Tra Scultura e Performance di Claudia Padoan 4 Febbraio ore 18.30 La Magnolia, spazio espositivo dell’Area Cultura della Casa Internazionale delle Donne, presenta l’esposizione delle opere della giovane artista Claudia Padoan. Un percorso tra scultura e performance dove il corpo dell’artista diventa un prolungamento delle sue sculture. Claudia Padoan nasce a Roma nel 1983. Nel 2002 si iscrive al corso di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Firenze, nel 2003 prosegue i suoi studi in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 2006 frequenta la Facultad de Bellas Artes, Universidad Politecnico de San Carlo, Valencia (Spagna), approfondendo un percorso performativo già iniziato nel 2005. Tra le collettive: “LegAmi, un segno nel parco”, Antica cava del Barco, Tivoli (RM), Work-shop; “Action in the box”, galleria Plano B, ADA European Festival in Action, Oporto, (Portogallo); “Foro International Infancia y Violencia”, Centro Reina Sofìa, Valencia (Spagna); “Artemisia 2007 – 2008 Opera Bosco”, Museo di Arte nella Natura, Calcata (VT), Work-shop; “Arte nella Natura e la Natura nell’Arte”, Villa Torlonia, patio Casina delle Civette, (RM); Festival “Arte en Predicado, encuentro de Performance”, San Cristobal de La Laguna, de Santa Cruz de Tenerife, (Spagna); “ADA II European Festival in Action”, Valencia, (Spagna); “MOLISECINEMA”, Casacalenda, (Molise), sezione video arte; “20eventi Arte Contemporanea in Sabina”, Roma; “Arte in 2nd floor”, Temple University, Rome Campus (RM). Nel 2009 si Diploma in Scultura all’Accademia di Belle Arte di Roma. Attualmente vive e lavora a Roma. Claudia Padoan, giovane artista performer romana, da sempre si è interrogata su ciò che il corpo poteva comunicare. In linea con una ricerca artistica che vede nelle performance di Ana Mendieta un punto di riferimento fondamentale, il corpo di Claudia Padoan è una sorta dioggetto staccato dalla sua testa, che vive di emozioni e sofferenze totalmente autonome e rivela un linguaggio specifico, irriducibile ad altri. Fin dalla prima performance Gabbie e Scatole (2005) a Mi lavo i sogni(2008), e in ultimo a Comprimida, (2008) l’artista ha sottolineato un’affermazione identitaria del corpo come censura dell’Io sociale: corpo come luogo del femminile e del materno, spazio di decostruzione e soprattutto di rigenerazione. E’ un qualcosa che si svuota o si riempie. Un percorso analogo l’artista l’ha compiuto nel lavoro scultoreo: le sue opere da Sogni in poi, realizzate con fil di ferro o rami di salice, appaiono come fragili forme embrionali in equilibrio precario, ondeggiano all’aria, nella natura, svuotate della corporeità. E’ interessante osservare la sequenza dei disegni preparatori delle opere attraverso i quali assistiamo al progressivo annullamento della tridimensionalità plastica per giungere a sottili fili che evocano e non costruiscono il corpo. L’assoluta predominanza della materia della performance si trasforma nelle sculture in leggerezza e trasparenza delle forme. Tiziana Musi “Mi ha sempre affascinato il ferro, materiale dai toni freddi inizialmente poi il tempo lo scalfisce, lo trasforma nella struttura e nei colori, rossi vibranti. Iniziai a tessere fil di ferro nel 2005 durante una performance dal titolo Gabbie e Scatole. Costruii una gabbia al centro di una vallata incolta, esprimendo la paura che si nasconde all’interno di spazi che hai ben definito nella mente. Nel 2006 creai la prima scultura di una lunga serie intitolata Sogni le forme arrotondate e il processo di tessitura riportavano ad un immaginario femminile. Tessevo per ore ed ore e la ripetitività del gesto scandiva il tempo. Viscere è l’ultima scultura di questa serie. Come descrive il suo titolo questa s’insinua nelle profondità, come un rizoma. Le mie Sculture in fil di ferro vivono di sospensione Custodiscono memoria e pensiero, proteggono allo stesso tempo come un grembo materno, fili e fili che legano affettività e perdite.” Claudia Padoan La mostra rimarrà aperta fino al 25 Febbraio. La Magnolia Casa Internazionale delle Donne Via della Lungara, 19 06 68193001
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Claudia Padoan
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Tra Scultura e Performance
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Tra Scultura e Performance
di Claudia Padoan
4 Febbraio ore 18.30
La Magnolia, spazio espositivo dell’Area Cultura della Casa Internazionale delle Donne, presenta l’esposizione delle opere della giovane artista Claudia Padoan.
Un percorso tra scultura e performance dove il corpo dell’artista diventa un prolungamento delle sue sculture.
Claudia Padoan nasce a Roma nel 1983. Nel 2002 si iscrive al corso di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Firenze, nel 2003 prosegue i suoi studi in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 2006 frequenta la Facultad de Bellas Artes, Universidad Politecnico de San Carlo, Valencia (Spagna), approfondendo un percorso performativo già iniziato nel 2005.
Tra le collettive:
“LegAmi, un segno nel parco”, Antica cava del Barco, Tivoli (RM), Work-shop;
“Action in the box”, galleria Plano B, ADA European Festival in Action, Oporto, (Portogallo);
“Foro International Infancia y Violencia”, Centro Reina Sofìa, Valencia (Spagna);
“Artemisia 2007 – 2008 Opera Bosco”, Museo di Arte nella Natura, Calcata (VT), Work-shop;
“Arte nella Natura e la Natura nell’Arte”, Villa Torlonia, patio Casina delle Civette, (RM);
Festival “Arte en Predicado, encuentro de Performance”, San Cristobal de La Laguna, de Santa Cruz de Tenerife, (Spagna);
“ADA II European Festival in Action”, Valencia, (Spagna);
“MOLISECINEMA”, Casacalenda, (Molise), sezione video arte;
“20eventi Arte Contemporanea in Sabina”, Roma;
“Arte in 2nd floor”, Temple University, Rome Campus (RM).
Attualmente vive e lavora a Roma.
“Mi ha sempre affascinato il ferro,
materiale dai toni freddi inizialmente
poi il tempo lo scalfisce, lo trasforma nella struttura e nei colori, rossi vibranti.
Iniziai a tessere fil di ferro nel 2005 durante una performance dal titolo Gabbie e Scatole.
Costruì una gabbia al centro di una vallata incolta,
esprimendo la paura che si nasconde all’interno di spazi che hai ben definito nella mente.
Nel 2006 creai la prima scultura di una lunga serie intitolata Sogni
le forme arrotondate e il processo di tessitura riportavano ad un immaginario femminile.
Tessevo per ore ed ore e la ripetitività del gesto scandiva il tempo.
Viscere è l’ultima scultura di questa serie. Come descrive il suo titolo
questa s’insinua nelle profondità,
come un rizoma.
Le mie Sculture in fil di ferro vivono di sospensione
Custodiscono memoria e pensiero, proteggono allo stesso tempo come un grembo materno,
fili e fili che legano affettività e perdite.”
Claudia Padoan
PORtraITS
dic 2
PORtraITS OLTRE il ritratto MARCO REA PU:RE JB ROCK VIOLA VAROTTO IVAN CAPONECCHI Expo dal 10 Dicembre 2009 al 7 Gennaio 2010 presso: *** VERNISSAGE: H19 H22 VisualS a cura di ZiGOTi ***
www.myspace.com/ *** BIO ARTISTI: MARCO REA PU:RE “un discorso a lungo sviluppato tra sé e sé, che non freme per essere ascoltato.
un’ idea, un flusso di coscienza che diviene soliloquio e ottiene
appagamento tramite il riciclo di una tavola di legno o di metallo.
è un impulso non immediato e paziente,
solo in parte controllabile,
che genera icone, parole e colore.
spray, vernice, graffite, pennarelli e pastelli sono il mezzo,
il filtro tramite il quale l’energia insaziabile di un’idea si scontra e si affianca,
in qualche modo si completa, con l’indiscutibile realtà di una fotografia. di una richiesta. di una faccia. una dichiarazione.
JB ROCK VIOLA VAROTTO
“” Chiuso fuori da ogni fatiscente ricerca di una “soluzione dell’ Arte” *** Elsewhere Factory
presenta:

cinque artisti emergenti accomunati dal ritratto,
inteso come strumento espressivo di partenza,
trovano nello stesso il mezzo da sfruttare, talvolta da sconvolgere,
in ogni caso da superare,
LABORATORIO51
via degli Ausoni 47, San Lorenzo_ Roma
GIOVEDì 10 DICEMBRE 2009
Aperitivo di vini e cibi biologici, birre artigianali
e cocktails a cura del LAB51
Dj_set di LES COURGETTES ELECTRONIQUES
+guests
Marco Rea, artista romano, nasce nel Novembre del ‘75.
L’attitudine creativa di PU:RE si manifesta molto presto e un disegno lo testimonia: un’isola popolata di formiche omicide. Tremenda visione di un bambino di pochi anni ma che forse diventerà un leitmotiv della produzione futura che non smette di fare il punto sulle cosee sugli aspetti riposti del sentire. PU:RE è poliedrico e si diletta in tutto: esplora, colora, taglia, cuce, fotografa, compra-smonta-rimonta, suona, distrugge e trova e ricrea…ma vorrebbe fare il ballerino!Questa la sua breve storia, fra passato e presente. Allo stencil arriva per una questione pratica ed espressiva insieme: la necessità di avere un’immagine fotografica più sporca della realtà; più materica della fotografia; più personale del soggetto (che in sé perde di valore)…più veloce di qualsiasi altra tecnica.
il senso, se c’è, risiede nei particolari.
il messaggio è l’amore.”
Un’opera che si nutre degli emblemi del presente, delle incognite del futuro e della certezza del passato, vacillando da un’atmosfera borderline ad una più classicamente tardo antico, contraddistinta dall’uso frequente dei richiami al mondo classico, utilizzando un frasario di lingua latina. La donna, tra i soggetti più descritti nei suoi lavori, è fantasticamente imprigionata in fitti stilemi decorativi di carattere naturalistico, memoria dell’Art Nouveau che aiuta l’artista a creare maggiore introspezione alle espressioni di piacere e nostalgia che assumono i volti tesi o rilassati che lui offre allo spettatore, come possibilità di conoscenza di una sensibilità labile, oggi universale. La necessità di produrre arte in particolare sul tessuto urbano, contraddistingue la scala di valori di cui la sua opera pulsa; la città come scenario di continui accadimenti, notturna, poetica e fluttuante, fagocitante di passioni e depressioni. Questa realtà intima che trasformata in opera d’arte rispecchia l’alternanza di stati di gioia e rabbia che convivono in ognuno di noi, si alterna ad una produzione più strettamente storica, sociale e politica che vede tra i soggetti del suo lavoro personaggi pubblici che condizionano o hanno condizionato l’estetica e la mentalità comune. La sua ricerca parte dal lettering ed approda alla figura umana, l’immaginifico è strettamente correlato alla grafica, alla grafia, alla firma. Quest’ultima componente concettualmente è profondamente legata alla tag che denota lo stato d’anonimato tipico dei creativi che insediano illegalmente gli spazi pubblici, non è rappresentativa come atto conclusivo dell’opera, ma è opera di per sé, vive di luce riflessa, dell’autonomia conquistata sulla strada, dove JB si è fatto “pubblicità” grazie anche all’utilizzo dello sticker. L’ambiente dove l’artista ha dato vita alla sua formazione, è quello della città eterna, sarà insieme ai volti più o meno noti dei writers dei primissimi anni novanta che comincia ad invadere l’urbe, un inizio determinato dall’uso dello spray che probabilmente non abbandonerà mai, JB non è catalogabile nel più ristretto panorama del writing, ma ad un sincero attaccamento a pensieri dai toni forti e dissociati dal sistema. Nella sua ricerca convivono un forte autobiografismo, un profondo desiderio di raccontarsi e mantenere vivo il ricordo attraverso l’immagine, similmente ad un percorso terapeutico dove l’esternazione vulcanica si trasforma in compartimenti che in JB non divengono mai stagni. I soggetti sono di frequente degli spiriti o dei mostri dell’anima che prendono forma, articolano la loro vita su poster, tele… L’artista nella sua formazione ha cercato di accettare i propri confini, di studiare i suoi limiti e fino ad oggi ha trovato il sistema per superarli, il suo antidoto è la verità, intesa come forma estrema di sincerità emotiva, un profondo attaccamento alla realtà ed alle fantasie che solo grazie a quest’ultima possono prendere forma. Realtà e fantasia si miscelano divenendo un’unica verità, emblema delle sue creazioni. Il sottile confine tra puro e perverso è immediatamente sfatato dall’elemento verità, che palesa una presa di coscienza di un bipolarismo che regna nell’animo di ognuno. Innocente desiderio e bramosie convivono spiritualmente nel suo lavoro, senza mai celare nessuna emozione, riesce ad essere diretto e vero, inoltre è un perfetto narratore delle “psicofantaossessioni” contemporanee. La scrittura intesa come sapienza, aiuta l’opera ad assumere un tono di verità assoluta, le frasi in latino conferiscono alla sua espressione la facoltà di sembrare di esistere dai tempi dei tempi, classicità convalidata dalla ricerca incentrata sui grandi quesiti filosofici dell’esistere e del divenire nel destino che ci attraversa quotidianamente. Vive e lavora a Roma .
IVAN CAPONECCHI
concedo autonomia al mio corpo
…seminando chiavi…
…apro le mie porte al mio mondo…
…con la terra do colore al mio corpo…
…con il corpo do forma alle mie visioni…”"
CostellAzioni
ott 22
Si aprirà sabato 24 ottobre 2009 alle ore 17,00, presso la Torre Civica di Pomezia, la mostra CostellAzioni di Stefano Trappolini, curata da Daniela De Angelis e promossa dal Comune pometino. La mostra si svolge nell’ Anno dell’Astronomia e comprende una serie di quadri ispirati alle costellazioni celesti, realizzati da Trappolini dal 2007.
L’esposizione prevede la presenza di ben 88 quadri posizionati negli interni della Torre Civica del 1939, a costituire una sorta di quadreria fortemente evocativa, ispirata agli spazi del cielo. L’evento è corredato da un catalogo edito dalla casa editrice Gangemi di Roma, interamente realizzato a colori e che comprende le immagini di tutte le opere presenti in mostra. Si tratta di un importante appuntamento culturale proposto dall’Assessorato alla Cultura di Pomezia, che vede utilizzati spazi risalenti alla città di fondazione per presentare delle opere modernissime, che recano echi informali, pop, transavanguardistici. Il ciclo di dipinti ispirati alle costellazioni segue quelli che Trappolini ha dedicato alle lettere ed ai simboli iconografici imperanti nella nostra epoca, presentati in importanti mostre tenutesi a Roma ed in altre città. Stefano Trappolini ha lungamente collaborato con poeti e scrittori, alla ricerca di una dimensione multidisciplinare da accostare alla diletta pratica pittorica che lo vede affermarsi come uno degli artefici più attivi del nostro territorio, contemporaneamente legato alle strutture espositive della capitale.
Sabato, 24-10-2009, dalle 16,30, Torre Civica, piazza Indipendenza, Pomezia. Per informazioni: Ufficio Cultura, Comune di Pomezia tel.06-91146

Torneo di StreetBall 3vs3 animato da musica Funky-HipHop e BreackDance
Dalle 10.00 alle 17.00 @ Campo Sportivo “S.G. Bosco”
Galleria Itinerante di Arti Contemporanee e Performative.
Inaugurazione alle 18.00 conBuffet @ Torre Civica
Di Caponecchi/Gloriani/Agostini
Concerti e Intrattenimento @ P.zza Indipendenza
a cura di KARL POTTER dalle ore 19.00
KOHRA’N PAPACALURA (Reggae_Dub_Roots) ore 22.30
VIANDARTE: arte@aperta-mente.org
CONCERTI – CORSO PERCUSSIONI: meshuggah@alice.it
Biennale del Mare
lug 12
ESPOSIZONE D’ARTE
L’associazione ARTETREMILA organizza in collaborazione con l’associazione LA MANO la III edizione della BIENNALE DEL MARE.
12-23 Luglio 2009 presso la Sala CARDINAL PIZZARDO Piazza Ungheria – Torvajanica
INGRESSO LIBERO ORARI MOSTRA 16:30 – 22:00PER INFO 338-5445203
UN MARE DI PASSIONE
Il litorale – croce e delizia dei romani
Obiettivo
L’obiettivo del concorso è raccontare le emozioni che il litorale romano genera nei suoi frequentatori. Siamo convinti che, mettendo insieme tanti personalissimi punti di vista, sarà possibile ottenere una sorprendente visione d’insieme che racconti lo stato di salute dell’habitat sia naturale sia urbano del litorale romano ed allo stesso tempo la qualità della vita relativa a questo territorio. Una raccolta di scatti che avendo come tema il litorale siano testimonianza diretta di bellezze, comportamenti, abitudini, difficoltà, piaceri ed emozioni legati alla vita del mare di Roma, dei suoi abitanti e frequentatori.
La partecipazione è aperta a tutti, professionisti e non.
Si richiede la produzione da una a tre fotografie 30×40 cm in formato jpg (a 75 dpi per la pubblicazione on line, ma che sia disponibile anche a 300 dpi per eventuali mostre e/o pubblicazioni). Le immagini devono essere corredate dalle seguenti informazioni:
• Titolo dell’opera
• Nome dell’autore
• Luogo dello scatto
• Data dello scatto
• Apparecchio fotografico
Per accedere al concorso le fotografie, complete delle informazioni, dovranno essere pubblicate sul gruppo di Facebook “UN MARE DI PASSIONE”
http://www.facebook.com/group.php?gid=71122418569
o inviate all’indirizzo di posta elettronica unmaredipassione@gmail.com entro e non oltre la mezzanotte del 15 luglio 2009.
Allo scadere del concorso, le immagini raccolte verranno presentate in una giornata evento organizzato da MEDITERRANEA, stabilimento balneare di Capocotta, Venerdì 7 Agosto 2009 che si concluderà con la selezione da parte della giuria dei migliori scatti da lasciare in mostra per il periodo estivo. Durante il periodo della mostra i visitatori potranno votare la loro fotografia preferita.
La giuria sarà composta da professionisti del mondo della fotografia, grafica e comunicazione fra i quali il fotografo di fama internazionale Eolo Perfido, Andrea Lovelock, giornalista Class editore, Giulia D’angelo, fotografa e giornalista, Ezio Amato, naturalista, ricercatore presso l’ISPRA, subacqueo documentarista, Andrea Stern, cineoperatore RAI, Claudio Santoni, fotografo professionista.
Tutti le immagini resteranno di proprietà dell’autore che tuttavia concede agli organizzatori del concorso il diritto di pubblicarle o utilizzarle per brochure, cataloghi o altro materiale informativo collegato alle finalità dell’evento, senza dar titolo ad eventuali compensi per i concorrenti (salvo l’indicazione dei dati completi dell’autore).
Premi. Non sono previsti premi in denaro. Il negozio di fotografia Acilia Photocolor, l’agenzia di viaggi “Drive and Travel” ed “Olos Arte e Benessere” partecipano mettendo in palio per i vincitori una macchina fotografica da 10 megapixel, un week end per due persone in una località italiana, un pacchetto di massaggi relax con cromoterapia.
Ulteriori informazioni e aggiornamenti verranno comunicati tempestivamente su facebook.
Per comunicare con noi unmaredipassione@gmail.com
Tiziana 347 5750 756 Anna Lucia 349 1277 932
MOSTRA MUSEO LAVINIUM DI POMEZIA
dopo la sua prima mostra istituzionale al Museo della Casina delle Civette a Villa Torlonia (Roma), Laura Marcucci Cambellotti espone le sue opere presso il Museo Archeologico “Lavinium” di Pomezia. L’artista alla preziosa età di novantasette anni presenta al pubblico pometino dei magnifici arazzi da lei eseguiti, alcuni dei quali inediti e attinenti al nostro territorio e alla nostra storia. Molte infatti sono le affinità che legano le opere esposte, il territorio pometino e la stessa struttura museale, e particolare inoltre è il legame dell’artista e della sua famiglia con la storia delle paludi pontine.
Figlia dell’artista e pedagogo Alessandro Marcucci (1876-1970) e nuora del pittore e scultore Duilio Cambellotti (1876-1960) (nel 1938 sposa Adriano il primogenito di questo), l’artista è legata all’Agro Pontino tramite queste due importantissime personalità che promossero, insieme a Sibilla Aleramo e Giovanni Cena, l’alfabetizzazione delle terre pontine e l’esperienza delle Scuole per i contadini dell’Agro Pontino. Sulla scia delle teorie sostenute dal padre (l’arte come importante strumento di crescita sia individuale che sociale non può essere elitaria, bisogna perciò rivalutare le arti decorative e applicate a scapito di tecniche complesse e di materiali preziosi) e del talento ereditato dal suo maestro Duilio Cambellotti e dallo zio Giacomo Balla (1871-1958), Laura dotata di una forte creatività intraprese inizialmente il cammino artistico producendo soprattutto ritratti pittorici, poi a seguito di una grave malattia che le danneggiò la vista, si dedicò alle arti minori realizzando opere che impropriamente possono essere definiti arazzi, ma che in realtà sono “un esempio di pittura praticata su tessuto con gli strumenti del cucito e del ricamo” (Alberta Campitelli): i suoi strumenti di lavoro sono i filati estremamente eterogenei (i pigmenti di colore) e l’ago (il pennello), il risultato finale sono delle figure, per la maggior parte femminili, e paesaggi costituiti da punti di ricamo diversi ed inventati.
L’intima gioia racchiusa in uno scatto
Se qualcuno pensava che il Festival della Fotografia avrebbe pagato un tributo in termini politici al cambiamento dei vertici dell’amministrazione comunale, restando schiacciato dal ridimensionamento di una certa quota dell’offerta culturale, si è dovuto ricredere. Anche quest’anno, infatti, quella che può a buon titolo considerarsi la più importante kermesse fotografica nazionale è partita con un programma ambizioso e di respiro internazionale. Come di consueto, oltre al Palazzo delle Esposizioni il suo raggio d’azione si allarga e coinvolge sedi espositive esterne, con la collaborazione di realtà culturali istituzionali e private. Il curatore Marco Delogu non nasconde la soddisfazione per essere riuscito a mantenere in vita questa rassegna e aver creduto fino in fondo nel progetto. «Da parte mia non c’è mai stato alcun dubbio sulla necessità di continuare l’esperienza iniziata sette anni fa – ci ha spiegato Delogu – Si è trattato di capire chi avrebbe sostenuto l’edizione di quest’anno e, di conseguenza, con quali intenti condurla. Inizialmente ci sono stati equivoci e qualche polemica, ma alla fine ha prevalso, anche da parte delle autorità, il buon senso e la consapevolezza che Roma non poteva permettersi il lusso di disperdere il patrimonio di esperienza e prestigio internazionale raggiunto con questo appuntamento annuale».
Niente di cambiato, quindi, rispetto agli altri anni?
Non proprio. In realtà si è soprattutto abbassato il budget e di conseguenza è cambiata in parte la fisionomia del festival. Facendo tesoro dell’esperienza degli anni scorsi abbiamo cercato di trasformare una necessità in una scelta virtuosa, riducendo il numero delle sedi periferiche, che nelle edizioni precedenti aveva raggiunto una dimensione ipertrofica, oggettivamente dispersiva. E’ stato così possibile anche concentrare – praticamente accade tutto nella prima settimana – incontri e date di inaugurazione delle mostre inserite nel circuito esterno del festival.
Avete individuato nuovi partners culturali…
A Roma hanno sede molte accademie straniere, un importante patrimonio di iniziative culturali in ogni settore delle arti figurative. Operano in completa autonomia, ma è chiaro che la loro attività è fortemente radicata nella città, non fosse altro che per il meccanismo dei soggiorni di studio che offrono ai loro borsisti. Non abbiamo fatto altro che coinvolgerle nel progetto, chiedendo loro di proporre fotografi i cui lavori potessero inserirsi nel tema di quest’anno. La risposta è stata puntuale e di alto livello e ha arricchito notevolmente la dimensione internazionale del festival.
Questa VIII edizione del festival è ispirata alla gioia: è forse una scelta in direzione del disimpegno?
Direi piuttosto che è un tema molto difficile da trattare in fotografia ed è stato suggerito dal mio percorso professionale, soprattutto dai miei ultimi lavori. Credo che si debba uscire da uno stereotipo estetico e culturale, troppo scontato, secondo il quale la fotografia è bella quando punta il suo obbiettivo sull’accadimento drammatico, sulla tragedia dell’esistenza degli altri oppure quando è al servizio del glamour. Questi estremi rischiano di condizionare, banalizzandolo, il linguaggio della fotografia d’autore. Trovo più interessante il lavoro di chi approfondisce lo sguardo su aspetti quotidiani perfino della loro stessa esistenza personale, senza dare la caccia all’immagine a sensazione, guidati dal desiderio di raccontare quello che a prima vista può apparire anche banale. Del resto chiunque pratichi la fotografia con intenti creativi sa che c’è “gioia” nell’atto stesso di realizzare un’immagine, un senso di piacere e di appagamento che si produce al momento dello “scatto”. E’ un concetto che emerge dai lavori di quest’anno, che mi sembra ricalchino da vicino questa posizione e che trova senz’altro espressione nell’installazione “Heartbeat”di Nan Goldin sui rapporti tra coppie, e perfino nell’ultimo lavoro di Don McCullin, “Roman Frontiers”, che ripercorre i luoghi di confine dell’impero romano documentandone l’aspetto attuale.
Come immagina il festival dei prossimi anni?
Così com’è nel programma del Palazzo delle Esposizioni: soprattutto un’opportunità di incontro tra fotografi, e dei fotografi con il pubblico, attraverso letture, dibattiti e proiezioni. Per le grandi mostre di fotografia ci sono i luoghi deputati: le Scuderie del Quirinale, La Galleria Nazionale, Palazzo Braschi… Il festival, più che una grande manifestazione espositiva, deve funzionare come appuntamento per una comunità di professionisti che possa ritrovarsi annualmente, qui a Roma, con esperienze e progetti nuovi da confrontare e raccontare.
Valerio Giannetti
29 maggio – 2 agosto 2009
Palazzo delle Esposizioni e varie sedi
www.fotografiafestival.it


Domenico Tricarico




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