Archivio per la categoria MAFIA

OTRANTO LEGALITY EXPERIENCE: FORUM INTERNAZIONALE SU ECONOMIE ILLEGALI

OLE - Otranto Legality Experience

Il network FLARE organizza dal 29 agosto al 3 settembre il Forum internazionale "OLE - Otranto Legality Experience" su "Economie illegali, Criminalità Organizzata e Globalizzazione". Dedicato alla memoria di Renata Fonte, uccisa dalla mafia il 31 marzo 1984, il forum si prefigge l'obiettivo di diventare un punto di riferimento in Europa per il ruolo delle società civili nel contrasto alle criminalità organizzate internazionali.
OLE 2010 è la prima edizione di un forum internazionale su "Economie illegali, Criminalità Organizzata e Globalizzazione". Il forum si prefigge l'obiettivo di diventare un punto di riferimento in Europa per il ruolo delle società civili nel contrasto alle criminalità organizzate internazionali.
Il forum rappresenta un'occasione unica per i partecipanti di approfondire tematiche legate alla criminalità organizzata attraverso workshop, seminari e dibattiti tenuti da relatori italiani e internazionali; nel corso dell'evento, inoltre, è prevista la visita ai beni confiscati alla criminalità organizzata. Le giornate saranno concluse da concerti musicali dal vivo. OLE è aperto a 200 partecipanti da tutto il mondo. Qui è possibile trovare la "Scheda di iscrizione".

I contenuti di OLE 2010 spazieranno dalle modalità in cui le organizzazioni criminali hanno sfruttato i cambiamenti politici dalla caduta del Muro di Berlino per rafforzare e globalizzare le loro attività all'identificazione e l'analisi delle "aree grigie" del mondo finanziario entro cui la criminalità si muove e accresce il proprio potere economico. Altri temi trattati, saranno l'identificazione del ruolo e le responsabilità del mondo associativo, degli stati nazionali, delle multinazionali, delle istituzioni politiche e, infine, la definizione delle possibili contromisure che queste possono adottare.

Dall'edizione 2011, OLE conterà sull'appoggio e sulla collaborazione delle Università del territorio pugliese, con lo scopo di diventare un'opportunità di formazione riconosciuta dal mondo universitario su tematiche legate alla criminalità organizzata e alle economie illegali, si realizza grazie al contributo dell'Unione Europea e della Regione Puglia, in collaborazione con Comune di Otranto, Provincia di Lecce, Libera, Libera Terra e Terra del Fuoco Mediterranea.

Il network FLARE si propone l'obiettivo di creare nuove generazioni che siano particolarmente sensibili, informate e impegnate nel contrasto sociale alla criminalità organizzata nei loro territori di appartenenza. "OLE - Otranto Legality Experience" è dedicato alla memoria di Renata Fonte, uccisa dalla mafia il 31 marzo 1984.

Per maggiori informazioni: www.flarenetwork.org , www.ole2010.org

L’obiettivo del Forum, edizione 2010, è quello di indagare:
  • quanto i cambiamenti politici seguiti alla caduta del muro di Berlino e alla finanziarizzazione dell’economia mondiale siano stati utilizzati dalle organizzazioni criminali per potenziare e internazionalizzare le proprie attività;
  • quali siano e quanto siano vaste le zone grigie nei meccanismi di funzionamento della finanza e dell’economia legale che possano favorire la penetrazione di poteri criminali;
  • quali sono le responsabilità dei diversi attori: organismi internazionali, Stati, aziende multinazionali, società civile e quali azioni di contrasto possano essere attivate dai diversi protagonisti.
Il Forum si articolerà in cinque giornate di lavoro, da lunedì 30 agosto a venerdì 3 settembre, e sarà  articolato in:
* una Summer School così organizzata: la mattina vi saranno una trentina di incontri, tra seminari, workshop e dibattiti, organizzati in specifici percorsi di lavoro; il pomeriggio si alterneranno visite guidate ai luoghi confiscati alle mafie e destinati ad uso sociale con visite turistiche in alcuni dei posti più interessanti della Puglia. La Summer School è rivolta a circa 200 persone, provenienti da una trentina di Paesi e per parteciparvi è necessario iscriversi, la scelta dei partecipanti/studenti privilegerà coloro che già sono attivi nel contrasto alle ICO (Organizzazioni Criminali Internazionali) attraverso l’attività svolta in associazioni locali o nazionali;
* un Public Forum aperto alla cittadinanza che si svolgerà la sera con filmati, dibattiti, spettacoli e intrattenimenti culturali sui temi del Forum.

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I POLIZIOTTI ANTIMAFIA SI RACCONTANO: 4 SETTEMBRE 2010



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MAFIE, MEDIA E IDENTITA’ NELL’ERA DEL WEB 2.0

Mafia e media ai tempi del web 2.0
Mafia e media ai tempi del web 2.0

La cultura popolare meridionale è spesso cannibalizzata dai mafiosi che ora usano le nuove tecnologie per rafforzare il loro mito



Mafiosi che scrivono canzoni, mafiosi che soprattutto le fanno circolare sul web. Da qui e dalla notizia del capobastone Bellocco che componeva le sue musiche nasce il pretesto per cogliere il rapporto sempre più stretto tra le mafie e la nuova tecnologia in una logica perversa che descrive perfettamente la bidimensionalità mafiosa: atavica e ultramoderna. Capace di rimanere ancorata alla sua mentalità e allo stesso tempo farsi attrice nel mondo globale e tecnologico. Al fine di propagandare e costruire il suo mito che troppo spesso, e a volte anche a causa dei media, risulta grossonalamente confuso con una identità meridionale dalle quali la “cultura” mafiosa si discosta nettamente. Cogliamo l'occasione per approfondire il tema, intervistando Francesca Viscone, docente e giornalista, esperta conoscitrice dell'argomento  e già  autrice nel 2005 di “La globalizzazione delle cattive idee”, Mafia, musica, mass media, per i tipi di Rubettino.
 
La vicenda di Gregorio Bellocco di qualche giorno fa non solo ci fa interrogare sul rapporto tra musica e mafie, ma soprattutto sul rapporto divulgativo con le nuove tecnologie, visto che le canzoni finivano poi in rete. Di che rapporto stiamo parlando?
Se le mafie non avessero la capacità di adeguarsi ai cambiamenti della società scomparirebbero nel giro di pochissimo tempo. Il fatto che siano longeve e che riescano a portare avanti i loro miti e i loro valori è dovuto proprio alla capacità di usare tutti gli strumenti che la modernità mette loro a disposizione, a cominciare dagli strumenti tecnologici. Loro, in realtà, da un punto di vista culturale non sono cambiati, sono uguali a un secolo fa, con una mentalità simile a quelli di vecchi boss, vogliono ancora dominio, potere, controllo del territorio e, soprattuto,  fare proseliti. Hanno bisogno di consenso, di allargare non tanto le fila di chi materialmente li aiuta, ma la cerchia di chi li sostiene con il silenzio. Questo spiega l'uso delle tecnologie; uno strumento come internet, come YouTube, consente loro di essere seguiti in ogni parte del mondo. E questo per i mafiosi è molto affascinante: il loro pensiero fisso è quello di estendere ovunque il loro dominio sulla società, da un punto vista economico sì, ma anche tramite il consenso e la paura.    

Un'evoluzione non nel modo di pensare ma nel rapportarsi ai cambiamenti sociali e tecnologici della società circostante, dunque?

Sì, questa evoluzione non implica un cambiamento culturale e valoriale  ma solamente un cambiamento di rapporto con la realtà circostante. Come cinquantanni fa si parlava tramite proverbi e cantanti locali, ora allo stesso modo si utilizza la stampa, si utilizzano i giornali, si utilizzano i giornalisti. Esiste una vasta strumentalizzazione di tutto quello che fa comunicazione perché la cosa importante è mandare il proprio messaggio, farsi conoscere, far sapere chi si è e quale è il proprio potere, in modo tale da poter affascinare il maggior numero di persone.

La creazione di un mercato musicale parallelo, con prodotti che ineggiano ai boss, spesso funge da base per il consenso, ma è bene notare come funzionale al creare, o meglio all'alimentare una sorta di mitologia, è anche il lavoro di molti media, che con un approccio “etnografico” spesso mettono in luce alcuni aspetti delle mafie, di fatto relazionandoli con una cultura meridionale, atavica e ferina. È così?    
Questa è una cosa molto grave che spesso viene sottovalutata dai giornalisti, che spesso si giustificano dicendo che il loro compito è solo quello di raccontare i fatti. Ma sappiano benissimo che i fatti possono essere raccontati in molti modi; già il taglio che si dà alla notizia, il modo in cui la si imposta, l'uso di alcuni aggettivi al posto di altri, significa dare al lettore una chiave di lettura. Io credo che sia un po' pericoloso separare dall'etica e dalla deontologia una professione, soprattutto nel giornalismo dove la capacità di influenzare un pubblico vastissimo ti conferisce un notevole potere. Sul fatto che si tenda a creare questa mitizzazione, posso dirti che ai mafiosi piace molto. Una cosa che abbiamo visto tante volte è infatti la tendenza a ricrearlo.

Il sequestro sia in Calabria sia in Campania di ville costruite su canoni holliwoodiani rappresenta bene la ricerca anche esterna di una mitologia; il mafioso che si specchia nel cinema per cercare e riprodurre un suo personale mito...
Il mafioso riconosce nel film la propria immagine ideale. Già questo sarebbe utile e sufficiente per decostruire la mitologia del mafioso ricco e godereccia. Egli si ricrea un mito, una vita ideale perché questa non esiste nella sua realtà, fa parte solo del suo immaginario. Una vita idealizzata che lui vorrebbe fare, che vorrebbe che gli altri credessero che lui faccia mentre in realtà non fa. La loro vita reale è miserabile, peggiore di quella di una persona qualsiasi senza denaro e potere.

E quando si parla di queste ville, ad esempio, raramente si fa un passo in più e se ne raccontano i retroscena...
Esattamente, nelle varie notizie date dai tg non è stato detto, ad esempio, chi ci abitava dentro, che il boss non risulta proprietario. Ma spesso accade nei tg, dove è difficile avere un approfondimento: la notizia viene data e spetta allo spettatore andare ad approfondire. Sempre su questo caso: le ville non risultavano accatastate. Un cittadino normale non farebbe mai la follia di costruire un edificio sapendo che non può accatastarlo o magari intestarlo a nome suo. Il fatto che i mafiosi lo facciano, significa che a loro non importa che lo Stato riconosca il loro potere; questo si basa sul fatto che possono anche “fregarsene” di tutto questo. Sono cose che nessuno, secondo loro, potrà mai sottrargli, per questo è molto importante la legge che consente la confisca dei beni: significa distruggere i mafiosi, la loro immagine, il loro potere, toglier loro quel senso di onnipotenza su cui basano tutto quello che fanno. I media dunque dovrebbero stare attenti al significato della notizia, altrimenti potrebbe risultare questo: che un mafioso ha potuto costruire una villa che un cittadino normale non avrà mai.

Le mafie che irrompono nel circuito mediatico potrebbero dare il via alla confusione tra cultura mafiosa e identità meridionale, accade talvolta?
Non si può negare che le mafie siano nate al Meridione, come anche che all'estero le mafie sono arrivate perché dei meridionali ce le hanno portate. Dopodiché, questo non significa che la cultura popolare meridionale è di per sé mafiosa, significa solo che una serie di cause sociali, storiche ed economiche hanno fatto sì che nel Meridione nascessero le mafie. Ora, c'è una differenza fondamentale tra l'identità mafiosa e l'identità meridionale; già di per sé quest'ultimo sarebbe un concetto da scardinare perché identità meridionali ce ne sono molte, composite e diverse. All'interno della cosiddetta identità mafiosa ci sono degli elementi che sono stati presi dalla cultura popolare meridionale ma questo perché molti mafiosi per ceto sociale e vicinanza, provengono dalle classi sociali basse. Ma i mafiosi rimango sempre una minoranza; i valori della cultura popolare sono oppositivi alla cultura mafiosa. A cominciare dal diverso modo di concepire, ad esempio, il concetto di “onore”. Nella cultura popolare è il mantenimento della parola data, in un contesto dove il contratto scritto non esisteva e tutto veniva fatto verbalmente, era qualcosa di orale a cui bisognava tenere fede. L'esasperazione del concetto di onore nella cultura mafiosa si fa estremo, diventa paranoico: non è il mantenimento della parola data, ma una impossibilità radicale e assoluta di mettere in discussione il dominio, il potere di qualcuno.  Non c'è spazio per una trattativa o un contratto , significa adeguarsi alle decisioni di una persona, e ai suoi cambiamenti: una sacralità, un dominio che tu devi riconoscere sempre.

Due modi contrapposti, puoi farci un altro esempio?
Un esempio può essere quello del rapporto coi defunti. Nella cultura popolare questo è rapporto di continuità, non c'è separazione tra mondo dei vivi e mondo dei morti. Questa assenza comporta che chi vive coltiva il rispetto dei morti, il rispetto della memoria, tramite un dialogo coi defunti, con persone riconosciute santi o persone ritenute speciali nel risolvere “la crisi” della presenza. Questo nella cultura mafiosa è stato trasformato nella faida e nella vendetta. Per cui la continuità tra vivi e morti nella mentalità mafiosa terrorizza e fa paura perché l'ucciso non perdona ma chiede vendetta. Le faide sono una catena di omicidi che vengono fatti per mettere a tacere la sete di vendetta del defunto: nella cultura popolare il defunto non ha sete divendetta, ha pietà per i vivi come loro hanno pietà per lui e per la sua morte.Nella cultura popolare si fa di tutto perche il defunto stia bene: si prega, si dialoga, si da continuità ai suoi desideri. Nella  cultura mafiosa far stare in pace un defunto significa solo placare la sua sete di vendetta uccidendo il suo assassino. Si tratta  di due universi mentali a volte contigui, ma molto diversi, per certi versi opposti.

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MODICA (RG) 31 LUGLIO: I PADRINI DEL PONTE. AFFARI DI MAFIA SULLO STRETTO DI MESSINA

31 luglio · 21.00 - 22.00
                             Modica (Rg), Circolo Attinkité
                                      via Albanese 80
                                       
Intervengono l'autore Antonio Mazzeo, 
il giornalista Riccardo Orioles 
e Nuccio Aliotta.
Coordinatore soci Banca Etica Sicilia Orientale.
Organizza Banca Etica in collaborazione con Associazione Attinkité

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SEI VOLTE P38: INTIMIDAZIONE CONTRO ITALO ROMANO, BLOGGER DI "OLTRE LA CORTE"

Oltre la corte è un'ottimo Blog, che ha spesso il coraggio di affrontare temi scottanti, Un blogger che ha avuto il coraggio di metterci la faccia e di dire cosa i giovani calbresi intendano per libertà ed indipendenza dalle mafie. che ha il coraggio civile di praticarlo e di scriverne...ed ecco la risposta, l'unica che questi signori conoscono, l'intimidazione, la minaccia. 

Non lasciamo solo Italo Romano non merita di essere mollato a sè stesso, molti troppi sono stati abbandonati dallo stato, dimenticati dai notiziari, lasciati a sè stessi, isolati dal silenzio e dall'omertà.

Giandiego Marigo 

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Questa notte, tra sabato 24 Luglio e domenica 25 Luglio, alle ore 2:15, sei colpi di pistola, più precisamente una P38, sono stati indirizzati verso la mia abitazione. Per fortuna nessuno é rimasto ferito. Sono state gravemente danneggiate la macchina di mio padre e quella di mio nonno, che sostavano come sempre nel giardinetto recintato antistante la porta. Anche il cancello, dai quali verosimilmente sono arrivati gli spari é stato colpito e scheggiato in più punti. I rilievi sono stati effettuati dai Carabinieri di Celico, arrivati in tutta calma circa 30 minuti dopo la chiamata.
Io abito a Pianette di Rovito, un paesino ai piedi della Sila, il primo che si incontra imboccando da Cosenza la Statale Silana 107 direzione Crotone. Zona residenziale, data la sua vicinanza alla città, in piena e continua espansione edilizia e non solo. La situazione é sconcertante.
Motivazioni? Nessuna. Almeno in questo momento non riusciamo a darci una spiegazione plausibile. In pieno sonno siamo stati svegliati da una raffica di colpi, che hanno squarciato il silenzio della notte. Ovviamente nessun testimone. Tutti barricati in casa, nessun gesto di solidarietà e di amicizia da “buon vicinato”. E’ incredibile sotto tiro di una P38, una pistola di grosso calibro che non tutti sono in grado di usare. Le semiautomatica é stata uno dei simboli degli anni di piombo ed é stata resa celebre dal manga giapponese Lupen III.
Un atto indimidatorio in piena regola, attualmente, senza un preciso movente. Un’azione animalesca e vigliacca in pieno stile mafioso. Sono allibito. La mia é una famiglia come tante, onesta e lavoratrice senza nessun rapporto con la criminalità e con un forte senso della giustizia. Impegnati nel sociale e nella politica locale, ma sempre con ruoli non ufficiale e del tutto marginali.
Mi hanno sparato ad un metro dalla porta, come nei film, come si sente (o si sentiva) ai telegiornali. Quelle cose che mai e poi mai pensi possano capitare a te, e invece…
Sono situazioni che ti lasciano senza parole e che fanno montare un gran rabbia. Quest’oggi un’immensa amarezza pervade il mio essere, mi sento svuotato, paralizzato e impotente.
Viviamo nel Far West e le istituzioni sono assenti e non prendono la parte dei cittadini lesi. Siamo in balia del terrore e sotto tiro di bande criminali che soffocano la nostra vita.




Italo Romano
Oltre la Coltre

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Atto vile come le persone che lo hanno fatto. Grave e mafioso.
Esprimiamo la nostra solidarietà.
Non staremo zitti e divulgheremo in rete quanto è successo.
Non sei solo, lo devono sapere.

Un abbraccio a te e alla tua famiglia
Neuroniattivi

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La mafia delle case popolari, un racket alimentato dal silenzio della politica. Il Fatto Quotidiano


Ogni quartiere ha il suo padrone degli alloggi abusivi. Sta scritto in un esposto presentato da Frediano Manzi, presidente dell’associazione Sos racket e usura.
Esiste un elenco parallelo di case popolari nel comune di Milano gestito dalla criminalità organizzata e non solo. Ne è convinto Frediano Manzi, presidente dell’associazione Sos racket e usura che da più di un anno sta raccogliendo le denunce dei cittadini vittime di questo sistema e che  proprio oggi ha presentato un nuovo esposto alla procura della Repubblica. Il racket degli alloggi ha dei numeri impressionanti: sui 90mila alloggi popolari del territorio della città, circa 5000 appartamenti risultano essere gestiti direttamente dalla mafia, in barba a quei 20.000 milanesi bisognosi che ancora aspettano un posto in cui vivere.
Anche se, secondo le testimonianze, il fenomeno dura da più di dieci anni, la prima inchiesta sull’argomento risale al 28 agosto dell’anno scorso, quando la magistratura ha deciso di raccogliere le segnalazioni che arrivavano all’indirizzo di Sos usura e racket e di emettere otto ordinanze di custodia cautelare in carcere e di indagare altre dodici persone. La sentenza sul traffico di case di via Padre Luigi Monti è attesa per domani pomeriggio.
Il caso esplode quando viene pubblicato sul sito dell’associazione un video in cui, sotto mentite spoglie, un suo esponente contratta la compravendita abusiva di un alloggio con un personaggio appartenente al racket degli alloggi.  Si tratta di Giovanna Pesco, alias la gabetti perché in poche ore è in grado di reperire un appartamento: abusivo, ovviamente, a circa 3.000 euro, in nero naturalmente. Una novità? Non per quei residenti che la presenza della famiglia Pesca l’avevano denunciata al Comune più di quindici anni fa. Ci sono le prove e un esposto protocolatto addirittura dall’ufficio edilzia residenziale. La politica ha però taciuto. Per anni.  E non è finita, perché solo pochi giorni fa il suo ex marito, Paolo Cardinale, ha occupato un altro appartamento. Si tratta della casa lasciata libera da un anziano deceduto in ospedale.
Da quel momento in poi cominciano ad arrivare centinaia di segnalazioni che dimostrano come il sistema fosse diffuso in numerosi quartieri di edilizia popolare della città. Per capire meglio il fenomeno, l’associazione decide di promuovere un questionario e di farlo compilare agli abitanti dei quartieri coinvolti: da Via Monti e Via Cirié, in zona ospedale Niguarda, alla zona di Via Padova, fino a Via Console Marcello alle porte di Quarto Oggiaro. La fotografia che emerge dai racconti di chi vive in quelle aree, è di una città con interi quartieri colpevolmente abbandonati al degrado e alla criminalità.
Il metodo usato grosso modo è sempre lo stesso: le organizzazioni entrano in un appartamento vuoto in attesa di assegnazione e lo “rivendono” a dei bisognosi disposti a tutto pur di avere un tetto. Anche a occupare un appartamento  e a mettersi nelle mani dei criminali. Il prezzo della tangente varia dai 1500 ai 4000 euro e spesso gli occupanti abusivi pagano anche una sorta di affitto mensile a chi li ha fatti entrare illegalmente nelle abitazioni.
Dai questionari raccolti dall’associazione di Manzi emerge che a gestire il racket delle case popolari di proprietà del Comune sono personaggi legati a doppio filo con la criminalità organizzata: dalla famiglia Feola al clan dei Pesco-Priolo-Cardinale. A volte sono gli stessi amministratori degli stabili o addirittura i portinai che mantengono il loro controllo sugli inquilini abusivi con intimidazioni e minacce.
Nonostante gli esposti dei residenti segnalassero in maniera chiara la presenza di gruppi criminali che gestivano questo tipo di racket, nessuno prima di Sos racket e usura, era intervenuto nel segnalare all’autorità giudiziaria queste illegalità. Né l’Aler,  l’istituto che amministra le case popolari milanesi, né l’ufficio per la Sicurezza del comune gestito dal vicesindaco Riccardo De Corato. In alcuni casi si è sfiorato quasi il paradosso. Come in via Cirié dove protagonista degli abusi è stato un amministratore condominiale, sposato con la responsabile del settore abusivismo dell’Aler che non ha mai mosso un dito per sanare le violazioni. In altri casi, i nomi e i cognomi dei protagonisti del traffico illegale, sono stati esposti direttamente al vicesindaco e al consigliere del Pdl Marco Osnato, che è anche dirigente gestionale dell’Aler. Ma nessuno si è interessato alla faccenda.
La figura di Osnato, uomo forte del Pdl meneghino e parente del ministro della Difesa Ignazio La Russa, è particolarmente interessante. Il suo nome, assieme a quello del direttore generale dell’Aler, Domenico Ippolito, è finito in un altro esposto presentato sempre da Manzi. In quel documento si riportava la testimonianza di un ex ingegnere dell’istituto che sosteneva che i due fossero coinvolti in un giro di tangenti, appalti e bandi di gara truccati. I due, ad oggi, non risultano indagati.
Quello che è certo, al di là delle responsabilità individuali, è che la politica locale sembra disinteressarsi completamente del racket degli alloggi, diventandone colpevolmente complice. Intanto l’illegalità prospera in questi palazzoni di Milano che ricordano sempre di più “le Vele” di Scampia o lo “Zen” di Palermo. Luoghi in mano alla criminalità e serbatoi di voti per i potentati politici locali.

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LA FININVEST E’ NATA DA COSA NOSTRA – LA PADANIA 1998, LE 10 DOMANDE DI BOSSI A BERLUSCONI ED ALTRO

Le dieci domande di Bossi a Berlusconi

Briciola di pane scrive: Vi posto questo articolo così come mi è arrivato da facebook....interessante inquetante e attuale a distanza di molti anni...Sembra assurdo stare ancora oggi a parlarne, perchè non si è fatto nulla per estrometterlo dalla politica anzi......

Il titolo di questo post non è farina del mio sacco bensì del quotidiano “La Padania” che in quel modo titolava un articolo pubblicato nell’ Ottobre del 1998.
In quegli anni non correva buon sangue tra il Cavaliere e la Lega Nord e il quotidiano della Lega si lanciò in una serie interminabile di articoli pesantissimi tutti riguardanti le origini mafiose delle fortune del presidente del consiglio.
Successivamente quegli articoli sono scomparsi. La Padania li ha tolti di mezzo e cercando con Google si riescono a rintracciarne solo i titoli o al massimo qualche stralcio.
Oggi però, dopo aver rivisto un elenco che riporta i link originali degli articoli stessi mi è venuta l’idea di utilizzarli per consultare archive.org. Per chi non conosce archive.org apro una breve parentesi.
Mentre i normali motori di ricerca si limitano a girare per il web salvando il contenuto delle pagine trovate per poi aggiornarlo di volta in volta, archive.org salva tutte le copie che trova rendendo possibile la navigazione temporale nel sito oggetto della ricerca. In altre parole è per esempio possibile vedere com’era il mio blog nel 2003, o com’era invece nel 2006.
Non basta quindi cancellare un qualcosa di scomodo per farlo sparire perchè quasi sempre la memoria storica di Internet lo immortala rendendolo eterno.
E’ il caso del quotidiano La Padania. Consultando l’archivio, infatti, sono riuscito a trovare le copie originali di quegli articoli oggi così importanti per capire l’onestà e la coerenza di chi ci governa.
Rileggerli fa una certa impressione perchè ad accusare il premier non sono i soliti Travaglio, Grillo, Martinelli, o Ricca bensì la testata del partito di alcuni dei suoi stessi ministri, dell’alleato attualmente più prezioso nella coalizione di governo, quello determinante alle ultime elezioni.
Eccovi i link di questi incredibili articoli. Fare un riassuntino per ciascuno mi è sembrato inutile poichè i titoli parlano da soli:

Berlusconi sei un mafioso? Rispondi! (”la Padania” 1998) 

Concludo con una richiesta ed una sfida.
La richiesta è di pubblicare link verso questa pagina (o incollare i link degli articoli stessi) in altri blog o in altri siti di informazione. Prima di tutto perchè vi assicuro che in rete non si trovano altrove ed in secondo luogo perchè non vorrei che qualcuno possa trovare il modo di obbligarmi a rimuoverli. Magari anche in forma anonima ripostateli. Grazie.
La sfida che invece propongo ai più smaliziati della rete è quella di trovare l’originale dell’articolo più bello di tutti, e cioè quello delle 10 domane rivolte a Berlusconi il 19 Agosto 1998.
Osservando il pattern utilizzato dal sito de “La Padania” per salvare i suoi articoli è possibile intuire quello che potrebbe contenere l’articolo che ci interessa. Purtroppo non sapendo a che pagina e in che posizione l’articolo fu pubblicato è necessario provare a “forza bruta”.
Fatemi sapere se ci riuscite prima di me.
Buona lettura

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SEMPLICEMENTE, PAOLO


Di Giandiego Marigo (poesia dell'autore)

Come suole!
Ormai dovreste essere abituati alla scarsa scientificità alla chiave così poco giornalistica che mi contraddistingue, ne meno discreto vanto...ma non riuscirei a scrivere in altro modo che in quello che adopero per comunicare con voi.
Oggi, nel giorno in cui mi accingo a pubblicare questa accozzaglia di parole, messe lì un po' a caso è il 18 Luglio...domani sarà il 19 anniversario della morte dell'eroe moderno Paolo Borsellino.
Pare davvero strano per me uomo di sinistra essere qui a parlarvi di un eroe, un uomo eccezionale che di sinistra non era, ma che rappresentava “degnamente” il potere di uno stato che i quesgli anni, non era affatto tenero con la sinistra.
“Un uomo onesto, un uomo probo” (mutuando de andrè) che come quello cantato dalla canzone “ si innamorò perdutamente di una che non lo amava niente”.
Era innamorato Paolo Borsellino e lo domostrò in tutta la sua vita, pagando sempre il prezzo del suo amore, profondamente e perdutamente innamorato di Sora Giustizia...innamorato di quello Stato che era convinto di rappresentare, di difendere.
Questo suo amore prescindeva da ogni schieramento, da ogni sua idea personale era un amore basato sull'etica, sulla morale...sul senso superiore della giustizia. Il suo modo d'intendere prescindeva i motivi che giustificano le azioni del potere, nella convinzione che esistesse, il giusto e lo sbagliato e che il fine non giustificase i mezzi, quand'essi fossero immorali ed egoistici. Questo non faceva di lui un uomo di sinistra, anche se molti uomini di sinistra oggi desiderebbero vedere le medesime motivazioni a sfondo del proprio procedere. Un'eroe che divide, tracciando un segno con il suo sangue che separa il giusto dallo sbagliato il bianco dal nero. Proprio perchè ad ucciderlo non fu il suo nemico(seppure fu la sua mano a creare le condizioni della sua morte) ma il tradimento, gli interessi immondi che andava via via scoprendo e che non erano solo rapporti fra bande, ma qualche cosa di molto peggio. Un compromesso immondo, fra chi doveva rapressentare la giustizia ed il diritto e chi invece lo eludeva, deridendolo...Un uomo come lui non poteva sopportarlo e lo disse e lo combattè sino al suo ultimo giorno.
Oggi molti lo chiamano eroe, non tutti, alcuni non riescono proprio a nascondere il loro livore, nemmeno adesso, ma quanti lo credono davvero?
Noi/io sicuramente sì, molti che come me appartengono alla classe dei Signori Nessuno certamente lo ritengono un eroe ed un esempio da seguire, da indicare ai propri figli. Quanti di coloro che si menano d'essere politici d'alta schiatta, d'essere importanti, eletti e rappresentativi davvero lo amano? Egli fustigò i loro vizi, scoprì i loro metodi e le loro astuzie, espose al pubblico giudizio le origini di molte delle loro ricchezze, li toccò laddove essi deridono la moralità e l'etica con la pretesa di suoeriori interessi che sono sempre e solo i loro propri, come possono amarlo anche se lo dicono...anche se gli dedicano strade e piazze.
Per finire e per salutarlo, permettetemi di esporvi il mio modo personale di dire, di cantare e di ricordare. Noi paolo, non siamo sapienti, non siamo potenti, siamo nessuno, noi scriviamo canzoni e cantiamo ballate...quella gente per cui tu ritenevi fosse giusto cercare giustizia, ma siamo anche lo stato, quello vero e noi ti rendiamo onore... 

Un Giudice

La verità Paolo...la verità t'uccise
il cercarla , l'amarla...
L'inseguirla
quella giustizia matrigna e quello stato
che poi ti volle morto...
Scomodo! Troppo pesante il tuo passo!
Troppo tenace quella tua ricerca
tu ricordavi Giovanni e non dovevi.
Conoscere, il sapere...rende liberi
ma delle volte, semplicemente uccide
Oggi ti fanno eroe
ma non ci credono
solo per convenienza
ed anche poi tentennano
sempre più spesso
e forse si ricredono
Perchè tu che li stanasti,
ed esponesti al sole tutti i loro giochi
tu li tirasti fuori
questi signori occulti
padroni della paura
Tu eri un uomo e solo quello..certo
che altro potresti
T'aspettarono!
concordarono il momento
per fare in modo che ti dimenticassimo
confidando in noi...popolo bue
vittime d'ignoranza, senza memoria
cercando prima e disperderdendo poi
le tue parole al vento
con il tuo corpo
insieme con il tuo sangue
persino coi tuoi appunti
su quell'agenda rossa
si rubarono tutto
con la tua vita
perchè son ladri loro ed assassini
non sanno fare altro
solo questo
ed anche oggi brigano
ebbri di quel che reputarono vittoria
contro la tua memoria
perchè persino quella fa paura
eppure noi restiamo
siamo qui
Noi non dimentichiamo
fate fuoco su di noi
ne arriveranno altri

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IL SINDACO MORATTI E IL PREFETTO LOMBARDI SMENTITI: A MILANO E PROVINCIA LA MAFIA ESISTE DAGLI ANNI ’70, SI DEVONO DIMETTERE?

Le cronache locali e nazionali sono da decenni ricche di arresti e informazioni, comprese quelle della commissione parlamentare antimafia che segnalano Milano come capitale economica e finanziaria degli interessi della criminalità organizzata.

Il nostro sindaco Letizia Moratti però ha sostenuto  che la mafia a Milano praticamente non esiste e a fronte delle rihieste di  istituire una Commissione Antimafia a Milano, anche in funzione dell’enorme giro di denaro che ruota intorno al progetto EXPO 2015, ne ha fatto una questione formale di non competenza del comune, ma dello stato. Contrarietà sostenuta anche dal prefetto "anche se sono presenti singole famiglie, non vuol dire che esista la mafia".

Il sindaco e il prefetto di Milano hanno dimostrato di non avere conoscenza del territorio che sono preposti a tutelare, governare e proteggere, cittadini compresi.
Sono quindi inadeguati per tale ruolo, si devono dimettere?

Va comunque registrata una notevole iniziativa del nostro sindaco il 7 luglio 2010: L'appello. «Tra ieri e oggi mi sono occupata solo del Monopoli», ha detto il primo cittadino a chi le chiedeva novità sul nodo dell'eventuale acquisto delle aree dove si svolgerà l'Expo 2015. IL SINDACO MORATTI DEDICA DUE GIORNI AL MONOPOLI SENZA MILANO: CITTADINI TRANQUILLI, SIAMO IN BUONE MANI E LA MAFIA NON ESISTE 

Ma torniamo alle cose serie.
Vi invito ad un percorso breve tra l’oggi e il passato, tra dati concreti e considerazioni da essi supportati e alla fine vorrei la vostra opinione; le date sono importantissime per focalizzare le inadeguatezze di certe istituzioni milanesi. A voi il giudizio.

** 14 luglio 2010  l’inchiesta di  lda Boccassini e Piero Grasso conduce all’arresto, disposto dalla DIA di Reggio Calabria, di 120 persone e 184 dalla magistratura di Milano. Vengono colpite potenti famiglie di ‘ndrangheta di reggio calabria, Vibo Valentia e Crotone con diramazioni in Lombardia, Piemonte, Liguria e all’estero.Tra gli arrestati il boss Pino Neri, accusato di convogliare voti per i l deputato PDL Abelli, 4 carabinieri, imprenditori milanesi e il direttore dell’ASL di Pavia, Domenico Oppedisano, il numero 2 delle cosche calabresi. Le Accuse: associazione mafiosa, traffico d’armi e stupefacenti, omicidio, estorsione, usura ed altri gravi reati; viene confermato l’interesse della criminalità organizzata per gli appalti dell’Expo 2015. Sono stati sequestrati denaro, armi, droga, beni immobili e mobili per 60 milioni di euro.Nel video che segue, il magistrato Ilda Boccassini e il procuratore nazionale Anti-mafia Piero Grasso spiegano la loro indagine denominata “Crimine” ha indagato in particolare sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta al nord Italia, svelando intense attività nel narcotraffico internazionale e negli appalti pubblici. Da Reggio Calabria la cupola governa e decide per la periferia: Milano, Torino, Canada, Australia, Germania e Svizzera.
L’inchiesta rileva anche l’intenzione della cupola di infiltrarsi negli appalti per la ricostruzione dell’Abruzzo. Nell’inchiesta due filmati: quello del 29 ottobre 2009 a Paderno Dugnano in un circolo Arci intitolato a Falcone e Borsellino in cui si elegge il capo Pasquale Zappia, il secondo in Aspromonte, alla Madonna dei Polsi dove si svolse la riunione di tutti i boss calabresi. 

** 16 ottobre 2008: "LA MAFIA NON ESISTE misi questo titolo ad una discussione aperta sul meetup degli Amici di Beppe Grillo di Milano  in seguito all’evidente sottovalutazione del fenomeno da parte delle istituzioni locali.Forse Il sindaco Moratti ha preso spunto da qui? 

** 1970:  La presenza delle mafie a Milano ha una storia lunga 40 anni, infatti iniziò con i soggiorni obbligati degli anni ’70 che hanno ricostruito il tessuto della criminalità organizzata in Lombardia come, ad esempio, nei movimento terra e  nei mercati – il processo sulle infiltrazioni all’Ortomercato insegna -  nelle opere pubbliche, nell’edilizia e nella circolazione del denaro, arrivando ad essere a Milano la vera capitale economico-finanziaria della ‘ndrangheta, secondo i magistrati dell’antimafia.
** 29 ottobre 2007: il documento prodotto nel 2007 dall’Osservatorio Codici -  Dossier sulla Criminalità a Milano - ha indagato sulle organizzazioni criminali presenti in città, “registrando la sostanziale immersione della presenza della criminalità organizzata ma chiaramente sottovalutata da parte delle Istituzioni”. La documentazione traccia un quadro generale della criminalità, delle infiltrazioni in Lombardia e a Milano e rileva anche “le nuove mafie”: quella russa, cinese, albanese, rumena e africana. 
In questo dossier vi sono anche le zone di Milano divise in base al controllo delle varie “famiglie” .
A Milano sono identificate le seguenti ”aree d’intervento”: narcotraffico, traffico di armi, affari immobiliari,  pubbliche relazioni, acquisizioni di aziende accordo tra camorra e mafia cinese: il caso Chinatown, la prostituzione e il traffico di esseri umani. 

Le inchieste più importanti qui in sintesi:
 · OPERAZIONE “WALL STREET” a Lecco, furono disposti 139 ordini di custodia cautelare, prevalentemente nei confronti di calabresi legati alla ‘ndrangheta, bloccati ingenti patrimoni facenti capo a 16 attività commerciali (palestre, pizzerie, negozi, agenzie immobiliari), 20 immobili (ville, appartamenti, terreni), 60 c/c e depositi bancari, 50 auto di grossa cilindrata. Per la prima volta (a prescindere da un lontano precedente del 1982) si è proceduto per il 416 bis, per  l'organizzazione,che ha gestito traffici di ogni specie, che ha invaso il settore alimentare e della ristorazione di Lecco, che ha operato sull’asse che collega Lecco a Milano.
· OPERAZIONE “COUNT DOWN” Segue l’operazione Wall Street e completa la mappa dei rapporti fra le mafie lombarde, mandando in carcere boss e gregari e svelando i meccanismi dei traffici di droga e armi.
· OPERAZIONE “ATTO FINALE” Conclusione delle grandi inchieste contro la ’Ndrangheta lombarda, entrando nei dettagli di numerosi omicidi degli anni precedenti, a cominciare dallo sterminio della famiglia Batti a opera dell’asse Flachi-Coco Trovato.
· OPERAZIONE “NORD-SUD” sono stati disposti 221 ordini di custodia cautelare, nei confronti di calabresi ma anche di siciliani: un’indagine che fornisce la ricostruzione di un ventennio di attività criminali di netto stampo mafioso, in Milano e in diversi comuni dell’hinterland,. Sono state disposte perquisizioni negli studi di tre avvocati, sono stati emessi avvisi di garanzia nei confronti di un magistrato e di un generale dei carabinieri. Grazie a questa operazione trovano collocazione e spiegazione 9 sequestri di persona, 14 omicidi, 40 rapine, ingentissimi traffici di droga e tutto un campionario di reati “minori”, oltre alla contestazione della associazione a delinquere di stampo mafioso e riciclaggio con la Svizzera.
· INDAGINI SULL’ AUTOPARCO DI MILANO per iniziativa dei magistrati della DDA di Firenze che seguendo altre piste, sono arrivati fino all’Autoparco di Milano evidenziando l'esistenza  in periferia di un vero e proprio centro commerciale di traffico e di smistamento di stupefacenti e di armi, uno snodo tra il nord, il centro e il sud, gestito da siciliani, legati al gruppo dei Cursoti. Nell’indagine è coinvolto anche un personaggio collegato alla massoneria ed al mondo politico affaristico, Angelo Fiaccabrino, l’accusa sostiene la copertura dell’Autoparco da parte di appartenenti al IV distretto di polizia e fornisce un quadro della diffusa presenza di mafiosi e di calabresi legati alla ‘ndrangheta, a Milano e nell’area metropolitana.
· OPERAZIONE “DUOMO CONNECTION” Partite nel 1988 da alcune intercettazioni e pedinamenti dei Carabinieri, le indagini in un primo momento svelano un traffico di stupefacenti gestito insieme da siciliani e calabresi e poi portano alla scoperta delle collusioni tra mafiosi e alcuni esponenti del Comune di Milano, aventi per scopo la gestione pilotata di lottizzazioni miliardarie. Sfocia poi nella famosa operazione “Mani Pulite” e nel filone di indagini denominato Tangentopoli.
· OPERAZIONE “GEMINI” Operazione svolta sull’asse Gela-Milano ha evidenziato i collegamenti tra le cosche mafiose delle due città  gestiti al Nord da dalle cosche gelesi.
· OPERAZIONE “MURCIA” In varie province della Lombardia e in Spagna  i Carabinieri del ROS, unitamente a quelli della Polizia Spagnola, hanno arrestato 23 persone,  per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti tra la Spagna e l'Italia.
· OPERAZIONE “THE KING” Un'indagine partita nel dicembre del 2004 dopo il sequestro di 22 chili di cocaina in un appartamento di Milano arriva alla scoperta di una rete internazionale di alto livello criminale gestita dalla cosca calabrese Morabito-Bruzzaniti-Palamara in grado di importare quintali di droga nel capoluogo lombardo e di investire e riciclare i proventi del narcotraffico in una fitta rete di società e cooperative di manodopera e trasporto attive all'interno dei mercati generali di Milano: 11 le società perquisite all'interno dell'Ortomercato di via Lombroso, compresa la Sogemi, la società a intera partecipazione del Comune di Milano che gestisce i mercati generali. Posto sotto sequestro il night club “For a King” e sequestrati 250 chilogrammi di cocaina. Tra i 70 indagati anche un agente della polizia locale in servizio alla sezione annonaria e alcuni dipendenti del settore licenze del Comune di Milano e di Arese. 

** 27 ottobre 2008.  Prefetto e Sindaco di Milano contrari alla creazione della Commissione Antimafia. In seguito dell’incontro in ricordo di Peppino Impastato e sulla mafia a Milano, tenutosi il 16 settembre scorso, la Lista Uniti con Dario Fo divulga un appello a sostegno della proposta, ancora giacente in Consiglio Comunale, di istituire una Commissione d'Inchiesta sul fenomeno della criminalità e mafia a Milano anche in vista di EXPO 2015.  Nell'analisi della Direzione nazionale antimafia sull'espansione della 'ndrangheta in Lombardia c'e' un punto che preoccupa piu' di tutti: l'Expo 2015. Gli investimenti in opere pubbliche, i conseguenti interventi finanziari e gli investimenti immobiliari mettono in moto interessi ''maggiori persino ipotizzabili dalla realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina''.
Vincenzo Macrì, componente della Direzione Nazionale Antimafia, assicura che “Milano è la vera capitale della “ndrangheta”. Si parla anche di mafia, camorra, sacra corona unita. Politica ed economia intessono relazioni pericolose con esponenti delle cosche.
Come spiega Gianni Barbacetto, un potere non più occulto si è insediato nella città e come una idra multi tentacolare tende a pervaderne il tessuto sociale, economico e politico.
La mafia a Milano, come scrive nel suo libro Giampiero Rossi, permane ormai da tempo in diversi settori: dai piccoli spacciatori sulla strada ai consulenti finanziari, ai commercialisti, ai direttori di banca negli uffici “ovattati” del centro cittadino, capitale del “business”.
La società civile, l’associazionismo per la legalità, Don Gino Rigoldi, Libera, intellettuali e uomini di cultura hanno più volte avanzato la proposta, anche precedentemente all’assegnazione dell’EXPO a Milano. Ma l’amministrazione è sempre apparsa sorda di fronte a una richiesta corale di fare fronte all’emergenza dell’ illegalità mafiosa, corrosiva della convivenza civile e sociale della nostra città.
La Commissione Antimafia, fortemente voluta dall’opposizione, fu approvata solo il 7 marzo 2009.Il sindaco Moratti ebbe a dichiarare: « … per parte nostra continueremo a collaborare perché comunque ci sia su tutto, e non solo sugli appalti, il massimo controllo e la massima trasparenza». Già, trasparenza: Letizia Moratti indagata per abuso d'ufficio : Perquisizioni e acquisizioni di documenti a Palazzo Marino nell'ambito dell'inchiesta sugli «incarichi d'oro” recitava il Corriere della sera il 29 novembre 2007.

** Novembre 2008: Una notte tra i fantasmi dell'Ortomercato. 

** Febbraio 2009: Ndrangheta, la dda: "Affari coi politici a Buccinasco, Cesano Boscone e Corsico".
Infiltrazioni della 'ndrangheta in Lombardia, un cancro con cui conviver. 

** Marzo 2009  Alcuni video "le mani della mafia sull’expo" Interventi di Aldo Vincenzo Pecora dell'associazione "Ammazzateci tutti" e di Peter Gomez. Anche il Sole 24 ora affronta l'argomento in dettaglio In Lombardia il ponte di comando della 'ndrangheta : Milano capitale della ‘ndrangheta. Luogo dove l´organizzazione criminale calabrese sta realizzando la sua nuova strategia: cooperare con tutte le altre mafie, sia italiane che straniere, per mettere le mani su due grandi business, narcotraffico e opere pubbliche. A cominciare dall´Expo 2015. Ma senza trascurare le infrastrutture e l´Alta velocità. È il quadro che emerge dall´ultima relazione della Direzione nazionale antimafia, firmata da Vincenzo Macrì e inviata al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. 

** Giugno 2009: presentato all'Acquario Civico di Milano, il Rapporto Ecomafia 2009: il caso Lombardia. Tra i relatori: Sergio Cannavò - Vicepresidente di Legambiente Lombardia: il caso Lombardia nel Rapporto Ecomafia 2009;  Davide Corbella - Comandante del settore di Polizia Giudiziaria del Parco regionale della Valle del Ticino: indagini sulla criminalità ambientale nelle grandi opere (TAV); Angela Fioroni - ex Sindaco di Pero (MI): l'esperienza di amministratore pubblico nel contrasto alla criminalità ambientale; Lorenzo Frigerio - Referente per la Lombardia di LIBERA, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie: Expo 2015 e il rischio di infiltrazioni criminali, quali strumenti di prevenzione. 

** Gennaio 2010,  il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi - foto davanti alla commissione parlamentare Antimafia, in città per fotografare il livello d´infiltrazione delle mafie e i rischi legati all´Expo, spiega che "anche se sono presenti singole famiglie, non vuol dire che esista la mafia". Lombardi ha detto a chiare lettere che è lo Stato a doversi occupare di antimafia e di sicurezza, e non già un Ente locale come il Comune di Milano.
Beppe Lumia, senatore Pd, ex presidente della stessa commissione di cui è il membro più "longevo" (ne fa parte dal 1994): «Ma come si fa a dire che la mafia non esiste? Cos´altro si aspetta? Che a Milano si ammazzi? È già successo. E ci sono territori della città controllati dalle mafie. L´affermazione è grave e incredibile. 
A Milano le inchieste sono triplicate in un anno così le cosche controllano l'hinterland. 

** Gennaio 2010. Sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta all´Ortomercato di via Lombroso e nel settore dei rifiuti e delle bonifiche ambientali, il sindaco ha preferito non esprimersi. Sui rischi per l’Expo alcuni commissari hanno chiesto conto del monopolio dei clan nel "ciclo del cemento" - bitume, calcestruzzo, cave - della presenza di diverse stazioni appaltanti e la mancanza della tracciabilità dei soldi ai committenti. 

Che ne pensano i cittadini milanesi dell'eventuale ricandidatura di Letizia Moratti alle prossime comunali del 2011?
Sindaco e prefetto hanno mostrato competenza nella gestione e tutela del territorio sottoposto alla loro tutela?

Controlla nella tua zona che "famiglia" c'è. 
Padrini a Milano

Luciana P. Pellegreffi

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17-18-19 Luglio 2010 – LE AGENDE ROSSE TORNANO A PALERMO CON PAOLO BORSELLINO


E' passato un anno da quando ci siamo ritrovati tutti a Palermo, in via D'Amelio, per impedire che quel luogo reso sacro dal sacrificio di Paolo e dei suoi ragazzi venisse ancora una volta profanato.
Profanato dagli avvoltoi che, tornando sulla scena del delitto, arrivavano come ogni anno ad assicurarsi che Paolo fosse veramente morto. Ad assicurarsi che non potesse più mettersi di traverso rispetto ad una ignobile trattativa stretta tra Stato e antistato. Ad assicurarsi che potessero continuare a godere i frutti di quel patto scellerato e continuare a pagare le cambiali contratte per concludere quel patto.
L'anno scorso, in via D'Amelio abbiamo per la prima volta stretto in mano e levato al cielo le nostra Agende Rosse e per la prima volta nessun rappresentante delle Istituzioni ha avuto il coraggio di arrivare in quella via.
Nessuno di loro è venuto a deporre quelle corone di fiori che non avremmo accettato fossero poste davanti alle foto di Paolo, di Agostino, di Claudio, di Emanuela, di Vincenzo, di Walter, i nostri eroi. Se qualcuno di loro fosse arrivato lo avremmo dirottato su una riproduzione della tomba di Vittorio Mangano, il loro eroe.
Con quelle Agende Rosse siamo stati nell'atrio della Facoltà di Giurisprudenza, dove Paolo ha vissuto quattro degli anni della propria giovinezza, preparando quegli esami che lo avrebbero portato a diventare il più giovane magistrato d'Italia.
Siamo saliti, levando le nostre grida di rabbia, lungo le rampe assolate che portano al Castello Utveggio, sul monte Pellegrino.
Da lì abbiamo visto con i nostri occhi come chi ha azionato il detonatore che ha provocato la strage potesse, ad occhio nudo, vedere, davanti al portone di Via D''Amelio, il Giudice Paolo suonare il campanello del casa dove lo aspettava sua madre.
Con quelle Agende Rosse siamo stati in via D'Amelio, nell'ora della strage, quando è calato il silenzio e ciascuno di noi ha potuto sentire battere forte il proprio cuore e, nel battito del cuore degli altri ha riconosciuto il battito del cuore di Paolo e dei suoi ragazzi. Ancora con quelle Agende Rosse abbiamo percorso a piedi le strade di Palermo fino ad arrivare nelle strade della Kalsa, in piazza Magione. Quella piazza, quel quartiere dove Paolo e Giovanni si sono affacciati alla vita e sono poi cresciuti insieme con tanti di quei ragazzi che poi la vita avrebbe portato nelle mani di quelli che sarebbero stati i loro assassini.
Con quelle Agende Rosse siamo stati davanti al Palazzo di Giustizia di Palermo a gridare la nostra solidarietà ed il nostro affetto a quei magistrati per i quali oggi, con le stesse Agende Rosse in mano e nel cuore, ci siamo costituiti in Scorta Civica in loro appoggio ed a loro protezione.
Con le stesse Agende Rosse in mano e nel cuore siamo stati poi, per tutto questo anno che è trascorso da allora, in tanti incontri, in tante città, dovunque fosse necessaria la nostra rabbia, la nostra voglia di Verità e di Giustizia, o il nostro amore.
Siamo stati a Roma, a L'Aquila, ancora a Palermo nelle vicinanze del Natale e abbiamo riempito l'olivo di Via D'Amelio di foglietti rossi con i nostri pensieri per Paolo, a Torino, a Napoli, a Pescara, a Cinisi, in tante altre città, in tanti altri incontri, in tante altre battaglie.
Ora è passato un anno e Paolo ci chiama ancora una volta nel posto dove ha guardato l'ultima volta il cielo azzurro di Palermo, dove il suo sangue si è mescolato a quello dei suoi ragazzi, dove qualcuno ha sottratto dalla sua borsa quell'Agenda Rossa che è diventata il nostro simbolo.
Tante cose sono cambiate in questo anno, il nostro paese sta sempre più scivolando verso il baratro di un regime, la nostra Costituzione viene sempre più messa sotto tiro e chi ne dovrebbe essere il garante è sempre più preda della sua ignavia, i magistrati sono sempre più attaccati e vilipesi ma nonostante questo alcuni di loro, a Palermo e a Caltanissetta stanno forse per togliere il velo che finora ha impedito di arrivare ai mandanti occulti delle stragi del '92 e del '93.
Dei nuovi collaboratori di Giustizia stanno parlando con i magistrati, tanti personaggi hanno improvvisamente, a 17 anni di distanza, riacquistato barlumi di memoria e cominciano a fare delle ammissioni sulla "trattativa".
Solo uno, Nicola Mancino, continua a fingere di non ricordare ma forse dovrà presto scavare nella propria memoria davanti ai magistrati.
Noi siamo pronti per rispondere alla chiamata di Paolo, saremo a Palermo il 17, il 18, chi potrà, e il 19 tutti perché Paolo ha bisogno di noi, ancora una volta Palermo si riempirà delle nostra Agende Rosse e delle nostra grida di incitamento alla RESISTENZA.


Salvatore Borsellino
 
Per info  sul programma delle manifestazioni del 17-18-19 luglio 2010 

Le informazioni sono raccolte in sette sezioni:


1) Programma delle iniziative a Palermo2) La mappa dei luoghi delle iniziative a Palermo
3) Video promozionale dei 3 giorni di manifestazioni a Palermo
4) Suggerimenti per viaggio e pernottamento a Palermo
5) I messaggi degli amici6) Preleva i nostri Banner

7) Comunicati stampa
8) Iniziative in altre città italiane


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1) Programma delle iniziative a Palermo


SABATO 17 luglio 2010

Ore 9.00 – p.zza Vittorio Emanuele: Presidio Scorta Civica

Ore 10.00 – p.zza Vittorio Emanuele, Aula Magna del Palazzo di Giustizia: commemorazione di Paolo Borsellino a cura della sezione palermitana dell’ANM

Ore 20.30 – Facoltà di Giurisprudenza, via Maqueda n°172: ANTIMAFIADuemila organizza il dibattito Sistemi criminali. Quanto sono “deviati” gli apparati dello Stato?.
Intervengono: Salvatore Borsellino, Antonio Ingroia, Roberto Scarpinato, Antonino Di Matteo, Alfonso Sabella, Giorgio Bongiovanni, Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco. Modera Anna Petrozzi

DOMENICA 18 luglio 2010

Ore 8.00 – via D’Amelio: partenza della Marcia delle agende rosseverso Castello Utveggio

Ore 20.00 – Ex cinema Edison, traversa di Corso Tukory (zona Ballarò): proiezione del DVD 19 luglio 1992: una Strage di Stato a cura della redazione di www.19luglio1992.com.
A seguire dibattito con Antonio Ingroia, Marco Travaglio, Nicola Biondo, Gioacchino Genchi e Salvatore Borsellino
 
LUNEDI’ 19 luglio 2010
Ore 8.00 – via D’Amelio: Presidio Agende Rosse fino alle ore 16.40 con iniziative della cittadinanza e della società civile 

Ore 16.55 – minuto di silenzio. Marilena Monti recita "GIUDICE PAOLO"

Ore 18.00 – Corteo da via D'Amelio all’albero Falcone (via Emanuele Notarbartolo)


2) Mappa dei luoghi delle iniziative 

Clicca sulla mappa per avere informazioni sui luoghi nei quali si svolgeranno le iniziative in programma a Palermo:

3) Video promozionale dei tre giorni di manifestazioni a Palermo Fonte: pagina VIMEO di 19luglio1992

4) Suggerimenti per il viaggio ed il pernottamento a Palermo
VIAGGIO PER PALERMO
Aereo: collegamenti da Milano e Roma presso
EASY JET, MERIDIANA, ALITALIA
Visita anche i siti
VOLAGRATIS.COM e EBOOKERS
Treno:
TRENITALIA

PERNOTTAMENTO A PALERMO
Ostelli  Abbiamo stipulato una convenzione (grazie Eleonora!) con l'Ostello Ballarò. Per chi prenota a nostro nome nei giorni della manifestazione la tariffa sarà di 18 Euro a persona in camere triple o quadruple (doppie esaurite!), con prima colazione compresa.
Student's Hostel Ballarò
P.zza Casa Professa 90133 Palermo
Telefono +39 091 7574540 Fax +39 06 233202224
ostellopalermo.eu   info@ostellopalermo.eu Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.   
Altri Ostelli: http://www.italian.hostelworld.com/findabed.php/Ostelli/Palermo/Italia

Bed & Breakfast  Abbiamo prenotato 2 notti (17/18) a nome Rotondi (grazie Silvio!) 7 posti al seguente B&B
B&B Giuspa  "Il costo è 25 euro a persona a posto letto comprensivo dei servizi (aria condizionata, asciugamani e colazione), euro 20 senza servizi sempre a notte e a persona. Se desiderate prenotare le camere dovreste cortesemente comunicare l'orario previsto di arrivo e un n. telefonico, il pagamento si può effettuare all'arrivo." 
Via v. villareale, 29 Palermo te.0039 3495358535  www.b-bgiuspa.com  Scrivete a Silvio Rotondi per altre info o per comunicare l'avvenuta prenotazione: sissio79@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
 

Altri B&B
LE 5 CASETTE  Via Francesco Lo Jacono, 10 - Palermo (Zona VIa Notarbartolo)  Telefono 347 3229440 - 340 5848123 Prezzi a persona MIN=40 MAX=40 Prezzi Doppia MIN=70 MAX=70 Sito:
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B&B KEMONIA * * Via Nicolò Turrisi, 38/b - PALERMO | Zona: Politeama  Telefono: +39 329 1757509 - +39 348 3715867 Sia la camera matrimoniale che la doppia costano € 55 compresa di relativa colazione.

Informazioni:
www.19luglio1992.com 

e-mail: 19luglio1992@gmail.com 

Fonte

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300 ARRESTI CONTRO LA ‘NDRANGHETA IN LOMBARDIA E CALABRIA

Maxi blitz contro la 'ndrangheta trecento arresti in tutta Italia

ROMA - Chi litiga è un uomo morto. È stato un omicidio di due anni più che a rivelare, a certificare la "mutazione genetica" della 'ndrangheta. Si chiamava Carmelo Novella, detto compare Nuzzo, aveva sessant'anni e il 14 luglio del 2008 viene ammazzato in un bar di San Vittore Olona. Sembrava il risultato di una faida legata agli appalti nell'edilizia, invece Novella aveva detto in giro che "la Lombardia", e cioè tutti i gruppi di 'ndrangheta trapiantati al Nord, avrebbero potuto "fare da soli", senza la casa madre calabrese. Il desiderio di autonomia è stato stoppato con le pallottole, Novella non sarà più un problema e viene nominato un altro calabrese, Giuseppe Neri, come uomo del raccordo tra il Nord danaroso e il Sud antico e sanguinario.
Nei fascicoli dei procuratori Ilda Boccassini e Giuseppe Pignatone sono entrati anche due filmati senza precedenti. Il più clamoroso è stato registrato a Paderno Dugnano, in un centro intitolato - incredibilmente - ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per alzata di mano, e all'unanimità, è stato scelto, dai vertici dei clan calabresi del Nord tutti riuniti, il "mastro generale", e cioè Pasquale Zappia. Una scena degna del film "Il Padrino", ma senza smoking, una versione con abiti casual in stile provincia milanese.
L'altro filmato è avvenuto in Aspromonte, alla Madonna dei Polsi, dove si sono riuniti i boss calabresi. Senza l'aiuto di pentiti, sono stati documentati circa quaranta incontri. E da quanto raccontano i documenti redatti dai carabinieri e dalla polizia, è stata fatta una fondamentale scoperta. La 'ndrangheta sinora non era mai stata considerata come una struttura unitaria, cioè non sembrava "come" Cosa Nostra.

E poi esiste - ed è sorprendente - "La Lombardia", cioè la federazione dei gruppi trapiantati al Nord, con una "Camera di controllo deputata al raccordo tra le strutture lombarde e calabresi". Una "struttura unitaria", accusano i pm, e hanno scoperto che, ovviamente, i clan al Nord avevano in mente di prendersi qualche buon appalto per l'Expo. Non ci sono riusciti "per il fallimento" della Perego general contractor srl: una ditta di rilievo dove Salvatore Strangio, espressione della famiglia Pelle, soprannominata "Gambazza", faceva il bello e cattivo tempo, per favorire "numerose imprese controllate dagli affiliati lombardi". Ne sono stati individuati ben 160, ma i boss si dicono "che hanno circa 500 unità". 

I procuratori Boccassini e Pignatone, che hanno organizzato questa retata senza precedenti, si sono convinti che sia stato il sequestro di Alessandra Sgarella, portata via dalla sua casa nella zona di San Siro nel dicembre del 1997,  l'ultima "azione" dei clan tradizionali. Dal Duemila la 'ndrangheta si è trasformata in "mafia imprenditrice".
L'inchiesta sembra riguardare anche il recente voto in Lombardia.
Tra le persone arrestate a Milano, Carlo Antonio Chiriaco, classe 1959, nato a Reggio Calabria, direttore sanitario dell'Asl di Pavia, Francesco Bertucca, imprenditore edile del pavese e Rocco Coluccio, biologo e imprenditore residente a Novara. I tre sono ritenuti responsabili di aver fatto parte della 'ndrangheta attiva da anni sul territorio di Milano e nelle province vicine. Nel corso dell'operazione sono state fatte 55 perquisizioni e sequestri di beni immobili, quote societarie e conto correnti il cui valore è ancora da quantificare.
E in manette è finito anche Domenico Oppedisano, 80 anni, considerato dagli investigatori l'attuale numero uno delle cosche calabresi. La sua nomina a 'capocrimine' - cioè colui che è al vertice dell'organismo che comanda su tutte le 'ndrine ed e' denominato 'Provincia' - sarebbe stata decisa il 19 agosto del 2009 nel corso del matrimonio tra Elisa Pelle e Giuseppe Barbaro, entrambi figli di boss. Un particolare significativo del personaggio: quando Oppedisano doveva parlare non usava il telefono. I suoi ordini arrivavano a Bollate attraverso Rocco Ascone, caposocietà e vicario della cosca locale comandata da Vincenzo Mandalari.

Tratto da: La Repubblica

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LA P3

BANDANAX VIGNETTE
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Schwieriger, gegen Mafia vorzugehen

Armando Spataro bei einer Pressekonferenz in Mailand.

Mafiajäger Amando Spataro im STANDARD-Interview: Abhörgesetz schützt nicht die Privatsphäre

Italiens neues Abhörgesetz schützt nicht die Privatsphäre, sondern soll Ermittlungen gegen die Mafia und gegen Korruption erschweren, sagt Mafiajäger Amando Spataro im Gespräch mit Thesy Kness-Bastaroli.

STANDARD: Wie können sich Italiens Richter massiven verbalen Angriffen vonseiten der Politik im Allgemeinen und des Regierungschefs Silvio Berlusconi im Besonderen entgegenstellen?

Spataro: Wir werden heute mit einer Häufigkeit beschimpft, die in keinem anderen Land der Welt möglich wäre. Ich nehme derartige Beschimpfungen nicht persönlich. Wir leben in einer Epoche der Kommunikation, wo das Fernsehen das Sagen hat. Sicher wirken sich die destruktiven Schimpfparaden negativ auf die Glaubwürdigkeit der Justiz aus. Die Staatsanwaltschaft und die Verwaltung benötigen aber weder politische Zustimmung noch den Konsens der Bürger. Sie handeln unabhängig von der politischen Macht.

STANDARD: Anfang Juli haben die Richter gestreikt. Das ist selbst in Italien etwas Ungewöhnliches. War auch die Verschlechterung des politischen Umfeldes ein Grund dafür?

Spataro: Ich selbst nahm nicht am Streik teil. Tatsache ist, dass sich das Klima in den letzten Jahren wesentlich verändert hat. Als ich in den Siebzigerjahren gegen den Terrorismus vorging, war das Umfeld anders. Zweifellos gab es auch damals Spannungen. Im Kampf gegen den Terrorismus wurden in Italien mehr Richter umgebracht als in irgendeinem südamerikanischen Land. Allerdings hatte die Legislatur damals Gesetze geschaffen, welche eine Bekämpfung des Terrorismus und später auch des organisierten Verbrechens möglich machten. Wir erhielten damals von der Regierung Rückendeckung.

STANDARD: Hat der Kampf gegen die Mafia Erfolg gehabt?

Spataro: Wir haben sowohl in Süd- wie auch in Norditalien exzellente Ergebnisse im Kampf gegen die Mafia erzielt. Auch deshalb, weil wir bei unseren Ermittlungen über das organisierte Verbrechen dieselben Methoden angewendet haben wie beim Kampf gegen den Terrorismus. Im Gegensatz zum Terrorismus hat die Mafia jahrhundertealte Wurzeln. Manch eine mafiöse Organisation befindet sich zwar derzeit in der Krise. Das bedeutet aber nicht, dass sie besiegt ist. Sie kann sich binnen kurzer Zeit erneuern. Man kann die Mafia nicht durch Gesetze besiegen: Nur wenn die Gesellschaft die Mafia und ihre Schwesterorganisationen ablehnt, kann sie vernichtet werden.

STANDARD: Sind Sie bei Ihren Ermittlungen gegen die Mafia auch im Ausland, etwa in Österreich, fündig geworden?

Spataro: Gegen die "Calabresi" habe ich auch in Deutschland, aber nicht in Österreich ermittelt.

STANDARD: Sehen Sie in dem kürzlich gefällten Urteil gegen Berlusconi-Freund und Forza-Italia-Politiker Marcello Dell Utri einen Erfolg im Kampf gegen die Mafia? (Dell Utri wurde am 29. Juni infolge seiner Verbindungen zur Mafia zu sieben Jahren Gefängnis verurteilt, Anm.)

Spataro: Ich kann nichts über die Urteilsbegründung sagen. Es ist nicht mein Fall. Aber allein die Tatsache, dass es zu einem Urteil kam, ist als Fortschritt zu werten.

STANDARD: Welche Auswirkungen wird das neue Gesetz über die Einschränkung von Telefonabhörungen haben, das Italiens Parlament noch Ende Juli verabschieden will?

Spataro: Offensichtlich handelt es sich nicht um ein Gesetz, das die Privatsphäre schützen, sondern um eines, das Ermittlungen erschweren soll. Es wird schwieriger, gegen Korruption, aber auch gegen die Mafia und Terrorismus vorzugehen.

STANDARD: In Italien gab es großen Wirbel um veröffentlichte Telefonabhörprotokolle. Wie handhaben andere Länder den Umgang mit solchen Daten?

Spataro: Nach Angaben einer verlässlichen Quelle wurden in Italien im Vorjahr 108.000 Telefonate abgehört. Die von Regierungschef Silvio Berlusconi genannte Zahl von einer Million entspricht nicht der Realität. Während in Italien jegliches Anzapfen einer Telefonleitung von einem Richter genehmigt werden muss, kontrollieren in Großbritannien und in den USA die Geheimdienste dieses Phänomen. Die Zahl der abgehörten Telefonate liegt dort zweifellos weit über dem Schnitt Italiens, allerdings wird deren Publikation in diesen Ländern erschwert. (DER STANDARD, Printausgabe, 5.7.2010)

Zur Perso
Armando Spataro (62), geboren in Taranto (Apulien), Chefermittler im Bereich internationaler Terrorismus und Mafiajäger. War auch Mitglied des ehemaligen Mailänder Antikorruptionspools "Mani pulite" ("Saubere Hände"). Schreibt auch Bücher, zuletzt "Ne valeva la pena" ("Es hat sich gelohnt").

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LA PIOVRA A BUCCINASCO, MILANO: STRISCIANTE E PERICOLOSA

 
Il Giorno del 4 luglio 2010. Viaggio tra istituzioni, residenti e volontari in uno dei Comuni più colpiti dalle infiltrazioni malavitose — BUCCINASCO — LE OPERAZIONI effettuate dalle procure di tutta Italia hanno evidenziato come la criminalità organizata sia una presenza diffusa nei comuni dell’hinterland milanese.

Ma se in passato, o in altre regioni, il controllo del territorio e l’affermazione di un sistema sono all’origine di «guerre tra clan» o episodi violenti, nell’hinterland milanese, questa fase è già stata superata.
In modo silente, la criminalità ha allungato i suoi tentacoli consolidando una prassi e trasformandola in «routine». Tanto che, apparentemente, non è identificabile o percepibile da chi è estraneo ad alcuni settori.
«Sono aggiornato sulla realtà del territorio ma non posso dire di aver mai ricevuto richieste di pizzo o di altro genere. — spiega Antonio della Cerra, dal bancone del bar di via Don Minzoni —. Da diversi anni abbiamo questa attività e non ci sono mai stati problemi. Anzi, sono contento della mia scelta».
Verde, case curate, niente immigrazione: apparentemente Buccinasco, quella che maggiormente viene identificata come la Platì del Nord, è un isola felice.
«Chi vive in città non le percepisce, ma le infiltrazioni della criminalità organizzata esistono — spiega il consigliere Rino Pruiti — come confermano le condanne di questi ultimi periodi. C’è un triangolo formato da imprenditoria, criminalità ed enti pubblici che ha origini lontane. Ecco perché gli amministratori pubblici devono saper riconoscere questo fenomeno e avere un atteggiamento severo e fermo nel combatterlo, senza chiudere gli occhi e far finta di non vedere».
Una lotta senza confini che può essere combattuta con l’affermazione del principio della pena certa.
«Non solo — spiega Carmine Abagnale, poliziotto e vice presidente della commissione sicurezza del comune di Milano —. Serve anche più trasparenza negli atti amministrativi e, soprattutto, maggiore attenzione ai sub-appalti, vietando agli imprendtori che hanno avuto legami con la criminalità organizzata di partecipare per un certo numero di anni a bandi pubblici».
Ma per rendere possibile una lotta a 360 gradi, verso queste forme di criminalità occorre un coinvolgimento della società civile. Quello che da ormai diversi anni sta facendo l’associazione Legal-Mente che lavora per isolare la cultura mafiosa. In autunno, verrà inaugurato il nuovo presidio dell’associazione nel Sud ovest milanese. «Metteremo a disposizione la nostra esperienza — spiega la presidente Rosa Palone — per creare iniziative capaci di diffondere la cultura della legalità, raggiungendo sempre più persone».

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TRASFERITO IL PRETE ANTI CAMORRA, FEDELI IN RIVOLTA A SCAMPIA E SECONDIGLIANO


NAPOLI (2 luglio) – A 53 anni sarà trasferito da quell’inferno nel quale ha vissuto e dal quale ha salvato tanti giovani per volontà dei suoi superiori. La motivazione ufficiale è che gli alti gradi dell’Opera Don Guanella hanno deciso per lo spostamento in un’altra comunità perché «fa parte della regola dell’avvicendamento che ogni comunità religiosa si pone per svariati motivi». Ma quali siano, di preciso, questi motivi non è dato saperlo. Don Aniello Manganiello, prete anticamorra di Scampìa e Secondigliano non potrà più salvare decine di giovani della periferia Nord da droga e criminalità organizzata. Il suo operato finisce qui, secondo quanto stabilito dai superiori della Confraternita.
Ma sia il parroco che i «suoi» giovani non ci stanno e per far sentire la loro voce hanno organizzato per stasera, alle 19.30, una protesta nel cortile dell’oratorio al Rione Don Guanella.
Secondo i bene informati, infatti, sarebbero altre le motivazioni che hanno spinto i religiosi guanelliani a dislocare altrove don Aniello. In primis per i suoi continui attacchi alla malavita, dal pulpito ma anche in altre occasioni. In secondo luogo per i suoi duri atti d’accusa all’indirizzo delle istituzioni locali, prima di tutto il Comune, che poco fanno, a detta del sacerdote, per gli enti religiosi e laici che si occupano di minori a rischio. Un prete «scomodo» dunque, non soltanto per i clan che governano il territorio della periferia settentrionale.
Mentre don Aniello si è chiuso in un silenzio inusuale per chi, come lui, non si è mai tirato indietro di fronte alle domande dei cronisti (da ieri, infatti, è all’oratorio per il campo estivo con i ragazzi del rione), si prepara la protesta di stasera promossa dai fedelissimi del parroco che hanno creato anche un gruppo su Facebook. «Con grande rammarico e profonda tristezza – afferma Rosario Ranno – i superiori dell’Opera Don Guanella hanno deciso il trasferimento di don Aniello in un’altra comunità. Vani sono stati i tentativi da parte del Consiglio pastorale che martedì scorso ha incontrato il superiore provinciale per dissuaderlo da questa decisione. Ma noi non ci arrendiamo e vogliamo che don Manganiello resti qui per portare avanti quel processo di innovazione che tutti conosciamo e in cui siamo stati coinvolti».
Le proteste dei residenti di Scampia e Secondigliano non si fermano qui. Stamattina, alle 10, alcuni ragazzi del gruppo di don Aniello lanceranno un appello dagli studi della trasmissione «Uno Mattina» su Rai1 alle istituzioni e ai vertici guanelliani, «per spiegare loro perché padre Manganiello non può e non deve andare via dal quartiere e dalla città». Alle proteste dei più giovani si uniscono quelle delle mamme, dei tanti genitori cui il sacerdote ha salvato i figli. Come Silvana (il nome è di fantasia), 58 anni, madre di tre figli, di cui due finiti dietro le sbarre per spaccio di stupefacenti. «Uno si è salvato – dice in lacrime la donna – solo grazie a don Aniello e a ciò che ha fatto per i nostri giovani». Storie che, da domani, potrebbero non ripetersi più se il parroco anti camorra sarà allontanato.

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SCAMPIA CONTRO IL TRASFERIMENTO - PETIZIONE

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SCAMPIA CONTRO IL TRASFERIMENTO DI DON ANAIELLO, PRETE ANTI CAMORRA – PETIZIONE


Inaccettabile moralmente e socialmente, il trasferimento di Don Anaiello Manganiello prete anti-camorra del quartiere di Scampia alla periferia di Napoli.

Inaccettabile perché Don Aniello è un uomo meraviglioso e un sacerdote che sta sapientemente insegnando la legalità e la moralità attraverso la religione e ponendo Dio ad esempio di tali valori e concetti di vita civile e cristiana. Di Don Aniello ne servirebbero migliaia in queste terre martoriate del male della criminalità organizzata.


Inoltre lui gestisce e partecipa a tanti progetti che portano la società civile di quella zona al riavvicinamento alle istituzioni e ai fondamentali valori della vita cristiana della legalità e della moralità.


UNISCITI AL CORO DI CITTADINI ONESTI della sua comunità e all'associazione (R)ESISTENZA ANTICAMORRA.

Don Aniello non si tocca, non ha ancora terminato il percorso di insegnamento intrapreso a favore degli abitanti di un quartiere come Scampia, i quali sono stati testimoni di conversioni di “camorristi” grazie proprio al Prete anti-camorra Don Aniello Manganiello.
Le autorità competenti valutino profondamente il danno sociale per la comunità di Scampia, causato da un eventuale allontanamento di Don Aniello.
DON ANIELLO NON SI TOCCA



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I RE SENZA CORONA: DON ANIELLO E TONINO TORRE

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DIALOGHI CASALESI

BANDANAX VIGNETTE
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IPOTESI MAFIA A BORDIGHERA: «SI’, IL CLAN MI HA AIUTATO»


«D’accordo, m’hanno dato una mano nelle campagne elettorali, come molti altri, specie alle Regionali 2005, quando ho ottenuto un grosso successo. Ma la storia del finanziamento non sta in piedi. Dai Pellegrino non ho mai ricevuto un centesimo»: Eugenio Minasso (51 anni) va all’attacco dopo che il suo nome è stato associato in qualche modo all’indagine dei carabinieri sulle presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nel Ponente ligure.
«I miei contributi elettorali sono tutti regolarmente dichiarati. Chiunque può avere accesso a questi dati e verificarne la totale trasparenza», insiste Minasso, dirigente d’azienda, consigliere regionale per due legislature nelle fila di Alleanza Nazionale, dall’aprile del 2008 deputato del Pdl. Il fatto che il suo nome possa essere associato in qualche modo alle indagini della Dda di Genova e della stessa Procura di Sanremo sui presunti rapporti tra criminalità organizzata in odore di ‘ndrangheta e la politica, e sul sospetto che anche nel Ponente ligure il voto di scambio avrebbe incominciato a caratterizzare le condotte della pubblica amministrazione, lo fa saltare sulla sedia. Lui, dice Minasso, con i tre fratelli Pellegrino finiti in carcere tre settimane fa, con l’accusa, tra le altre, di avere minacciato due assessori di Bordighera per la mancata autorizzazione ad aprire una sala di slot machine, non ha niente a che fare: «Tra il sottoscritto e certi ambienti c’è una distanza siderale. Sono una persona perbene. E le mie vittorie elettorali sono solo farina del mio sacco. Posso dimostrarlo in ogni momento, davanti a chiunque».
Indiscrezioni investigative dicono che un politico dell’estremo Ponente avrebbe ricevuto dai Pellegrino un finanziamento indiretto di 200.000 euro…
«Ammesso sia così, quello non sono io. Lo ripeto: i contributi elettorali ricevuti nel 2000 e nel 2005 per le Regionali e successivamente nel 2008 per le elezioni Politiche sono regolarmente elencati e depositati in Corte d’Appello, come prescrivono le normative di legge ».
sul Secolo XIX in edicola, l’intervista completa e altri particolari sulla vicenda

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AIUTIAMO LA COOPERATIVA SAN CIPIRELLO (PA) DOPO IL NUOVO FURTO

Carissimi,
pochi giorni fa l’agriturismo gestito dalla cooperativa Lavoro e non solo in un bene confiscato alla mafia di San Cipirello (Pa) è stato oggetto di un nuovo furto. Stavolta, i ladri hanno portato via l’intera cucina e diverse attrezzature.
Sono dell’avviso che chi gestisce i beni confiscati alla mafia non possa essere lasciato solo. Per questo, vi invito a partecipare alla raccolta fondi lanciata dall’Arci Sicilia e dalla Lega coop di Palermo. L’intento è di ricomprare le attrezzature rubate. Chi volesse donare un contributo può farlo attraverso un bonifico presso la Banca Popolare Etica, agenzia di Palermo, intestato a “Lavoro e non solo soc. coop.” - Codice iban: IT23T0501804600000000132918.

Un affettuoso abbraccio,
Rita Borsellino

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