Archivio per la categoria ESTERI

NAZISMO: INCRIMINATO “BOIA DI BELZEC”, STERMINO’ 430MILA EBREI

Berlino, 29 lug. – Il tribunale di Bonn ha emesso un atto di accusa per concorso nello sterminio di oltre 430mila ebrei nei confronti di Samuel Kunz, 88 anni, definito il “boia di Belzec”. Il procuratore Christoph Goeke ha confermato che l’atto d’accusa riguarda il “concorso nell’uccisione di 430mila persone nel campo di sterminio di Belzec, l’assassinio di propria mano di 8 persone e l’uccisione di altre due”. La giustizia tedesca e’ arrivata ad individuare Kunz in seguito alle indagini riguardanti John Demjanjuk, l’ex ucraino diventato poi cittadino americano, attualmente sotto processo a Monaco di Baviera per aver collaborato allo sterminio di oltre 27mila ebrei nel campo di concentramento di Sobibor. Kunz, un russo di origine tedesca, che dopo la Seconda Guerra Mondiale era rimasto a vivere in Germania, ha lavorato fino all’eta’ della pensione come muratore per conto del ministero federale dei Lavori Pubblici a Bonn, quando la cittadina renana era ancora capitale della Repubblica Federale. La procura ha rinunciato all’arresto di Kunz, che nel frattempo ha rifiutato qualunque commento sulle accuse nei suoi confronti, in quanto non esiste il pericolo di fuga dell’imputato. Il “Simon-Wiesenthal-Center” aveva collocato nell’aprile scorso Kunz al terzo posto nella lista dei criminali nazisti piu’ ricercati. Come Demjanjuk, anche Kunz faceva parte dei cosiddetti “Trawniki”, i collaborazionisti ucraini e russi dei nazisti, incaricati dello sterminio nei lager del Terzo Reich, in particolare in quello di Belzec, dove secondo i documenti delle SS nel 1942 sarebbero stati sterminati complessivamente 434.508 ebrei, inviati per la maggior parte nelle camere a gas. Gran parte di queste vittime proveniva dai ghetti ebraici polacchi, prevalentemente da quelli di Lublino, Cracovia e Lemberg. Il campo di sterminio di Belzec funzionava con la presenza di appena una dozzina di SS e di 60 “trawniki”, il cui numero era salito successivamente a 120.

Roma.indymedia.org.

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LE NAZIONI UNITE DICHIARANO L’ACQUA DIRITTO UMANO UNIVERSALE

Riconosciuto l’accesso all’acqua come diritto umano universale

Milano, 29 luglio 2010 – Dopo alcuni anni di richieste alle Nazioni Unite e di proposte andate a vuoto avanzate dai Movimenti per l’acqua, attraverso i Forum Mondiali alternativi, per ottenere il riconoscimento del “diritto umano all’acqua”, finalmente una prima proposta è stata accolta ieri con 122 voti a favore e nessun contrario, dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
“Il risultato politico raggiunto è molto importante – dichiara Rosario Lembo Presidente del Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’acqua – e segna una inversione di tendenza. Dopo tanti tentativi per ottenere il riconoscimento da parte della comunità internazionale di questo diritto ancora oggi negato, le Nazioni Unite si sono convinte della necessità di ascoltare le richieste provenienti dalla società civile e dai governi dei paesi più poveri ed hanno abbandonato l’approccio adottato nella conferenza di Johannesburg di delegare alle imprese la “mission” di garantire l’accesso all’acqua ”.
E’ opportuno rilevare che nonostante l’accettazione della proposta fatta dal governo Boliviano la dichiarazione approvata ieri dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si limita a formalizzare in termini di principio il diritto senza precisare un quantitativo minimo di accesso (50 litri) e soprattutto le modalità con cui si intende garantire a livello internazionale questo diritto.
“Le proposte contenute nel Manifesto per un Contratto Mondiale sull’acqua, redatto nel 1998, ed avanzate dai vari Movimenti, di formalizzare un diritto minimo vitale per tutti, di costituire una autorità mondiale per l’acqua associata ad un impegno sulle modalità finanziarie con cui la Comunità internazionale intende dare risposte al mancato accesso per più di 1,2 miliardi di persone non è stato affrontato, sottolinea Rosario Lembo.
L’augurio del Contratto Mondiale dell’Acqua e di quanti in questi anni si sono battuti per questo pronunciamento da parte delle Nazioni Unite, è quello che questa importante inversione di tendenza delle Nazioni Unite sia un primo segnale a riprendere il controllo delle questioni sui diritti umani in sede ONU. E’ necessario che questo riconoscimento si concretizzi in successivi atti attraverso precise proposte a carico degli Stati e della Comunità internazionale che si spera siano contenute anche nel rapporto che l’esperta indipendente delle Nazioni Unite – Catarina de Albuquerque – si appresta a consegnare all’Assemblea delle Nazioni Unite. La risoluzione approvata, conclude Rosario Lembo, rende incompatibile la gestione dell’acqua per scopi di profitto come avviene con le multinazionale e con il partenariato pubblico-privato. Il diritto all’acqua dovrà essere pertanto riconosciuto anche nel prossimo Forum di Marsiglia del 2012 smascherando le imprese multinazionali, che si propongono come gli attori più efficienti per
garantire il diritto all’acqua per tutti entro il 2015.
 
Per informazioni
Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua Onlus
ubc@contrattoacqua.it, Tel 02 4079213

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ABUSO DI FARMACI INUTILI SUI BAMBINI

Troppi farmaci inutili, fra sedativi, sonniferi o sciroppi per la tosse dagli effetti calmanti. Ecco un’altra forma di abuso di cui sono vittime inconsapevoli i bambini: circa un milione di casi l’anno solo negli Stati Uniti. Tra i casi registrati c’è anche l’uso di farmaci, somministrati non per il benessere dei bambini, ma per aiutare gli adulti a raggiungere i propri scopi. 
A segnalarlo è uno studio pubblicato sul Journal of pediatrics da ricercatori dell’University of Colorado e del Rocky Mountain poison drug center. Secondo il team nessuna delle forme di abuso su minori classificate dalle autorità americane include chiaramente l’utilizzo criminale di farmaci di cui i piccoli non avrebbero affatto bisogno. Un problema che, secondo i ricercatori,sarebbe decisamente sottostimato. Il gruppo ha riesaminato i casi di abuso farmaceutico sui bambini segnalati al National poison data system tra il 2000 e il 2008. 
Il team di Yin ha incluso nell’analisi i documenti relativi alla somministrazione con secondi fini di alcol, antidolorifici, farmaci per la tosse e il raffreddore, sedativi, sonniferi e antipsicotici. Degli oltre 1.400 casi studiati, circa il 14% ha avuto conseguenze di qualche entità, anche importanti, sulle piccole vittime, incluso il decesso. 
A circa la metà dei piccoli abusati è stato somministrato almeno un sedativo. In media 160 casi di questo tipo, fra cui due decessi, sono stati segnalati ogni anno al Centro americano. Lo studio illustra chiaramente la gravità di questa forma farmacologica di abuso sui minori. Gli esperti invitano pediatri, personale di pronto soccorso e operatori sanitari a una maggior sorveglianza su eventuali casi sospetti di abuso e intervenire in tempo.

Farmacista33

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PRESENTATA IN FRANCIA LA LEGGE SULL’EUTANASIA

Si parla di nuovo di legge sull’eutanasia in Francia, dove è stata presentata una proposta sull’aiuto attivo alla morte che ha riacceso il dibattito nel Paese. Il provvedimento, depositato al Senato, è firmato da alcuni parlamentari socialisti guidati da Jean-Pierre Godefroy, impegnato in associazioni che sostengono il diritto dignitoso alla morte. Secondo il testo presentato da Godefroy, possono chiedere un’assistenza medica per essere aiutate a morire tutte le persone adulte, in fase terminale per malattia grave e incurabile, che fisicamente o psicologicamente li sottopone a sofferenze per loro insopportabili e che non riescono a trovare sollievo dal dolore. I medico al quale viene fatta la richiesta – indica il testo – deve consultare l’equipe curante, o almeno altri due colleghi, per verificare il carattere libero, chiaro e basato su una adeguata riflessione della richiesta stessa. Una verifica che deve essere fatta con un colloquio in cui il paziente viene informato anche sulle eventuali procedure. Il medico, in ogni caso, ha la possibilità di rifiutarsi ma è tenuto ad indirizzare il malato verso un altro medico che potrebbe accogliere la sua domanda. Già a novembre scorso una proposta di legge simile era stata bocciata del parlamento francese per pochi voti. Ma le associazioni per il diritto alla morte dignitosa sottolineano che, secondo gli ultimi sondaggi disponibili, l’86% dei francesi è favorevole all’eutanasia.

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SOSTIENI "L’ACQUA E’ UN DIRITTO UMANO" 28 LUGLIO 2010

Come rete internazionale dei movimenti per l’acqua stiamo lavorando a questa campagna in vista del voto all’assemblea generale dell’ONU: sostenete e diffondete! 


SOSTENETE , DATE CORAGGIO E DIFFONDETE QUESTA STRAORDINARIA INIZIATIVA DI SOLIDARIETA’
GRAZIE 
LINK 

Tommaso Fattori

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OMSA GOLDEN LADY CHIUDE LO STABILIMENTO DI FAENZA E APRE IL TERZO IN SERBIA – BOICOTTIAMO I MARCHI

  La rabbia delle Cgil di Faenza

Apprendiamo oggi, 26/07/2010, dai giornali locali, dell’annuncio ufficiale dell’accordo ratificato tra il Ministro per l’Economia e lo Sviluppo regionale serbo e il titolare della GoldenLady Company, Nerino Grassi, che porterà alla costruzione in Serbia del terzo stabilimento produttivo.
“E’ una vergogna”, ha dichiarato Samuela Meci della Filctem Cgil di Faenza. “Martedi 20 luglio abbiamo avuto un incontro con la proprietà dove di fatto non si sono avute certezze per il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori Omsa di Faenza, per quello che riguarda la riconversione del sito faentino. Tante parole, ma ancora nulla di concreto. Solo lo slittamento della chiusura di qualche mese”.
La chiusura dello stabilimento ha portato al licenziamento di 350 dipendenti, molte donne. A dare notizia dell’accordo con il ministro dell’Economia serbo e’ la Filctem-Cgil.
Il gruppo, che detiene i marchi Omsa, Golden Lady, Sisi’, Philipe Matignon, Filodoro, ha 7.000 dipendenti, 9 stabilimenti in Italia, 4 in Usa, 2 in Serbia, che presto saranno 3.

NON COMPRIAMO PRODOTTI A MARCHIO 
Omsa, Golden Lady, Sisi’, Philipe Matignon, Filodoro,
LA PRODUZIONE DEVE RESTARE IN ITALIA

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IL SOLARE COSTA MENO DEL NUCLEARE

Il sorpasso al prezzo di 0,16 dollari a chilowattora. L’energia atomica costerà sempre di più.

I costi di energia solare e atomica (da Ncwarn.org)
NEW YORK – Oggi negli Stati Uniti la produzione di energia solare costa meno di quella nucleare. Lo afferma un articolo pubblicato il 26 luglio sul New York Times, che riprende uno studio di John Blackburn, docente di economia della Duke University. Se si confrontano i prezzi attuali del fotovoltaico con quelli delle future centrali previste nel Nord Carolina, il vantaggio del solare è evidente, afferma Blackburn. «Il solare fotovoltaico ha raggiunto le altre alternative a basso costo rispetto al nucleare», afferma Blackburn, nel suo articolo Solar and Nuclear Costs – The Historic Crossover, pubblicato sul sito dell’ateneo. «Il sorpasso è avvenuto da quando il solare costa meno di 16 centesimi di dollaro a kilowattora» (12,3 centesimi di euro/kWh). Senza contare che il nucleare necessita di pesanti investimenti pubblici e il trasferimento del rischio finanziario sulle spalle dei consumatori di energia e dei cittadini che pagano le tasse.
COSTI FOTOVOLTAICO IN DISCESA – Secondo lo studio di Blackburn negli ultimi otto anni il costo del fotovoltaico è sempre diminuito, mentre quello di un singolo reattore nucleare è passato da 3 miliardi di dollari nel 2002 a dieci nel 2010. In un precedente studio Blackburn aveva dimostrato che se solare e eolico lavorano in tandem possono tranquillamente far fronte alle esigenze energetiche di uno Stato come il Nord Carolina senza le interruzioni di erogazione dovute all’instabilità di queste fonti. I costi dell’energia fotovoltaica, alle luce degli attuali investimenti e dei progressi della tecnologia, si ridurrà ulteriormente nei prossimi dieci anni.
COSTI NUCLEARE IN CRESCITA – Mentre, al contrario, i nuovi problemi sorti e l’aumento dei costi dei progetti hanno già portato alla cancellazione o al ritardo nei tempi di consegna del 90% delle centrali nucleari negli Stati Uniti, spiega Mark Cooper, analista economico dell’Istituto di energia e ambiente della facoltà di legge dell’Università del Vermont. I costi di produzione di una centrale nucleare sono regolarmente aumentati e le stime sono costantemente in crescita.

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IL CAPITALISMO VINCE QUANDO FA VERGOGNARE I DISOCCUPATI. IN GIAPPPONE CI SONO 700 MILA AUTORECLUSI

In una società come quella giapponese dove il modello toyota ha creato la fabbrica totale chi perde il lavoro o non lo trova vive la propria condizione come una delle più grandi colpe. In realtà questo meccanismo è diffuso anche in occidente dove il suicidio o l’omicidio sono reazioni estreme ad un disagio psicologico che non trova una risposta collettiva. Decenni orsono, quando esisteva una identità di classe perdere il lavoro o vivere la condizione di disoccupato determinava una reazione contro un diritto negato. Oggi invece dove i consumi determinano le identità, e dove la frammentazione impedisce la ricostruzione di una identità collettiva tutto viene vissuto soggettivamente. Ed è anche e soprattutto in questa dimensione individuale che va ricercata la vittoria più grande del capitalismo.

(ANSA) – TOKYO, 27 LUG – Gli autoreclusi (hikikimori), potrebbero diventare in Giappone più dell’1% su una popolazione pari a quasi 130 milioni di persone: attualmente sono 700.000, ma il dato potenziale supera il milione e mezzo. È l’allarme contenuto nell’ultimo studio messo a punto dall’Ufficio di Gabinetto giapponese, sul fenomeno del crescente numero di persone che vivono rintanate in camera, rifiutando ogni contatto diretto con il mondo esterno. Il rapporto fornisce uno scenario inquietante, al pari di quel vocabolo hikikomori (letteralmente chi ‘si ritira isolandosì) divenuto ormai noto in tutto il mondo come sinonimo di un male tipicamente nipponico: gli autoreclusi completi, che abbandonano la propria stanza di nascosto solo per cibarsi, sono 230.000, ma arrivano a oltre 700.000 considerando quelli che si recano all’esterno soltanto per interessi personali. Drammatica la stima sui potenziali hikikomori: almeno 1,55 milioni, che corrispondono alle persone che confessano d’aver desiderato almeno una volta di volersi chiudersi in casa per ripararsi dal mondo. La fotografia più recente del fenomeno riferisce di una stragrande maggioranza di maschi (quasi il 70%), in gran parte intorno ai 30 anni di età (46% del totale), che finisce per ripararsi tra le mura domestiche per difficoltà incontrate sul lavoro o nella ricerca di impiego (44%). Quasi il 70% degli autoreclusi prova senso di colpa, spesso nei confronti dei genitori, e una quota simile si dice ‘incertà se rivolgersi alle istituzioni pubbliche in cerca di aiuto. Numerosi sono coloro che dichiarano di aver pensato al suicidio («a volte sento che vivere è un peso»). 

Le istituzioni sono spesso prese di mira in quanto inadeguate ad affrontare la piaga sociale, soprattutto giovanile: in un editoriale apparso sull’edizione online, il quotidiano Mainichi ha ricordato oggi che «il problema è stato individuato da almeno 15 anni», ma pochi, ad eccezione di singoli esperti ed enti no profit, hanno lavorato per la sua risoluzione. Negli anni passati era stato istituito un progetto pubblico di riabilitazione per gli hikikomori, che prevedeva un periodo di tre mesi di prova per riportare i soggetti a disagio verso uno stile di vita regolare e al passo con la società, ma l’iniziativa è stata di recente cancellata dall’attuale esecutivo a guida Democratica, che ha giudicato il progetto non efficiente in rapporto ai costi.
 

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KOSOVO: IL DITTO INTERNAZIONALE E’ CARTA STRACCIA INSANGUINATA

La decisione della Corte di giustizia dell’Onu secondo la quale il Kosovo non ha violato il diritto internazionale proclamandosi indipendente è una prova drammatica. È la prova che il cosiddetto diritto internazionale non è che carta straccia insanguinata e che a insanguinarla sono anzitutto le grandi potenze occidentali (con al proprio servizio le istituzioni internazionali). L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aveva suggerito alla Corte di giustizia di pronunciarsi sulla legittimità della secessione del Kosovo. Ma, per statuto, l’Assemblea è un organo privo di ogni effettivo potere giuridico-politico, mentre la Corte internazionale è un tribunale senza giurisdizione obbligatoria. L’iniziativa era stata presa ingenuamente dall’attuale Presidente della Serbia, l’europeista Boris Tadic, che puntava su un clamoroso «successo diplomatico». Egli si illudeva di fermare il riconoscimento internazionale dell’indipendenza del Kosovo e di ottenere dall’Europa qualche beneficio economico. Ma un minimo realismo politico avrebbe dovuto far prevedere che qualsiasi parere espresso dalla Corte Internazionale non avrebbe avuto alcun effetto favorevole alla Serbia.
Come è noto, l’indipendenza del Kosovo era stata dichiarata, per volontà degli Stati Uniti e con il consenso della grande maggioranza dei paesi europei, inclusa l’Italia, nel febbraio del 2008. Si era trattato, a giudizio della maggioranza dei giuristi internazionalisti, di una secessione illegale, anzitutto perché aveva violato la Costituzione serba e la volontà del popolo serbo democraticamente espressa con un referendum costituzionale.
In secondo luogo, aveva ignorato la risoluzione 1244, del giugno 1999, con la quale il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva riconosciuto la sovranità della Serbia sul Kosovo.
L’indipendenza del Kosovo, reclamata dalla maggioranza albanese e in particolare dal movimento terroristico dell’Uçk, era tuttavia già un impegno preso dagli Stati Uniti sin dalla conferenza di Rambouillet del 1999, che aveva fornito il pretesto per l’illegale attacco militare della Nato contro la Serbia e la strage di migliaia di civili innocenti. Gli Stati Uniti – guidati da Bill Clinton – avevano riconosciuto come legittime le aspirazioni indipendentistiche dell’Uçk e si erano impegnati a favorire l’ascesa al potere dei suoi leader. Questo era il dato essenziale, irreformabile.
La doppiezza della diplomazia statunitense, assieme all’esasperazione dei sentimenti di ostilità e di vendetta provocati dalla guerra di aggressione della Nato, è stata all’origine della situazione di anarchia e di violenza che dalla fine della guerra ad oggi si è stabilizzata in Kosovo e che – è facile prevederlo – continuerà ancora a lungo e si aggraverà grazie alla secessione.
L’aggressione militare della Nato – in sostanza degli Stati Uniti — ha cancellato di fatto l’autonomia politica della Serbia e ulteriormente frammentato i territori della ex-Jugoslavia, secondo una logica imperiale che risale alla «questione d’Oriente», ed è stata sviluppata dal nazismo e dal fascismo. Il simbolo atroce di questa sudditanza coloniale è sotto gli occhi di tutti: Camp Bondsteel, l’immensa base militare che gli Stati Uniti hanno rapidamente e illegalmente costruito nel cuore del Kosovo, in prossimità di Urosevac, spianando tre intere colline.
Gli Stati Uniti di Clinton e di Bush dominano i Balcani e l’intero Mediterraneo orientale. Non è un caso che nella piazza di Pristina «liberata» domini la statua di Bill Clinton. In attesa di altri, affini monumenti presidenziali.

Fonte: il manifesto, 24.07.2010

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