Archivio per la categoria DIRITTI

CONTINUO A FARE SUL SERIO


Rivendico la dignità di vivere
Di Giandiego Marigo (poesia dell'autore)

Vi ricordate STAVOLTA FACCIO SUL SERIO che ho scritto all’inizio di agosto?
Eccomi a richiamare nuovamente la vostra attenzione, per confessarvi d'essere commosso ed emozionato. Non mi aspettavo tanta solidarietà, davvero! Mi ha colto impreparato per la quantità, ma anche e soprattutto per la sua qualità
A tutti questi miei amici, vecchi e nuovi, voglio dire GRAZIE!
In un Paese sempre più sordo alle ragioni dei deboli, che ritiene normale una regia da reality anche nella vita quotidiana, persino nella rivendicazione dei diritti, è sempre più importante ricordare e ribadire che la dignità del vivere non è un valore trattabile.

Sulle povertà questo governo, questo sistema, questo potere tacciono, omettono, fanno finta di nulla, oppure raccontano storie del tutto ipotetiche e inventate. Spesso su questo argomento non esiste nemmeno la necessità di individuare una collocazione “politica” di questo disinteresse, di questa sottovalutazione. La tendenza a mentire ad omettere ed a dimenticare sono assolutamente trasversali.
Le testimonianze che ho ricevuto, io e i miei amici con me, sono spesso toccanti, storie di abbandono, dimenticanza, di accanimento e di disperazione, storie in cui la legge, spesso, diviene un'arma che funziona solo contro chi non si può difendere.
Nel mio caso specifico, io sono riuscito a fare rumore, ho il dono della parola e della scrittura, con me hanno sbagliato buco, si suol dire.
Ho saputo urlare, chiedere aiuto, farmi sentire!
Però sopra il danno ora si unisce la beffa, dopo avermi bloccato l'assegno l'INPS, pur avendo a suo tempo ricevuto i RED necessari alle verifiche mi chiede la restituzione di 5.513 euro, perché fra il 2008 ed il 2010 ho lavorato per ben otto mesi, ma per carità sono disponibili anche alla rateazione. Molto umani!
Li chiedono a me che sono aiutato dal comune perché non ho sostentamento e che sono invalido all'80%, me li chiedono adesso, che non ho nemmeno il minimo.
Un lumicino, però, si è acceso. Devo riconoscerlo
Il mio comune di residenza, Codogno, con estrema disponibilità e con coraggio, raro di questi tempi, è intervenuto a porre riparo all'assoluta emergenza, assegnandomi momentaneamente un mini-assegno della medesima entità di quello dell'INPS e mobilitandosi in prima persona come referente istituzionale verso privati, provincia e regione per trovarmi un lavoro attraverso le liste.
Lo ringrazio e speriamo che io possa tornare a lavorare per guadagnarmi dignitosamente di che vivere, perché è questo ciò che chiedo.
Quasi tutti, amici vecchi e nuovi, mi hanno sollecitato a non fare un gesto carico, forse, di significato, ma molto pericoloso per me come lo sciopero della fame.
Per ora lo sospendo perché sarebbe scorretto cercare inutilmente il protagonismo in una contrapposizione ad oltranza. Aspetterò quindi, per quanto mi riguarda personalmente, pronto nel caso occorresse attivare quanto ora sospeso.
Sarebbe stupido, però, sprecare un patrimonio di solidarietà e di attenzione che dal particolare vorrei che guardasse il generale.
Innanzi tutto perché nulla è realmente risolto, ma solo illuminato, momentaneamente messo in evidenza, il che è già qualche cosa, ma non basta. Quanti non hanno voce? Quanti non sono in grado, quanti subiscono, quanti sono sotto la soglia di povertà?
Non possiamo continuare a non parlarne a fingere che la tematica non esista.
Perchè l'origine del problema è ancora lì tale e quale, la mia personale situazione è solo la punta di un iceberg di dimensioni mostruose che deve venire alla luce.
Ho raccontato la mia storia, soprattutto per questo e non per mire di protagonismo.
Garantisco, per chi malignamente accarezzasse questo sospetto, come non si ricavi alcun piacere dall'essere al centro dell'attenzione a causa della propria povertà personale: soggetto a compassione o peggio additato silenziosamente, con un mezzo sorriso perché sei quello senza un euro finito sul giornale e sui blog, il fallito, in fondo, quello che non ce l'ha fatta.
Sì, viviamo in un contesto sociale dove conta l’apparire e non l’essere, dove il valore di una persona si misura con il conto in banca, magari estera e con i beni materiali e non per quello che si è come persona; dove conta l’arrivismo e non la solidarietà umana.
Se riuscirò a fare in modo che molti si interessino alle vicende che in questo paese toccano gli ultimi, gli invalidi, i soli, i diseredati, che in questo momento diventano anche i rifiutati, i senza lavoro, i cassintegrati, i precari, avrò fatto qualche cosa di importante, io che non ho più nulla.
Certo non sono il rappresentante di ogni “emarginato” di questa nazione, ma sicuramente la mia esperienza e quella di molti altri ha portato in luce alcune necessità che non devono cadere nel dimenticatoio.
Penso, per esempio, alla necessità di modificare ed umanizzare i parametri che definiscono per l'INPS e per lo Stato, il criterio di povertà e di necessità.
Penso alla necessità di adeguare a criteri “vivibili” la cifra degli assegni di invalidità, assolutamente irrisoria e ridicola, di affrontare, finalmente e in modo consono, l'argomento spinoso degli ammortizzatori sociali per tutti i “non garantiti” come i molti lavoratori precari, atipici e a tutte quelle situazioni non riconosciute.
Penso anche all’ottenimento del reddito di cittadinanza; unico mezzo per garantire reale equità e dignità del vivere.
Penso a rendere attiva la Costituzione, dove nell’articolo 3 sancisce che:
“ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale … E’compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
nell’articolo 4: “ La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”.
Propongo, quindi, ai tanti che mi sono stati vicini e che mi hanno dato la loro solidarietà, di lavorare insieme, cercare giuristi, politici, associazioni e quanti possano aiutarci per proporre modifiche alle leggi vigenti che tolgono la dignità del vivere ai più deboli, anche attraverso una raccolta di firme per una Proposta di Legge Popolare sul tema delle nuove povertà, ignorate e non raccontate, ma che di anno in anno aumentano in questa nazione e sono senza voce raccogliendo, durante il percorso, testimonianze come documentazione ed a supporto dell’iniziativa.

POVERTA'

Come vi si racconta povertà?
Non c'è, sapete. nessuna nobiltà
in denti rotti in bocca
né sdegnoso distacco, nel non aver vestiti
non Valentino vestito di nuovo
nessuna brocca di biancospino
nessuna tenerezza, né dolcezza
non né mediazione o compromesso
non c'è molta poesia nella paura!
La compassione poi dà persin fastidio
non c'è gloria in una camera ammuffita
in un armadio di vestiti smessi
tutti più larghi o stretti
di quanto poi non serva.
Tutti vecchi e dismessi
tutti che ti qualificano
poi, per quel che sei
nessuno e niente.
Fuori dal tempo, inelegante, povero!
Non c'è nulla di epico
nel perder casa, nel non averla affatto
nel non veder futuro!
Non c'è interesse in voi,
che fate solo finta, d'ascoltare.
Nulla di eroico o di spirituale
ed è persin difficile da dire.
Nessun piacere si prova
nel narrare d'impotenza e dolore
Non c'è interesse, certo in chi t'ascolta
non è una bella storia
non c'è pathos, poca o nulla suspance
si rappresenta solo il fallimento
morta speranza
fa solo un po' paura, nulla di bello.
Come posso spiegarvi umiliazione
se non ci son parole,
se non c'è il modo giusto a raccontare.
Se a volte è impossibile ascoltare?
Come posso spiegarvi
il rinunciare alla socialità
per la vergogna, della tua bocca
del tuo vestito vecchio e stretto
di anni ed anni...in cui
hai disimparato a stare insieme
per te è normale il scegliere
un vestito, per uscire di nuovo
questa sera
chi sono io...il pezzente
per dire a te che no!
non è normale, anzi è dolore
e persino umiliazione?

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STAVOLTA FACCIO SUL SERIO

Alla fine ci sono riusciti mi hanno tolto l'assegno, mi hanno buttato su una strada, ridotto ancor meno di quel poco che ero...

Io ho pagato ben più di una volta il mio tributo alla crisi.
Per motivarvi quello che andrò a fare devo, però, premettere un paio di cose.

Lo faccio io, prima che vengano usate a pretesto...

Sino ad otto anni fa ero un'artigiano, trasporti e montaggi conto terzi di mobili per uffici, ho chiuso. Un artigiano non può fallire, essendo una ditta nominale, può solo chiudere ed io ho chiuso, con debiti, molti, che non ho più potuto pagare, debiti con le banche e con lo Stato...quindi ve lo premetto io, prima che ve lo dicano loro, sono un pessimo pagatore.

Cosa sia successo dentro a questi otto anni è difficile da spiegare e non lo farò qui, non voglio narrarvi una storia penosa e cercare le vostre lacrime.

Sta di fatto che, nella dinamica della distruzione di una vita io abbia perso tutto! Confiscato, pignorato e ci ho fatto un infarto, un bell'infarto forte con strascichi, cuore ipocinetico, ginocchia fottute...insomma un bel quadretto da 80% di invalidità permanente, non regalata, badate ma sancita dal dirittto civile...al nord e non per fare il di più, ma per evitare battute demenziali.
Qualche tempo fa io avevo scritto un post su Verità e Democrazia "Lettera di un invalido civile vero" che aveva girato su molti blog e su facebook, in cui, a fronte della pretesa di togliere gli assegni agli invalidi, minacciavo uno sciopero della fame...bene ci siamo arrivati.
Il mio era un assegno, non una pensione, perchè avendo lavorato in modo precario o autonomo negli anni precedenti all'avvenimento non avevo diritto alla pensione pur avendone le caratteristiche, assegno vitale lo chiamano...derisorio! Quindi invalidità civile, assegno vitale ed iscrizione nelle più che ridicole liste della legge 68 Facilitazione all'ingresso al lavoro altra grande presa in giro.
Fatto sta che io nel 2009 abbia lavorato due mesi, abbia percepito un contributo anticrisi della provincia di Lodi ed abbia partecipato ad un corso di riqualificazione professionale regionale con dote lavoro...il tutto per la cifra esagerata di 7602 Euro lordi di redditto (mod.Unico 2009), da dividersi in due, perchè mia moglie è a carico essendo disoccupata e casalinga.
Questa cifra esagerata, percepita in due, fa decadere secondo l'INPS il dirittto all' Assegno Vitale. (per inciso un cifra esorbitante di ben 256 euro).
Questo blocco avviene perchè da quest'anno INPS ed Agenzia delle Entrate dialogano (finalmente) ma nel dialogare pensano bene di prendersela prima di tutto con i più deboli, per i quali l'applicazione della legge è sempre dogmatica.

I grandi e gli alti proseguano pure nei loro furti con destrezza, nelle loro corrutele senza fine e senza vergogna, diamo ai parlametari ogni tipo di bonus possibile, no problem ci sono i deficenti in basso a pagare e non solo una volta.
Se ripenso agli ultimi anni mi viene da piangere.


Ho chiuso in seguito alla crisi provocata nel settore del mobile per ufficio a seguito dell'11 settembre, sei mesi/un anno di fermo che per me artigiano con scarse risorse hanno significato la chiusura. Mi sono rovinato ed indebitato per poter pagere gli stipendi ai miei dipendenti, ho venduto una casa quasi pagata per prenderne una più piccola, quella che poi mi hanno pignorato, per potere pagare tasse e tredicesime, eppure ho chiuso con una montagna di debiti.

dopo la chiusura non mi sono adagiato sulla mia rovina, ho lavorato per due anni in una condizione di assoluta sospensione di ogni diritto umano e sindacale nelle cooperative che consegnano per DHL, UPS.

Sino a quando l'infarto non mi ha fermato. due anni compresa la convalescenza, senza percepire nulla se non un malattia per sei mesi ed in forma ridotta. Tanto tempo ci è voluto per vedere riconosciuta la mia invalidità.

Dopo ho avuto la fortuna di trovare un impiego a termine con le liste 68 che non mi è stato rinnovato per via della crisi...ed ora son quasi due anni che non lavoro, perchè c'è la crisi...ho 55 anni, dove voglio andare?

Quindi credo di averla subita per bene e tutta questa stramaledetta crisi. ho bevuto sino al fondo l'amaro calice della crisi del capitalismo.
Non ho amortizzatori, ma nell'anno 2009 ho percepito ben 7602 euro lordi, poco importa che nel 2010 io muoia di fame, che non percepisca alcunchè, che non ci sia contributo anticrisi o qualsiasi altra cosa per me, questo non interessa alla burocrazia, allo stato.

Non interessa a nessuno, nemmeno ai patronati che tutto sommato ormai ne sentono talmente tante che sono diventati cinici, professionali, distanti...gli impiegati comunali ti guardano straniti.
All'inps l'impiegata che mi comunicava la cosa mi ha detto, ed è vero temo, "io non posso nulla se la prenda con i politici loro fanno le regole."

IO NON VORREI PRENDERMELA CON NESSUNO, VORREI POTER LAVORARE PER QUANTO E COME POSSO O ANCHE AVERE UNA PENSIONE DEGNA. INSOMMA VORREI MANTENERE IL DIRITTO AL VIVERE E A DEFINIRMI UNA PERSONA. UN PUGNO MISERABILE DI DIGNITA'.

Però questo non si regala, non in questo mondo costruito sulle logiche del potere e del profitto, pensato per difendere il diritto alla proprietà privata e alla tranquillità dei potenti prima che per l'auito ai deboli. Bene questo sistema ha sancito la mia dimenticanza, mi vuole su una strada, in una stazione ferroviaria.

Pensa che i deboli siano a perdere come i vuoti della birra.

Non morirò in silenzio, perchè non ho vissuto in silenzio, per quanto miserabile non ho mai piegato il capo sui valori e sulle idee. Ancora oggi, sembra incredibile persino a me, riesco a pensare che possa che debba esserci una promessa, una possibilità di un mondo migliore di questo.
Sono un cardiopatico, non dovrei, lo so io e lo sa mia moglie, ma lo farò, sono deciso a farlo e chiedo alla società civile di appoggiarmi dove, come, se vuole e può.

Non lo faccio oggi , in agosto, non per una comoda tendenza al rimandare, ma perchè nessuno mi ascolterebbe, la gente è in ferie, pensa al mare e al sole, persino i progressisti, persino quelli che non hanno più nulla da perdere, quindi lo farò a Settembre, ma ormai sono deciso si tratta solo di definire i termini ed il luogo preciso, anche se ovviamente sarà qui a Codogno dove abito.

Se questo sistema ha deciso di uccidermi non lo farà senza che io faccia rumore, non con me connivente e silenzioso.

Perchè un'altro mondo migliore di questo è possibile.

Da Settembre quindi inizierò uno sciopero della fame per il diritto alla dignità umana, per il diritto al lavoro, tutti diritti sanciti sia dalla nostra costituzione che dalla carta dei diritti dell'uomo, ma che troppo spesso vengono dimenticati.

Giandiego Marigo
3 agosto 2010 
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 E TU COSA SEI DISPOSTO A FARE PER LA DIGNITA' UMANA?   

grazie a chi aiuterà la diffusione e solidalizzerà.
Luciana P. Pellegreffi



Ultimo aggiornamento 2 settembre 2010
  1. Se volete sostenere questa battaglia di dignità  e solidarietà umana, lasciate il vostro nome, cognome e città, QUI SU FACEBOOK o rispondete a questo post ;
  2. Concidivete e informate tutti i vostri contatti ; potrà essere una petizione,una lettera al nostro Presidente della Repubblica o altro,  lo decideremo insieme a Diego in settembre, magari sarà  un'azione contemporanea nelle città dove siamo presenti.
  3. Se avete proposte fatevi avanti!
  4. Chi fosse in grado di contattare associazioni, parlamentari, stampa, radio e tv per sollevare il problema di tutti coloro che sono in questa situazione, magari proporre una legge migliorativa, mi scrivano qui o su FB
  5. Se volete portare la vostra testimonianza, scrivetemi.

Ultimo aggiornamento: 2 settembre ore 15:
  • Adele Falabella, Mascalucia – CT
  • Adele Labile, Taranto
  • Airam Ste, Palermo
  • Alessandra Drei, Roma
  • Alessandro Gonciaruk, Messina
  • Alvaro Piattoli, Pontassieve - FI
  • Andrea Falocchi, Piancogno BS
  • Anita Fontanella, Milano
  • Anna Petri, Firenze
  • Anna Porta, Bari
  • Antonella Brina, Milano
  • Antonella Colucci, Palagiano - TA
  • Antonia De Chirico, Mezzago - MB
  • Antonio Persia, Roma
  • Antonio Rasulo, Casale Monferrato – AL
  • Antonio Rillosi, Valledoria - SS
  • Barbara Palermo, Roma
  • Bruna Caramello, Albenga - SV
  • Bruno Tringali, Moncalieri – TO
  • Camilla Mian, Milano
  • Carla Vinci, Borgosesia
  • Carlo Monguzzi, Milano
  • Carmela Angiuli, Valenzano - BA
  • Carolina Sab, l'Aquila
  • Caterina Gasparini, Udine
  • Cherubino Di Bello, Lanciano
  • Claudia Vella, Cassino - FR
  • Cristian Messinese, Favara - AG
  • Cristina Barbieri, Sarzana – SP
  • Daniela Bernascone, Milnao
  • Daniela Paris, Roma
  • Daniela Rosa Carriero, Limbiate - MI
  • Daniele Marziali, Saludecio – Rimini
  • Davide Capacci, Casalecchio di Reno
  • Dino Rodriguez, Mantova
  • Edoardo Carlini, San Marcello Pistoiese - PT
  • Elena Acunzo, Milano
  • Elena Fiorentini, Milano
  • Eleonora Grillo, Battipaglia – SA
  • Emanuela Ubaldi, Novellara - RE
  • Emiliano Lanni, Cassino - FR
  • Ermanno Pioltelli - Silanus - NU
  • Erica Mussini, Reggio Emilia
  • Eva Milan, Roma
  • Francesca Bidoli, Velletri - Roma
  • Francesca Travagliat, Rimini (RN)
  • Franca Corradini, Arezzo 
  • Franco Carofano,  Milano
  • Francesca Biancu, Mestre – VE
  • Francesca Cavassa, Cagliari
  • Francesca Paganucci, Cagli – PU
  • FrancescaTerzoni, Milano
  • Gabriella Pedemonte, Capriata d'Orba – AL
  • Gam Lena
  • Gianfranco Belletti, Genova
  • Gianfranco Longo, Castrovillari - CS
  • Gianpietro Valota, Castelli Calepio – BG
  • Giordano Gardelli, Italiano all'estero, Tongeren - Belgio
  • Giorgia Spanu, Fordongianus - OR
  • Giovanna Brezzo, Genova
  • Giuliana Michelini, Sarzana
  • Giuseppe Pugliese, Rosarno - RC
  • Gloria Scorta, Milano, Invalida
  • Graziella Vadalà, Torino
  • Guido Fontana Ros, Torino
  • Gurmesa Gadisa Negasa, Brebbia - VA
  • Iolanda Tubino, Genova
  • Italo Zingoni, San Romano – Pisa
  • Ivana Mastropaolo, Napoli
  • Laura Falcone, Milano
  • Laura Verona, Cremona
  • Loretta Pagani, Ravenna
  • Lucia Rigano, Vigevano- PV
  • Luciana P. Pellegreffi, Milano
  • Luciano Curatolo, Palermo
  • Luciano Bellocchio, Lodi
  • Luciano Luca Pasetti, Milano
  • Luigi Criscuoli, Catanzaro
  • Luisa Cighetti, Ravenna
  • Manuela Stefani, Civita Castellana - VT
  • Manuela Andreuccetti - La Spezia
  • Marcello Marras, Roma
  • Maria Antonia Dal Bello, Trevisomaria cirillo castel volturno (CE)
  • Maria Cirillo, Castel Volturno - CE
  • Maria Emanuela Massari, Forlì
  • Maria Giovanna Cucca, Casorzo - Asti
  • Maria Martines, Galatina - Lecce
  • Maria Teresa De Nardis, Pisa
  • Mario Enna, Sassari
  • Mary Buscicchio, Lecce
  • Marrama Mario Bassano Romano, Viterbo
  • Massimo Conti, Repubblica di San Marino
  • Massimo De Giuli, Milano
  • Matteo Ravagli, Ravenna
  • MaurizioBarisione, Ovada – AL
  • MaurizioCiarlatani, Salerano sul Lambro - LO
  • Maurizio Finotto, Milano
  • Maurizio Melandri, Bologna
  • Maurizio Zaffrano, Roma
  • Mauro Lussi, Trieste
  • Mauro Visigalli, Codogno - LO
  • Monica Canella, Caselle Lurani - Lodi
  • Monica Ceroni, Pescara
  • Nicola Ottomano, Monza
  • Paolo Fornelli, Pavia
  • Paolo Giunta, Reggio Calabria
  • Paolo Teruzzi, Monza
  • Paola Stella, Torino
  • Patrizia Giorgi, Loiri Porto San Paolo – OT
  • Raimondo Acampora, Milano
  • Renzo Pedemonte,Capriata d'Orba – Al
  • Riccardo Degiorgi, Lecce
  • Rosa Fadda, Alghero (SS)
  • Rosanna Amanda Ceroni, Lavagna
  • Rosanna Ceroni, Castiglion Fiorentino
  • Rosella Marchese, Teggiano – SA
  • Rossella Micheli, Pisa
  • Rita Terzo, Palermo
  • Rita Tortello, Torino
  • Sandra Marino Battipaglia – SA
  • Seble Woldeghiorghis, Milano
  • Sergio Postorino, Reggio Calabria
  • Sergio Pietro Strada, Bovisio Masciago - MB
  • Silvia Casu, Rapallo – GE
  • Silvio Jean,  Milano
  • Stefano Matteini, Castelfiorentino - FI, Coord.Prov. FI Movimento Italiano Disabili www.ilmid.it
  • Stefania Ragusa, Milano
  • Teresa Sasso, Ostuni
  • Tiziana Bellinazzo, Treviglio
  • Tiziana Volta, Milano
  • Umberto Dolce, Casavatore - NA
  • Umberto Pelliccia, Milano
  • Valeria Miliani, Pietrasanta - LU
  • Velia Leporati, Forlì
  • Vito Foligno, Sant'Arcangelo – PZ
  • Vittorio Lavazza, Milano 
  • GRAZIE!

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QUARANT’ANNI FA L’AUTUNNO CALDO




Manifestazione di operai in lotta durante l'autunno caldo
Un paese in veloce trasformazione

Fra la metà degli anni cinquanta e i primi anni sessanta, in meno di dieci anni, un impetuoso sviluppo trasformò la società italiana da società agricolo-industriale (ancora alla fine della II guerra mondiale i contadini erano la maggioranza della popolazione) a società industriale matura. Questa periodo ricordato come "miracolo economico" o "boom economico" sconvolgerà anche i rapporti sociali in tutto il paese. Alcuni scarni dati ci possono aiutare ad avere un’idea di quello che era successo: fra il 1951 e il 1961 la produzione industriale cresce del 120%, il reddito nazionale dell’80%, la percentuale degli addetti all’agricoltura calano dal 45% al 29% mentre gli addetti all’industria passano dal 30% al 40% e quelli dei servizi dal 25% al 31%. Dal 1955 al 1960 oltre otto milioni e mezzo di persone emigrano dal sud al nord e dalla campagna e dalle piccole città alle grandi città.
I prodromi dell’autunno caldo

Alcuni episodi avvenuti negli anni sessanta stavano già indicando, a livello di lotta di classe, che la situazione stava cambiando e che la giovane classe operaia aveva innestato nuova linfa alla "vecchia" classe operaia. Questa "vecchia" classe operaia prima era stata costretta dallo stalinismo e dal padronato a ricostruire, con il suo sangue e con la sua fatica, il paese nel nome "dell’unità nazionale per essere poi isolata e soggiogata dall’offensiva padronale e dal supersfruttamento che aveva portato al "miracolo economico".
Nel giugno 1962 alla Fiat di Torino, dove praticamente non si scioperava da anni, scoppia uno sciopero che coinvolge migliaia di lavoratori per il rinnovo del contratto. La direzione Fiat firma un accordo bidone con la UIL e il SIDA (un sindacato giallo, padronale) e inoltre proclama la serrata. La risposta dei lavoratori è una manifestazione sotto la sede della UIL in Piazza Statuto, la sede viene assalita dai lavoratori, seguono duri scontri fra polizia e operai FIAT in gran parte giovani e di origine meridionale affiancati da altri lavoratori anche questi in gran parte immigrati da poco nella grande città industriale.
Nel 1966 nasce durante uno sciopero il primo organismo di base operaio, il Consiglio di Fabbrica della Siemens di Milano. Osteggiato dai sindacati morirà dopo lo sciopero, ma questa questa esperienza stava a dimostrare come fra i lavoratori ci fosse la volontà di partecipare alla lotta eleggendo propri rappresentanti senza affidarsi ai burocrati sindacali. Queste spinte dei lavoratori per partecipare in prima persona alle lotte saranno esplicite durante tutto il 1968 alla Pirelli di Milano con la nascita del Comitato Unitario di Base, il CUB. Questo Comitato promosso dai lavoratori e militanti di estrema sinistra, alcuni provenienti da esperienze trotskiste, avrà un ruolo significativo nel promuovere le lotte in fabbrica pur dichiarando di non volere "assolutamente formare un nuovo sindacato o scavalcare i sindacati esistenti" ma di volere "la massima democrazia di base perchè tutto va creato nella lotta".
Nel 1968 a Valdagno una cittadina del Veneto bianco che aveva ruotato sempre intorno all’industria tessile Marzotto, scoppiò improvvisamente la rabbia operaia. I lavoratori tessili vivevano in una condizione in cui accanto ad un paternalismo del padrone di stampo ottocentesco si affiancava uno sfruttamento selvaggio, anche questo di di stampo ottocentesco ma supportato da tutte le nuove tecniche dei tempi di lavoro e del cottimo nate nel XX secolo. Una vertenza sul cottimo iniziata dai sindacati con alcuni scioperi articolati si trasforma in breve tempo in sciopero generale e rivolta. Il 19 aprile la polizia inviata per fermare i dimostranti viene cacciata da questi e dalla popolazione della cittadina che è scesa in piazza protestare. Tutti i simboli e le proprietà dei Marzotto vengono distrutti fino ad abbattere la statua di Gaetano Marzotto il fondatore di una dinastia di padri-padroni che voleva occuparsi dei propri operai "dalla culla alla tomba" purché non si facessero "traviare" dalla lotta di classe.
Il clima stava veramente cambiando e questo fu ulteriormente evidente con l’esito dell’elezione delle commissioni interne alla Fiat nel dicembre 1968. Il sindacato padronale SIDA subirà una dura sconfitta, la UIL perderà la maggioranza assoluta, la CISL rimarrà sulle sue posizioni, la CGIL farà una grande, clamorosa avanzata. Ampi strati di lavoratori si erano ricollegati alla CGIL, l’unico sindacato che almeno formalmente si rifaceva alla tradizione della lotta di classe e che negli anni cinquanta durante la gestione Fiat di Vittorio Valletta alla Fiat era stato scardinato, ridimensionato, colpito con licenziamenti politici.
Il 1969 e l’autunno caldo

Già nella primavera del ’69 in centinaia e centinaia di fabbriche, grandi e piccole, si svolgono delle lotte, non coordinate ma su temi uguali: l’egualitarismo e l’antiautoritarismo in fabbrica.
L’autoritarismo, o meglio la repressione, fuori dalla fabbrica ad opera degli organi dello stato d’altra parte non era mai venuto meno, è sufficiente ricordare che il 2 dicembre 1968 ad Avola in Sicilia la polizia spara ed uccide due braccianti in sciopero e pochi mesi dopo il 9 aprile sempre le forze dell’ordine uccidono due persone a Battipaglia in Campania mentre era in atto una sommossa contro la chiusura delle poche fabbriche esistenti in quella cittadina del sud.
Le fabbriche all’avanguardia in queste primi scontri di primavera sono le grandi fabbriche dove il numero dà più sicurezza e fiducia ai lavoratori. A fine giugno vi è uno sciopero alla Montedison di Porto Marghera, dopo un’iniziale diffidenza molti operai accetteranno la solidarietà degli studenti che erano accusati dai sindacati di "strumentalizzare lo sciopero a fini politici". Lo sciopero procede a singhiozzo per fare al padrone più danno possibile al costo minore per i lavoratori. Questa dura forma di lotta non è accettata dai sindacati che però sono messi in minoranza dall’assemblea dei lavoratori. I sindacati disconoscono l’assemblea e proclamano uno sciopero "legale" cioè non a singhiozzo. Lentamente la protesta operaia che non aveva una direzione politica sarà incanalata nell’ambito del riformismo sindacale, mentre il Petrolchimico, il settore più all’avanguardia, rimarrà isolato e ridotto all’impotenza.
Nella primavera del ’69 anche la Fiat di Torino è in ebollizione. Il 22 marzo gli operai delle presse si autoriducono la produzione, è la prima volta nella storia della Fiat. L’11 aprile vi è uno sciopero totale degli operai Fiat che per la prima volta dopo vent’anni escono compatti in corteo dalla fabbrica. Alla fine di maggio per la prima volta dai reparti più combattivi parte un corteo interno che trascina nella lotta anche gli altri reparti ed operai più titubanti. I primi quindici giorni, a rotazione, tutti i reparti di Mirafiori sono in sciopero e la fabbrica rimane ferma mentre vengono eletti i primi delegati di squadra, ma sarà all’inizio del mese successivo che la lotta della Fiat si esprimerà ai livelli più alti. Per il 3 luglio il sindacato proclama uno sciopero generale contro il caro affitti, lo scopo dei sindacati è di riprendere in mano la situazione dopo settimane di lotte spontanee e scioperi a scacchiera alla Fiat e di indirizzare i lavoratori in una lotta tutta presa a premere sul Parlamento affinché si occupi della questione dei fitti. A Mirafiori la manifestazione si trasformerà in una battaglia di strada che durerà oltre dieci ore. Ai lavoratori della Fiat si associano i lavoratori dei comuni operai della cintura torinese e gli abitanti del quartiere Mirafiori che dalla finestre tirano oggetti di ogni tipo sulle forze dell’ordine. Gli scontri finiranno a notte fonda , 70 poliziotti ed molti manifestanti rimarranno feriti, 160 manifestanti saranno fermati e 28 arrestati. Dopo questo episodio le ferie estive, con la chiusura delle fabbriche, porteranno una tregua della lotta.
L’autunno coincideva con il rinnovo contrattuale per un gran numero di lavoratori, le direzioni sindacali si trovavano in una situazione delicata in cui rischiavano di essere superate e sovrastate dalle lotte spontanee dei lavoratori. Il tentativo, alla lunga riuscito, della direzioni sindacali fu quello di incanalare le lotte operaie nella "battaglia per le riforme" facendo in modo che i maggiori beneficiari della energia operaia espressa fossero le direzioni sindacali stesse e i partiti riformisti. I successi elettorali del PCI negli anni settanta fu anche dovuto allo sfruttamento dell’onda lunga operaia seguita all’autunno caldo.
La ripresa del lavoro dopo la pausa estiva coincise con la ripresa degli scioperi. Già il 2 settembre uno sciopero blocca la Pirelli di Milano. Lo stesso giorno alla Fiat di Torino uno sciopero di due ore proclamato dai sindacati viene prolungato da alcune centinaia di operai di un settore della catena di montaggio, come conseguenza questa rimase bloccata a monte a e a valle. Migliaia di lavoratori vengono messi in libertà, è questa la risposta della direzione Fiat. Dal giorno successivo ad ogni astensione del lavoro, indipendentemente dal numero degli scioperanti, la Fiat risponde sospendendo i lavoratori che non scioperano ma che subiscono il blocco della catena di montaggio da parte degli scioperanti. In breve tempo 30.000 lavoratori vengono mandati a casa: una tattica semplice i lavoratori vengono messi gli uni contro gli altri in un momento in cui, le ferie sono appena finite e i soldi in tasca sono veramente pochi. Questo episodio diventa un’occasione di recupero per la burocrazia sindacale che riesce ad ottenere dalla Fiat il ritiro della sospensione in massa dei lavoratori e a isolare la "minoranza di operai estremisti che bloccando la catena di montaggio danneggiano tutti i lavoratori".
Chiaramente il rinnovo dei contratti non interessa solo le grandi fabbriche come la Fiat e la Pirelli ma migliaia e migliaia di fabbriche di ogni dimensione.
Il 6 settembre sono in sciopero i metalmeccanici gli edili e i chimici. L’11 settembre i metallurgici e la Fiat è di nuovo bloccata. Il 16 settembre chimici cementieri e metallurgici delle industrie a partecipazione statale. Il 17 settembre ancora gli edili. Di nuovo i metallurgici dell’IRI il 19 settembre. Ad uno sciopero improvviso e totale alla Pirelli la direzione risponde il 24 settembre con la serrata. Il giorno successivo la risposta è lo sciopero generale a Milano che costringerà la Pirelli a fare marcia indietro. L’8 ottobre è in sciopero la Fiat Mirafiori. Il 9 ottobre sono in sciopero generale i lavoratori del Friuli, lo stesso giorno a Genova, uno dei poli siderurgici italiani, si svolge uno sciopero di decine di migliaia di metallurgici che sfilano per le vie della città. Gli scioperi si susseguano non solo a Milano e a Torino ma anche in cento altre città, a Roma, a Piombino, a Marina di Pisa, a l’Aquila, a Napoli dove il 16 ottobre scioperano 40.000 metalmeccanici. Il 17 ottobre vi è uno sciopero generale nazionale a cui partecipano milioni di lavoratori. Spesso i cortei di scioperanti si scontrano con reparti di polizia in assetto di guerra. A fine ottobre la lotta alla Fiat Mirafiori raggiunge dei livelli molto aspri, cortei interni cacciano i crumiri, la mensa viene devastata ed un centinaio di auto appena prodotte vengono distrutte. Nei giorni seguenti la Fiat denuncerà un centinaio di lavoratori. Il 6 novembre a Milano si scontrano operai e poliziotti durante una manifestazione contro le posizioni filopadronali della RAI-TV sulle lotte operaie, ci saranno una cinquantina di feriti.
Il 7 novembre i sindacati firmano il contratto degli edili e riescono a farlo approvare a questi lavoratori che raggiunto il loro "obbiettivo" economico perdono qualsiasi motivazione a continuare e generalizzare la lotta. È il primo contratto ad essere firmato, mano a mano verranno firmati tutti gli altri contratti. Il 13 novembre si trova un accordo per la Pirelli. Il 7 dicembre si firma il contratto dei chimici, l’8 dicembre quello dei metalmeccanici del settore pubblico infine, quasi a Natale, il 21 dicembre, in un clima politico ormai profondamente cambiato dopo la strage di Piazza Fontana, la firma del contratto dei metalmeccanici chiude "l’autunno caldo".
....
M.F.

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IRAN: LAPIDAZIONE PER ALTRE DUE DONNE

 ANSA - ROMA, 1 SET - Mentre prosegue la mobilitazione per Sakineh, altre due iraniane sono state condannate alla lapidazione per relazioni extraconiugali. Il 28 agosto la Corte suprema iraniana ha emesso una condanna all'esecuzione con lapidazione nei confronti di Vali Janfeshani e Sariyeh Ebadi, recluse dal 2008. Secondo l'Iran's Human Rights Activists News Agency (Hrana) le sentenze sono state emesse al termine di 'processo vago e ambiguo' e le due donne non hanno potuto scegliere i propri avvocati.

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LA SCUOLA MACELLA: PRECARI DIGIUNANO DA NORD A SUD

MANIAGO (PORDENONE) - Dormira' in macchina e fara' lo sciopero della fame fino a quando non otterra' un incarico da qualche scuola elementare: e' la protesta di Maria Carmela Salvo, di 55 anni, originaria di Palermo, da cinque anni docente precaria in provincia di Pordenone. Stamani la donna ha parcheggiato la sua utilitaria nella piazza di Maniago (Pordenone), cittadina nella quale ha insegnato negli ultimi anni, e ha assicurato che non si muovera' fino a quando non avra' una cattedra. ''La scuola e' diventata una macelleria di precari - ha detto - e la riforma Gelmini la sta distruggendo. A 55 anni non sono ancora riuscita a diventare di ruolo e la contrazione delle cattedre ha impedito che ottenessi un incarico annuale. Non mi resta che lo sciopero della fame e dormire in auto. Staro' qui' almeno fino al 13 settembre, giorno di inizio delle lezioni, quando spero che qualche scuola mi chiami per supplenze brevi''. Insieme alla donna, oltre a un gruppo di colleghi precari e rappresentanti sindacali, c'e' il marito, anch'egli disoccupato. ''La mia piu' grande vergogna - ha spiegato la maestra - e' stata quando, due anni fa, mia figlia, anche lei precaria in call center, mi ha pagato il biglietto dell'aereo per tornare in Friuli a insegnare''.
PRECARIO PALERMO, VERSO MOBILITAZIONE NAZIONALE -  "Si va verso una mobilitazione nazionale dei precari della scuola davanti al Ministero dell'istruzione". Lo dice Salvo Altadonna, insegnante di sostegno in sciopero della fame da 15 giorni, partito per Roma insieme a una delegazione di precari siciliani, per partecipare in piazza Montecitorio a due assemblee indette dal coordinamento nazionale precari. Salgano a cinque in tutto i precari della scuola palermitani in sciopero della fame. Insieme a Giacomo Russo, Salvo Altadonna, Pietro Di Grusa e Caterina Altamora, anche Paolo Di Maggio, ha iniziato da due giorni il digiuno forzato contro i tagli della legge 133 e la riforma della scuola. Intanto a Palermo un centinaio di persone presidiando gli uffici del provveditorato agli studi in via Praga, dove è in programma per le 16 un'assemblea organizzata dai Cobas.
ANCHE A MILANO 4 PRECARI IN SCIOPERO DELLA FAME - "La scuola pubblica è alla frutta e i precari della scuola alla fame": è il cartello appeso davanti a una tavola apparecchiata ma priva di qualsiasi cibo perché, dopo Palermo, anche a Milano gli insegnanti precari iniziano oggi uno sciopero della fame per denunciare lo stato di salute dell'istruzione. In quattro, due uomini e due donne, inizieranno oggi a rinunciare ad alimentarsi per chiedere "non solo la difesa dei nostri posti di lavoro ma una scuola pubblica statale di qualità - hanno spiegato in un incontro con la stampa davanti all'Ufficio scolastico regionale -. Siamo contrari a ogni ipotesi di smantellamento, regionalizzazione o ingresso dei privati. Inoltre, chiediamo il ritiro dei tagli previsti dalla legge 133 e il reintegro dei finanziamenti". Insieme a queste rivendicazioni nazionali, i promotori dell'iniziativa, il Movimento Scuola Precaria e il Presidio Permanente dei lavoratori della Scuola, avanzano istanze locali: "nomine trasparenti e pubbliche, numero sufficienti alle richieste di personale di sostegno e l'apertura di un tavolo per avere trasparenza sui numeri dei tagli a Milano e in Lombardia e sostegno a chi perderà il posto". Alle 15, in concomitanza con un'assemblea pubblica indetta davanti al provveditorato di via Ripamonti, i quattro inizieranno il loro digiuno che durerà "almeno fino a sabato", promettono. In questi giorni Cristina Virardi (insegnante di lettere alle medie, 29 anni, di cui tre da precaria), Alessandro Risi (professore di latino e greco di 37 anni, otto da precario), Davide Bondesan (insegnante di latino e greco di 28 anni, precario da tre) e Miriam Petruzzelli (insegnate di sostegno di 34 anni, da sei precaria) dormiranno nelle tende e nella roulotte davanti al provveditorato "affamati di dignità", come recita il cartello che i quattro portano al collo.
Ansa.it 

Vedi: SCUOLA

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ROMA: 2 SETTEMBRE IN PIAZZA PER SALVARE SAKINEH

SALVIAMO SAKINEH -
GIOVEDI' 2 SETTEMBRE, ore 16,30
MANIFESTAZIONE SOTTO L'AMBASCIATA DELL'IRAN

via Nomentana 363
I Verdi, che hanno aderito all'appello per impedire la lapidazione Sakineh Mohammadi Ashtiani, hanno organizzato una manifestazione sotto la sede dell'ambasciata iraniana a Roma.
Bisogna impedire che questa barbarie si compia: chiediamo a istituzioni, partiti, associazioni, movimenti e cittadini di partecipare al presidio sotto l'ambasciata iraniana 'senza bandiere di partito'. Non si tratta di una battaglia di parte ma di una mobilitazione per mettere finalmente fine ad atrocità, come la lapidazione, che non hanno ragione di esistere.

Se Sakineh dovesse essere lapidata saremmo di fronte ad una gravissima violazione dei diritti umani. La vita di Sakineh deve essere salvata! Per questo chiediamo sia all'Onu che all'Unione europea di intervenire immediatamente e senza indugi contro la violazione sistematica dei diritti umani che avviene in Iran, di cui questa barbara condanna è un esempio lampante.
 

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Sakineh: avvocato, campagna mediatica è importante

“L'opinione pubblica deve continuare ad interessarsi al caso di Sakineh e alla lotta per il rispetto dei diritti umani in Iran”. Questo l'appello lanciato dall'avvocato della donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio, in un'intervista al Messaggero.

La campagna mediatica
, secondo l'avvocato, “gioca a favore di Sakineh e di tutte quelle donne iraniane ostaggio delle proprie famiglie, della propria societa' e di leggi scritte che contraddicono i principi dei diritti umani”. Sakineh doveva essere lapidata due anni fa, fa sapere l'avvocato, “qualsiasi iniziativa le sarà d'aiuto”. Ma lei non e' l'unica detenuta nelle prigioni iraniane, “in questi giorni - aggiunge Mostafai - ho lanciato l'allarme per la sorte di un'altra mia assistita, la ventenne Reyhaneh Jabbari, condannata a morte per aver accoltellato un uomo che stava tentando di stuprarla”.

Vedi: Esteri

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GELMINI HORROR SHOW: GIUSTO CHE FIAT NON RISPETTI I GIUDICI



Il ministro della pubblica istruzione dice al Corriere che l’azienda fa bene a fregarsene delle disposizioni del giudice del lavoro. Napolitano e Matteoli ieri avevano invece dato torto al Lingotto. Mentre Sacconi è ancora in vacanza.

“Quella di Marchionne è una scelta coraggiosa. Si devono rispettare le sentenze ma anche le aziende”. Maria Stella Gelmini perde l’ennesima occasione per stare zitta e al Corriere della Sera dice, con qualche giro di parole piuttosto incomprensibile, che la Fiat fa bene a non rispettare la sentenza del giudice del lavoro di Melfi che ha reintegrato i tre operai che l’azienda aveva licenziato in tronco nel luglio scorso.

“LA FIAT HA AVUTO CORAGGIO” - “La Fiat ha rispettato – sostiene la Gelmini al Corriere - tanto è vero che paga lo stipendio ai tre operai, li fa rientrare nello stabilimento, consente loro l’attività sindacale”. Ma il giudice ha detto che devono tornare alle linee produttive, fa notare l’intervistatore. E lei: “Non vanno tutelati solo i tre operai ma tutti i lavoratori. Soprattutto quelli che sono stati costretti a fermarsi quando i tre hanno bloccato quel macchinario paralizzando l’intera linea”. E questa, come si sa, è una bugia: fra i motivi del decreto di reintegro, il magistrato indica innanzitutto una contraddizione presente nelle due versioni della Fiat, quella della prima contestazione dei capireparto ai tre operai e quella successivamente fornita in tribunale. Nel primo caso, l’azienda aveva sostenuto che i tre operai si erano messi “davanti al carrello in maniera da impedirne deliberatamente il transito”, e per questo erano stati invitati a spostarsi. Nella seconda versione, invece, l’azienda è stata più cauta, sostenendo che il robot si era fermato “per un contatto nella parte anteriore (bumpers)”, tanto che “per riavviarlo è stato necessario premer un pulsante di reset posizionato sullo stesso”. A questo si sono aggiunte le testimonianze di operai presenti, i quali hanno detto che la linea era già bloccata quando i tre operai ci sono andati.

OBIEZIONE DI COSCIENZA – “Se ha agito così Marchionne avrà avuto le sue ragioni”, continua poi la Gelmini riguardo il caso Melfi, anche se riesce nell’acrobazia verbale di complimentarsi comunque con Giorgio Napolitano per l’intervento in cui chiede alla Fiat di reintegrare i lavoratori ottemperando pienamente alla sentenza. Insomma, la Gelmini va contro il presidente della Repubblica, applaude a chi non rispetta i provvedimenti dei giudici e contraddice Altero Matteoli, che invece aveva chiesto al Lingotto di recedere pubblicamente. Purtroppo sui fatti ancora non è pervenuto invece il pensiero del ministro del Welfare Maurizio Sacconi che, come da sue competenze, si guarda bene dal mettere bocca perché quelli della Fiat, si sa, sono vendicativi. Ci sarebbe pure da chiedere che ne pensa il ministro delle Attività produttive, quello che doveva essere nominato entro una settimana appena un mese fa. Ma almeno quello per non parlare ha una buona giustificazione.

Fonte
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Sì, sì, il coraggio della servitù al padrone e come ministro, tra l'altro, ha giurato sulla costituzione e quindi DEVE riconoscere e rispettare le sentenze dei giudici e non gli interessi di privati cittadini, S.p.a. che siano.
Il coraggio dell'impunità e dell'arroganza.

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GELMINI
Luciana P. Pellegreffi

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SVIZZERA: RITIRATA L’INIZIATIVA PER LA REINTRODUZIONE DELLA PENA DI MORTE

Il dibattito emozionale sulla pena di morte è tornato d'attualità in Svizzera.

L'iniziativa popolare per la reintroduzione della pena capitale in Svizzera è stata ritirata. Lo hanno comunicato mercoledì i promotori, spiegando che la loro intenzione era principalmente quella di sensibilizzare la popolazione alle falle del sistema giudiziario.

I promotori dell'iniziativa hanno raggiunto il loro obiettivo, almeno stando a quanto pubblicato sul loro sito internet: far riflettere sul dramma vissuto dai famigliari delle vittime di omicidio in relazione con un atto sessuale. Non appena ottenuto il nullaosta dalla Cancelleria federale martedì, il testo è rimbalzato su tutte le pagine dei giornali, in Svizzera e all'estero.

La situazione era paradossale: dopo aver militato per anni in favore del bando della pena di morte in tutto il mondo, la Svizzera si è trovata confrontata con la richiesta della sua reintroduzione nella Confederazione. E questo ad oltre 60 anni dalla sua abolizione.

Quasi all'unanimità, il mondo politico e la stampa hanno condannato l'iniziativa, ritenendola contraria ai principi stessi che fondano lo Stato di diritto. Secondo diversi media, i promotori sarebbero stati animati da una volontà di vendetta personale. La sorella della moglie del loro capofila Marcel Graf era stata assassinata nell'aprile del 2009 da un amico. L'uomo, tuttora in prigione, non è ancora stato giudicato.

L'iniziativa, promossa da un gruppetto di sette privati cittadini, ha occupato per giorni la stampa svizzera, ma anche quella internazionale dagli Stati Uniti fino agli Emirati Arabi.

Il quotidiano viennese Der Standard commentava così: se l'iniziativa fosse stata dichiarata ricevibile, «la Svizzera sarebbe stata messa alla gogna ancora di più che nel caso dell'iniziativa anti-minareti». E il francese Le Courrier sottolineava invece come il «dibattito è ancor più d'attualità perché gli svizzeri hanno già mostrato la loro inclinazione a votare di pancia, come nel caso del divieto di costruzione dei minareti».

Obiettivo sensibilizzazione?

Ma i promotori si aspettavano davvero una tale ondata di reazioni? Stando al loro capofila Marcel Graf, l'obiettivo era proprio quello di lanciare il dibattito su un sistema giudiziario che «favorisce i colpevoli di tali crimini a scapito delle stesse vittime ».
«I famigliari non hanno alcuna possibilità di difendersi e durante i processi sono ridotti a un ruolo di spettatori». I promotori hanno inoltre definito l'iniziativa sull'imprescrittibilità dei crimini a sfondo sessuale sui fanciulli – approvata dal popolo nel novembre 2008 - una «volgare beffa», a causa della sua non applicazione. Spetta ora ai politici – aggiungono – trovare i giusti correttivi.
Secondo il comitato, quanto intrapreso costituiva l'unico modo per attirare l'attenzione sulla situazione attuale. Nell'argomentario sul sito internet dell'iniziativa, i promotori avevano in particolare spiegato che in alcuni casi la pena di morte è «giusta e logica», perché solo l'esecuzione capitale dell'assassino consente ai familiari di superare il trauma.
Il testo aveva superato l'esame preliminare della Cancelleria federale. I termini erano quindi stati pubblicati martedì sul Foglio federale e i promotori avrebbero avuto 18 mesi di tempo per raccogliere le 100'000 firme necessarie per la riuscita formale dell'iniziativa.

Di che si tratta?

Formalmente valida, ma inapplicabile?

Il testo dell'iniziativa era stato giudicato irricevibile dalla maggior parte dei giuristi, perché contrario – tra l'altro – al protocollo della Convenzione europea dei diritti umani, sottoscritto anche dalla Svizzera. I promotori chiedevano inoltre che la pena di morte fosse applicata retroattivamente: anche in questo caso, però, la norma andava contro i principi di diritto.
«Questa iniziativa è un ritorno ai tempi delle barbarie, ha denunciato il senatore ticinese Dick Marty dalle pagine di Le Temps. «Tutto in questo testo è aberrante e richiede un esame preliminare più approfondito, prima della raccolte delle firme», ha sottolineato il parlamentare membro del gruppo per i diritti umani.
Ma perché allora la Cancelleria federale non ha invalidato subito l'iniziativa? Perché l'esame del testo si limita a criteri formali, come ha spiegato in un comunicato la stessa Cancelleria. Il testo è comunque stato ritirato mercoledì, ma resta il fatto che la violenza dei discorsi apparsi nei diversi forum non può non sollevare qualche preoccupazione.

Iniziative popolari: le regole devono cambiare

I promotori dell'iniziativa volevano soltanto far riflettere e mostrare le falle del sistema giuridico svizzero, hanno sottolineato mercoledì. Difficile valutare quanto queste affermazioni corrispondano al vero e in che misura abbiano invece fatto marcia indietro a causa delle reazioni inaspettate giunte dai diversi ambienti.
Una cosa è però certa: questo testo ha messo nuovamente in evidenza i problemi legati alla validità delle iniziative popolari e alla loro applicabilità in conformità agli accordi internazionali. I criteri di valutazione dovrebbero essere più chiari, almeno secondo la liberale radicale Isabelle Moret, che ha lanciato un'iniziativa parlamentare in questo senso.
Per risolvere il problema alla radice, conclude dal canto suo Andreas Auer, professore di diritto costituzionale dell'università di Zurigo, occorre cambiare le regole: dovrebbe essere il Tribunale federale, e non il parlamento, a stabilire se un'iniziativa è conforme al diritto internazionale. Così si eviterebbe di fare votare inutilmente il popolo.
swissinfo.ch

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L’AQUILA: IN ARRIVO LEGGE POPOLARE PER LA RICOSTRUZIONE

Aquila, in arrivo la proposta di legge popolare per la ricostruzione
Lo avevano sottolineato a chiare lettere durante la conferenza stampa tenuta a Roma subito dopo le manganellate ricevute dalle forze dell’ordine: “ Noi applichiamo una cosa che si chiama democrazia partecipativa…” e adesso quell’affermazione risulta già essere stesa nero su bianco sotto forma di una proposta di legge popolare che verrà discussa, nel corso di una riunione, a L’Aquila oggi pomeriggio.
Di deleghe non vogliono più sentir parlare. La loro era una posizione ben chiara sin dalla prima ora, quando, strenuamente si erano battuti contro la trasformazione della Protezione civile in una Spa. La gestione dell’emergenza Abruzzo, con tutte le evidenze anche giudiziarie che continuano ad emergere in seguito alle inchieste aperte, doveva servire come monito a chiunque altro. Un’intera popolazione esautorata, messa all’angolo, privata non solo del potere decisionale, ma della stessa libertà di “movimento” e di “espressione” era già tanto, troppo. Laddove si voleva la disgregazione sociale completa, si è invece creato un coordinamento forte, solido, che si incontra con cadenza regolare, discute, propone, si interroga e interviene su un qualcosa che per molti risulta estraneo: “la res publica”.
La proposta di legge popolare, quasi pronta, galleggia nel mare della rete, un work in progress aperto al contributo di chiunque abbia voglia di dire la propria su una materia di interesse collettivo. I punti della legge, ( sette per il momento, ma potrebbero subire ulteriori modifiche) ricalcano quanto più volte ribadito dal coordinamento dei comitati aquilani, lo scopo, la ricostruzione del cratere, a partire da un’efficace opera di monitoraggio dei luoghi e da una adeguata valutazione del rischio, avvalendosi in questo dell’opera degli istituti e degli enti preposti.
Si legge infatti al primo punto, art1, Ambito di applicazione: “1. Sono di preminente interesse nazionale gli interventi funzionali alla ricostruzione fisica e alla riorganizzazione socio-economica del territorio colpito dal sisma del 6 aprile e diretti in modo specifico a: a) restaurare e ricostruire il patrimonio storico monumentale, il patrimonio edilizio pubblico e privato, ridisegnare e riorganizzare da un punto di vista morfologico e funzionale le aree gravemente danneggiate; b) ridurre la vulnerabilità sismica dei centri colpiti; c) ricostruire il tessuto economico sociale; d) prevenire la rischiosità sismica ed il degrado idro-geologico. 
Ma il punto su cui vi è maggiore insistenza è il criterio di trasparenza che deve contraddistinguere ogni passaggio e far si che i cittadini siano, ancora una volta, realmente partecipi di quanto sta avvenendo.
Si legge infatti all’ART2 comma 9: “La Regione ed i Comuni hanno l'obbligo di applicare i criteri di trasparenza e partecipazione nei confronti delle popolazioni colpite, di dare sollecita e puntuale rendicontazione delle spese sostenute, di rispettare i tempi previsti dalla presente legge relativamente alla determinazione del danno, alla sua quantificazione, alla predisposizione dei piani di recupero, ristrutturazione e ricostruzione. A tal fine le popolazioni colpite dall'evento calamitoso possono adire il Comitato dell'intesa istituzionale di programma che è obbligato, con cadenza semestrale a predisporre una relazione sul corretto svolgersi del programma nei tempi, nei modi e nella spesa. Detta relazione deve essere portata a conoscenza del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Consiglio Regionale, dei Consigli Provinciali e dei Consigli Comunali relativi al territorio colpito dall'evento calamitoso.”
Mentre un passo ulteriore viene fatto all’ART.7 che istituisce un apposito “Osservatorio e controllo sulla Ricostruzione.” “Per garantire la corretta applicazione delle norme previste dalla legge, sul rispetto della tempistica di ricostruzione, sulle erogazioni finanziarie nel rispetto di quanto stabilito nei singoli interventi, sulle eventuali more e diffide, la Regione ed i Comuni nominano una commissione di vigilanza, con la partecipazione almeno di due rappresentanti scelti tra i cittadini colpiti dall'evento calamitoso, con poteri di accesso e controllo ed obbligo di rendicontazione. La Commissione di Vigilanza svolge anche funzioni di supporto legale tutela dei cittadini.” Come a dire che nulla può essere lasciato al caso, o per meglio dire allo sciacallo di turno.
Una volta pronta la bozza, in teoria da settembre, si dovrebbe partire con la raccolta firme: 50.000 a sostegno.
Ora, se solo si pensa all’iter, alle varie proposte di iniziativa popolare (quella sull’acqua, tanto per citarne una) depositate e rimaste in un cassetto, lo scetticismo è d’obbligo, ma al contempo, di fronte ad un panorama di disaffezione/disillusione generale, non si può che rimanere piacevolmente colpiti da quello che è un esempio positivo di coscienza civile che si risveglia e pretende la parola.

Per ulteriori info visita il sito: http://www.anno1.org/home
Bruna Iacopino

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FIAT MENFI: FIOM, IL REINTEGRO NON SI FA COSI’, LI DENUNCEREMO

Intervista a Lina Grosso, avvocato della Fiom a Melfi: «Il reintegro non si fa così. Li denunceremo» - Anteprima Liberazione di martedì 24 agosto 2010 di Fabio Sebastiani
La Fiat parla di legittimità delle misure adottate. La Fiat dimentica che il decreto del giudice la condanna per condotta antisindacale. 
La Fiat pensa di risolvere la questione pagando la busta paga. E’ tutto lì il reintegro dei lavoratori?
Nemmeno per sogno. Il pagamento non è la reintegrazione. Il reintegro deve essere effettivo e non formale. Il comportamento della Fiat di non dare esecuzione all’ordine del giudice è già previsto nell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori. Il datore di lavoro che non ottempera a quanto previsto dalla sentenza di reintegro incappa nell’articolo 650 del codice penale. C’è poi una sentenza penale della Corte di cassazione che dice che nel caso in cui il datore di lavoro pensa di offrire la retribuzione questa non si può considerare equivalente della reintegrazione e anche in questo caso ci sono tutti gli estremi dell’articolo 650 del codice penale

C’è la questione dei diritti sindacali, ovvero due dei tre lavoratori da reintegrare sono rappresentanti sindacali.
La Fiat ha pensato di risolvere la questione permettendogli l’accesso nella saletta sindacale, prevedendo che quello è sicuramente un punto delicato di tutta la vicenda. Ma anche in questo caso hanno dato una loro interpretazione. Il punto è che per poter esercitare la loro attività di rappresentanza i due lavoratori devono poter lavorare, stare insieme agli altri sulle linee. I diritti sindacali sono connessi all’attività lavorativa. Uno dei due, poi, è pure rappresentante della sicurezza.

L’articolo 650 del codice penale è perseguibile d’ufficio?
Abbiamo ribadito che avremmo fatto la denuncia penale e ci siamo riservati di decidere altre azioni che possiamo mettere in campo in un secondo momento. Possiamo sicuramente ritornare dal giudice per farci esplicitare le modalità di attuazione del provvedimento e specificando come deve essere effettuato il reintegro sul posto di lavoro.

Nel suo comunicato, la Fiat parla di procedimento penale ancora in corso, ossia si riferisce all’accertamento dei fatti.
C’è una denuncia penale che hanno depositato dopo la condanna rimediata sull’articolo 28. Si basa sulle dichiarazioni di alcuni capi-Ute. Dichiarazioni che, intanto, non hanno trovato riscontro nel processo civile e non avranno rilevanza in quello penale. Noi ci riserveremo di produrre i nostri testimoni. Ne abbiamo portati ben 42 nel processo civile. E poi non è detto che la procura aprirà un processo penale. Che loro si vogliano riservare le opposizioni è legittimo, ma non possono continuare dire che i lavoratori hanno bloccato il carrelli.

Che cosa accadrà il 6 ottobre?
Il 6 ottobre si deciderà sull’opposizione al decreto da parte della Fiat. In quella sede daremo altri elementi con i quali riusciremo a smentire la loro versione dei fatti. Vorrei però mettere in evidenza come sempre l’articolo 28 dice che nelle more del giudizio di opposizione il decreto è comunque esecutivo, e non si sospende.
Fonte

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FIAT MENFI: LA FIOM PRESENTA DENUNCIA PENALE

Dopo il passaggio ai tornelli, i lavoratori licenziati e riammessi dal giudice sono stati fermati dalla vigilanza interna. La proposta della Fiat: "Fate solo attività sindacale". I tre rifiutano e vanno via. "Ci appelliamo al presidente Napolitano". L'azienda: "Provvedimenti adottati pienamente legittimi"
Melfi, i 3 operai reintegrati dirottati nella 'saletta' La Fiom presenta una denuncia penale


MELFI - La sfida continua nello stabilimento Fiat di Melfi, dove oggi, come aveva disposto una sentenza della magistratura del lavoro, tre dipendenti licenziati sarebbero dovuti tornare al loro posto. Al cambio turno delle 13.30 i tre operai  - Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli - sono entrati nello stabilimento di Melfi (Potenza), fra gli applausi dei colleghi, ma sono stati bloccati dalla vigilanza interna che li ha invitati a seguirli nel suo gabbiotto. I tre operai erano accompagnati dagli avvocati e da un ufficiale giudiziario, che aveva il compito di notificare il provvedimento di reintegro del giudice del lavoro di Melfi.


Poco dopo le 14, l'azienda ha comunicato che ai tre operai veniva di fatto vietato l'accesso alle postazioni nella catena di montaggio e che i lavoratori, due dei quali sono delegati Fiom, avrebbero potuto continuare a svolgere attività sindacale all'interno della fabbrica. La Fiat avrebbe messo pertanto a disposizione degli operai la 'saletta sindacale' dove restare durante il turno di lavoro, in attesa del pronunciamento del giudice sul ricorso della casa automobilistica. Una proposta rigettata dai dirigenti della Fiom e dai legali dell'organizzazione sindacale: poco dopo le 15, i tre dipendenti sono usciti dall'azienda. E la Fiom Basilicata ha presentato una denuncia ai carabinieri.

Una decisione legittima secondo la Fiat Sata di Melfi, che in un successivo comunicato ne ha chiarito le ragioni: "La Fiat Sata di Melfi, fiduciosa che il Tribunale di Melfi, nel giudizio di opposizione, saprà ristabilire la verità dei fatti, ribadisce la ferma convinzione che siano pienamente legittimi i provvedimenti adottati nei confronti dei tre lavoratori". L'azienda ha ricordato che a carico dei tre lavoratori "è in corso anche indagine penale da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Melfi". Secondo l'azienda, "fu un volontario e prolungato illegittimo blocco della produzione, e non esercizio del diritto di sciopero".

Nella stessa nota la Fiat sostiene di aver "doverosamente eseguito" il provvedimento di reintegro emesso dal tribunale di Melfi. "La decisione di "non avvalersi della sola prestazione di attività lavorativa dei tre interessati, che costituisce prassi consolidata nelle cause di lavoro e che ha l'obiettivo di evitare ulteriori occasioni di lite tra le parti in causa, trova, nel caso specifico - si legge ancora nella nota - ampia e giustificata motivazione nei comportamenti contestati che, in attesa del completarsi degli accertamenti processuali, si riflettono negativamente sul rapporto fiduciario fra azienda e lavoratori".
"Ci volevano relegare in una stanzetta predisposta all'attività sindacale - hanno commentato uscendo dalla fabbrica le tre tute blu - non dando piena attuazione alla sentenza del giudice del lavoro che aveva predisposto il nostro totale reintegro". "Rivoglio il mio posto di lavoro e mi presenterò tutti i giorni ai cancelli della fiat fino a quando mi faranno tornare alla mia postazione", ha annunciato Barozzino, parlando anche a nome dei due colleghi. "Non sono un parassita - ha continuato l'operaio - voglio guadagnarmi il pane come ogni padre di famiglia".

L'avvocato della Fiom ha chiesto all'ufficiale giudiziario di verbalizzare la decisione dell'azienda di collocare i tre operai reintegrati in una saletta per svolgere esclusivamente attività sindacale. Secondo il legale, i tre operai sono stati reintegrati dal giudice del lavoro e devono tornare nella stessa posizione e nelle stesse mansioni che occupavano all'atto della sospensione e del successivo licenziamento. "La decisione della Fiat è inaccettabile", ha detto l'avvocato Lina Grosso. In seguito la Fiom di Basilicata ha presentato ai carabinieri una denuncia penale contro la Fiat per inottemperanza alla sentenza del 9 agosto scorso.

Davanti ai cancelli dello stabilimento di Melfi stamattina c'erano giornalisti, fotografi e cineoperatori. Nei pressi dello stabilimento c'erano anche i carabinieri. L'azienda, dopo il reintegro deciso dal giudice, aveva comunicato per telegramma ai tre operai che non intendeva avvalersi del loro lavoro. La Fiat aveva precisato nella sua comunicazione di voler continuare a pagare i tre dipendenti fino alla definizione del proprio ricorso contro la sentenza di reintegro nel posto di lavoro e nelle mansioni dei tre dipendenti. L'udienza sul merito della vicenda è fissata per il 6 ottobre prossimo.
In un volantino distribuito davanti alla fabbrica, la Fiom ha chiesto l'intervento del presidente della Repubblica e "di tutte le istituzioni democratiche" perché sia fatto rispettare "il principio costituzionale secondo cui la legge è uguale per tutti". "Lancio un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: non ci faccia vergognare di essere italiani", ha ribadito parlando con i giornalisti Giovanni Barozzino.
La Fiom ha proclamato uno sciopero dalle 14 alle 15: gli operai hanno sfilato in corteo all'interno dello stabilimento di Melfi. Secondo la Fiom hanno partecipato i lavoratori del secondo turno, secondo l'azienda solo il 5,2 per cento nella prima ora.

segue: Fonte

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FRANCE: LUTTE CONTRE LA PAUVRETE’ ET L’EXCLUSION SOCIALE


19/07/2010

L'augmentation de l'AAH reportée! Les personnes en situation de handicap sont furieuses!

Suite au report de l’augmentation de l’Allocation aux Adultes Handicapées (AAH) annoncé par le gouvernement dans le cadre des mesures de restrictions budgétaires, le collectif « Ni pauvre ni soumis » interpelle le président de la République et lui demande de revenir sur cette annonce et de garantir l’augmentation de 25% de l’AAH sur 5 ans, comme promis !

NPNS 44 est toujours mobilisé et organise chaque mois sa Vigilance!

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Le samedi 17 juillet s'est déroulé le 10ème rassemblement silencieux "Vigilance NPNS 44" de 15h à P1120667 [1600x1200].JPG16h cours des 50 otages à Nantes.

Pas de Vigilance NPNS 44 en août mais le Samedi 18 septembre 2010.

Télécharger le communiqué de presse NPNS 44

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DOPO RICOMINCEREMO A SCHERZARE

Io non leggo giornali di Gossip e programmazione radiotelevisiva, soprattutto se di proprietà diretta od indiretta del Magnifico Unto. Ho dovuto quindi aspettare che A.N.S.A e quotidiani rimandassero la notizia e ho pianto lo confesso, quando l'ho letta. Di frustrazione, di umilazione e mi sono cadute le braccia.
65.000 Euro a Puntata alla Cortellesi per condurre Zelig insieme a Bisio (lei ne aveva, sembra, chiesti 100.000). Di certo la giovane attrice ha dimostrato oltre ogni possibile critica d'essere molto brava, anche bella e simpatica, ma, permettetemelo! Dall'alto del mio assegno di invalidità negato per aver guadagnato nell'anno prima più di 4350 euro.
Permettetemelo! Dall'angolo di mondo dove rifugerò la mia umiliazione e la mia vergogna.
Permettemelo di essere offeso, da questa notizia.
Troppo, davvero troppo semplice sarebbe liquidare ora la questione con un poco di sdegno, un urto di vomito e poi correre ad accendere la televisione. Ci sono varie considierazioni che mi sovvengono e cercherò, nonosatante la rabbia sia tanta e l'emozione anche, di essere freddo e lucido.
Il mio primo pensiero va ai disoccupati, ai poveri, mi sia permesso di pensare a tutti gli invalidi, che oggi vengono additati, da quello stesso Paperone che poi si permette di pagare la signora Cortellesi questa cifra, come la causa del disavanzo dello stato.
Penso agli operai in cassa integrazione, che vedono concretizzarsi giorno dopo giorno il rischio di perdere la casa, di vedere la loro vita completamente sconvolta.
Penso a me che questo mese farò poca o niente spesa, che non mi compro una maglietta da un paio d'anni, che non vado al cinema (eppure mi piace moltissimo ), che non esco a mangiare una pizza con mia moglie da un secolo...non fate battute di spirito, sciocche ed inutili, la amo moltissimo ancora oggi, pur con i miei 55 anni.
Non solo a questo però!
Penso alle miriadi di artisti bravi che non vedono un euro da un sacco di tempo, a quelli che il teatro lo fanno per strada e non prendono nulla o molto poco, ai miei amici rocker che combattono per autoprodursi e la svangano ad ogni concerto, a quelli a cui hanno tagliato i fondi , agli enti lirici che stanno chiudendo.
Penso ai miei amici musicisti che si sentono ripetere da una vita la stessa frase quando dichiarano il proprio mestiere...”Sì ok e di lavoro cosa fai?”.
Penso al fatto che sono poeta e che con la poesia non si mangia...penso a quanto sia difficile pubblicare un romanzo,
Penso al fatto che lei o gioca a fare la sinistorsa, quella che è contro il bavaglio, penso ai suoi monologhi sugli “ultimi”, in quella breve parentesi televisiva “Non Perdiamoci di vista” o che a teatro reciti in uno spettacolo che si chiama, ed è grottesco, “Gli Ultimi resteranno Ultimi”...non c'è alcun dubbio Cortellesi...è sicuro.
Tu cavalchi esattamente quella sotto-cultura che lo permette, ci sei centro come un pisello nel baccello, permettimi di dubitare della tua buona fede.
Certo li prende anche Santoro, tanti soldi, li prende Travaglio, li prende Bisio e Chiambretti, li prende Neri Marcorè, li prende Albanese e Benigni non è che loro li giustifico o che Paola mi stia antipatica...ma 65.000 euro a puntata, sono davvero tantissimi, permettetemi, quindi, dall'alto della mia incapacità a sostentarmi, dalla mia povertà assoluta, da quell'angolo di mondo di cui vi ho parlato poc'anzi di sentirmi offeso dal suo atteggiamento sinistorso, dai suoi monologhi sulla "Mia Famiglia...siamo uno"...
Permettetemi di pensare e di dire che la complicità con un programma che ha la chiarissima finalità di distrarre le masse rende molto bene.
Ci sono cose che io non riesco ad accettare...Bisio per esempio che nasce nell'area di Smemoranda...e va dicendo in giro che “I bambini sono di sinistra”... gioca e scherza e fa cinema impegnato.
Bene, perdonatemi voi e perdonateli perchè io non riesco a farlo, proprio non riesco ad accettare l'idea che siano gli artefici della distrazione di massa, c'è un limite a tutto.
Non vale a nulla il dire che non è colpa loro...che questo è il mercato,  che questo è il mondo
IO VI DICO CHE E' PROPRIO LI' IL PROBLEMA, NELL'ACCETTAZIONE DI QUESTO MONDO DI QUESTE REGOLE.
Vorrei anche poter dire che sta nel piatto di lenticchie e nella vendita dell'anima il problema, certo è facile per me che sono quasi un barbone, fare il puro, almeno quanto lo è per lei, che mette in tasca il malloppo, trovare il modo di perdonare sè stessa, ma permettetemi di sentirmi offeso ed umiliato. 

CERCANDO
Cercando dignità,
abbarbicati al tempo
ed elemosinando un giorno
alla speranza
strade e vicoli
da cui non c’è ritorno
son senza uscita
forse sbagliato certo
però quella paura
chiude gli occhi
ferma il cuore
sospende il tuo respiro
e vedi solo buio, solo disperazione
solitudine poi anche il silenzio
solo parole nulle… fatte di circostanza
che tu ti senti attorno
quelle non fanno vita
ma disperatamente…vuoto
interrotta la collana del tuo tempo
dispersi i grani al tuo rosario
persa la strada al pane
e poi non ti capiscono
eppur giudicheranno
ti insegneran morale
da case calde e tavole imbandite
Loro! Con tutti i loro giorni
legati alla certezza
Loro con sicurezza
di una nuova alba, del giorno dopo
loro che non lo sanno
che poi non proveranno che vuol dire
guardare i figli tuoi e non sapere
cosa sarà domani…
molti descriveranno,
racconteranno, molti ne parleranno
però da lì al capire
ci sarà sempre il mare
del tuo dolore…della tua solitudine
dopo ricorderanno, e parleranno
ma sarà sempre dopo…
tutto inutile
saggezza d’uomini…
retorica imbecille.

 
Di Giandiego Marigo (poesia dell'autore)

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A SETTEMBRE AL PARLAMENTO EUROPEO UNA LEGGE PER LA SPERIMENTAZIONE SU GATTI E CANI RANDAGI

DA SOS AMICI ANIMALI: Chiediamo a tutti voi la massima diffusione e massiccia partecipazione. Vogliono approvare una legge a MISURA DI VIVISETTORE. Leggete tutto fino in fondo e poi firmate, magari non servirà a nulla ma non possiamo tacere e non provarci nemmeno. Grazie,
Associazione Le Sfigatte

NOTIZIA: http://www.leal.it/campagna-bruxelles/

PER FIRMARE LA PROTESTA ON LINE
www.leal.it/campagna-bruxelles/petizione-online/

Ai primi di settembre, il Parlamento Europeo voterà la nuova Direttiva sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. È una legge a misura di vivisettore, che NON OBBLIGA a utilizzare i metodi sostitutivi ai test con gli animali neppure laddove esistono.

In compenso essa permette di:
 
- sperimentare su gatti e cani randagi

- riutilizzare lo stesso animale più volte anche se ha già provato intenso dolore e angoscia

- sperimentare senza anestesia

- costringere un animale al nuoto forzato fino all'esaurimento

-tenere in isolamento totale e prolungato cani e scimmie

- creare animali geneticamente modificati mediante procedure chirurgiche.


Per saperne di più www.leal.it
PER FIRMARE LA PROTESTA ON LINE
www.leal.it/campagna-bruxelles/petizione-online/

FATE GIRARE, ABBIAMO POCO TEMPO PER RACCOGLIERE LE FIRME E IL MESE DI AGOSTO NON CI AIUTA! 
Grazie

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AMNESTY: SICUREZZA E DIGNITA’ NEGATE – DONNE IN KENYA

La paura di essere aggredite rende le donne prigioniere nelle loro case "Avevo sempre sottovalutato la minaccia della violenza. Andavo abitualmente alle latrine, salvo quando si era fatto troppo tardi. Questo, fino a due mesi fa quando ho rischiato di essere stuprata."

Le donne e le ragazze degli insediamenti abitativi precari di Nairobi, la capitale del Kenya, vivono nella costante minaccia di subire violenza sessuale e per questo rinunciano spesso a uscire dalle loro case per usare i servizi igienici e i bagni pubblici. È quanto denunciato oggi da Amnesty International, in un nuovo rapporto intitolato "Sicurezza e dignità negate: la vita delle donne negli insediamenti abitativi precari di Nairobi".
Il rapporto spiega come il mancato inserimento di queste aree nei progetti e nei finanziamenti di sviluppo urbano abbia significato un accesso inadeguato ai servizi igienici, cosa che colpisce in modo particolarmente duro le donne che vi risiedono.

"Queste donne diventano prigioniere nelle loro case durante la notte e talvolta anche prima del tramonto. Poiché necessitano di maggiore riservatezza rispetto agli uomini per andare in bagno o fare una doccia, l'inaccessibilità di questi servizi le pone a rischio di stupro e le costringe a restare intrappolate in casa" - ha dichiarato Godfrey Odongo, ricercatore di Amnesty International sull'Africa orientale. "Il fatto che non siano in grado neanche di accedere ai pochi servizi pubblici igienici esistenti le espone al rischio di malattie".

La situazione è aggravata dall'assenza di forze di polizia negli insediamenti abitativi precari. Quando le donne subiscono violenza, è improbabile che riescano a ottenere giustizia. A Kibera, l'insediamento più grande di Nairobi con un milione di abitanti, non c'è un posto di polizia.

"Avevo sempre sottovalutato la minaccia della violenza. Andavo abitualmente alle latrine, salvo quando si era fatto troppo tardi. Questo fino a due mesi fa quando ho rischiato di essere stuprata" - ha dichiarato Amina, 19 anni, dell'insediamento abitativo precario di Mathare.
Alle 7 di sera, Amina è stata circondata da quattro uomini, che l'hanno picchiata e spogliata. Solo le sue grida, che hanno richiamato l'attenzione dei vicini, hanno scongiurato lo stupro. Sebbene conoscesse uno degli uomini, Amina non lo ha denunciato per timore di ritorsioni.

Nell'impossibilità di lasciare le loro case di una sola stanza dopo il tramonto, molte abitanti degli insediamenti informali ricorrono alle "toilette volanti", buste di plastica che vengono poi lanciate fuori per disfarsi del contenuto. Le precarie condizioni igieniche in cui vivono, dovute anche alla grande quantità di escrementi umani depositati all'aperto a causa dell'inadeguato accesso ai servizi igienici, contribuiscono direttamente all'insorgere di malattie e agli elevati costi delle spese mediche.
Altre donne hanno raccontato ad Amnesty International quanto sia umiliante lavarsi di fronte ai parenti e ai bambini.

Anche alla luce del giorno, i bagni pubblici sono scarsi e molto lontani. Secondo fonti ufficiali, solo il 24 per cento degli abitanti degli insediamenti informali di Nairobi ha accesso a servizi igienici in casa.
Nonostante alcuni elementi positivi, le politiche adottate del Kenya riguardo ai risultati prefissati dagli Obiettivi di sviluppo del millennio non tengono conto delle specifiche necessità delle donne che vanno incontro alla violenza a causa della mancanza di servizi igienici adeguati e non affrontano la mancata applicazione delle direttive che impongono ai proprietari delle case e dei terreni di fornire questi servizi.

"C'è una differenza profonda tra quello che il governo dice di voler fare e quello che succede ogni giorno negli insediamenti abitativi precari" - ha sottolineato Odongo. "Le politiche nazionali del Kenya riconoscono il diritto ai servizi igienici, attraverso leggi e regolamenti in vigore. Tuttavia, a causa di decenni di mancato riconoscimento ufficiale degli insediamenti, in queste aree quelle leggi e quei regolamenti non vengono applicati, permettendo ai proprietari delle case e dei terreni di evitare ogni sanzione per non aver messo a disposizione bagni e docce".

Nonostante le politiche nazionali sulla terra, l'incertezza sui titoli legali costituisce a sua volta un problema perdurante per gli abitanti e fa sì che i proprietari delle case e dei terreni non abbiano alcun incentivo a fornire servizi igienici adeguati e a incrementare le misure di sicurezza.

Amnesty International chiede al governo del Kenya di rendere più vincolanti le norme che impongono ai proprietari di costruire servizi igienici e bagni negli insediamenti, anche attraverso contributi economici ai proprietari non in grado di sostenerne i costi.

Il governo deve inoltre adottare misure immediate per migliorare la sicurezza, l'illuminazione e le attività di polizia e garantire che le autorità competenti agiscano in modo coordinato per migliorare la fornitura di acqua e di servizi igienici negli insediamenti.

Entrambi i rapporti fanno parte della campagna globale "Io pretendo dignità", che intende porre fine alle violazioni dei diritti umani che creano e acuiscono la povertà. Nell'ambito di questa campagna, Amnesty International chiede a tutti i governi di porre fine agli sgomberi forzati, garantire eguale accesso ai servizi pubblici per le persone che vivono negli insediamenti abitativi precari e assicurarne la partecipazione attiva alle decisioni riguardanti le loro vite.
Scarica il rapporto in inglese "Sicurezza e dignità negate: la vita delle donne negli insediamenti abitativi precari di Nairobi" (786.84 KB).

Roma, 7 luglio 2010
Fonte

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IRANIANS STILL FACING DEATH BY STONING DESPITE ‘REPRIEVE’

An Iranian woman at a protest in Brussels highlights the barbarity of death by stoning, in which women are buried up to their necks in front of a crowd of volunteers and killed in a hail of rocks. Photograph: Thierry Roge/Reuters

Twelve Iranian women and three men are on death row awaiting execution by stoning despite an apparent last-minute reprieve for a mother of two who had been facing the horrific sentence after being convicted of adultery.
Human rights groups and activists welcomed a wave of international publicity and protests over the case of Sakineh Mohammadi Ashtiani, 43, who was awaiting execution in the western Iranian town of Tabriz after what her lawyer called an unjust trial and a sham conviction.

The Iranian embassy in London said in a statement that "according to information from the relevant judicial authorities" the stoning would not go ahead. If confirmed it would be an victory for a brief but intense campaign that was first highlighted by the Guardian last week.

However, there are still concerns over her plight. In a previous case a prisoner who was to be stoned was instead executed by hanging.
Speaking to this paper Mohammadi Ashtiani's son Sajad, said his mother – whom he had spoken to by telephone – believed the pressure on her behalf might succeed, although he had not heard of any reprieve. "The campaign for her release is going very well," he said. "They gave me permission to talk to her and she was very thankful to the people of the world for supporting her. I'm very happy that so many have joined me in protesting this injustice. It was the first time in years I heard any hope in my mother's voice."
Without a reprieve, Mohammadi Ashtiani would have been buried up to her neck before being pelted with stones large enough to cause pain but not so large as to kill her immediately. Iran routinely censors information about executions, but all the 12 other women on death row have been convicted on adultery charges, as has one of the three men.

Azar Bagheri, 19, was arrested when she was 15 after her husband accused her of seeing another man. She has been subjected to mock stonings along with partial burial in the ground.

Ashraf Kalhori, 40, also sentenced to death by stoning, was forced to confess to a relationship with her husband's murderer, and has been in Tehran's Evin prison for seven years, according to her lawyer.

In one especially gruesome case, Maryam Ayubi, another alleged adulteress, fainted while being ritually washed before her execution in 2001 and was stoned to death while strapped to a stretcher. Outrage over that led to the marking of 11 July as the annual international day against stoning – which will see demonstrations at the Iran embassy in London.

Iranian activists say the tragedy is that the families of those sentenced to death often ignore them. "It doesn't matter to them whether the charge of adultery is true or not because the honour of the family is tainted so they forget the poor creature awaiting death," said Soheila Vahdati, who is now based in California.

"It's not possible to talk about these prisoners in public because their families don't want their names mentioned or their pictures published. Their families don't want to defend them neither. Mohammadi Ashtiani's case is amazing because her children are campaigning for her courageously and said that their mother is innocent."

Shammameh Ghorbani, who is awaiting stoning, begged not to be freed from prison because she feared being killed by her family.
Shadi Sadr, an acclaimed Iranian lawyer, said it was hard to know exactly how many people were still facing stoning. Last year the Iranian parliament passed a law banning it, but the powerful Guardian Council has been silent on the issue.
"Many women are kept in prison because the government is very scared of the public attention," Sadr said. "One of my clients has been there for eight years and her family have abandoned her."

Publicity helps. "The only reason the Iranian government has not carried out stoning sentences on all these people is that it is afraid of Iranian public reaction and international attention," said Sadr.
The embassy said in its statement: "This kind of punishment has rarely been implemented in Iran" and condemned media reports about the case as unreliable.

The 12 women on death row also include Mariam Ghorbanzadeh, 25, Iran Iskandari, 31, Kheyrieh Valania, 42, Sarimeh Sajadi, 30, Kobra Babaei, and Afsaneh R.

Mohammadi Ashtiani was convicted of having "illicit relationships" with two men. But her lawyer, Mohammad Mostafaie, insisted there was no evidence to justify an adultery conviction. As a member of Iran's Azerbaijani minority, her inability to understand the language of the court also prevented a fair trial, he said.
William Hague, the foreign secretary, added his voice to the outrage today, condemning a "medieval punishment that has no place in the modern world". He added: "The continued use of such a punishment in Iran demonstrates a blatant disregard for international human rights commitments ... as well as the interests of its people. I call on Iran to put an immediate stay to the execution of Ms Mohammadi Ashtiani on the charge of adultery and review the process by which she was tried, and her sentence.

"She has already faced the disgraceful punishment of 99 lashes for adultery; her execution would disgust and appal the watching world."

Actors Emma Thompson, Colin Firth, Juliette Binoche and playwright Sir David Hare have backed the appeal to halt the stoning. John Bercow, the Commons speaker, made a rare statement condemning a "horrific" matter and a "grotesque abuse" of human rights.

The International Covenant on Civil and Political Rights, to which Iran is a party, requires states that have not yet abolished the death penalty to restrict its use to the "most serious crimes". The United Nations general assembly has called on all states to introduce a moratorium on the use of the death penalty.

Fonte

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ITALIA SENZA INFORMAZIONE: NEURONIATTIVI ADERISCE AL SILENZIO CONTRO LA LEGGE BAVAGLIO

Niente (o pochissimi) giornali in edicola, tv e radio senza notizie, siti fermi: per tutta la giornata lo sciopero dei giornalisti contro la legge sulle intercettazioni.
La Fnsi: "Un gesto simbolico per mostrare i tanti silenzi che la legge imporrebbe".
NEURONIATTIVI
aderisce allo sciopero - solo qualche notizia dall'estero.

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ROMA 7 LUGLIO 2010: MANIFESTAZIONE NAZIONALE DISABILI CONTRO LA MANOVRA

Il Ministro dell’economia accusa le Regioni, addossando loro la responsabilità di aver fatto esplodere la spesa per le pensioni di invalidità civile e lo motiva – strumentalmente – con la cervellotica ed indimostrata correlazione con la riforma del Titolo V della Costituzione. In modo scriteriato le Regioni avrebbero approfittato della redistribuzione delle competenze per far spendere allo Stato una valanga di miliardi a favore dei “falsi invalidi”.

Silenzio da parte delle Regioni: non osano, per ora, replicare che dal 2001 le loro competenze in materia di invalidità, con buona pace del federalismo, si siano ristrette (a favore di INPS) fino a diventare meramente ancillari di un procedimento imposto da Roma, anzi, proprio dal Ministero dell’economia.

La prosa e gli eccessi del Ministro sono, ancora una volta, funzionali a distrarre l’attenzione da altro. Nelle stesse ore la Commissione Bilancio del Senato sta approvando l’emendamento di Tremonti che, contro ogni ragionevolezza, colpisce durissimamente le persone con disabilità.

L’emendamento del Governo, ancora sottovalutato da moltissimi analisti, crea una disparità, di dubbia costituzionalità e di incerto buonsenso, fra gli invalidi civili parziali: chi ha la “fortuna” di essere affetto da una patologia singola per la quale è prevista una invalidità del 75%, avrà l’assegno anche se non raggiunge l’85% di invalidità. Chi è colpito, invece, da due patologie o menomazioni, la cui somma dà l’80%, non ha diritto a nulla.

Ma ancora più grave è la modificazione dei criteri per l’indennità di accompagnamento. La nuova definizione medico-legale, particolarmente restrittiva, consentirà l’accesso a quella provvidenza praticamente solo alle persone in stato vegetativo, o poco più.
L’indennità sarà concessa solo a chi non è in grado di svolgere “il complesso degli atti elementari” della quotidianità: mangiare, bere, vestirsi, andare al bagno. Oppure a chi è immobilizzato.

Questo criterio crea una disperata schiera di nuovi esclusi: persone con sindrome di Down, persone che deambulano a fatica e tra mille difficoltà (amputati, poliomielitici), persone che riescono a guidare con adattamenti, probabilmente persone che lavorano, persone che riescono a vestirsi o a mangiare, ma che magari non sanno dove sono, chi sono, dove vanno. A compensare queste “accettabili autonomie”, dice la relazione all’emendamento, ci sono gli ausili e gli interventi dei “servizi integrati, previsti pressoché ovunque da norme attuative specifiche”.

“Si tratta della peggiore aggressione nella storia repubblicana alle politiche sociali di inclusione delle persone con disabilità – rimarca Pietro Barbieri, presidente della FISH – Siamo fuori da ogni garanzia costituzionale.” “Non staremo a guardare – incalza Giovanni Pagano, presidente della FAND – Saremo in piazza il 7 luglio per far sentire ancora una volta la nostra voce.”

Ed è infatti confermata per il 7 luglio (in piazza Monte Citorio a Roma dalle ore 10) la Manifestazione unitaria indetta da FAND e FISH – le due Federazioni che raggruppano le maggiori e più significative associazioni italiane di persone con disabilità e dei loro familiari.
Per approfondimenti, leggi l’analisi sul sito HandyLex.org.


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IL GOVERNO CANCELLA L’ASSEGNO DI ASSISTENZA PER I PORTATORI DI SINDROME DI DOWN

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L’assegno per l’assistenza solo a chi raggiunge l’85% di invalidità. 38mila persone che soffrono di questa sindrome non avranno più i miseri 256 euro al mese.
Pietro Vittorio Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, non crede ai suoi occhi. Legge e rilegge l'articolo 9 della manovra anti sprechi là dove si spiega che la soglia dell'handicap per cui è previsto il mantenimento dell'assegno di assistenza passerà dal 74% all'85%. Quasi tutti i 38mila down italiani hanno un handicap riconosciuto del 75%, e resteranno quindi tagliati fuori dal contributo.
“Si tratta di 256 euro al mese. La finanziaria li ha cancellati così, in due righe". Secondo il governo, la misura è un efficace antidoto contro i falsi invalidi e le truffe allo Stato.
Ma Barbieri scuote la testa: "Qui si mettono in gioco i diritti fondamentali dell’individuo. I falsi invalidi, secondo il ministro Tremonti, sarebbero le persone ai margini della società che - alla faccia del principio costituzionale della non discriminazione e del pieno sviluppo della personalità - vengono private dell’unica misura nazionale capace di incentivare la permanenza nel contesto familiare. Un aiuto che restituisce una seppur minima opportunità di inclusione sociale". Perché, a essere precisi, i 256 euro vanno solo a chi è iscritto alle liste di collocamento in quanto disoccupato e dichiara un reddito annuo non superiore ai 4.408 euro.
Insomma, truffare lo Stato sul punto è pressoché impossibile, ma la norma pare serenamente avviata a diventare legge. Il Coordown, coordinamento di 80 associazioni che promuovono i diritti delle persone down, ha inviato una lettera alle massime istituzioni perché si possa rivedere la decisione: “Dai dati in nostro possesso risulta che soltanto il 10% delle persone con sindrome di Down accede ad un lavoro retribuito, per cui moltissime rimarrebbero senza alcun reddito. Si chiede che il Governo possa rivedere quanto previsto nella manovra finanziaria poiché è fuori discussione che le persone con sindrome di Down, avendo un’alterazione di tipo cromosomico, hanno un’invalidità sulla quale non può essere posto alcun dubbio e la nostra società ha il dovere di tutelarle, mantenendo i riconoscimenti fino ad oggi acquisiti”.
Precisa Franca Bruzzo, segretaria del Coordown: “Chi ha un figlio o un fratello Down di solito sceglie un lavoro part-time, rinuncia a una parte della propria attività professionale per seguire una persona che oggettivamente ha bisogno di un aiuto in più. I famosi 256 euro al mese compensano quello sforzo, ma da oggi in poi tutto ricadrà per intero sulle spalle dei cittadini. Anche perché è chiaro che i tagli ai bilanci regionali andranno a finire sempre lì, sulle politiche di sostegno. Così chi ha un handicap in famiglia sarà stretto a tenaglia. Per risparmiare cosa poi? Cifre ridicole a fronte degli sprechi veri dello Stato. Meno male che non si doveva fare macelleria sociale con questa manovra”.
Letizia Pini lavora per una onlus milanese e spiega come si vivono queste giornate: “Al telefono, in ansia. Cerchiamo di capire cosa sta succedendo, evitando di affrontare il problema coi ragazzi almeno fino a quando non saremo certi su come vanno davvero le cose. Se il governo metterà la fiducia sul provvedimento non ci sarà niente da fare, e allora dovrò spiegare a mio figlio che lo Stato ha deciso di non aiutarci più”. L’Italia per l’invalidità civile spende meno della Polonia, dell’Ungheria, della Francia e della Germania. Meno di noi spendono solo la Grecia, l’Estonia, la Bulgaria, l’Irlanda. La nostra spesa media è inferiore a quella dell’Europa dei 15, e anche a quella dei 27.
Giugno 2010

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RELAX 4

Orchidee
Gigli
 Giallo
Viola
Rosso
La difesa dei diritti riguarda tutti e tutto


Vedi: RELAX 

Luciana P. Pellegreffi
Foto by NEURONIATTIVI 

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