Archivio per la categoria MASS MEDIA

CONDANNA DELL’UTRI AL TG1

BANDANAX VIGNETTE
Vedi: SATIRA

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MARIA LUISA BUSI LASCIA LA CONDUZIONE DEL TG1: LA SUA LETTERA A MINZOLINI

Con questa dichiarazione, Maria Luisa Busi lascia la conduzione del Tg1 di Minzolini. Lo scrive lei stessa in una lettera che ha affisso nella bacheca della redazione. Pubblichiamo la lettera.
AL Dott. Augusto MINZOLINI
Al CDR
p.c. Dott. Paolo GARIMBERTI
p.c. Prof. Mauro MASI
p.c. Dott. Luciano FLUSSI
Caro direttore,
ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell’edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa e’ per me una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilita’ nei confronti dei telespettatori. Come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza RAI Sergio Zavoli : “la piu’grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identita’, parte dell’ascolto tradizionale”.Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perche’ e’ un grande giornale. E’ stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati.
Questo e’ il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non e’ mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l’informazione del TG1 e’ un’informazione parziale e di parte.Dov’e’ il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d’Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perche’ negli asili nido non c’e’ posto per tutti i nostri figli?Devono farsi levare il sangue e morire per avere l’onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell’Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perche’ falliti?Dov’e’ questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell’Italia esiste. Ma il tg1 l’ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale.
L’Italia che vive una drammatica crisi sociale e’ finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un’informazione di parte – un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull’inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo – e l’infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della piu’ importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di piu’ alto profilo e interesse generale. Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, puo’ soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell’affidamento dei telespettatori e’ infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. E’ lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori. I fatti dell’Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E’ quello che accade quando si privilegia la comunicazione all’informazione, la propaganda alla verifica. Un’ultima annotazione piu’ personale. Ho fatto dell’onesta’ e della lealta’ lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non e’ tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente.
Pertanto:1) respingo l’accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente – ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI – le avevo gia’ mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralita’ delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma e’ palese che non c’e’ piu’ alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta e’ fuori, prima o dopo.
2) Respingo l’accusa che mi e’ stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza e’ quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.
3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l’intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all’azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di “danneggiare il giornale per cui lavoro”, con le mie dichiarazioni sui dati d’ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: “il tg1 dara’ conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgera’ i fatti in ossequio a campagne ideologiche”. Posso dirti che l’unica campagna a cui mi dedico e’ quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama – anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta – hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita “tosa ciacolante – ragazza chiacchierona – cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali” e via di questo passo. Non e’ cio’ che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate rispondera’ il mio legale.
Ma sappi che non e’ certo per questo che lascio la conduzione delle 20. Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto.Non di ammirazione viviamo,dice, ma e’ di rispetto che abbiamo bisogno.Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verita’. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere.

Marialuisa Busi

Roma, 20 maggio 2010
da Articolo21

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LA BUSI LASCIA IL TG 1

BANDANAX VIGNETTE

 Maria Luisa Busi lascia la conduzione del Tg1 perche’ non si riconosce piu’ in una testata ”parziale e di parte”. Nella missiva spiega come un l’unico ”strumento” che ha un conduttore per difendere le sue prerogative professionali, e’ quello di ”togliere la sua faccia’ dal video. ”Caro direttore – scrive – considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori”.

”Dove dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Dov’e’ questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell’Italia esiste. Ma il tg1 l’ha eliminata”. Secondo la rappresentanza sindacale del Tg1 ”testimonia il suo disagio e quello che attraversa una parte della redazione sull’indirizzo che Minzolini ha fatto prendere al Tg1”.
Giulio Borrelli, ex direttore del Tg1: ”dobbiamo ricordarci sempre che le redazioni restano e i direttori passano”.
PRO MINZOLINI
La maggioranza difende Minzolini che respinge l’accusa di fare un giornale fazioso e aggiunge “il mio telegionale non e’ mai stato di parte, ho sempre dato voce a tutti e gli ascolti mi hanno dato ragione. Non condivido neanche una riga della sua lettera”
Il consigliere Rai di maggioranza Antonio Verro considera ”non condivisibili” le motivazioni addotte dalla giornalista e si augura ”che non siano strumentali a qualche altro ragionamento di tipo politico”. Difende Minzolini anche il vice presidente della commissione di Vigilanza Giorgio Lainati, che, dice ”ha tutto il diritto di decidere una linea”.
CONTRO MINZOLINI
I consiglieri di amministrazione di minoranza: Nino Rizzo Nervo dice ”adesso basta. Devono intervenire il presidente e il direttore generale con urgenza sulla situazione che si è creata al Tg1”. Per Giorgio Van Straten Minzolini ”ha trasformato il Tg1 in una velina governativa e in un ricettacolo di pseudo-notizie”. Forte condanna arriva dal Pd e Idv ”al Tg1 – spiega la presidente del Pd Rosy Bindi – si sta consumando una profonda lacerazione, con una grave perdita di credibilita’ E’ necessario e urgente un intervento del presidente della Vigilanza Rai”. Per Antonio Di Pietro ”e’ inammissibile cio’ che sta accadendo in Rai: giornalisti dalla schiena dritta mortificati e penalizzati per far posto alle pecorelle telecomandate da Palazzo Grazioli”.
L’opposizione chiede al Cda, al presidente e al direttore generale della Rai di intervenire. Paolo Garimberti definisce l’accaduto ”un segnale preoccupante” spiegando di aver sollevato anche ieri ”per l’ennesima volta” in Cda ”la questione della qualita’ dell’informazione Rai, segnatamente nei telegiornali”.
I PRECEDENTI
I precedenti: il primo aprile scorso la giornalista concesse un’intervista a Repubblica in cui criticava la decisione, presa dal direttore, di rimuovere tre conduttori storici del telegiornale. Busi definiva la sostituzione dei tre una ‘rappresaglia’ contro coloro che non avevano firmato la lettera a favore del direttore sul caso Mills. Minzolini le invia una lettera in cui le contesta di non aver chiesto alla Rai l’autorizzazione per l’intervista; la Busi rispose rivendicando il diritto, sancito dalla Costituzione e dallo Statuto dei lavoratori, a esprimere liberamente il suo pensiero, tanto piu’ in veste di consigliere nazionale della Federazione nazionale della stampa.

Luciana P. Pellegreffi

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RAI, NUOVE EPURAZIONI – SALTANO TRE CONDUTTORI DEL TG1

Tre giornalisti sollevati dall’incaricodi conduttori al Tg1, dove la situazione “non è più tollerabile” e richiede un intervento di Garimberti a garanzia di chi lavora in Rai. Lo dichiarano Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, consiglieri di minoranza Rai.

“Ormai è evidente che al Tg1 è in corso una vera e propria epurazione dei giornalisti che non hanno firmato la lettera in favore del direttore – dichiarano -. La settimana scorsa era toccato al caporedattore Massimo de Strobel, oggi Minzolini ha annunciato al comitato di redazione che sono stati sollevati dal loro incarico di conduttore Tiziana Ferrario, Paolo Di Giannantonio e Piero Damosso, tutti professionisti che hanno contribuito a scrivere la storia di quella che un tempo è stata la più importante testata televisiva”.

“Avevamo chiesto al direttore generale di fermare il disegno di annientamento dei valori, delle culture e delle autonomia professionali portato avanti con determinazione stalinista dal direttore del TG1 e pertanto lo riteniamo corresponsabile di
queste decisioni. Al presidente – concludono – chiediamo un intervento a garanzia e in difesa di tutti coloro che in questa azienda hanno lavorato e lavorano con professionalità, serietà ed apprezzamento generale. Quanto sta avvenendo al TG1 è il segno di un’arroganza che calpesta regole aziendali e dignità personali e per questo non è più tollerabile: non è in gioco soltanto la credibilità di quella testata ma dell’intero servizio pubblico”.

31 marzo 2010

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MENO MALE CHE MURDOCH C’E': LA FEDERAZIONE ESISTE SOLO SU SKY

Grazie Murdoch. Se non ci fosse stato l’antagonista via satellite di sua Emittenza Berlusconi con il suo SkyTg24, infatti, nella settimana tra il 14 e il 20 marzo scorsi la Federazione della Sinistra avrebbe avuto meno di mezzo minuto al giorno di visibilità complessiva su tutti i telegiornali: Rai, Mediaset e Telecom Italia Media (La7 e Mtv). Per la precisione 3’ e 47” in tutto: 3 minuti dal TgLa7, 44” dal Tg2 e 3” dal Tg4. Il tempo dedicato alla Fed da TgSky24 e la partecipazione a trasmissioni del testata giornalistica satellitare portano invece a quasi un’ora la presenza in video della Fed. Anche se non è possibile equiparare tout court la tv satellitare a quella in chiaro. Anzi, è del tutto travisante. E i dati relativi al duopolio parlano chiaro circa l’oscuramento conclamato e proditorio della Federazione.

L’ultimo rilevamento settimanale dell’Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, sul pluralismo politico/istituzionale in tv è disponibile sul sito dell’autorità da mercoledì 24 marzo scorso (per scaricare o stampare la tabella integrale).

I rilevamenti riguardano il tempo di notizia (cioè quello dedicato dai giornalisti all’illustrazione di un argomento/evento in relazione a ciascun soggetto politico/istituzionale), il tempo di parola (cioè quello durante il quale soggetto parla direttamente in voce tramite propri esponenti) e infine il tempo di antenna (che indica il tempo complessivamente dedicato al soggetto politico/istituzionale ed è dato dalla somma del “tempo di notizia” e del “tempo di parola”). Per esigenze di sintesi e semplicità, prenderemo in esame quest’ultimo, rimandando per qualunque dettaglio alle tabelle integrali disponibili all’indirizzo internet sopra indicato. Il periodo di riferimento è quello dal 14 al 20 marzo, settimana dell’ultimo rilevamento messo on linea dell’Agcom.

L’oscuramento Rai
Per quanto riguarda il servizio pubblico, quello pagato col canone dai cittadini italiani, il tempo di antenna totale riservato alla Federazione della sinistra (d’ora innanzi Fed) dai telegiornali di mamma Rai, in tutte le edizioni, è di 44 secondi. Nello specifico: 0” il Tg1, 39” il Tg2, 5” il Tg3. Tanto per fare un paragone di prossimità: Sinistra, ecologia e libertà (Sel) ha avuto 1’e 24” (35” sul Tg1, 23” sul Tg2, 26” sul Tg3). Ma anche i Verdi e l’Udeur battono la Fed con 56” per ciascuno, Pannella con 59”. Poi si va a minuti: 1’ e 32” alla neonata Alleanza per l’Italia di Rutelli e Tabacci, 15 minuti tondi per la Lega, 18’ e 18” per l’Idv, 19’ e 12” per l’Udc. Mentre Pdl e Pd vanno a ore: 3:01’:08” per il Pdl, 1:24’:29”. La sproporzione del Tg1 a favore del partito berlusconiano è cronaca di questi giorni, compresa la tapina sanzione pecuniaria da 100 mila euro comminata al telegiornale dell’ammiraglia Rai.

Tre secondi a Mediaset
Nei telegiornali Mediaset la Fed ha beneficiato nella settimana interessata di nientemeno che 3” (tre secondi) di tempo di antenna complessivo, con 0 tempo di parola, gentilmente elargiti da una citazione en passant sul Tg4 di Emilio Fede. Zero via zero è invece il tempo concesso alla Fed da Tg5, Studio Aperto e TgCom.
Per stare ai soliti Paragoni, Sel ha avuto 8’ e 46”, tutti dal Tg5, tranne 1” dal Tg4. Ben 15’ e 21” sono stati dedicati al movimento 5 stelle di Beppe Grillo (che in Rai vanta uno zero su tutti i tg), ma non certo per decantarlo. Così come i 16’ e 10” riservati a Di Pietro. Ma la principale testata giornalistica dell’azienda di famiglia del cavaliere, il Tg5, ha trovato anche 7’ e 42” per i Pensionati, 5’ e 14” per la Destra di Francesco Storace, 6’ e 54” per Forza Nuova di Roberto Fiore (gli altri tg Mediaset, invece, si sono esentati). Vista la concorrenza nelle regioni del nord, la Lega avrebbe di che lamentarsi per gli scarni 8’ e 45” complessivi. Hanno invece di che gioire Rutelli e Tabacci, la cui Alleanza per l’Italia ha beneficiato di 14’ e 24” (di cui la metà sul Tg5, gran parte del resto sul Tg4 e gli spicci su Studio aperto), probabilmente in quanto intesa in funzione anti Pd e soci. I ripetitori Mediaset hanno diffuso 2 ore, 54’ e 52” di Pdl in una settimana di tg. Quasi lo stesso per il Pd, ma tolte le 2 ore, beninteso.

Tre minuti a Telecom Italia media
Confronto all’oscuramento operato dal duopolio, sono ossigeno per la Fed i 3 minuti netti di antenna nei telegiornali di Telecom Italia Media, che ha dedicato alla Federazione 2’ e 53” nel Tg di La7 e 7” sul notiziario del canale musicale.
In questo caso la Fed batte Sel (1’ e 59”), l’Udc (1’ e 05”). Ma è superata di un soffio da Forza Nuova (3’ e 02”). Quanto ai big e i medium: 42’ e 7” è il tempo di antenna del Pdl, 21’ e 51” quello del Pd, 4’ e 22” quello della Lega, 9’ e 56” quello dell’Idv.

Meno male che Murdoch c’è
A meno che i dati dell’Agcom non riportino errori, sono davvero sorprendenti per la Federazione i dati di SkyTg24. Il tg dell’antagonista via satellite di Mediaset avrebbe dedicato alla Fed nientemeno che 52’ e 56” di tempo di antenna complessivo, e quasi tutti (tranne 14”) in tempo di parola, cioè alla voce diretta di esponenti della Federazione. Il dato è incrementato anche in conseguenza della trasmissione dedicata al confronto tra i candidati presidenti della regione Campania, dove i concorrenti hanno dato tutti forfait lasciando la parola al solo Ferrero. E tuttavia è il solo indicatore di qualche conforto per la Fed, che nella settimana tra il 14 e il 20 marzo si piazza così davanti a Pannella (47’ e 41”), Idv (47’ e 57”), Udc (20’ e 57”), Lega (18’ e 39”), Sel (3’ e 17”), 5 stelle (2’ e 38”). Sempre e comunque fuori portata Pdl (con 4 ore 42’ e 12”) e Pd (con 2 ore 25’ e 07”).

Link Agcom

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NOI ABBIAMO DENUNCIATO LA R.A.I. E ALTRI ….. par condicio ?

QUESTA NOTIZIA NON LA TROVATE NEI GIORNALI O NELLE TV , VI CHIEDO DI DIFFONDERLA: il giorno 15 marzo 2010 , alle ore 13;40 è stata presentata querele/denuncia
CONTRO:
il commissario Giancarlo INNOCENZI
il direttore generale R.A.I. sig. Mauro MASI
il direttore del TG 1sig. Augusto MINZOLINI
il direttore del TG 2 sig. Mario ORFEO
il direttore del TG 3 sig.ra Bianca BERLINGUER
e tutti gli altri concessionari di frequenza radio TV locali e nazionali .
——————————————————————–
A sentire TUTTI gli organi di informazione , sia radiovisivi che della carta stampata , parrebbe che alla tenzone elettorale NEL LAZIO partecipino solo la sig.ra BONINO e la sig.ra POLVERINI, COSA CHE NON CORRISPONDE AL VERO !
Praticamente Marzia MARZOLI e la lista della RETE DEI CITTADINI per gli organi di emissione , comunicazione, pubblicazione, controllo e regolamentazione…. semplicemente NON ESISTE !

PER QUESTO IO E ALTRI DELLA RETE ABBIAMO DENUNCIATO QUESTO REATO…. DATECI UNA MANO A DIRLO A TUTTI. DENUNCIA ANCHE TU EVENTUALI VIOLAZIONI DELLA PAR CONDICIO O DEL DIRITTO AD UN INFORMAZIONE GIUSTA.
Fonte

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RAI PER UNA NOTTE – ROMA – MILANO

giovedì 25 marzo 2010
ore: 20.30 – 23.30
Via: Piazza Navona
Rome, Italy
proiezione dell’intera puntata.
Prima della proiezione si esibiranno le “Voci nel Deserto”.
Piazza Navona sarà in diretta su http://www.violive.it assieme ad altre “Proiezioni” per raccogliere e condividere i contributi del pubblico.
Tutti in C.so di Pt.a Ticinese, alle Colonne di San Lorenzo, per assistere in diretta a “Rai per una notte”, proiettata su megaschermo dalle 19.45.
Lo show, trasmesso da Bologna, vede Michele Santoro come conduttore, e tra gli ospiti avrà Marco Travaglio, Vauro e Daniele Luttazzi.
La trasmissione “scomoda”, Annozero, è censurata dalla RAI. Ma non dalla piazza: Raiperunanotte.
Per dire NO alla censura di Stato. Per dire SI alla libera informazione.
Perché torni la legalità con il rispetto dell’articolo 21 della Costituzione.
La trasmissione è autofinanziata. Giornalisti e tecnici lavoreranno gratis, ma le spese vive ci sono. Visitare il sito per sapere come donare 2 euro e 50. http://www.raiperunanotte.it 
Anche la nostra iniziativa è autofinanziata, e in piazza potrà essere lasciata un’offerta libera.
INVITATE I VOSTRI AMICI!!!
Incontro organizzato dal Popolo Viola di Milano, con il nulla osta della Questura di Milano.

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RAI PER UNA NOTTE A BOLOGNA DAL VIVO E OVUNQUE SE CONNESSI

L’informazione non si può interrompere, la stampa deve essere libera.


Per questo la Fnsi – Federazione Nazionale della Stampa Italiana – ha deciso di organizzare “Rai per una notte”, uno sciopero bianco per la difesa della libertà di stampa e dell’informazione che si terrà Giovedì 25 marzo, dalle ore 20 alle 24, al Paladozza di Bologna.


Rai per una notte sarà una manifestazione – trasmissione condotta da Michele Santoro con la partecipazione di Giovanni Floris, Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Vauro, la squadra di Annozero e molti altri ospiti del mondo del giornalismo e dello spettacolo.


La Fnsi e l’Usigrai – Organismo sindacale di base dei giornalisti Rai – metteranno a disposizione su Internet le riprese video e audio della manifestazione e consentiranno a tutti coloro che vorranno di riprendere e trasmettere in Tv o per radio l’intero evento.
Tutte le informazioni sul sito

Con,

Roberto Benigni, Antonio Cornacchione, Teresa De Sio, Gillo Dorfles, Elio e le Storie Tese, Emilio Fede, Giovanni Floris, Milena Gabanelli, Riccardo Iacona, Giulia Innocenzi, Gad Lerner, Daniele Luttazzi, Trio Medusa, Mario Monicelli, Morgan, Nicola Piovani, Norma Rangeri, Sandro Ruotolo, Michele Santoro, Barbara Serra, Marco Travaglio, Vauro e Antonello Venditti.

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LA MATEMATICA DEI TG ITALIANI

21 marzo 2010

Solo una cosa mi viene da pensare quando scopro che in Italia esiste una matematica capace di far stare 1.000.000 di persone in una piazza che ne può tenere al massimo 120.000: perchè cazzo non l’ho scoperta quando andavo al liceo?!

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COSI’ BERLUSCONI ORDINO’: “CHIUDETE ANNOZERO”

 
(foto Guardarchivio)
 
L’indagine di Trani coinvolge il premier, Innocenzi (Agcom) e il direttore del Tg1. Santoro nel mirino: “Chiudere tutto”

Silvio Berlusconi voleva “chiudere” Annozero. Un membro dell’Agcom – dopo aver parlato con il premier Augusto Minzolini – al telefono con il capo del governo – annunciava d’aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel procedimento aperto dalla procura di Trani – per quanto risulta a Il Fatto Quotidiano – risulterebbero ora indagati. Lo scenario da “mani sulla Rai” vien fuori da un’inchiesta partita da lontano. L’indagine .- condotta dal pm Michele Ruggiero – in origine riguardava alcune carte di credito della American Express. È stata una “banale” inchiesta sui tassi d’usura, partita oltre un anno fa, ad alzare il velo sui reali rapporti tra Berlusconi, il direttore generale della Rai Mauro Masi (che non risulta tra gli indagati), il direttore del Tg1 e l’Agcom. Quelle carte di credito, in gergo, le chiamavano “revolving card”. Sono marchiate American Express e, secondo l’ipotesi accusatoria, praticano tassi usurai sui debiti in mora. In altre parole: il cliente, che non restituisce il debito nei tempi previsti, rischia di pagare cifre altissime d’interessi. E così Ruggiero indaga. Per mesi e mesi. Sin dagli inizi del 2009.

Fino a quando una traccia lo porta su un’altra pista. Il pm e la polizia giudiziaria scoprono che qualcuno – probabilmente millantando – è certo di poter circoscrivere la portata dello scandalo: qualcuno avrebbe le conoscenze giuste, all’interno dell’Agcom, che è Garante anche per i consumatori. Qualcuno vanta – sempre millantando – di avere le chiavi giuste persino al Tg1: è convinto di poter bloccare i servizi giornalistici sull’argomento, intervendo sul suo direttore, Augusto Minzolini. Le telefonate s’intrecciano. I sospetti crescono. L’inchiesta fa un salto. E la sorte è bizzarra: Minzolini, il servizio sulle carte di credito revolving, lo manderà in onda. Ma nel frattempo, la Guardia di Finanza scopre la rete di rapporti che gravano sull’Agcom e sulla Rai. Telefonata dopo telefonata si percepisce il peso di Berlusconi sulle loro condotte. Gli investigatori si accorgono che il presidente del Consiglio è ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1. La procura ascolta in diretta le pressioni del premier sull’Agcom. Registra la fibrillazione per ogni puntata di Annozero. Sente in diretta le lamentele del premier: il cavaliere non ne può più. Vuole che Annozero e altri “pollai” – come pubblicamente li chiama lui – siano chiusi. E l’Agcom deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono è esplicito: quando compulsa Innocenzi – che dovrebbe garantire lo Stato, in tema di comunicazione – parla di chiusura. E Innocenzi non soltanto lo asseconda. Ma cerca di trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua redazione servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li firmi.

I ruoli si capovolgono: è l’Agcom che cerca qualcuno disposto a firmare l’esposto contro Santoro. Innocenzi è persino disposto, in un caso, a fornire, all’avvocato di un politico, la consulenza dei propri funzionari. La catena si rovescia: un membro dell’Agcom (che svolge un ruolo pubblico), intende offrire le competenze dei propri funzionari (pagati con soldi pubblici), a vantaggio di un politico, per poter poi sanzionare Santoro (giornalista del servizio pubblico). In qualche caso si cerca persino di compulsare, perchè presenti un esposto, un generale dei Carabinieri. L’immagine di Berlusconi che emerge dall’indagine è quella di un capo di governo allergico a ogni forma di critica e libertà d’opinione. Si lamenta persino della presenza del direttore di Repubblica, Ezio Mauro, a Parla con me: Serena Dandini, peraltro, è recidiva. Ha da poco invitato, come sottolinea il premier, anche il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. Il premier si scompone: nello studio della Dandini, due giornalisti (del calibro di Mauro e Scalfari), l’hanno attaccato. Chiede se – e come – l’Agcom possa intervenire. Innocenzi ci ragiona. Sopporta telefonate quotidiane. Berlusconi incalza Innocenzi, ripetutamente, fino al punto di dirgli che l’intera Agcom, visto che non riesce a fermare Santoro, dovrebbe dimettersi.

Il premier intercettato dimostra di non distinguere tra il ruolo dell’Agcom e il suo ruolo di capo del Governo. Pare che l’Autorità garante debba agire a sua personale garanzia. Gli sfugge anche che, l’Agcom, può intervenire soltanto dopo, la trasmissione di Annozero. Non prima. E infatti – dopo aver raccolto lo sfogo telefonico di Innocenzi sulle lamentele di Berlusconi – un giorno, il dg della Rai Mauro Masi, è costretto ad ammettere: certe pressioni non si ascoltano neanche nello Zimbabwe.

Il parossismo, però, si raggiunge a fine anno. Quando Santoro manda in onda due puntate che faranno audience da record e toccano da vicino il premier. La prima: quella sul processo all’avvocato inglese Mills, all’epoca indagato per corruzione, reato oggi prescritto. La seconda: quella sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra, dove Santoro si soffermerà sulle deposizioni di Spatuzza, in merito ai rapporti tra la mafia e la nascita di Forza Italia. Non si devono fare, in tv, i processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, tuona Berlusconi con il solito Innocenzi. Secondo il premier – si sfoga Innocenzi con Masi – si potrebbe dire a Santoro che non può parlare del processo Mills in tv. Non è così che funziona, ribadice Masi. Non funziona così neanche nello Zimbabwe. Comunque Masi non risparmia le diffide.

Per il presidente della Rai non mancano le occasioni di minacciare la sospensione di Santoro e della sua trasmissione. A ridosso della trasmissione su Spatuzza, al telefono di Innocenzi, si presenta anche Marcello Dell’Utri. Tutt’altra musica, invece, quando il premier parla con Minzolini, che Berlusconi chiama direttorissimo. Sulle vicende palermitane, Minzolini fa sapere di essere pronto a intervenire, se altri dovessero giocare brutti scherzi. E il giorno dopo, puntuale, arriva il suo editoriale sul Tg1: Spatuzza dice “balle”. Tutte queste telefonate, confluite ora in un autonomo fascicolo, rispetto a quello di partenza, dovranno essere valutate sotto il profilo giudizario. Se esistono dei reati, dovranno essere vagliati, e se costituiscono delle prove, avranno un peso nel procedimento. È tutto da vedersi e da verificare, ovviamente, ma è un fatto che queste telefonate sono “prove” di regime. Dimostrano la impercettibile differenza tra i ruoli del controllato e del controllore, del pubblico e del privato.

Le parole di Berlusconi che, mentre è capo del Governo e capo di Mediaset, parla da capo anche a chi non dovrebbe, Giancarlo Innocenzi, dimostrano che viene meno la separazione tra i due poteri. Altrettanto si può dire delle parole deferenti di Innocenzi che anziché declinare gli inviti esibisce telefonicamente la propria obbedienza e rassicura Berlusconi: presto sarà aperto lo scontro con Santoro. Dietro le affermazioni sembra delinearsi un piano. È soltanto un’impressione. Ma il premier sostiene che queste trasmissioni debbano essere chiuse, sì, su stimolo dell’Agcom, ma su azione della Rai. Tre mesi dopo questi dialoghi, assistiamo alla sospensione di Annozero, Ballarò, Porta a porta e Ultima parola proprio per mano della par condicio Rai, nell’intero ultimo mese di campagna elettorale. E quindi: la notizia di cronaca giudiziaria è che Berlusconi, Innocenzi e Minzolini, sono coinvolti in un’indagine.

La notizia più interessante, però, è un’altra: il “regime” è stato trascritto. In migliaia di pagine. Trasuda dai brogliacci delle intercettazioni telefoniche. Parla le parole del “presidente”. Il territorio di conquista è la Rai: il conflitto d’interesse del premier Silvio Berlusconi – grazie a questi atti d’indagine – è oggi un fatto “provato”. Non è più discutibile. - sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1

Da il Fatto Quotidiano del 12 marzo

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