Archivio per la categoria script

Pubblicare codice nei blog

Per pubblicare il post di prima, sempre con Fabrizio ci siamo impazziti!!! Colpa della poca conoscenza del linguaggio html!!!

la stringa:

find . | awk -F/ '{for (x=1;x<NF;x++) { printf "\t"}; print $NF}'

non veniva pubblicata per un errore dopo il simbolo minore troncando tutto il resto
<NF;x++) { printf "\t"}; print $NF}'

La sintassi corretta quindi è:

<code> find . | awk -F/ '{for (x=1;x&lt;NF;x++) { printf "\t"}; print $NF}'</code>

oppure potete scaricare l’ADD-ONS per firefox al seguente link
https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/11911


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Woof: trasferire facilmente file

Woof

Il trasferimento di file in rete da un computer ad un altro non è sempre un’operazione banale / rapida; disporre di un file-server è sicuramente un’ottima soluzione per semplificare il processo dello scambio file ma, se necessitate di un metodo più semplice, potreste provare Woof, abbreviativo di Web Offer One File.

Si tratta di un piccolo script Python che facilita il trasferimento di file e richiede solo che il destinatario abbia un browser web ( o una utility a-la wget ).

File singolo
woof -i 192.168.0.117 -p 8888 foo.bar

File singolo ( con numero limitato di download )
woof -i 192.168.0.117 -p 8888 -c X foo.bar
Dove X è il numero di download che volete consentire.

File multipli ( con compressione )
woof -i 192.168.0.117 -p 8888 foobar/
Woof comprimerà il contenuto della cartella foobar/ e servirà all’utente il file foobar.tar.gz

File multipli ( senza compressione )
woof -i 192.168.0.117 -p 8888 -u foobar/
Come sopra ma senza la compressione ( verrà servito il file foobar.tar )

download: http://www.home.unix-ag.org/simon/woof.html (c’e’ il link in fondo alla pagina)

fonte: http://www.ossblog.it/post/1986/easy-file-transfer-woof-python-script

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Criptare FILE

Un semplice script per criptare-decriptare i file in modo da proteggerli.

Aprite il terminale e andate nella directory /usr/local/bin

cd /usr/local/bin

create un file “critta”

vi critta
sudo gedit critta (edito grafico)

all’interno copiate lo script

#!/bin/bash
gpg –cipher-algo AES256 –symmetric $1

salvate e chiudete il file, cambiamo i permessi dando esecuzione e cambiando il prorpietario:

chmod +x critta
chown UTENTE critta

Ora facciamo le stesse operazioni per lo script che si occupa di decriptare i file

vi decritta
sudo gedit decritta (edito grafico)

all’interno copiate lo script

#!/bin/bash

NOMEFILE=$(echo $1|sed -e ’s/.gpg//g’)

gpg –output $NOMEFILE –decrypt $1

salvate e chiudete il file, cambiamo i permessi dando esecuzione e cambiando il prorpietario:

chmod +x decritta
chown UTENTE decritta

per usarli basta lanciare il comando:
critta nomefile
oppure
decritta nomefile


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Papà il piccolo e Tux

Un utente GNU/Linux con la gionrata piena di impegni come fa a stare dietro al piccolo? Ci sono script anche per questo!!!!


Gnu/linux ci aiuta nella vita di tutti i giorni…

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Cancella e conserva i log

Uno script semplice ma molto pratico, come svuotare e conservare allo stesso tempo i log.
Supponiamo di avere un comando lanciato in debug che impiega oltre le 8 ore ad andare a termine, redirigiamo l’output del debug su un file, ma che dimensione può raggiungere il file prodotto?
Questo script si occupa di copiare il file e di svuotarlo, avremo cosi sempre una copia del debug. Quando il comando termina lo script verificac che il file è vuoto e non lo copia.

#! /bin/bash
# $1 file di origine
# $2 file di destinazione
WC=`wc $1 |awk ‘{print $2}’`
if [ "$WC" = "0" ] ; then
echo FILE VUOTO alle il `date` >> $2
else
cp $1 $2
echo FILE COPIATO il `date` >> $2
:> $1
echo FILE AZZERATO il `date` >> $2
exit 0
fi

Mettiamo lo script in crontab con la seguente sintassi:
crontab -e
00,05,10,15,20,25,30,35,40,45,50,55 * * * * /path/script FILEDASVUOTARE FILECONSERVARE


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Hacker attaccati!

Black Hat, gli hacker hackerati

di Alfonso Maruccia
venerdì 31 luglio
Roma – Hanno scelto con cura il periodo in cui colpire, e poi si sono scatenati contro alcuni dei più noti esperti di sicurezza (a loro volta hacker convertitisi al business delle consulenze) mettendone alla berlina le presunte competenze nel campo della sicurezza informatica. Sono hacker “black hat”, ed è appunto in prossimità della conferenza Black Hat di Las Vegas che hanno fatto cadere il loro maglio nei confronti di gente del calibro di Dan Kaminsky (noto per il suo lavoro sulla vulnerabilità dei server DNS) e nientemeno che Kevin Mitnick, l’hacker statunitense più famoso (e processato) di sempre.

Per dimostrare il risultato delle loro gesta, gli ignoti cracker hanno distribuito un file di testo da 1 Megabyte e 29mila linee sulle mailing list dedicata alla sicurezza, sostenendo di essere riusciti a penetrare sistemi che si sarebbero creduti a prova di attacco. In quel file si è trovato effettivamente di tutto, e sempre a riguardo di Kaminsky il bottino comprende ricerche riservate su vulnerabilità di sicurezza ignote, comunicazioni personali in forma di email e instant messaging, nonché le password usate dall’esperto nella configurazione del suo sito (attualmente offline).

Per quanto riguarda Mitnick, poi, il consulente conferma che qualcuno ha fatto breccia nel suo sito dopo aver ottenuto l’accesso “root” alle macchine utilizzate dal suo host. In questo caso gli autori sarebbero però rimasti a bocca asciutta, avendo Mitnick l’abitudine di lasciare opportunamente fuori da Internet qualsiasi informazione sensibile o comunque riservata.L’ex-ricercato numero 1 dell’FBI parla di “illusione di un senso di invulnerabilità” in riferimento alla debacle subita da Kaminsky, dicendosi “sorpreso che altri mantengano le proprie email e i dati di lavoro su un host aperto a Internet”. Tra i pezzi forti svelati dal crack c’è uno script in Perl per sfruttare il baco del DNS scoperto da Kamisky, e altro materiale dal valore persino superiore potrebbe emergere dal “carteggio” considerando che il ricercatore utilizzava attivamente i server del suo host come archivio di informazioni sensibili.

Per quanto riguarda il vettore specifico che ha permesso di mettere a segno gli attacchi, l’ipotesi al momento più accreditata parla di una possibile vulnerabilità zero-day in WordPress, software di blogging e CMS ampiamente utilizzato dagli individui e dalle organizzazioni interessate dall’accaduto. “È solo dramma”, commenta poi Kaminsky, raggiunto dalla notizia del crack mentre si stava preparando per una presentazione sui problemi di cifratura dello standard X.509.

A ulteriore riprova che la sicurezza in rete è una chimera irraggiungibile arriva anche la notizia dell’ennesima vulnerabilità di alto profilo presente nelle infrastrutture basilari di Internet, nella fattispecie nell’implementazione quasi standard per server DNS Bind 9 soggetta ad attacchi di tipo DoS nonostante il supporto a protocolli di sicurezza avanzati come DNSSEC (DNS Security Extensions).

“Un exploit remoto attivo è attualmente in circolazione”, conferma l’Internet Systems Consortium che si occupa di supportare il succitato standard Bind, e gli amministratori di server sono caldamente incoraggiati ad aggiornare il sistema alle versioni 9.4.3-P3, 9.5.1-P3 o 9.6.1-P1 per mitigare (ma non inibire completamente) gli effetti pratici della minaccia.

Alfonso Maruccia

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Hacker attaccati!

Black Hat, gli hacker hackerati

venerdì 31 luglio

Roma – Hanno scelto con cura il periodo in cui colpire, e poi si sono scatenati contro alcuni dei più noti esperti di sicurezza (a loro volta hacker convertitisi al business delle consulenze) mettendone alla berlina le presunte competenze nel campo della sicurezza informatica. Sono hacker “black hat”, ed è appunto in prossimità della conferenza Black Hat di Las Vegas che hanno fatto cadere il loro maglio nei confronti di gente del calibro di Dan Kaminsky (noto per il suo lavoro sulla vulnerabilità dei server DNS) e nientemeno che Kevin Mitnick, l’hacker statunitense più famoso (e processato) di sempre.

Per dimostrare il risultato delle loro gesta, gli ignoti cracker hanno distribuito un file di testo da 1 Megabyte e 29mila linee sulle mailing list dedicata alla sicurezza, sostenendo di essere riusciti a penetrare sistemi che si sarebbero creduti a prova di attacco. In quel file si è trovato effettivamente di tutto, e sempre a riguardo di Kaminsky il bottino comprende ricerche riservate su vulnerabilità di sicurezza ignote, comunicazioni personali in forma di email e instant messaging, nonché le password usate dall’esperto nella configurazione del suo sito (attualmente offline).

Per quanto riguarda Mitnick, poi, il consulente conferma che qualcuno ha fatto breccia nel suo sito dopo aver ottenuto l’accesso “root” alle macchine utilizzate dal suo host. In questo caso gli autori sarebbero però rimasti a bocca asciutta, avendo Mitnick l’abitudine di lasciare opportunamente fuori da Internet qualsiasi informazione sensibile o comunque riservata.L’ex-ricercato numero 1 dell’FBI parla di “illusione di un senso di invulnerabilità” in riferimento alla debacle subita da Kaminsky, dicendosi “sorpreso che altri mantengano le proprie email e i dati di lavoro su un host aperto a Internet”. Tra i pezzi forti svelati dal crack c’è uno script in Perl per sfruttare il baco del DNS scoperto da Kamisky, e altro materiale dal valore persino superiore potrebbe emergere dal “carteggio” considerando che il ricercatore utilizzava attivamente i server del suo host come archivio di informazioni sensibili.

Per quanto riguarda il vettore specifico che ha permesso di mettere a segno gli attacchi, l’ipotesi al momento più accreditata parla di una possibile vulnerabilità zero-day in WordPress, software di blogging e CMS ampiamente utilizzato dagli individui e dalle organizzazioni interessate dall’accaduto. “È solo dramma”, commenta poi Kaminsky, raggiunto dalla notizia del crack mentre si stava preparando per una presentazione sui problemi di cifratura dello standard X.509.

A ulteriore riprova che la sicurezza in rete è una chimera irraggiungibile arriva anche la notizia dell’ennesima vulnerabilità di alto profilo presente nelle infrastrutture basilari di Internet, nella fattispecie nell’implementazione quasi standard per server DNS Bind 9 soggetta ad attacchi di tipo DoS nonostante il supporto a protocolli di sicurezza avanzati come DNSSEC (DNS Security Extensions).

“Un exploit remoto attivo è attualmente in circolazione”, conferma l’Internet Systems Consortium che si occupa di supportare il succitato standard Bind, e gli amministratori di server sono caldamente incoraggiati ad aggiornare il sistema alle versioni 9.4.3-P3, 9.5.1-P3 o 9.6.1-P1 per mitigare (ma non inibire completamente) gli effetti pratici della minaccia.

Alfonso Maruccia


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Webmail come client di posta

Ecco a voi LzWebmailWrapper, per usare una webmail come client di posta di default in Linux

Siete tra quelli che hanno sempre pensato che una webmail sia una cosa molto comoda? Anche io!  È per questo che mi piace Gmail. E mi piace anche Linux.

Ho utilizzato per un poco uno script per aprire Gmail in Firefox ogni volta che incontravo un indirizzo email. Tuttavia sorgevano dei problemi nel momento in cui si trattava di url con parametri integrati, come ad esempio il soggetto. È vero, la maggior parte dei link non contiene parametri, però quando capitano è un problema.

Un altro difetto di quello script è che apre una finestra di composizione di Gmail che potremo definire “a schermo intero” in quanto non contempla le barre laterali ed il resto dell’interfaccia. Un po’ bruttino.

Poi mi sono ricordato di WebmailCompose, un’estensione per Firefox che operava meglio, ma solo per Firefox appunto. Inoltre l’estensione supportava anche altri servizi di Webmail. A quel punto ho deciso di combinare le due cose, e mi sono proposto di creare uno script indipendente dall’ambiente desktop (Gnome, Kde, eccetera…), dal browser e dal servizio webmail usato.

Qualcosa del genere…

Ho cominciato a modificare lo script, ed alla fine sono riuscito ad ottenere ciò che volevo. Ora lo script è terminato e funzionante, c’è solo un problema con il sito di Windows Live Mail (non così strano, dopotutto ) e cioè che non funziona un eventuale parametro Ccn. Non ho idea del motivo, deve essere un bug del loro sito web.

Lo script è licenziato sotto la Gpl versione 3 e potete scaricare l’ultima versione da qui (vedete tutte le versioni qui).

Estraete i files nella vostra home directory, dopodiché usate il terminale per spostare lo script tra gli eseguibili e assegnargli i permessi adeguati:
cd
sudo mv lzwebmailwrapper.sh /usr/bin/
sudo chmod a+x /usr/bin/lzwebmailwrapper.sh
A questo punto dovete semplicemente configurare il vostro ambiente desktop.

Configurazione Gnome

Andate su Sistema > Preferenze > Applicazioni preferite ed alla voce Client di Posta scegliete Personalizzato. Nel campo sottostante inserite:

lzwebmailwrapper.sh %s SERVIZIO

Al posto di SERVIZIO inserite gmail, yahoo, opera, hotmail o mail-com*. Fate attenzione a inserire i nomi corretti e in minuscolo.

Chiudete la finestra e provate qualche link di email, eccone uno di esempio.

Configurazione Kde

Per configurare in Kde, aprite il centro di controllo. Recatevi in Componenti KDE > Scelta componenti > Programma di posta elettronica e spuntate la casella Utilizza un programma di posta differente. Inserite come comando:

lzwebmailwrapper.sh %t"?cc="%c"&bcc="%b"&subject="%s"&body="%B SERVIZIO

E fate riferimento alle istruzioni per Gnome per quanto riguarda il servizio. Ricordate che Konqueror e Gmail non vanno molto d’accordo, infatti mi hanno riportato che lo script in questo caso non funziona.

Per questa parte devo ringraziare RikyM, che mi ha fatto da cav… ehm da tester.

Aggiornamento: mi sono stati riportati alcuni problemi con l’utilizzo in Kde (se si avvia lo script da console), da attribuirsi a kfmclient. Pertanto se li riscontrate, sappiate che non è colpa mia.

Script e articolo di Andrea Lazzarotto

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Webmail come client di posta

Ecco a voi LzWebmailWrapper, per usare una webmail come client di posta di default in Linux

Siete tra quelli che hanno sempre pensato che una webmail sia una cosa molto comoda? Anche io! È per questo che mi piace Gmail. E mi piace anche Linux.

Ho utilizzato per un poco uno script per aprire Gmail in Firefox ogni volta che incontravo un indirizzo email. Tuttavia sorgevano dei problemi nel momento in cui si trattava di url con parametri integrati, come ad esempio il soggetto. È vero, la maggior parte dei link non contiene parametri, però quando capitano è un problema.

Un altro difetto di quello script è che apre una finestra di composizione di Gmail che potremo definire “a schermo intero” in quanto non contempla le barre laterali ed il resto dell’interfaccia. Un po’ bruttino.

Poi mi sono ricordato di WebmailCompose, un’estensione per Firefox che operava meglio, ma solo per Firefox appunto. Inoltre l’estensione supportava anche altri servizi di Webmail. A quel punto ho deciso di combinare le due cose, e mi sono proposto di creare uno script indipendente dall’ambiente desktop (Gnome, Kde, eccetera…), dal browser e dal servizio webmail usato.

Qualcosa del genere…

Ho cominciato a modificare lo script, ed alla fine sono riuscito ad ottenere ciò che volevo. Ora lo script è terminato e funzionante, c’è solo un problema con il sito di Windows Live Mail (non così strano, dopotutto ) e cioè che non funziona un eventuale parametro Ccn. Non ho idea del motivo, deve essere un bug del loro sito web.

Lo script è licenziato sotto la Gpl versione 3 e potete scaricare l’ultima versione da qui (vedete tutte le versioni qui).

Estraete i files nella vostra home directory, dopodiché usate il terminale per spostare lo script tra gli eseguibili e assegnargli i permessi adeguati:
cd
sudo mv lzwebmailwrapper.sh /usr/bin/
sudo chmod a+x /usr/bin/lzwebmailwrapper.sh
A questo punto dovete semplicemente configurare il vostro ambiente desktop.

Configurazione Gnome

Andate su Sistema > Preferenze > Applicazioni preferite ed alla voce Client di Posta scegliete Personalizzato. Nel campo sottostante inserite:

lzwebmailwrapper.sh %s SERVIZIO

Al posto di SERVIZIO inserite gmail, yahoo, opera, hotmail o mail-com*. Fate attenzione a inserire i nomi corretti e in minuscolo.

Chiudete la finestra e provate qualche link di email, eccone uno di esempio.

Configurazione Kde

Per configurare in Kde, aprite il centro di controllo. Recatevi in Componenti KDE > Scelta componenti > Programma di posta elettronica e spuntate la casella Utilizza un programma di posta differente. Inserite come comando:

lzwebmailwrapper.sh %t"?cc="%c"&bcc="%b"&subject="%s"&body="%B SERVIZIO

E fate riferimento alle istruzioni per Gnome per quanto riguarda il servizio. Ricordate che Konqueror e Gmail non vanno molto d’accordo, infatti mi hanno riportato che lo script in questo caso non funziona.

Per questa parte devo ringraziare RikyM, che mi ha fatto da cav… ehm da tester.

Aggiornamento: mi sono stati riportati alcuni problemi con l’utilizzo in Kde (se si avvia lo script da console), da attribuirsi a kfmclient. Pertanto se li riscontrate, sappiate che non è colpa mia.

Script e articolo di Andrea Lazzarotto


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Foto raw con Linux e Dcraw

Foto raw con Linux e Dcraw

Ho ancora addosso il profumo del mare di Hvar e sono assorto nei ricordi della vacanza appena trascorsa, ma ecco che all’improvviso irrompe nel mio ufficio Carlos (un ragazzo argentino che tutti vorrebbero come amico perché è ricco… di neuroni), che mi dice: “su Linux Magazine c’è qualcosa che ti riguarda”. Carlos è felice quando mi vede (gli ho fatto conoscere Linux e lui me ne è grato) ed anch’io sono contento di rivederlo perché lui è sempre… allegro (l’unico problema è che non riesco a capire quando è incazzato). Io non so a cosa si riferisca Carlos, per cui corro a comprare Linux Magazine di agosto e cerco un indizio, ma niente, quindi dopo inutili e sterili ricerche mi decido a chiedere spiegazioni… in effetti qualcosa c’era, ed a Carlos non era sfuggita, mentre a me si… e questo non è bene :( Carlos non si è fermato allo strato superficiale – è riuscito a guardare oltre – in puro stile hacker. Io all’inizio pensavo si trattasse di qualche mio screenshot (come già accaduto in passato), invece questa volta era qualcosa di molto più subliminale… in pratica sia in copertina che all’interno appare per ben 3 volte il disegno di un omino dallo stile vacanziero con una bella macchina fotografica al collo, ebbene Carlos mi ha fatto notare che quella quasi impercettibile riga bianca sulla fotocamera è la scritta: “Toonik”… a questo punto ho scansionato la rivista ed ho potuto appurare che la scritta in realtà è Tonik e non Toonik, comunque il senso non cambia e considerando la mia passione per la fotografia, ne approfitto per scrivere un piccolo articolo su come gestire il formato raw delle fotocamere digitali con Linux.

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