Archivio per la categoria Photogulp

Post Carbon Cities, tra pochi giorni il testo in italiano sarà disponibile in lettura e distribuzione gratuita e verrà presentato ad Acciaroli all'interno della manifestazione culturale 'U Viecchiu.
SILURI IN VATICANO
set 3
Il Bel Paese è da decenni un terreno di coltura del virus mafioso, un'area protetta, un'oasi WWF della delinquenza. Le mafie hanno due redditi: dallo Stato attraverso gli appalti e i contributi europei, miliardi di euro annui che sfuggono a ogni controllo, e dalle attività più classiche, dalla droga che entra a tonnellate dal porto di Gioia Tauro, alla prostituzione, ai rifiuti, al traffico di armi. Le mafie sono cresciute forti e potenti nell'indifferenza della Comunità Europea e del suo asfittico Parlamento diretto dalla BCE e con la benevolenza di parte dello Stato italiano. Lo Stivale gli va stretto da tempo, sono come un paguro che cerca sempre una conchiglia più grande.
La strage di Duisburg è passata quasi inosservata.
La cancrena europea però non si può più nascondere. Il settimanale francese L'Express ha dedicato copertina e servizio principale alla diffusione delle mafie nei Paesi europei. La copertina è la più inquietante dopo quella che ci dedicò il Der Spiegel ai tempi delle BR (un piatto di spaghetti con una P38). L'articolo de L'Express inizia con queste parole: "La Mafia non conosce la crisi. Il suo volume di affari oscilla tra i 120 e i 150 miliardi di euro annuo, dal 5 al 7% del PIL italiano. Le tre principali organizzazioni criminali della penisola, Mafia siciliana, 'Ndrangheta e Camorra non hanno mai avuto una tale potenza. Se reinvestono dal 40 al 50% della loro ricchezza nelle attiità tradizionali come la droga, le armi e il pagamento dei salari agli "affiliati", esse reinvestono il resto di questa manna nell'economia legale. E ben al di là dei confini italiani...". Seguono mappe geocriminali, tratte dal libro: " Mafia Export" di Francesco Forgione, con i nomi delle famiglie in Francia, in Germania, in Spagna, in Portogallo. Ovunque un'epidemia di clan e di famiglie con presenti tutti i nomi più noti: dai Piromalli, ai Mazzarella, ai Santapaola.
Se non si circoscrive la fonte di contagio, l'Itala, il fenomeno non potrà che svilupparsi al ritmo di 40/50 miliardi di euro annui di investimento mafioso in Europa. Quanto ci vorrà per trasformare il nostro continente in Euromafia? Nessuna multinazionale ha le disponibilità finanziarie delle mafie. Io sono andato due volte al Parlamento europeo per avvertire i Belli Addormentati di Bruxelles. La prima per chiedere che non fossero più inviati in Italia i fondi europei, pari a circa 9 miliardi all'anno, che in gran parte sono gestiti dalla criminalità organizzata. La seconda per avvertirli che la mafia stava colonizzando l'Europa. Dopo due anni nessuna risposta è pervenuta dalla UE e non possiamo aspettarci che venga dall'Italia. Nel Bel Paese Mafioso i condannati per mafia stanno in Parlamento, le amicizie camorristiche e 'ndranghetiste sono credenziali per incarichi governativi. Il presidente del Consiglio si vanta di aver avuto un pluriomicida di Cosa Nostra in casa e lo chiama eroe, Casini deve il suo elettorato a Cuffaro e Schifani è l'interlocutore del Pdmenoelle.
Per salvarsi l'Europa deve nominare un commissario straordinario per l'Italia, se necessario un liquidatore, altrimenti il prossimo presidente europeo sarà eletto a Corleone o a Torre Annunziata.
GHEDDAFI E LE GHEDDAFINE
set 3
L’ITALIA, STRANO PAESE !
set 3

Ieri sera leggo su facebook "Grave atto intimidatorio contro Ulderico Pesce che ha subito gravi danni all’automobile. Il fatto è avvenuto la notte del 25 agosto in una strada buia di Rivello, la notizia è stata diffusa solo oggi per permettere nel frattempo ai carabinieri di Lagonegro e Rivello di effettuare i dovuti accertamenti".
Mi chiedo come possa essere possibile tutto questo. Con i suoi spettacoli, Ulderico cerca soltanto di raccontare ciò che è successo (come nel caso di "storie di scorie") per darci modo di riflettere ed evitare di provocare ulteriori danni alla nostra salute, al nostro territorio,. Desidera lanciare questi messaggi dalla sua Terra, la Basilicata.
Da ieri mi chiedo cosa possa provare una persona in questa situazione. Siamo in un paese libero. o così mi è sempre sembrato di credere. Ognuno
può esprimere ciò che pensa liberamente. Perché allora tutta questa violenza soprattutto quando tutto viene trasmesso con una forma così nonviolenta come quella della recita teatrale? C'è qualcosa che ci sta
sfuggendo dalle nostre mani. L'essere umano se ne dovrebbe rendere conto e cercare di ritrovare se stesso, la sua vera dimensione.
Chi crede in certi valori, in certi cammini come Ulderico Pesce non si fermerà, ma sicuramente più noi saremo con lui e con lui cercheremo di trasmettere ciò che sentiamo, l'irrazionale violenza di oggi sul singolo non ci sarà più perché dovrebbe colpire troppi.
Andrea Togno
L’ISTRUZIONE PRECARIA
set 2
Le materie le ho tagliate,
come anche li precari,
fate pure...contestate,
io ve stronco li salari.
Nun incontro chi m'è avverso,
cerco solo consenzienti,
son il ministro dell'inverso,
" del crear più deficienti ".
Il risparmio è 'na scusante,
l' obiettivo è l' IGNORANZA,
questo solo è importante,
tené er popolo a DISTANZA.
Riserveremo l'istruzione,
a chi ci ha i soldi pe' pagarla,
avanti er fijo der padrone,
...st'arma noi sappiamo usarla .
Mejo in basso saper poco,
è più facile AMMAESTRARVI,
rincojoniti da 'sto gioco,
il futuro resterà quello di SFRUTTARVI !!!!!
Bruno Panuccio
PROPAGANDA IN PIEMONTE DELL’ASSOCIAZIONE SOLIDARIETA’ PROLETARIA CONTRO L’OPERAZIONE GREEN HUNT
PAOLO FERRERO, SEGRETARIO DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA, DENUNCIA LA BARBARIE DELL’OPERAZIONE
L’Associazione Solidarietà Proletaria è intervenuta alla Festa di Liberazione in Val di Susa, facendo una importante operazione di propaganda contro l’Operazione Green Hunt, esponendo manifesti e distribuendo il libro “Camminando con i compagni” con scritti di Arundathi Roy e di G.N. Saibaba, vicepresidente del Revolutionary Democratic Front of India.
Ha avuto il libro anche Paolo Ferrero, segretario del Partito della Rifondazione Comunista presente nell’occasione. Ferreroh ha tenuto un comizio dal palco di fronte a circa 700 persone. Nella parte centrale del suo discorso dove trattava dello sfruttamento capitalistico in Italia e nel mondo, ha parlato della questione del genocidio dei popoli dell’India come esempio della barbarie del capitalismo a livello mondiale.
La campagna contro l’Operazione Green Hunt prosegue a livello internazionale, e lo Stato indiano è costretto a fare passi indietro. Ad agosto ha impedito il progetto di una miniera di bauxite nella regione di Orissa da parte della compagnia britannica Vedanta, ammettendo che progetti del genere sono lesivi dei diritti umani e dell’ambiente. Amnesty International ha dichiarato che questa vittoria è una pietra miliare nella difesa dei diritti delle comunità indigene.
Ringraziamo l’Associazione Solidarietà Proletaria e il segretario del PRC Ferrero per l’importante contributo che danno alla campagna contro la guerra di sterminio e la devastazione ambientale che il governo indiano porta avanti contro il popolo e la terra. Vi invitiamo a continuare e a estendere il vostro impegno insieme al nostro Comitato e alle molte iniziative che si vanno moltiplicando nel paese contro l’Operazione Green Hunt.
Firenze, 2 settembre 2010
agosto se ne sono tenute una a New York e una a S. Francisco.
PROPAGANDA IN PIEDMONT BY ASSOCIATION FOR PROLETARIAN SOLIDARITY AGAINST OPERATION GREEN HUNT
PAOLO FERRERO, SECRETARY OF THE PARTY OF THE COMMUNIST REFOUNDATION, DENOUNCES THE BARBARITY OF THE OPERATION
The Association For Proletarian Solidarity intervened at the Feast of Liberazione in Susa Valley, with an important operation of propaganda against the Operation Green Hunt, exposing posters and releasing the book Walking with the Comrades, with writings of Arundathi Roy and G.N. Saibaba, vice – president of del Revolutionary Democratic Front of India.
The book was given also to Paolo Ferrero, Secretary of the Party of the Communist Refoundation, who was there. Ferrero held a meeting with about 700 people. While speaking of capitalist exploitation by capitalism in Italy and alla round the world he talked about the genocide of the peoples of India as an example of the barbarity of capitalism on the world level.
The campaign against the Operation Green Hunt goes on all around the world, and the Indian State has been obliged to take steps back. In August it blocked the project of a bauxite mine in Orissa by the British company Vedanta, conceding that such project damage human rights and the environment. Amnesty International declared that this victory is a landmark in the defence of indigenous communities’ human rights.
We thank the Association For Proletarian Solidarity and Paolo Ferrero for the important contribution they give to the campaign against the war of extermination and the environmental devastation the Indian government is carrying out against the people and the land. We invite you to continue and to extend your commitment together with our Committee and the initiatives multiplying in our country against Operation Green Hunt.
Florence, 2 September 2010
Alla fine ci sono riusciti mi hanno tolto l'assegno, mi hanno buttato su una strada, ridotto ancor meno di quel poco che ero...
Io ho pagato ben più di una volta il mio tributo alla crisi.
Per motivarvi quello che andrò a fare devo, però, premettere un paio di cose.
Lo faccio io, prima che vengano usate a pretesto...
Sino ad otto anni fa ero un'artigiano, trasporti e montaggi conto terzi di mobili per uffici, ho chiuso. Un artigiano non può fallire, essendo una ditta nominale, può solo chiudere ed io ho chiuso, con debiti, molti, che non ho più potuto pagare, debiti con le banche e con lo Stato...quindi ve lo premetto io, prima che ve lo dicano loro, sono un pessimo pagatore.
Cosa sia successo dentro a questi otto anni è difficile da spiegare e non lo farò qui, non voglio narrarvi una storia penosa e cercare le vostre lacrime.
Sta di fatto che, nella dinamica della distruzione di una vita io abbia perso tutto! Confiscato, pignorato e ci ho fatto un infarto, un bell'infarto forte con strascichi, cuore ipocinetico, ginocchia fottute...insomma un bel quadretto da 80% di invalidità permanente, non regalata, badate ma sancita dal dirittto civile...al nord e non per fare il di più, ma per evitare battute demenziali.
Lo faccio io, prima che vengano usate a pretesto...
Sino ad otto anni fa ero un'artigiano, trasporti e montaggi conto terzi di mobili per uffici, ho chiuso. Un artigiano non può fallire, essendo una ditta nominale, può solo chiudere ed io ho chiuso, con debiti, molti, che non ho più potuto pagare, debiti con le banche e con lo Stato...quindi ve lo premetto io, prima che ve lo dicano loro, sono un pessimo pagatore.
Cosa sia successo dentro a questi otto anni è difficile da spiegare e non lo farò qui, non voglio narrarvi una storia penosa e cercare le vostre lacrime.
Sta di fatto che, nella dinamica della distruzione di una vita io abbia perso tutto! Confiscato, pignorato e ci ho fatto un infarto, un bell'infarto forte con strascichi, cuore ipocinetico, ginocchia fottute...insomma un bel quadretto da 80% di invalidità permanente, non regalata, badate ma sancita dal dirittto civile...al nord e non per fare il di più, ma per evitare battute demenziali.
Qualche tempo fa io avevo scritto un post su Verità e Democrazia "Lettera di un invalido civile vero" che aveva girato su molti blog e su facebook, in cui, a fronte della pretesa di togliere gli assegni agli invalidi, minacciavo uno sciopero della fame...bene ci siamo arrivati.
Il mio era un assegno, non una pensione, perchè avendo lavorato in modo precario o autonomo negli anni precedenti all'avvenimento non avevo diritto alla pensione pur avendone le caratteristiche, assegno vitale lo chiamano...derisorio! Quindi invalidità civile, assegno vitale ed iscrizione nelle più che ridicole liste della legge 68 Facilitazione all'ingresso al lavoro altra grande presa in giro.
Fatto sta che io nel 2009 abbia lavorato due mesi, abbia percepito un contributo anticrisi della provincia di Lodi ed abbia partecipato ad un corso di riqualificazione professionale regionale con dote lavoro...il tutto per la cifra esagerata di 7602 Euro lordi di redditto (mod.Unico 2009), da dividersi in due, perchè mia moglie è a carico essendo disoccupata e casalinga.
Questa cifra esagerata, percepita in due, fa decadere secondo l'INPS il dirittto all' Assegno Vitale. (per inciso un cifra esorbitante di ben 256 euro).
Questo blocco avviene perchè da quest'anno INPS ed Agenzia delle Entrate dialogano (finalmente) ma nel dialogare pensano bene di prendersela prima di tutto con i più deboli, per i quali l'applicazione della legge è sempre dogmatica.
I grandi e gli alti proseguano pure nei loro furti con destrezza, nelle loro corrutele senza fine e senza vergogna, diamo ai parlametari ogni tipo di bonus possibile, no problem ci sono i deficenti in basso a pagare e non solo una volta.
Se ripenso agli ultimi anni mi viene da piangere.
Ho chiuso in seguito alla crisi provocata nel settore del mobile per ufficio a seguito dell'11 settembre, sei mesi/un anno di fermo che per me artigiano con scarse risorse hanno significato la chiusura. Mi sono rovinato ed indebitato per poter pagere gli stipendi ai miei dipendenti, ho venduto una casa quasi pagata per prenderne una più piccola, quella che poi mi hanno pignorato, per potere pagare tasse e tredicesime, eppure ho chiuso con una montagna di debiti.
dopo la chiusura non mi sono adagiato sulla mia rovina, ho lavorato per due anni in una condizione di assoluta sospensione di ogni diritto umano e sindacale nelle cooperative che consegnano per DHL, UPS.
Sino a quando l'infarto non mi ha fermato. due anni compresa la convalescenza, senza percepire nulla se non un malattia per sei mesi ed in forma ridotta. Tanto tempo ci è voluto per vedere riconosciuta la mia invalidità.
Dopo ho avuto la fortuna di trovare un impiego a termine con le liste 68 che non mi è stato rinnovato per via della crisi...ed ora son quasi due anni che non lavoro, perchè c'è la crisi...ho 55 anni, dove voglio andare?
Quindi credo di averla subita per bene e tutta questa stramaledetta crisi. ho bevuto sino al fondo l'amaro calice della crisi del capitalismo.
Il mio era un assegno, non una pensione, perchè avendo lavorato in modo precario o autonomo negli anni precedenti all'avvenimento non avevo diritto alla pensione pur avendone le caratteristiche, assegno vitale lo chiamano...derisorio! Quindi invalidità civile, assegno vitale ed iscrizione nelle più che ridicole liste della legge 68 Facilitazione all'ingresso al lavoro altra grande presa in giro.
Fatto sta che io nel 2009 abbia lavorato due mesi, abbia percepito un contributo anticrisi della provincia di Lodi ed abbia partecipato ad un corso di riqualificazione professionale regionale con dote lavoro...il tutto per la cifra esagerata di 7602 Euro lordi di redditto (mod.Unico 2009), da dividersi in due, perchè mia moglie è a carico essendo disoccupata e casalinga.
Questa cifra esagerata, percepita in due, fa decadere secondo l'INPS il dirittto all' Assegno Vitale. (per inciso un cifra esorbitante di ben 256 euro).
Questo blocco avviene perchè da quest'anno INPS ed Agenzia delle Entrate dialogano (finalmente) ma nel dialogare pensano bene di prendersela prima di tutto con i più deboli, per i quali l'applicazione della legge è sempre dogmatica.
I grandi e gli alti proseguano pure nei loro furti con destrezza, nelle loro corrutele senza fine e senza vergogna, diamo ai parlametari ogni tipo di bonus possibile, no problem ci sono i deficenti in basso a pagare e non solo una volta.
Se ripenso agli ultimi anni mi viene da piangere.
Ho chiuso in seguito alla crisi provocata nel settore del mobile per ufficio a seguito dell'11 settembre, sei mesi/un anno di fermo che per me artigiano con scarse risorse hanno significato la chiusura. Mi sono rovinato ed indebitato per poter pagere gli stipendi ai miei dipendenti, ho venduto una casa quasi pagata per prenderne una più piccola, quella che poi mi hanno pignorato, per potere pagare tasse e tredicesime, eppure ho chiuso con una montagna di debiti.
dopo la chiusura non mi sono adagiato sulla mia rovina, ho lavorato per due anni in una condizione di assoluta sospensione di ogni diritto umano e sindacale nelle cooperative che consegnano per DHL, UPS.
Sino a quando l'infarto non mi ha fermato. due anni compresa la convalescenza, senza percepire nulla se non un malattia per sei mesi ed in forma ridotta. Tanto tempo ci è voluto per vedere riconosciuta la mia invalidità.
Dopo ho avuto la fortuna di trovare un impiego a termine con le liste 68 che non mi è stato rinnovato per via della crisi...ed ora son quasi due anni che non lavoro, perchè c'è la crisi...ho 55 anni, dove voglio andare?
Quindi credo di averla subita per bene e tutta questa stramaledetta crisi. ho bevuto sino al fondo l'amaro calice della crisi del capitalismo.
Non ho amortizzatori, ma nell'anno 2009 ho percepito ben 7602 euro lordi, poco importa che nel 2010 io muoia di fame, che non percepisca alcunchè, che non ci sia contributo anticrisi o qualsiasi altra cosa per me, questo non interessa alla burocrazia, allo stato.
Non interessa a nessuno, nemmeno ai patronati che tutto sommato ormai ne sentono talmente tante che sono diventati cinici, professionali, distanti...gli impiegati comunali ti guardano straniti.
Non interessa a nessuno, nemmeno ai patronati che tutto sommato ormai ne sentono talmente tante che sono diventati cinici, professionali, distanti...gli impiegati comunali ti guardano straniti.
All'inps l'impiegata che mi comunicava la cosa mi ha detto, ed è vero temo, "io non posso nulla se la prenda con i politici loro fanno le regole."
IO NON VORREI PRENDERMELA CON NESSUNO, VORREI POTER LAVORARE PER QUANTO E COME POSSO O ANCHE AVERE UNA PENSIONE DEGNA. INSOMMA VORREI MANTENERE IL DIRITTO AL VIVERE E A DEFINIRMI UNA PERSONA. UN PUGNO MISERABILE DI DIGNITA'.
Però questo non si regala, non in questo mondo costruito sulle logiche del potere e del profitto, pensato per difendere il diritto alla proprietà privata e alla tranquillità dei potenti prima che per l'auito ai deboli. Bene questo sistema ha sancito la mia dimenticanza, mi vuole su una strada, in una stazione ferroviaria.
Pensa che i deboli siano a perdere come i vuoti della birra.
Non morirò in silenzio, perchè non ho vissuto in silenzio, per quanto miserabile non ho mai piegato il capo sui valori e sulle idee. Ancora oggi, sembra incredibile persino a me, riesco a pensare che possa che debba esserci una promessa, una possibilità di un mondo migliore di questo.
Sono un cardiopatico, non dovrei, lo so io e lo sa mia moglie, ma lo farò, sono deciso a farlo e chiedo alla società civile di appoggiarmi dove, come, se vuole e può.
Non lo faccio oggi , in agosto, non per una comoda tendenza al rimandare, ma perchè nessuno mi ascolterebbe, la gente è in ferie, pensa al mare e al sole, persino i progressisti, persino quelli che non hanno più nulla da perdere, quindi lo farò a Settembre, ma ormai sono deciso si tratta solo di definire i termini ed il luogo preciso, anche se ovviamente sarà qui a Codogno dove abito.
Se questo sistema ha deciso di uccidermi non lo farà senza che io faccia rumore, non con me connivente e silenzioso.
Perchè un'altro mondo migliore di questo è possibile.
Da Settembre quindi inizierò uno sciopero della fame per il diritto alla dignità umana, per il diritto al lavoro, tutti diritti sanciti sia dalla nostra costituzione che dalla carta dei diritti dell'uomo, ma che troppo spesso vengono dimenticati.
Giandiego Marigo
3 agosto 2010
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E TU COSA SEI DISPOSTO A FARE PER LA DIGNITA' UMANA?
Luciana P. Pellegreffi
Ultimo aggiornamento 2 settembre 2010
- Se volete sostenere questa battaglia di dignità e solidarietà umana, lasciate il vostro nome, cognome e città, QUI SU FACEBOOK o rispondete a questo post ;
- Concidivete e informate tutti i vostri contatti ; potrà essere una petizione,una lettera al nostro Presidente della Repubblica o altro, lo decideremo insieme a Diego in settembre, magari sarà un'azione contemporanea nelle città dove siamo presenti.
- Se avete proposte fatevi avanti!
- Chi fosse in grado di contattare associazioni, parlamentari, stampa, radio e tv per sollevare il problema di tutti coloro che sono in questa situazione, magari proporre una legge migliorativa, mi scrivano qui o su FB
- Se volete portare la vostra testimonianza, scrivetemi.
Ultimo aggiornamento: 2 settembre ore 15:
- Adele Falabella, Mascalucia – CT
- Adele Labile, Taranto
- Airam Ste, Palermo
- Alessandra Drei, Roma
- Alessandro Gonciaruk, Messina
- Alvaro Piattoli, Pontassieve - FI
- Andrea Falocchi, Piancogno BS
- Anita Fontanella, Milano
- Anna Petri, Firenze
- Anna Porta, Bari
- Antonella Brina, Milano
- Antonella Colucci, Palagiano - TA
- Antonia De Chirico, Mezzago - MB
- Antonio Persia, Roma
- Antonio Rasulo, Casale Monferrato – AL
- Antonio Rillosi, Valledoria - SS
- Barbara Palermo, Roma
- Bruna Caramello, Albenga - SV
- Bruno Tringali, Moncalieri – TO
- Camilla Mian, Milano
- Carla Vinci, Borgosesia
- Carlo Monguzzi, Milano
- Carmela Angiuli, Valenzano - BA
- Carolina Sab, l'Aquila
- Caterina Gasparini, Udine
- Cherubino Di Bello, Lanciano
- Claudia Vella, Cassino - FR
- Cristian Messinese, Favara - AG
- Cristina Barbieri, Sarzana – SP
- Daniela Bernascone, Milnao
- Daniela Paris, Roma
- Daniela Rosa Carriero, Limbiate - MI
- Daniele Marziali, Saludecio – Rimini
- Davide Capacci, Casalecchio di Reno
- Dino Rodriguez, Mantova
- Edoardo Carlini, San Marcello Pistoiese - PT
- Elena Acunzo, Milano
- Elena Fiorentini, Milano
- Eleonora Grillo, Battipaglia – SA
- Emanuela Ubaldi, Novellara - RE
- Emiliano Lanni, Cassino - FR
- Ermanno Pioltelli - Silanus - NU
- Erica Mussini, Reggio Emilia
- Eva Milan, Roma
- Francesca Bidoli, Velletri - Roma
- Francesca Travagliat, Rimini (RN)
- Franca Corradini, Arezzo
- Franco Carofano, Milano
- Francesca Biancu, Mestre – VE
- Francesca Cavassa, Cagliari
- Francesca Paganucci, Cagli – PU
- FrancescaTerzoni, Milano
- Gabriella Pedemonte, Capriata d'Orba – AL
- Gam Lena
- Gianfranco Belletti, Genova
- Gianfranco Longo, Castrovillari - CS
- Gianpietro Valota, Castelli Calepio – BG
- Giordano Gardelli, Italiano all'estero, Tongeren - Belgio
- Giorgia Spanu, Fordongianus - OR
- Giovanna Brezzo, Genova
- Giuliana Michelini, Sarzana
- Giuseppe Pugliese, Rosarno - RC
- Gloria Scorta, Milano, Invalida
- Graziella Vadalà, Torino
- Guido Fontana Ros, Torino
- Gurmesa Gadisa Negasa, Brebbia - VA
- Iolanda Tubino, Genova
- Italo Zingoni, San Romano – Pisa
- Ivana Mastropaolo, Napoli
- Laura Falcone, Milano
- Laura Verona, Cremona
- Loretta Pagani, Ravenna
- Lucia Rigano, Vigevano- PV
- Luciana P. Pellegreffi, Milano
- Luciano Curatolo, Palermo
- Luciano Bellocchio, Lodi
- Luciano Luca Pasetti, Milano
- Luigi Criscuoli, Catanzaro
- Luisa Cighetti, Ravenna
- Manuela Stefani, Civita Castellana - VT
- Manuela Andreuccetti - La Spezia
- Marcello Marras, Roma
- Maria Antonia Dal Bello, Trevisomaria cirillo castel volturno (CE)
- Maria Cirillo, Castel Volturno - CE
- Maria Emanuela Massari, Forlì
- Maria Giovanna Cucca, Casorzo - Asti
- Maria Martines, Galatina - Lecce
- Maria Teresa De Nardis, Pisa
- Mario Enna, Sassari
- Mary Buscicchio, Lecce
- Marrama Mario Bassano Romano, Viterbo
- Massimo Conti, Repubblica di San Marino
- Massimo De Giuli, Milano
- Matteo Ravagli, Ravenna
- MaurizioBarisione, Ovada – AL
- MaurizioCiarlatani, Salerano sul Lambro - LO
- Maurizio Finotto, Milano
- Maurizio Melandri, Bologna
- Maurizio Zaffrano, Roma
- Mauro Lussi, Trieste
- Mauro Visigalli, Codogno - LO
- Monica Canella, Caselle Lurani - Lodi
- Monica Ceroni, Pescara
- Nicola Ottomano, Monza
- Paolo Fornelli, Pavia
- Paolo Giunta, Reggio Calabria
- Paolo Teruzzi, Monza
- Paola Stella, Torino
- Patrizia Giorgi, Loiri Porto San Paolo – OT
- Raimondo Acampora, Milano
- Renzo Pedemonte,Capriata d'Orba – Al
- Riccardo Degiorgi, Lecce
- Rosa Fadda, Alghero (SS)
- Rosanna Amanda Ceroni, Lavagna
- Rosanna Ceroni, Castiglion Fiorentino
- Rosella Marchese, Teggiano – SA
- Rossella Micheli, Pisa
- Rita Terzo, Palermo
- Rita Tortello, Torino
- Sandra Marino Battipaglia – SA
- Seble Woldeghiorghis, Milano
- Sergio Postorino, Reggio Calabria
- Sergio Pietro Strada, Bovisio Masciago - MB
- Silvia Casu, Rapallo – GE
- Silvio Jean, Milano
- Stefano Matteini, Castelfiorentino - FI, Coord.Prov. FI Movimento Italiano Disabili www.ilmid.it
- Stefania Ragusa, Milano
- Teresa Sasso, Ostuni
- Tiziana Bellinazzo, Treviglio
- Tiziana Volta, Milano
- Umberto Dolce, Casavatore - NA
- Umberto Pelliccia, Milano
- Valeria Miliani, Pietrasanta - LU
- Velia Leporati, Forlì
- Vito Foligno, Sant'Arcangelo – PZ
- Vittorio Lavazza, Milano
- GRAZIE!
Lo scorso 5 luglio mi sono sottoposta ad un esame all'ospedale Fatebenefratelli di Milano, una grande e storica struttura ospedaliera della città con il ritiro del referto “dopo 3 giorni lavorativi dalla data di effettuazione dalle ore 8.00 alle ore 16.00” (*) come stampato nel modulo 7049 stamp (reg.426) che mi è stato consegnato.
Sabato 10 luglio prima delle ore 8.00, nonostante le mie precarie condizioni di salute e la mia residenza non vicina all’ospedale, ho deciso di uscire pensando che il sabato mattina avrei fatto tutto presto: poco traffico e poca gente in giro.
Ho avuto il dubbio che al sabato avrei potuto trovare chiuso, ma dopo attenta lettura del modulo 7049 dove non compare “sabato escluso” (*), sono uscita fiduciosa.
Inizialmente mi sono recata in via Fatebenesorelle dove ricordavo di aver visto lo sportello per il ritiro dei referti: l’ingresso era sbarrato da una saracinesca, senza alcun avviso utile alle mie necessità: il dubbio di aver sbagliato giorno si insinua nella mente, ma decido di andare fino in fondo, forte del mio modulo 7049.
Ho percorso quindi parte del perimetro del grande edificio ospedaliero, raggiungendo l’ingresso principale di corso di Porta Nuova, da lì il lungo tragitto sotterraneo che conduce a “Medicina Nucleare” dove avrei finalmente raggiunto lo sportello per il ritiro del referto, ma l’accesso era sbarrato da una porta a vetri bloccata senza alcun avviso.
Incredula ho cercato qualcuno nei sotterranei, ma pur potendo entrare in sale con apparecchiature e strumentazioni completamente incustodite, non vi era anima viva.
Scoraggiata, sul lungo percorso di ritorno ho sentito delle voci in lontananza che immediatamente seguo arrivando nei pressi della sala mensa dove, in una stanza attigua, trovo due persone in divisa bianca.
Espongo il mio problema e mi dicono che forse al sabato non si effettuano ritiri di esami, ma non ne sono sicuri. Mostro il modulo 7049 e non sanno che dirmi, tranne l’indicazione del percorso per raggiungere un’uscita in “superficie” dalla quale avrei dovuto, attraversando un cortile interno, raggiungere la guardiola che da su corso di Porta Nuova e lì chiedere.
La persona che trovo mi indica un ingresso sotto una tettoia sporgente di un edificio in fondo al cortile, all’interno del quale scendere le scale che vanno al sotterraneo e seguire le indicazioni.
Mi sono ritrovata nello stesso corridoio infinito e davanti ad un’altra porta chiusa; ho provato a cercare qualcuno salendo e scendendo scale, percorrendo quel corridoio sotterraneo in direzioni diverse non incontrando mai anima viva.
Il tragitto nel sotterraneo è molto lungo e conduce a differenti reparti, è privo di allarmi nel caso qualcuno si senta male e di servizi igienici; ho percorso più volte quel corridoio seminterrato senza incontrare nessuno, se fossi stata male, mi sono chiesta quando mi avrebbero trovata...
Rifaccio quindi il percorso a ritroso e raggiungo nuovamente la guardiola spiegando al custode che l’accesso allo sportello è chiuso, mi ha risposto che probabilmente il sabato sono chiusi, mostro il modulo 7049 e lui gentilmente telefona a qualcuno che conferma la chiusura al sabato.
Superando lo sconforto ho chiesto dove si trova la direzione sanitaria per fare un reclamo. Mi ha indicato l’ingresso principale di corso di Porta Nuova, attraversando il quale avrei trovato una porta sul cortile interno, sotto un portico a sinistra al primo piano avrei trovato la direzione sanitaria, ma che probabilmente sarebbe stata chiusa di sabato.
Sono uscita nuovamente in strada, ho rifatto il giro dell’edificio fino all’ingresso principale, nel dubbio di perdermi ho chiesto alla signora delle informazioni se c’era il direttore sanitario e dove fosse il suo ufficio: ricevo risposta affermativa sulla presenza, ma per dirmi come raggiungere il suo ufficio vuole sapere il motivo della mia richiesta.
Nel frattempo sono le 9.00 passate, sono esausta e insisto per avere l’indicazione che non ricevo perché senza dirle il motivo lei non può decidere se darmi o meno l’informazione.
Ho quindi perso la pazienza in quanto non ritengo che la signora sia preposta a giudicare se dare o meno informazioni, ma a darle e basta. Informazione che, per altro, mi è stata data senza alcuna difficoltà da altro personale nel corso della mia permanenza in loco.
Decido quindi di seguire quello che ricordo delle indicazioni e raggiungo finalmente la porta dell’ufficio della direzione sanitaria che è chiusa e senza alcuna indicazione di giorni e orari di apertura.
Torno nell’atrio principale e, prima di gettare la spugna, spiego il mio travaglio all’impiegata dello sportello
“accettazioni” la quale mi conferma che il ritiro dei referti non si effettua il sabato; riconosce che nel
modulo 7049 non si fa riferimento a tale limitazione e che la direzione sanitaria è chiusa il sabato.
Chiedo quindi se vi è un ufficio relazioni con il pubblico : “Si c’è ma è chiuso il sabato”.
Chiedo un modulo per compilare un reclamo: “I moduli sono all’interno dell’ufficio relazioni con il pubblico che oggi è chiuso”.
Non mi resta altro da fare che ritornare a casa e capisco che la mia volontà di capire quale logica vi sia nel relazionarsi con l’utenza è battaglia troppo impari per le mie sole forze.
Prima di gettare la spugna, però, passando davanti alla signora in divisa azzurra delle informazioni non resisto dal farle notare che: se deve dare le informazioni deve darle giuste – il direttore sanitario non è vero che c’è il sabato e che è improprio da parte sua arrogarsi il diritto di scegliere quali informazioni dare e quali no.
Sono entrata in ospedale alle ore 8.10 uscendo alle ore 9.20, sono rientrata a casa dopo due ore circa senza concludere nulla.
Oggi sono tornata per ritirare il mio referto, così ho consegnato e fatto protocollare, nr 132 del 13/7/2010, questo esposto all'ufficio relazioni con il pubblico, mi risponderanno?
Luciana P. Pellegreffi
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AGGIORNAMENTO 2.9.2010
Ho appena ricevuto una telefonata dall'Ospedale Fatebenefratelli in cui mi comunicano la futura modifica del modulo 7049 stamp (reg.426) di cui sopra che riposta la comunicazione insufficiente per il ritiro dei referti medici.
AGGIORNAMENTO 2.9.2010
Ho appena ricevuto una telefonata dall'Ospedale Fatebenefratelli in cui mi comunicano la futura modifica del modulo 7049 stamp (reg.426) di cui sopra che riposta la comunicazione insufficiente per il ritiro dei referti medici.
MILANO
La Filcams Cgil di Milano sulla vicenda
del deposito GS/Carrefour di Pieve Emanuele
La vicenda dei lavoratori licenziati dalla cooperativa RM/Gemal, che gestisce parte del deposito GS/Carrefour di Pieve Emanuele, ha assunto contorni grotteschi con conseguenze drammatiche e inaccettabili.
Dopo ben due sentenze della magistratura che intimano alla cooperativa il loro reintegro immediato, i lavoratori sono ancora fuori dai cancelli e senza stipendio da mesi.
Neanche l’incontro in prefettura di lunedì ha sortito effetti positivi e la trattativa riprende oggi, in seguito alle giuste iniziative di lotta messe in atto dai lavoratori anche verso Carrefour.
Il punto è proprio il ruolo chiave che il gruppo francese può e deve giocare in questa vertenza, abbandonando velocemente la posizione pilatesca di osservatore esterno allo scontro in atto.
Fin dall’inizio della vicenda la Filcams Cgil ha ripetutamente chiesto a Carrefour di intervenire nei confronti del consorzio per chiedere una soluzione positiva, con il rispetto dei diritti dei lavoratori e della legalità.
Appaiono quindi pretestuose le motivazioni con cui l’azienda precisa di non poter procedere a nessuna riassunzione, visto che i lavoratori non sono suoi dipendenti. Non è accettabile che chi genera un processo di terziarizzazione così significativo e in un punto così nevralgico possa chiamarsi fuori dalla gestione delle conseguenze.
Se si tagliano pesantemente i diritti, si ricattano i lavoratori e non si applicano due sentenze della magistratura nel deposito GS/Carrefour, questo è per forza anche un problema di Carrefour. Non è quindi “strumentale e inesatto”chiamarla in causa, anche con le iniziative d’informazione alla clientela e con le sacrosante lotte dei lavoratori.
La Filcams Cgil di Milano auspica quindi che nell’incontro di oggi si giunga a una definizione positiva della vertenza, ribadisce la condivisione delle posizioni espresse dalla Filt Cgil, la fattiva solidarietà ai lavoratori licenziati e alle loro famiglie e la propria disponibilità ad iniziative comuni verso Carrefour.
Milano 1 settembre 2010
BILANCIAMENTI VATICANI
set 2
Fra la metà degli anni cinquanta e i primi anni sessanta, in meno di dieci anni, un impetuoso sviluppo trasformò la società italiana da società agricolo-industriale (ancora alla fine della II guerra mondiale i contadini erano la maggioranza della popolazione) a società industriale matura. Questa periodo ricordato come "miracolo economico" o "boom economico" sconvolgerà anche i rapporti sociali in tutto il paese. Alcuni scarni dati ci possono aiutare ad avere un’idea di quello che era successo: fra il 1951 e il 1961 la produzione industriale cresce del 120%, il reddito nazionale dell’80%, la percentuale degli addetti all’agricoltura calano dal 45% al 29% mentre gli addetti all’industria passano dal 30% al 40% e quelli dei servizi dal 25% al 31%. Dal 1955 al 1960 oltre otto milioni e mezzo di persone emigrano dal sud al nord e dalla campagna e dalle piccole città alle grandi città.
I prodromi dell’autunno caldo
Alcuni episodi avvenuti negli anni sessanta stavano già indicando, a livello di lotta di classe, che la situazione stava cambiando e che la giovane classe operaia aveva innestato nuova linfa alla "vecchia" classe operaia. Questa "vecchia" classe operaia prima era stata costretta dallo stalinismo e dal padronato a ricostruire, con il suo sangue e con la sua fatica, il paese nel nome "dell’unità nazionale per essere poi isolata e soggiogata dall’offensiva padronale e dal supersfruttamento che aveva portato al "miracolo economico".
Nel giugno 1962 alla Fiat di Torino, dove praticamente non si scioperava da anni, scoppia uno sciopero che coinvolge migliaia di lavoratori per il rinnovo del contratto. La direzione Fiat firma un accordo bidone con la UIL e il SIDA (un sindacato giallo, padronale) e inoltre proclama la serrata. La risposta dei lavoratori è una manifestazione sotto la sede della UIL in Piazza Statuto, la sede viene assalita dai lavoratori, seguono duri scontri fra polizia e operai FIAT in gran parte giovani e di origine meridionale affiancati da altri lavoratori anche questi in gran parte immigrati da poco nella grande città industriale.
Nel 1966 nasce durante uno sciopero il primo organismo di base operaio, il Consiglio di Fabbrica della Siemens di Milano. Osteggiato dai sindacati morirà dopo lo sciopero, ma questa questa esperienza stava a dimostrare come fra i lavoratori ci fosse la volontà di partecipare alla lotta eleggendo propri rappresentanti senza affidarsi ai burocrati sindacali. Queste spinte dei lavoratori per partecipare in prima persona alle lotte saranno esplicite durante tutto il 1968 alla Pirelli di Milano con la nascita del Comitato Unitario di Base, il CUB. Questo Comitato promosso dai lavoratori e militanti di estrema sinistra, alcuni provenienti da esperienze trotskiste, avrà un ruolo significativo nel promuovere le lotte in fabbrica pur dichiarando di non volere "assolutamente formare un nuovo sindacato o scavalcare i sindacati esistenti" ma di volere "la massima democrazia di base perchè tutto va creato nella lotta".
Nel 1968 a Valdagno una cittadina del Veneto bianco che aveva ruotato sempre intorno all’industria tessile Marzotto, scoppiò improvvisamente la rabbia operaia. I lavoratori tessili vivevano in una condizione in cui accanto ad un paternalismo del padrone di stampo ottocentesco si affiancava uno sfruttamento selvaggio, anche questo di di stampo ottocentesco ma supportato da tutte le nuove tecniche dei tempi di lavoro e del cottimo nate nel XX secolo. Una vertenza sul cottimo iniziata dai sindacati con alcuni scioperi articolati si trasforma in breve tempo in sciopero generale e rivolta. Il 19 aprile la polizia inviata per fermare i dimostranti viene cacciata da questi e dalla popolazione della cittadina che è scesa in piazza protestare. Tutti i simboli e le proprietà dei Marzotto vengono distrutti fino ad abbattere la statua di Gaetano Marzotto il fondatore di una dinastia di padri-padroni che voleva occuparsi dei propri operai "dalla culla alla tomba" purché non si facessero "traviare" dalla lotta di classe.
Il clima stava veramente cambiando e questo fu ulteriormente evidente con l’esito dell’elezione delle commissioni interne alla Fiat nel dicembre 1968. Il sindacato padronale SIDA subirà una dura sconfitta, la UIL perderà la maggioranza assoluta, la CISL rimarrà sulle sue posizioni, la CGIL farà una grande, clamorosa avanzata. Ampi strati di lavoratori si erano ricollegati alla CGIL, l’unico sindacato che almeno formalmente si rifaceva alla tradizione della lotta di classe e che negli anni cinquanta durante la gestione Fiat di Vittorio Valletta alla Fiat era stato scardinato, ridimensionato, colpito con licenziamenti politici.
Il 1969 e l’autunno caldo
Già nella primavera del ’69 in centinaia e centinaia di fabbriche, grandi e piccole, si svolgono delle lotte, non coordinate ma su temi uguali: l’egualitarismo e l’antiautoritarismo in fabbrica.
L’autoritarismo, o meglio la repressione, fuori dalla fabbrica ad opera degli organi dello stato d’altra parte non era mai venuto meno, è sufficiente ricordare che il 2 dicembre 1968 ad Avola in Sicilia la polizia spara ed uccide due braccianti in sciopero e pochi mesi dopo il 9 aprile sempre le forze dell’ordine uccidono due persone a Battipaglia in Campania mentre era in atto una sommossa contro la chiusura delle poche fabbriche esistenti in quella cittadina del sud.
Le fabbriche all’avanguardia in queste primi scontri di primavera sono le grandi fabbriche dove il numero dà più sicurezza e fiducia ai lavoratori. A fine giugno vi è uno sciopero alla Montedison di Porto Marghera, dopo un’iniziale diffidenza molti operai accetteranno la solidarietà degli studenti che erano accusati dai sindacati di "strumentalizzare lo sciopero a fini politici". Lo sciopero procede a singhiozzo per fare al padrone più danno possibile al costo minore per i lavoratori. Questa dura forma di lotta non è accettata dai sindacati che però sono messi in minoranza dall’assemblea dei lavoratori. I sindacati disconoscono l’assemblea e proclamano uno sciopero "legale" cioè non a singhiozzo. Lentamente la protesta operaia che non aveva una direzione politica sarà incanalata nell’ambito del riformismo sindacale, mentre il Petrolchimico, il settore più all’avanguardia, rimarrà isolato e ridotto all’impotenza.
Nella primavera del ’69 anche la Fiat di Torino è in ebollizione. Il 22 marzo gli operai delle presse si autoriducono la produzione, è la prima volta nella storia della Fiat. L’11 aprile vi è uno sciopero totale degli operai Fiat che per la prima volta dopo vent’anni escono compatti in corteo dalla fabbrica. Alla fine di maggio per la prima volta dai reparti più combattivi parte un corteo interno che trascina nella lotta anche gli altri reparti ed operai più titubanti. I primi quindici giorni, a rotazione, tutti i reparti di Mirafiori sono in sciopero e la fabbrica rimane ferma mentre vengono eletti i primi delegati di squadra, ma sarà all’inizio del mese successivo che la lotta della Fiat si esprimerà ai livelli più alti. Per il 3 luglio il sindacato proclama uno sciopero generale contro il caro affitti, lo scopo dei sindacati è di riprendere in mano la situazione dopo settimane di lotte spontanee e scioperi a scacchiera alla Fiat e di indirizzare i lavoratori in una lotta tutta presa a premere sul Parlamento affinché si occupi della questione dei fitti. A Mirafiori la manifestazione si trasformerà in una battaglia di strada che durerà oltre dieci ore. Ai lavoratori della Fiat si associano i lavoratori dei comuni operai della cintura torinese e gli abitanti del quartiere Mirafiori che dalla finestre tirano oggetti di ogni tipo sulle forze dell’ordine. Gli scontri finiranno a notte fonda , 70 poliziotti ed molti manifestanti rimarranno feriti, 160 manifestanti saranno fermati e 28 arrestati. Dopo questo episodio le ferie estive, con la chiusura delle fabbriche, porteranno una tregua della lotta.
L’autunno coincideva con il rinnovo contrattuale per un gran numero di lavoratori, le direzioni sindacali si trovavano in una situazione delicata in cui rischiavano di essere superate e sovrastate dalle lotte spontanee dei lavoratori. Il tentativo, alla lunga riuscito, della direzioni sindacali fu quello di incanalare le lotte operaie nella "battaglia per le riforme" facendo in modo che i maggiori beneficiari della energia operaia espressa fossero le direzioni sindacali stesse e i partiti riformisti. I successi elettorali del PCI negli anni settanta fu anche dovuto allo sfruttamento dell’onda lunga operaia seguita all’autunno caldo.
La ripresa del lavoro dopo la pausa estiva coincise con la ripresa degli scioperi. Già il 2 settembre uno sciopero blocca la Pirelli di Milano. Lo stesso giorno alla Fiat di Torino uno sciopero di due ore proclamato dai sindacati viene prolungato da alcune centinaia di operai di un settore della catena di montaggio, come conseguenza questa rimase bloccata a monte a e a valle. Migliaia di lavoratori vengono messi in libertà, è questa la risposta della direzione Fiat. Dal giorno successivo ad ogni astensione del lavoro, indipendentemente dal numero degli scioperanti, la Fiat risponde sospendendo i lavoratori che non scioperano ma che subiscono il blocco della catena di montaggio da parte degli scioperanti. In breve tempo 30.000 lavoratori vengono mandati a casa: una tattica semplice i lavoratori vengono messi gli uni contro gli altri in un momento in cui, le ferie sono appena finite e i soldi in tasca sono veramente pochi. Questo episodio diventa un’occasione di recupero per la burocrazia sindacale che riesce ad ottenere dalla Fiat il ritiro della sospensione in massa dei lavoratori e a isolare la "minoranza di operai estremisti che bloccando la catena di montaggio danneggiano tutti i lavoratori".
Chiaramente il rinnovo dei contratti non interessa solo le grandi fabbriche come la Fiat e la Pirelli ma migliaia e migliaia di fabbriche di ogni dimensione.
Il 6 settembre sono in sciopero i metalmeccanici gli edili e i chimici. L’11 settembre i metallurgici e la Fiat è di nuovo bloccata. Il 16 settembre chimici cementieri e metallurgici delle industrie a partecipazione statale. Il 17 settembre ancora gli edili. Di nuovo i metallurgici dell’IRI il 19 settembre. Ad uno sciopero improvviso e totale alla Pirelli la direzione risponde il 24 settembre con la serrata. Il giorno successivo la risposta è lo sciopero generale a Milano che costringerà la Pirelli a fare marcia indietro. L’8 ottobre è in sciopero la Fiat Mirafiori. Il 9 ottobre sono in sciopero generale i lavoratori del Friuli, lo stesso giorno a Genova, uno dei poli siderurgici italiani, si svolge uno sciopero di decine di migliaia di metallurgici che sfilano per le vie della città. Gli scioperi si susseguano non solo a Milano e a Torino ma anche in cento altre città, a Roma, a Piombino, a Marina di Pisa, a l’Aquila, a Napoli dove il 16 ottobre scioperano 40.000 metalmeccanici. Il 17 ottobre vi è uno sciopero generale nazionale a cui partecipano milioni di lavoratori. Spesso i cortei di scioperanti si scontrano con reparti di polizia in assetto di guerra. A fine ottobre la lotta alla Fiat Mirafiori raggiunge dei livelli molto aspri, cortei interni cacciano i crumiri, la mensa viene devastata ed un centinaio di auto appena prodotte vengono distrutte. Nei giorni seguenti la Fiat denuncerà un centinaio di lavoratori. Il 6 novembre a Milano si scontrano operai e poliziotti durante una manifestazione contro le posizioni filopadronali della RAI-TV sulle lotte operaie, ci saranno una cinquantina di feriti.
Il 7 novembre i sindacati firmano il contratto degli edili e riescono a farlo approvare a questi lavoratori che raggiunto il loro "obbiettivo" economico perdono qualsiasi motivazione a continuare e generalizzare la lotta. È il primo contratto ad essere firmato, mano a mano verranno firmati tutti gli altri contratti. Il 13 novembre si trova un accordo per la Pirelli. Il 7 dicembre si firma il contratto dei chimici, l’8 dicembre quello dei metalmeccanici del settore pubblico infine, quasi a Natale, il 21 dicembre, in un clima politico ormai profondamente cambiato dopo la strage di Piazza Fontana, la firma del contratto dei metalmeccanici chiude "l’autunno caldo".
....M.F.
MARANELLO (1 settembre) - Sta per partire un maxi-richiamo della Ferrari 458 Italia, dopo alcuni casi di auto-combustione. Cinque esemplari del gioiello della tecnologia Ferrari, che ha portato maxivendite e un futuro roseo nella crisi globale dell'auto,
ANSA - ROMA, 1 SET - Mentre prosegue la mobilitazione per Sakineh, altre due iraniane sono state condannate alla lapidazione per relazioni extraconiugali. Il 28 agosto la Corte suprema iraniana ha emesso una condanna all'esecuzione con lapidazione nei confronti di Vali Janfeshani e Sariyeh Ebadi, recluse dal 2008. Secondo l'Iran's Human Rights Activists News Agency (Hrana) le sentenze sono state emesse al termine di 'processo vago e ambiguo' e le due donne non hanno potuto scegliere i propri avvocati.
MANIAGO (PORDENONE) - Dormira' in macchina e fara' lo sciopero della fame fino a quando non otterra' un incarico da qualche scuola elementare: e' la protesta di Maria Carmela Salvo, di 55 anni, originaria di Palermo, da cinque anni docente precaria in provincia di Pordenone. Stamani la donna ha parcheggiato la sua utilitaria nella piazza di Maniago (Pordenone), cittadina nella quale ha insegnato negli ultimi anni, e ha assicurato che non si muovera' fino a quando non avra' una cattedra. ''La scuola e' diventata una macelleria di precari - ha detto - e la riforma Gelmini la sta distruggendo. A 55 anni non sono ancora riuscita a diventare di ruolo e la contrazione delle cattedre ha impedito che ottenessi un incarico annuale. Non mi resta che lo sciopero della fame e dormire in auto. Staro' qui' almeno fino al 13 settembre, giorno di inizio delle lezioni, quando spero che qualche scuola mi chiami per supplenze brevi''. Insieme alla donna, oltre a un gruppo di colleghi precari e rappresentanti sindacali, c'e' il marito, anch'egli disoccupato. ''La mia piu' grande vergogna - ha spiegato la maestra - e' stata quando, due anni fa, mia figlia, anche lei precaria in call center, mi ha pagato il biglietto dell'aereo per tornare in Friuli a insegnare''.
PRECARIO PALERMO, VERSO MOBILITAZIONE NAZIONALE - "Si va verso una mobilitazione nazionale dei precari della scuola davanti al Ministero dell'istruzione". Lo dice Salvo Altadonna, insegnante di sostegno in sciopero della fame da 15 giorni, partito per Roma insieme a una delegazione di precari siciliani, per partecipare in piazza Montecitorio a due assemblee indette dal coordinamento nazionale precari. Salgano a cinque in tutto i precari della scuola palermitani in sciopero della fame. Insieme a Giacomo Russo, Salvo Altadonna, Pietro Di Grusa e Caterina Altamora, anche Paolo Di Maggio, ha iniziato da due giorni il digiuno forzato contro i tagli della legge 133 e la riforma della scuola. Intanto a Palermo un centinaio di persone presidiando gli uffici del provveditorato agli studi in via Praga, dove è in programma per le 16 un'assemblea organizzata dai Cobas.
ANCHE A MILANO 4 PRECARI IN SCIOPERO DELLA FAME - "La scuola pubblica è alla frutta e i precari della scuola alla fame": è il cartello appeso davanti a una tavola apparecchiata ma priva di qualsiasi cibo perché, dopo Palermo, anche a Milano gli insegnanti precari iniziano oggi uno sciopero della fame per denunciare lo stato di salute dell'istruzione. In quattro, due uomini e due donne, inizieranno oggi a rinunciare ad alimentarsi per chiedere "non solo la difesa dei nostri posti di lavoro ma una scuola pubblica statale di qualità - hanno spiegato in un incontro con la stampa davanti all'Ufficio scolastico regionale -. Siamo contrari a ogni ipotesi di smantellamento, regionalizzazione o ingresso dei privati. Inoltre, chiediamo il ritiro dei tagli previsti dalla legge 133 e il reintegro dei finanziamenti". Insieme a queste rivendicazioni nazionali, i promotori dell'iniziativa, il Movimento Scuola Precaria e il Presidio Permanente dei lavoratori della Scuola, avanzano istanze locali: "nomine trasparenti e pubbliche, numero sufficienti alle richieste di personale di sostegno e l'apertura di un tavolo per avere trasparenza sui numeri dei tagli a Milano e in Lombardia e sostegno a chi perderà il posto". Alle 15, in concomitanza con un'assemblea pubblica indetta davanti al provveditorato di via Ripamonti, i quattro inizieranno il loro digiuno che durerà "almeno fino a sabato", promettono. In questi giorni Cristina Virardi (insegnante di lettere alle medie, 29 anni, di cui tre da precaria), Alessandro Risi (professore di latino e greco di 37 anni, otto da precario), Davide Bondesan (insegnante di latino e greco di 28 anni, precario da tre) e Miriam Petruzzelli (insegnate di sostegno di 34 anni, da sei precaria) dormiranno nelle tende e nella roulotte davanti al provveditorato "affamati di dignità", come recita il cartello che i quattro portano al collo.
Ansa.it
Vedi: SCUOLA
La ‘Ndrangheta è più potente e pericolosa di mafia e camorra? Quanto è radicata e diffusa nel territorio la criminalità organizzata calabrese? Quali e quante sono le famiglie, i clan, le cosche che con gli enormi capitali accumulati tengono in pugno l’economia regionale? Con i suoi tentacoli e con la sua potenza economica la ‘Ndrangheta si sta preparando a infettare l’Italia tutta, l’Europa e il nord America.
Le telecamere di “Presadiretta” erano proprio lì durante difficili operazioni di contrasto al crimine.
Un reportage dal fronte caldo di una guerra insidiosa contro un nemico che non si vede, un nemico che resiste cambiando continuamente aspetto e mimetizzandosi nelle pieghe della società civile.
Dalla Calabria il filo degli affari della ‘Ndrangheta ci porterà nel cuore dell’economia lombarda dove gli investimenti sono di enorme portata grazie a complicati giri di soldi, di società rebus a scatola cinese che permettono ai criminali calabresi di infiltrarsi negli appalti e ad essere presenti dove maggiore è il giro degli investimenti.
Un reportage dal fronte caldo di una guerra insidiosa contro un nemico che non si vede, un nemico che resiste cambiando continuamente aspetto e mimetizzandosi nelle pieghe della società civile.
Dalla Calabria il filo degli affari della ‘Ndrangheta ci porterà nel cuore dell’economia lombarda dove gli investimenti sono di enorme portata grazie a complicati giri di soldi, di società rebus a scatola cinese che permettono ai criminali calabresi di infiltrarsi negli appalti e ad essere presenti dove maggiore è il giro degli investimenti.
Dal 5 settembre PRESADIRETTA torna in onda per sei puntate, tutte le domeniche sera in prima serata su RAI TRE.
E nella settimana che ha visto la criminalità calabrese attaccare direttamente gli uomini dello Stato, PRESADIRETTA ha deciso di dedicare tutta la prima puntata alla NDRANGHETA. Abbiamo seguito per mesi l’attività di contrasto alle cosche calabresi fatta da centinaia di poliziotti,carabinieri,finanzieri e magistrati e vi faremo vedere quanto profonda è la presenza della ndrangheta nel tessuto sociale ed economico dei territori dove si insedia. E vi faremo toccare con mano quanto vasto è l’insediamento della ndrangheta a Milano e Provincia.
La seconda puntata l’abbiamo dedicata alla EVASIONE fiscale in Italia, talmente vasta e diffusa nel nostro Paese che non basterebbero dieci puntate per raccontarla tutta. Poi torneremo sulla crisi economica e industriale : a che punto siamo ? è vera ripresa quella che si annuncia ? E cosa ci aspetta dopo la crisi . Un viaggio che parte da Termini Imerese, passa per il distretto della metalmeccanica di precisione della provincia di Reggio Emilia e finisce in Svizzera, dove molte aziende italiane stanno cominciando a delocalizzare.
In questa serie abbiamo voluto dedicare un’intera puntata anche alla discriminazione di genere , detto semplice, al fatto che le donne in Italia contano pochissimo e sono bassissime le percentuali di presenza femminile nei posti di comando della nostra società, dalla politica alla economia. L’abbiamo voluta chiamare SENZADONNE, perché questa è l’Italia, un Paese che rinuncia al 50 per cento dell’intelligenza, della capacaità e della passione delle donne.
Poi come promesso presenteremo un lungo reportage sul NUCLEARE. Sapete che l’Italia ha scelto di rimettere in piedi un’industria nucleare di produzione dell’energia e noi vi faremo vedere quali sono i problemi del nucleare nei paesi che convivono con questa industria da piu’ di 50 , in Germania, Francia, Inghilterra e Finlandia.
Infine , l’ultima puntata l’abbiamo dedicata all’Italia , si chiama FRATELLI DI ITALIA e cerca di rispondere a questa domanda : dopo 150 anni che viviamo assieme ci sentiamo veramente tutti italiani , crediamo ancora in un destino comune? O la prospettiva è quella della separazione?
dal 5 settembre ore 21.00 RAI TRE
















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