia dalle truppe dell’esercito cinese che da quelle nepalesi, entrambe prive di remore nel sparare addosso alle colonne di tibetani diretti al confine. Molti tibetani ovviamente muoiono di stenti e di freddo durante l’attraversamento dell’Himalaya, ma anche a causa dei proiettili sparati sia dall’esercito cinese che da quello nepalese.
Una volta attraversato il confine nepalese i tibetani trovano a Katmandu’ un centro d’accoglienza gestito dall’Onu, dove hanno la possibilità di ottenere lo status di rifugiati e di salire su un autobus diretto a Daramsala, città situata nel nord dell’India e attuale residenza del governo tibetano in esilio.
A Katmandu sono andata a fare una visita a questo centro d’accoglienza meta dei tibetani che varcano l’Himalaya alla ricerca della libertà.
Un rifugiato fornito di un ottimo inglese mi ha raccontato che sono sempre di più i tibetani che muoiono durante l’attraversamento del confine per mano dell’esercito nepalese. Ha aggiunto anche che la presa di posizione politica del Dalai Lama in merito all’autonomia e non all’indipendenza del Tibet dal governo di Pechino non è condivisa dalla maggior parte della popolazione, cosa che però non mette in discussione l’autorità del capo spirituale e politico dei tibetani.
Ho pranzato con un tibetano che lavora per Human Rights Watch. Il suo compito è raccogliere le storie dei tibetani appena arrivati in Nepal e compilare dei rapporti per la ONG per cui lavora. Da quanto mi ha raccontato, la libertà religiosa concessa in Tibet di cui il governo di Pechino si vanta è una farsa.
Quando arrivano a Daramsala i tibetani finiscono in un centro per i rifugiati gestito dal governo in esilio e situato nel centro della città. E’ da qui che nasce per loro una nuova vita, in un paese che parla una lingua per loro incomprensibile e che offre poche opportunità di lavoro e quindi d’inserimento sociale.
Una delle conseguenze delle spaesamento connesso a questo esilio forzato in un altro paese è la crescita tra i tibetani del consumo di alcol e droga. Per questa ragione il governo tibetano ha aperto un centro per il recupero dei tossicodipendenti. Durante un’intervista il direttore di questo centro di recupero ha sottolineato che l’aumento del consumo di alcol e droghe tra i tibetani è dovuto alla disoccupazione, alle difficoltà d’inserimento in un paese che parla una lingua diversa e di difficile apprendimento come l’hindi, ma anche molto spesso all’ignoranza sugli effetti delle sostanze con cui i giovani si accostano a questo tipo di consumi.
A rendere maggiormente difficoltoso l’inserimento dei tibetani in India contribuisce anche lo status giuridico di rifugiati, cosa che rende assai difficile per un tibetano lasciare l’India ma anche costruirsi una vita nel paese stesso al di fuori delle comunità tibetane.
Anche le forti tensioni presenti tra la comunità indiana e quella tibetana, in contrasto con l’armonia che regna sul piano diplomatico tra il governo di Delhi e quello in esilio, rendono complicato l’inserimento dei rifugiati nel nuovo contesto.
Da un’intervista fatta ad un medico tibetano residente a Daramsala da oltre trenta anni sono emersi vari episodi di violenza tra le due comunità, come ad esempio l’inaugurazione avvenuta a metà degli anni ‘80 del Centro di medicina e astrologia tibetano di Daramsala. L’edificio venne circondato da un gruppo di indiani e danneggiato. I tibetani non poterono chiamare la polizia perchè per tre giorni le linee telefoniche vennero interrotte.
Daramsala è anche sede di numerosi e molto attivi movimenti politici, dove i rifugiati appena arrivati in India possono trovare invece spazi in cui è per loro possibile partecipare alla vita della comunità. Il Gu-Chu-Sun (associazione composta da ex prigionieri politici), il Tibetan Women’s Association e il Tibetan Youth Congress sono tutte organizzazioni fortemente orientate all’indipendenza del Tibet e non all’autonomia, ancora una volta in contrasto con quanto sostiene il Dalai Lama. Le attività principali di questi movimenti politici sono l’organizzazione di manifestazioni di protesta e la produzione di materiale informativo sulla questione tibetana.
La biografia di Gompo, un ragazzo di 25 anni arrivato a Daramsala cinque anni fa dal Tibet, sintetizza molto bene la realtà materiale in cui i rifugiati sono costretti dalle circostanze a muoversi, ma anche l’approccio culturale con cui queste persone si rapportano alla loro terra d’origine e al nuovo contesto in cui sono obbligati ad inserirsi.
Appena è arrivato a Daramsala Gompo ha iniziato a studiare l’inglese, mentre non si è mai premurato di apprendere l’hindi. Per cinque anni è stato mantenuto da un fratello che è riuscito ad emigrare in Europa, ma da qualche mese ha trovato lavoro in un bar a Daramsala raggiungendo così l’autonomia economica. Partecipa attivamente alla maggior parte delle iniziative politiche che si svolgono di frequente in città. Prova molto dolore per il fatto che non potrà tornare in Tibet probabilmente fino al resto dei suoi giorni, visto che la cosa comporterebbe l’arresto e otto anni di reclusione da scontare nelle carceri cinesi. Ci tiene molto a sottolineare però che il nemico dei tibetani è il governo di Pechino e non la popolazione, visto che anche i cinesi sono schiacciati dalla dittatura e che comunque sono brave persone. Questo concetto tante volte ripetuto da Gompo durante l’intervista penso che sia la sintesi di uno dei capisaldi della cultura tibetana da cui la cultura occidentale ha qualcosa da imparare: il pacifismo agito e non solo teorizzato.
Questa mattina 10 MARZO si sono riuniti i rappresentanti e i coordinatori del Popolo Viola di Milano, di Qui Milano Libera, di Adesso Basta!, Movimento 5 Stelle Lombardia, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione della Sinistra, Verdi, Partito Socialista, Partito Democratico, e hanno concordato il seguente comunicato:
Le forze sociali e politiche democratiche invitano tutte e tutti a mobilitarsi per un forte impegno civile ed etico in difesa della Costituzione e della Democrazia, denunciando la gravissima emergenza dell’aggressione del Governo allo Stato di diritto, le leggi ad personam, il cosiddetto legittimo impedimento e il decreto salva liste. Denunciando inoltre l’attacco ai diritti e alla dignità del lavoro, in particolare all’articolo 18, e alla libertà di stampa.
Mettendo da parte la competizione elettorale per difendere la Democrazia e i principi di eguaglianza e dello Stato di diritto che appartengono a tutti. Diamo vita ad una grande manifestazione unitaria, partecipiamo tutte e tutti, sabato 13 marzo dalle ore 15 in largo Cairoli.
Gli americani sono spesso vittime dei facili entusiasmi. In Rete, dove il fenomeno non fa eccezione, esperti, appassionati e smanettoni sono da sempre alla continua ricerca della next big thing, la prossima rivoluzione che cambierà il volto di internet. Noi italiani, che l’evoluzione del web e di internet la viviamo quasi sempre di riflesso, non possiamo che guardare con attenzione, tra curiosità e scetticismo, il proclama di turno. Una delle startup su cui ricadono le prime attenzioni del 2010 è senza dubbio Foursquare, cugino dello sfortunato Dodgeball.
Ad accomunarli, oltre la forte connotazione mobile è il fondatore stesso, quel Dennis Crowley che aveva accusato Google di non aver creduto abbastanza nelle potenzialità di Dodgeball dopo la sua acquisizione nel 2005. Non è poi un caso che in entrambi i servizi ritroviamo la pallina e una grafica molto simile nel logo. Il New York Times definisce Foursquare un incrocio tra un servizio per restare in contatto con gli amici, una guida alla città e un videogame da bar. È un gioco sociale che vive di localizzazione: Foursquare abbraccia alcuni dei cambiamenti tecnologici e culturali degli ultimi anni: la diffusione dell’internet mobile, le funzionalità Gps di smartphone e cellulari e la tendenza a condividere i propri dati online.
Sindaco
Attraverso la pratica del “check in” dal cellulare, ossia un semplice aggiornamento sulla propria posizione geografica, dal parco al ristorante, da un museo a un locale, ogni utente può entrare in contatto con altre persone, incontrare amici e conoscerne di nuovi. E fin qui nulla di nuovo. Altre startup come BrightKite, Loopt o lo stesso Google Latitude offrono servizi che permettono di trovarsi e restare aggiornati. La stessa possibilità di inserire recensioni, commenti e consigli su locali e ristoranti non è una novità per le guide online fatte dagli utenti.
Piuttosto sono gli aspetti ludici e di competizione con la propria rete sociale che hanno conquistato il pubblico di Foursquare. Una delle più brillanti caratteristiche introdotte del servizio sono i badge. Si tratta di colorati riconoscimenti da associare al profilo personale per attestare la vivacità della propria vita sociale. Ogni badge ha un suo significato: dai primi passi come Newbie alla Superstar, dal viaggiatore al “Party Crasher”. La persona che visita un luogo più di frequente ne diventa il “sindaco”. Una carica temporanea e per lo più simbolica, ma che ha avviato una sana competizione tra gli utenti, interessati a definire il loro spazio di azione e ad affermare la propria “supremazia”.
Proximity marketing
Queste dinamiche non sono passate inosservate alle attività commerciali più attente. Succede così che i coffee bar alla moda di Londra, come il Dose Espresso, premino i consumatori più fedeli con caffè gratis, mentre i sushi bar di tendenza offrano al sindaco della settimana un piatto gratis. Ricordate i primi esperimenti di proximity marketing, quando nei centri commerciali e nella banchine del tram venivamo avvisati di attivare il bluetooth per essere pronti a ricevere sconti e contenuti promozionali? Archiviati i fallimenti e le scomodità del dente blu, Foursquare si sta rivelando una nuova opportunità di promozione attraverso il passaparola delle persone più attive.
Gli utenti naturalmente non potevano che apprezzare le rinnovate attenzioni nei loro confronti. Le iniziative hanno ulteriormente alimentato il passaparola, fino a suscitare l’interesse anche di altri esercizi commerciali, pronti ad incentivare la loro popolarità all’interno del servizio con omaggi ai clienti più connessi e attivi. E sono solo alcune delle tante modalità in cui le persone possono utilizzare Foursquare per i propri scopi. È infatti la stessa community, considerata realmente dagli sviluppatori parte fondamentale del servizio, a ridefinire l’uso: c’è chi ha iniziato a proporre delle guide personali alla città attraverso dei punti chiave da attraversare tramite check-in e chi si è inventato delle maratone di caccia al tesoro sparse su più città, nelle quali i partecipanti della stessa squadra spesso non si sono mai incontrati se non online. D’altronde, quando ci si lascia prendere dal gioco, si fa presto a cambiare le regole.
Real life
Un altro punto di forza del servizio è l’integrazione tra online ed offline. Normalmente i servizi social concentrano la loro offerta sulla relazionalità online: ci si incontra e si dialoga in Rete, legando ogni scambio al contesto web. Poi si chiude e si ritorna alla “real life”. Foursquare, come gli altri servizi mobile, permette di estendere l’esperienza di relazione al mondo fisico. Ci si conosce online per trovarsi offline e viceversa, con buona pace di chi vuole la Rete come uno spazio di isolamento.
C’è poi da affrontare la questione privacy. Fino a che punto siamo disposti a condividere e dare in pasto alla Rete abitudini, esperienze e opinioni? Quali saranno i rischi legati alla rinuncia di sempre più dati personali? Proprio in questi giorni il sito PleaseRobMe – letteralmente Derubami – raccoglie in tempo reale da Twitter i messaggi delle persone che escono di casa, lasciando la propria abitazione vuota e pronta da svaligiare. Un esempio provocatorio ma molto efficace per mostrare le conseguenze che può avere una spensierata condivisione delle informazioni personali.
Emergenti
Nonostante l’importante accordo con Vodafone UK annunciato qualche giorno fa, Foursquare non avrà vita facile nei prossimi mesi. Esistono numerosi progetti importanti che cercheranno di spodestare o, quantomeno ridimensionare, la supremazia attuale. Gowalla, per esempio, può essere considerato a tutti gli effetti un mobile social game. Il servizio prevede che gli utenti scoprano, propongano e condividano, a mo’ di caccia al tesoro, luoghi rilevanti (spot) nelle città, per guadagnare dei punti nel proprio passaporto virtuale a ogni check-in. I luoghi possono essere normali o tematici, come percorsi culturali, sportivi, fashion o anche tour alcoolici, come avviene già in alcune city britanniche.
Altra applicazione interessante è Nike True City, servizio del colosso americano dell’abbigliamento disponibile per iPhone, che permette di scoprire e condividere locali e luoghi meno conosciuti, come pub, locali, punti di ritrovo, ecc.. di sei diverse città europee (per ora son disponibili Milano, Londra, Berlino, Parigi, Amsterdam, Barcellona). L’applicazione inoltre integra un lettore di QR code, capace di leggere i messaggi criptati che riempiranno gli angoli più o meno sconosciuti delle città coinvolte. E c’è da pensare che Nike non sarà la sola a voler giocare nascondendo iniziative, eventi o sconti speciali a questa particolare community.
Marketing turistico
Se “rendere visibile l’invisibile” è un ambizione non da poco, è anche vero che piattaforme di condivisione che combinano elementi sociali e tecnologie mobile stanno ponendo le basi per la creazione delle guide di prossima generazione delle città: itinerari realizzati e declinati su interessi specifici e approvati dalla propria rete di contatti sono la migliore garanzia di pertinenza dei contenuti ai gusti e alle preferenze personali. Con sviluppi in termini di marketing turistico da non sottovalutare.
Nel frattempo resta da chiedersi se veramente la vita in un prossimo futuro sarà vissuta in stile MMO, come ha sostenuto il visionario game designer Jesse Schell al summit DICE 2010. Tramite sensori legati alla persona si potrebbero guadagnare punti per ogni attività quotidiana: dal lavarsi bene i denti, fare velocemente le commissioni domestiche o scegliere l’autobus al posto dell’auto per andare al lavoro. La vita come all’interno di un gioco; chissà come sarebbe.
IL GRUPPO DI FACEBOOK
“QUESTA VOLTA VOTIAMO TUTTI”
SU L’ESPRESSO !
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Dieci, cento, mille gruppi
Gli attivisti. Il gruppo chiave delle mobilitazioni dei giorni scorsi è stato Il popolo Viola, forte dei suoi 230 mila aderenti e capace di portare nelle piazze di decine di città migliaia di persone. Tutto partendo da una pagina di Facebook. Un altro gruppo, nato negli ultimi giorni, che punta a un coinvolgimento attivo dei suoi aderenti è La rivoluzione dei fiori che lancia una sua iniziativa di mobilitazione pacifica: “Sabato 20 marzo portiamo fiori per la democrazia all’Altare della Patria a Roma e alle prefetture e ai municipi nelle altre città. Senza bandiere di partito. Solo tricolori. Una rivoluzione gentile, un modo per dire che sono morte le regole e, insieme, per comunicare che c’è chi non è mosso dall’odio, ma dall’esatto contrario: l’amore per questo Paese, per la legalità, per la democrazia”.
I pro voto e i no voto. Utilizzare l’arma del voto come strumento per protestare. La grande maggioranza dei gruppi presenti su Facebook prova a incentivare l’elettorato a recarsi alle urne, per fare in modo che dai seggi arrivi una risposta forte al decreto salva liste. E’ il caso di “Questa volta votiamo tutti“. Alcune pagine, come “Il 28 marzo non voto e vado al mare” o “27 e 28 marzo non voto” (che sbaglia la data) remano invece dalla parte opposta, incitando gli elettori a disertare in massa i seggi per far capire alla classe dirigente che la situazione non è più sostenibile.
Gli ironici. Una risata li seppellirà. Sono tantissimi i gruppi che provano a manifestare il proprio dissenso attraverso l’ironia, la satira o il sarcasmo. Tra le più riuscite c’è Silvio, me lo fai un decreto?, che ha creato nel suo piccolo un nuovo “meme” digitale e che invita i suoi iscritti a mandare proposte a Berlusconi per i suoi prossimi decreti: “La tua ragazza ti ha lasciato e la rivuoi accanto a te? Ti infastidiscono i tamarri con il cinquantino rumorosissimo? Chiedi a Silvio! E lui, con un decreto legge, ti accontenterà”. Non è da meno “Chiedi anche tu di votare un’ora dopo la chiusura del seggio” che, con i suoi 13 mila iscritti, ironizza: “Non far votare il cittadino anche dopo la chiusura dei seggi elettorali provocherebbe un grave vulnus di carattere politico e costituzionale”.
I creativi. “Forza Panino” lancia la sua provocazione, tentando di usare a proprio favore il nuovo decreto per candidare alle elezioni una nuova lista che abbia come simbolo quel panino finito al centro, suo malgrado, della discussione politica. “Questo pomodoro avrà più fan di Berlusconi” è ormai una pagina simbolo con oltre mezzo milione di iscritti, e tra le discussioni che ospita molte sono dedicate alle mobilitazioni da organizzare contro il decreto salva liste.
I politici. Sono i gruppi che riprendono gli slogan lanciati da partiti e movimenti, come “Impeachment per Napolitano” che fa suo il messaggio lanciato dal segretario dell’Italia dei Valori Di Pietro, o “5/3/2010 – Colpo di Stato, Berlusconi Golpista“, “Cinque marzo, Democrazia in lutto oppure 5/3/2010: io so che oggi in Italia c’è stato un golpe“. Gli economici. Pagine che propongono come strumento di protesta il boicottaggio, in alcuni casi nati prima degli ultimi scandali. Si tratta di pagine che tengono aggiornati i propri iscritti sull’identità degli inserzionisti pubblicitari di Mediaset, invitando le persone a non acquistarne i prodotti per arrecare un danno economico indiretto all’azienda di Silvio Berlusconi. Tra i più significativi c’è “Elezioni 2010. Puoi votare alle urne, in Poltrona e al Supermercato” i cui temi vengono ripresi anche in una discussione sulla pagina del Popolo Viola.
IO VOTO IL MIO DISSENSO
mar 9
Perciò vi preghiamo, per l’amicizia e la solidarietà che ci lega, ANDATE A VOTARE !
L’ASTENSIONE DAL VOTO NON E’ UNA PROTESTA MA UNA RESA!
Maria Teresa De Nardis
Emanuela Bonaga
Maria Cristina Canova
Ileana Turazzo
Giuseppina Cacace
Loredana Zoppellari
Daniele Bellora
Beppe Meotto
Luciana Pellegreffi
Annelise Madia
Dai Qui il tuo contributo, grazie.
Luciana P. Pellegreffi

















