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Tre dei soldati incriminati: da sinistra a destra Michael Wagnon, Jeremy Morlock e Adam Winfield (dal Guardian)
MILANO - Un nuovo scandalo ha colpito l'esercito americano in Afghanistan. Cinque soldati Usa sono stati incriminati per aver ucciso civili in Afghanistan per quello che era ormai diventato una sorta di «macabro sport». «Uccidevano a casaccio e collezionavano le dita dei morti come trofei», scrive il quotidiano britannico Guardian citando investigatori e documenti legali. Cinque dei militari del cosiddetto «kill team» rischiano la pena di morte per aver ucciso tre uomini afghani per puro divertimento in distinte «esecuzioni a casaccio» nel corso di quest'anno. Altri sette soldati avrebbero insabbiato gli omicidi e picchiato una recluta che avrebbe denunciato gli assassini.
(ASCA) - Torino, 8 set - Dopo le contestazioni di Schifani anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, sta subendo oggi una contestazione rumorosa al festival nazionale del Pd di Torino. Protagonisti il Coordinamento lavoratori studenti precari auto organizzati che gridano 'vergogna' al leader della Cisl. Dal palco, Enrico Letta sta replicando alla protesta: ''Siete anti democratici'', ha ripetuto piu' volte.
I manifestanti, almeno una cinquantina, hanno anche lanciato nel padiglione Bobbio dove si sta svolgendo il dibattito, volantini che raffigurano il segretario della Cisl su una banconota da 50 euro, sulla quale e' scritto: ''Il denaro e' un buon servo e un cattivo padrone''. In questo momento sta arrivando la polizia per allontanare i manifestanti che hanno anche lanciato alcuni fumogeni in sala, mentre dal palco stanno gridando ''fuori i violenti da questa sala''. Attualmente si stanno verificando contrasti con la polizia e alcuni spintoni.
AIH AIH AIH ... I VIOLENTI E GLI ANTI DEMOCRATICI SONO BEN ALTRA COSA.
LA MISTIFICAZIONE NON E' UN PREGIO.
PD E CISL SEMPRE MENO VICINI ALLA PARTE PIù DEBOLE DELLA SOCIETA' E SEMPRE PIU' VICINI A QUELLA FORTE
PD E CISL SEMPRE MENO VICINI ALLA PARTE PIù DEBOLE DELLA SOCIETA' E SEMPRE PIU' VICINI A QUELLA FORTE
ultimo aggiornamento: 05 settembre, ore 21:29
Mirabello (Ferrara) - (Adnkronos/Ign) - Piazza stracolma per ascoltare il presidente della Camera: ''Pdl è finito con la mia estromissione, degna del peggior stalinismo''. Sulla campagna stampa: ''Contro la mia famiglia lapidazione di tipo islamico''. Su ex An: ''Qualche colonnello ha cambiato generale''. La Russa replica: ''E' il nostro generale che ha cambiato bandiera''. In tv o Ipad, tutti a guardare Fini. Rutelli: "Con Casini e i delusi il terzo polo potrà diventare il primo". Processo breve, Alfano: ''Stralcio per evitare linciaggio ma è norma sacrosanta''.
Mirabello (Ferrara), 5 set. (Adnkronos/Ign) - Il ''Pdl non c'è più'', il partito che avevamo ''immaginato e che ho cofondato è finito con la mia espulsione, degna del peggior stalinismo'', attualmente ''c'è il partito del predellino''. Ora dobbiamo ''andare avanti, avanti con la politica, avanti senza ribaltoni ma con un nuovo patto per arrivare a fine legislatura''. In un'ora e mezza e davanti ad una piazza stracolma, Gianfranco Fini ha tenuto il suo atteso discorso a Mirabello, in cui il presidente della Camera ha definito Futuro e libertà l'incarnazione dello ''spirito autentico del Pdl'' e si è tolto non pochi sassolini alla fine di una lunga estate calda. Ecco i passaggi più significativi.
Il presidente della Camera ha subito messo in chiaro che la sua non è stata una ''fuoriuscita, o scissione né c'è stato alcun atteggiamento demolitorio verso il Pdl, ma c'e' stata la mia estromissione dal partito con un atto illiberale e autoritario". Forse, ha aggiunto, ''a suggerire questa decisione nei confronti di chi aveva contribuito a fondare il partito e' stato qualcuno che ha tratto ispirazioni dal libro nero del comunismo" e la sua cacciata dal partito è paragonabile "alle peggiori pagine dello stalinismo". "E' stata una brutale repressione" incompatibile con un partito che si definisce liberale.
Gheddafi - "Se non fossi stato espulso dal Pdl avrei detto quello che pensavo sullo spettacolo francamente poco decoroso che c'è stato nei confronti di un personaggio che non ha nulla da insegnare per quanto riguarda la dignità della persona". Riferendosi alla recente visita del leader libico Muhammar Gheddafi in Italia, Fini ha criticato quello che ha definito "una sorta di genuflessione" che non e' giustificata da alcuna ragione di real politik.
Magistratura e' il caposaldo della nostra democrazia - "E' eresia, è disfattismo, è stillicidio costante dire quello che continuero' a dire e cioe' che la magistratura e' il caposaldo della nostra democrazia?". Per il presidente della Camera non si puo', a causa di qualche mela marcia, contestare la magistratura che rappresenta "il presidio della legalita'".
In democrazia il popolo non è suddito. ''In una democrazia liberale non c'e' eresia perche' non c'e' ortodossia, e il popolo non e' suddito. Avevo il dovere di farle (dice riferendosi alle critiche avanzate) come presidente della Camera. Non credo di aver meritato un gesto infastidito e stizzito ed essere definito incompatibile. Berlusconi ha tanti meriti ma anche qualche difetto in primo luogo il fatto di non aver compreso che in una democrazia liberale non c'e' eresia perche' non c'e' ortodossia. Gli siamo tutti grati lo dico sinceramente, ma non siamo un popolo di sudditi".
Pdl non non c'è più - "Il pdl come lo avevamo immaginato e conosciuto non esiste più, è finito il 29 luglio" (La data si riferisce alla riunione dell'ufficio di presidenza che lo ha espulso dal partito).
Attacco ai colonnelli - ''Qualche colonnello ha cambiato generale. E forse è gia' pronto a cambiarlo ancora''.
Ministro dello Sviluppo economico - "E' impossibile che nonostante i 'ghe pensi mi' si debba ancora attendere per conoscere il nome del ministro allo Sviluppo economico".
Nuovo patto di legislatura - "Si va avanti e lo si fa per tenere fede allo spirito delle origini, per far rinascere il Pdl, perche' il governo non faccia errori. Si va avanti senza ribaltoni e cambi di campo". Per il futuro serve "un nuovo patto di legislatura che non sia un tavolo a due gambe, un accordo sancito con acquiescienza".
Contro mia famiglia lapidazione di tipo islamico - La campagna estiva di alcuni giornali del centrodestra "e' stata il tentativo di dar vita ad un'autentica lapidazione di tipo islamico contro la mia famiglia". Sulla vicenda della casa di Montecarlo Fini ha detto: "attendiamo fiduciosi e sereni che siano i magistrati a chiarire quante calunnie e diffamazioni" vi siano state in questa vicenda. Fini ha anche ironizzato sul fatto che quegli stessi giornali sarebbero "il biglietto da visita del partito dell'amore. Immaginiamo cosa scriverebbero se diventassero un po' meno amichevoli". Infine, rivolto direttamente a Vittorio Feltri Fini ha detto: "non ci lasceremo intimidire, perche' di intimidazioni ne abbiamo conosciute ben altre in altri anni della nostra storia politica".
Fini ha concluso rilanciando il progetto di un ''grande centrodestra liberale, nazionale, riformatore, sociale ed europeo", a ''gettare il cuore oltre l'ostacolo" a rendere onore "ai sogni di quando avevamo 18-20 anni e non pensavamo di assumere cariche elettive. Di quando - ha detto citando Ezra Pound - eravamo soliti dire che se un uomo non è pronto a battersi per le sue idee o non valgono nulla le sue idee oppure non vale nulla lui".
Fonte

Rivendico la dignità di vivere
Di Giandiego Marigo (poesia dell'autore)
Vi ricordate STAVOLTA FACCIO SUL SERIO che ho scritto all’inizio di agosto?
Eccomi a richiamare nuovamente la vostra attenzione, per confessarvi d'essere commosso ed emozionato. Non mi aspettavo tanta solidarietà, davvero! Mi ha colto impreparato per la quantità, ma anche e soprattutto per la sua qualità
A tutti questi miei amici, vecchi e nuovi, voglio dire GRAZIE!
In un Paese sempre più sordo alle ragioni dei deboli, che ritiene normale una regia da reality anche nella vita quotidiana, persino nella rivendicazione dei diritti, è sempre più importante ricordare e ribadire che la dignità del vivere non è un valore trattabile.
Sulle povertà questo governo, questo sistema, questo potere tacciono, omettono, fanno finta di nulla, oppure raccontano storie del tutto ipotetiche e inventate. Spesso su questo argomento non esiste nemmeno la necessità di individuare una collocazione “politica” di questo disinteresse, di questa sottovalutazione. La tendenza a mentire ad omettere ed a dimenticare sono assolutamente trasversali.
Le testimonianze che ho ricevuto, io e i miei amici con me, sono spesso toccanti, storie di abbandono, dimenticanza, di accanimento e di disperazione, storie in cui la legge, spesso, diviene un'arma che funziona solo contro chi non si può difendere.
Nel mio caso specifico, io sono riuscito a fare rumore, ho il dono della parola e della scrittura, con me hanno sbagliato buco, si suol dire.
Ho saputo urlare, chiedere aiuto, farmi sentire!
Però sopra il danno ora si unisce la beffa, dopo avermi bloccato l'assegno l'INPS, pur avendo a suo tempo ricevuto i RED necessari alle verifiche mi chiede la restituzione di 5.513 euro, perché fra il 2008 ed il 2010 ho lavorato per ben otto mesi, ma per carità sono disponibili anche alla rateazione. Molto umani!
Li chiedono a me che sono aiutato dal comune perché non ho sostentamento e che sono invalido all'80%, me li chiedono adesso, che non ho nemmeno il minimo.
Un lumicino, però, si è acceso. Devo riconoscerlo
Il mio comune di residenza, Codogno, con estrema disponibilità e con coraggio, raro di questi tempi, è intervenuto a porre riparo all'assoluta emergenza, assegnandomi momentaneamente un mini-assegno della medesima entità di quello dell'INPS e mobilitandosi in prima persona come referente istituzionale verso privati, provincia e regione per trovarmi un lavoro attraverso le liste.
Lo ringrazio e speriamo che io possa tornare a lavorare per guadagnarmi dignitosamente di che vivere, perché è questo ciò che chiedo.
Quasi tutti, amici vecchi e nuovi, mi hanno sollecitato a non fare un gesto carico, forse, di significato, ma molto pericoloso per me come lo sciopero della fame.
Per ora lo sospendo perché sarebbe scorretto cercare inutilmente il protagonismo in una contrapposizione ad oltranza. Aspetterò quindi, per quanto mi riguarda personalmente, pronto nel caso occorresse attivare quanto ora sospeso.
Sarebbe stupido, però, sprecare un patrimonio di solidarietà e di attenzione che dal particolare vorrei che guardasse il generale.
Innanzi tutto perché nulla è realmente risolto, ma solo illuminato, momentaneamente messo in evidenza, il che è già qualche cosa, ma non basta. Quanti non hanno voce? Quanti non sono in grado, quanti subiscono, quanti sono sotto la soglia di povertà?
Non possiamo continuare a non parlarne a fingere che la tematica non esista.
Perchè l'origine del problema è ancora lì tale e quale, la mia personale situazione è solo la punta di un iceberg di dimensioni mostruose che deve venire alla luce.
Ho raccontato la mia storia, soprattutto per questo e non per mire di protagonismo.
Garantisco, per chi malignamente accarezzasse questo sospetto, come non si ricavi alcun piacere dall'essere al centro dell'attenzione a causa della propria povertà personale: soggetto a compassione o peggio additato silenziosamente, con un mezzo sorriso perché sei quello senza un euro finito sul giornale e sui blog, il fallito, in fondo, quello che non ce l'ha fatta.
Sì, viviamo in un contesto sociale dove conta l’apparire e non l’essere, dove il valore di una persona si misura con il conto in banca, magari estera e con i beni materiali e non per quello che si è come persona; dove conta l’arrivismo e non la solidarietà umana.
Se riuscirò a fare in modo che molti si interessino alle vicende che in questo paese toccano gli ultimi, gli invalidi, i soli, i diseredati, che in questo momento diventano anche i rifiutati, i senza lavoro, i cassintegrati, i precari, avrò fatto qualche cosa di importante, io che non ho più nulla.
Certo non sono il rappresentante di ogni “emarginato” di questa nazione, ma sicuramente la mia esperienza e quella di molti altri ha portato in luce alcune necessità che non devono cadere nel dimenticatoio.
Penso, per esempio, alla necessità di modificare ed umanizzare i parametri che definiscono per l'INPS e per lo Stato, il criterio di povertà e di necessità.
Penso alla necessità di adeguare a criteri “vivibili” la cifra degli assegni di invalidità, assolutamente irrisoria e ridicola, di affrontare, finalmente e in modo consono, l'argomento spinoso degli ammortizzatori sociali per tutti i “non garantiti” come i molti lavoratori precari, atipici e a tutte quelle situazioni non riconosciute.
Penso anche all’ottenimento del reddito di cittadinanza; unico mezzo per garantire reale equità e dignità del vivere.
Penso a rendere attiva la Costituzione, dove nell’articolo 3 sancisce che:
“ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale … E’compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
nell’articolo 4: “ La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”.
Propongo, quindi, ai tanti che mi sono stati vicini e che mi hanno dato la loro solidarietà, di lavorare insieme, cercare giuristi, politici, associazioni e quanti possano aiutarci per proporre modifiche alle leggi vigenti che tolgono la dignità del vivere ai più deboli, anche attraverso una raccolta di firme per una Proposta di Legge Popolare sul tema delle nuove povertà, ignorate e non raccontate, ma che di anno in anno aumentano in questa nazione e sono senza voce raccogliendo, durante il percorso, testimonianze come documentazione ed a supporto dell’iniziativa.
POVERTA'
Come vi si racconta povertà?
Non c'è, sapete. nessuna nobiltà
in denti rotti in bocca
né sdegnoso distacco, nel non aver vestiti
non Valentino vestito di nuovo
nessuna brocca di biancospino
nessuna tenerezza, né dolcezza
non né mediazione o compromesso
non c'è molta poesia nella paura!
La compassione poi dà persin fastidio
non c'è gloria in una camera ammuffita
in un armadio di vestiti smessi
tutti più larghi o stretti
di quanto poi non serva.
Tutti vecchi e dismessi
tutti che ti qualificano
poi, per quel che sei
nessuno e niente.
Fuori dal tempo, inelegante, povero!
Non c'è nulla di epico
nel perder casa, nel non averla affatto
nel non veder futuro!
Non c'è interesse in voi,
che fate solo finta, d'ascoltare.
Nulla di eroico o di spirituale
ed è persin difficile da dire.
Nessun piacere si prova
nel narrare d'impotenza e dolore
Non c'è interesse, certo in chi t'ascolta
non è una bella storia
non c'è pathos, poca o nulla suspance
si rappresenta solo il fallimento
morta speranza
fa solo un po' paura, nulla di bello.
Come posso spiegarvi umiliazione
se non ci son parole,
se non c'è il modo giusto a raccontare.
Se a volte è impossibile ascoltare?
Come posso spiegarvi
il rinunciare alla socialità
per la vergogna, della tua bocca
del tuo vestito vecchio e stretto
di anni ed anni...in cui
hai disimparato a stare insieme
per te è normale il scegliere
un vestito, per uscire di nuovo
questa sera
chi sono io...il pezzente
per dire a te che no!
non è normale, anzi è dolore
e persino umiliazione?
Vi ricordate STAVOLTA FACCIO SUL SERIO che ho scritto all’inizio di agosto?
Eccomi a richiamare nuovamente la vostra attenzione, per confessarvi d'essere commosso ed emozionato. Non mi aspettavo tanta solidarietà, davvero! Mi ha colto impreparato per la quantità, ma anche e soprattutto per la sua qualità
A tutti questi miei amici, vecchi e nuovi, voglio dire GRAZIE!
In un Paese sempre più sordo alle ragioni dei deboli, che ritiene normale una regia da reality anche nella vita quotidiana, persino nella rivendicazione dei diritti, è sempre più importante ricordare e ribadire che la dignità del vivere non è un valore trattabile.
Sulle povertà questo governo, questo sistema, questo potere tacciono, omettono, fanno finta di nulla, oppure raccontano storie del tutto ipotetiche e inventate. Spesso su questo argomento non esiste nemmeno la necessità di individuare una collocazione “politica” di questo disinteresse, di questa sottovalutazione. La tendenza a mentire ad omettere ed a dimenticare sono assolutamente trasversali.
Le testimonianze che ho ricevuto, io e i miei amici con me, sono spesso toccanti, storie di abbandono, dimenticanza, di accanimento e di disperazione, storie in cui la legge, spesso, diviene un'arma che funziona solo contro chi non si può difendere.
Nel mio caso specifico, io sono riuscito a fare rumore, ho il dono della parola e della scrittura, con me hanno sbagliato buco, si suol dire.
Ho saputo urlare, chiedere aiuto, farmi sentire!
Però sopra il danno ora si unisce la beffa, dopo avermi bloccato l'assegno l'INPS, pur avendo a suo tempo ricevuto i RED necessari alle verifiche mi chiede la restituzione di 5.513 euro, perché fra il 2008 ed il 2010 ho lavorato per ben otto mesi, ma per carità sono disponibili anche alla rateazione. Molto umani!
Li chiedono a me che sono aiutato dal comune perché non ho sostentamento e che sono invalido all'80%, me li chiedono adesso, che non ho nemmeno il minimo.
Un lumicino, però, si è acceso. Devo riconoscerlo
Il mio comune di residenza, Codogno, con estrema disponibilità e con coraggio, raro di questi tempi, è intervenuto a porre riparo all'assoluta emergenza, assegnandomi momentaneamente un mini-assegno della medesima entità di quello dell'INPS e mobilitandosi in prima persona come referente istituzionale verso privati, provincia e regione per trovarmi un lavoro attraverso le liste.
Lo ringrazio e speriamo che io possa tornare a lavorare per guadagnarmi dignitosamente di che vivere, perché è questo ciò che chiedo.
Quasi tutti, amici vecchi e nuovi, mi hanno sollecitato a non fare un gesto carico, forse, di significato, ma molto pericoloso per me come lo sciopero della fame.
Per ora lo sospendo perché sarebbe scorretto cercare inutilmente il protagonismo in una contrapposizione ad oltranza. Aspetterò quindi, per quanto mi riguarda personalmente, pronto nel caso occorresse attivare quanto ora sospeso.
Sarebbe stupido, però, sprecare un patrimonio di solidarietà e di attenzione che dal particolare vorrei che guardasse il generale.
Innanzi tutto perché nulla è realmente risolto, ma solo illuminato, momentaneamente messo in evidenza, il che è già qualche cosa, ma non basta. Quanti non hanno voce? Quanti non sono in grado, quanti subiscono, quanti sono sotto la soglia di povertà?
Non possiamo continuare a non parlarne a fingere che la tematica non esista.
Perchè l'origine del problema è ancora lì tale e quale, la mia personale situazione è solo la punta di un iceberg di dimensioni mostruose che deve venire alla luce.
Ho raccontato la mia storia, soprattutto per questo e non per mire di protagonismo.
Garantisco, per chi malignamente accarezzasse questo sospetto, come non si ricavi alcun piacere dall'essere al centro dell'attenzione a causa della propria povertà personale: soggetto a compassione o peggio additato silenziosamente, con un mezzo sorriso perché sei quello senza un euro finito sul giornale e sui blog, il fallito, in fondo, quello che non ce l'ha fatta.
Sì, viviamo in un contesto sociale dove conta l’apparire e non l’essere, dove il valore di una persona si misura con il conto in banca, magari estera e con i beni materiali e non per quello che si è come persona; dove conta l’arrivismo e non la solidarietà umana.
Se riuscirò a fare in modo che molti si interessino alle vicende che in questo paese toccano gli ultimi, gli invalidi, i soli, i diseredati, che in questo momento diventano anche i rifiutati, i senza lavoro, i cassintegrati, i precari, avrò fatto qualche cosa di importante, io che non ho più nulla.
Certo non sono il rappresentante di ogni “emarginato” di questa nazione, ma sicuramente la mia esperienza e quella di molti altri ha portato in luce alcune necessità che non devono cadere nel dimenticatoio.
Penso, per esempio, alla necessità di modificare ed umanizzare i parametri che definiscono per l'INPS e per lo Stato, il criterio di povertà e di necessità.
Penso alla necessità di adeguare a criteri “vivibili” la cifra degli assegni di invalidità, assolutamente irrisoria e ridicola, di affrontare, finalmente e in modo consono, l'argomento spinoso degli ammortizzatori sociali per tutti i “non garantiti” come i molti lavoratori precari, atipici e a tutte quelle situazioni non riconosciute.
Penso anche all’ottenimento del reddito di cittadinanza; unico mezzo per garantire reale equità e dignità del vivere.
Penso a rendere attiva la Costituzione, dove nell’articolo 3 sancisce che:
“ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale … E’compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
nell’articolo 4: “ La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”.
Propongo, quindi, ai tanti che mi sono stati vicini e che mi hanno dato la loro solidarietà, di lavorare insieme, cercare giuristi, politici, associazioni e quanti possano aiutarci per proporre modifiche alle leggi vigenti che tolgono la dignità del vivere ai più deboli, anche attraverso una raccolta di firme per una Proposta di Legge Popolare sul tema delle nuove povertà, ignorate e non raccontate, ma che di anno in anno aumentano in questa nazione e sono senza voce raccogliendo, durante il percorso, testimonianze come documentazione ed a supporto dell’iniziativa.
POVERTA'
Come vi si racconta povertà?
Non c'è, sapete. nessuna nobiltà
in denti rotti in bocca
né sdegnoso distacco, nel non aver vestiti
non Valentino vestito di nuovo
nessuna brocca di biancospino
nessuna tenerezza, né dolcezza
non né mediazione o compromesso
non c'è molta poesia nella paura!
La compassione poi dà persin fastidio
non c'è gloria in una camera ammuffita
in un armadio di vestiti smessi
tutti più larghi o stretti
di quanto poi non serva.
Tutti vecchi e dismessi
tutti che ti qualificano
poi, per quel che sei
nessuno e niente.
Fuori dal tempo, inelegante, povero!
Non c'è nulla di epico
nel perder casa, nel non averla affatto
nel non veder futuro!
Non c'è interesse in voi,
che fate solo finta, d'ascoltare.
Nulla di eroico o di spirituale
ed è persin difficile da dire.
Nessun piacere si prova
nel narrare d'impotenza e dolore
Non c'è interesse, certo in chi t'ascolta
non è una bella storia
non c'è pathos, poca o nulla suspance
si rappresenta solo il fallimento
morta speranza
fa solo un po' paura, nulla di bello.
Come posso spiegarvi umiliazione
se non ci son parole,
se non c'è il modo giusto a raccontare.
Se a volte è impossibile ascoltare?
Come posso spiegarvi
il rinunciare alla socialità
per la vergogna, della tua bocca
del tuo vestito vecchio e stretto
di anni ed anni...in cui
hai disimparato a stare insieme
per te è normale il scegliere
un vestito, per uscire di nuovo
questa sera
chi sono io...il pezzente
per dire a te che no!
non è normale, anzi è dolore
e persino umiliazione?
Alla fine ci sono riusciti mi hanno tolto l'assegno, mi hanno buttato su una strada, ridotto ancor meno di quel poco che ero...
Io ho pagato ben più di una volta il mio tributo alla crisi.
Per motivarvi quello che andrò a fare devo, però, premettere un paio di cose.
Lo faccio io, prima che vengano usate a pretesto...
Sino ad otto anni fa ero un'artigiano, trasporti e montaggi conto terzi di mobili per uffici, ho chiuso. Un artigiano non può fallire, essendo una ditta nominale, può solo chiudere ed io ho chiuso, con debiti, molti, che non ho più potuto pagare, debiti con le banche e con lo Stato...quindi ve lo premetto io, prima che ve lo dicano loro, sono un pessimo pagatore.
Cosa sia successo dentro a questi otto anni è difficile da spiegare e non lo farò qui, non voglio narrarvi una storia penosa e cercare le vostre lacrime.
Sta di fatto che, nella dinamica della distruzione di una vita io abbia perso tutto! Confiscato, pignorato e ci ho fatto un infarto, un bell'infarto forte con strascichi, cuore ipocinetico, ginocchia fottute...insomma un bel quadretto da 80% di invalidità permanente, non regalata, badate ma sancita dal dirittto civile...al nord e non per fare il di più, ma per evitare battute demenziali.
Lo faccio io, prima che vengano usate a pretesto...
Sino ad otto anni fa ero un'artigiano, trasporti e montaggi conto terzi di mobili per uffici, ho chiuso. Un artigiano non può fallire, essendo una ditta nominale, può solo chiudere ed io ho chiuso, con debiti, molti, che non ho più potuto pagare, debiti con le banche e con lo Stato...quindi ve lo premetto io, prima che ve lo dicano loro, sono un pessimo pagatore.
Cosa sia successo dentro a questi otto anni è difficile da spiegare e non lo farò qui, non voglio narrarvi una storia penosa e cercare le vostre lacrime.
Sta di fatto che, nella dinamica della distruzione di una vita io abbia perso tutto! Confiscato, pignorato e ci ho fatto un infarto, un bell'infarto forte con strascichi, cuore ipocinetico, ginocchia fottute...insomma un bel quadretto da 80% di invalidità permanente, non regalata, badate ma sancita dal dirittto civile...al nord e non per fare il di più, ma per evitare battute demenziali.
Qualche tempo fa io avevo scritto un post su Verità e Democrazia "Lettera di un invalido civile vero" che aveva girato su molti blog e su facebook, in cui, a fronte della pretesa di togliere gli assegni agli invalidi, minacciavo uno sciopero della fame...bene ci siamo arrivati.
Il mio era un assegno, non una pensione, perchè avendo lavorato in modo precario o autonomo negli anni precedenti all'avvenimento non avevo diritto alla pensione pur avendone le caratteristiche, assegno vitale lo chiamano...derisorio! Quindi invalidità civile, assegno vitale ed iscrizione nelle più che ridicole liste della legge 68 Facilitazione all'ingresso al lavoro altra grande presa in giro.
Fatto sta che io nel 2009 abbia lavorato due mesi, abbia percepito un contributo anticrisi della provincia di Lodi ed abbia partecipato ad un corso di riqualificazione professionale regionale con dote lavoro...il tutto per la cifra esagerata di 7602 Euro lordi di redditto (mod.Unico 2009), da dividersi in due, perchè mia moglie è a carico essendo disoccupata e casalinga.
Questa cifra esagerata, percepita in due, fa decadere secondo l'INPS il dirittto all' Assegno Vitale. (per inciso un cifra esorbitante di ben 256 euro).
Questo blocco avviene perchè da quest'anno INPS ed Agenzia delle Entrate dialogano (finalmente) ma nel dialogare pensano bene di prendersela prima di tutto con i più deboli, per i quali l'applicazione della legge è sempre dogmatica.
I grandi e gli alti proseguano pure nei loro furti con destrezza, nelle loro corrutele senza fine e senza vergogna, diamo ai parlametari ogni tipo di bonus possibile, no problem ci sono i deficenti in basso a pagare e non solo una volta.
Se ripenso agli ultimi anni mi viene da piangere.
Ho chiuso in seguito alla crisi provocata nel settore del mobile per ufficio a seguito dell'11 settembre, sei mesi/un anno di fermo che per me artigiano con scarse risorse hanno significato la chiusura. Mi sono rovinato ed indebitato per poter pagere gli stipendi ai miei dipendenti, ho venduto una casa quasi pagata per prenderne una più piccola, quella che poi mi hanno pignorato, per potere pagare tasse e tredicesime, eppure ho chiuso con una montagna di debiti.
dopo la chiusura non mi sono adagiato sulla mia rovina, ho lavorato per due anni in una condizione di assoluta sospensione di ogni diritto umano e sindacale nelle cooperative che consegnano per DHL, UPS.
Sino a quando l'infarto non mi ha fermato. due anni compresa la convalescenza, senza percepire nulla se non un malattia per sei mesi ed in forma ridotta. Tanto tempo ci è voluto per vedere riconosciuta la mia invalidità.
Dopo ho avuto la fortuna di trovare un impiego a termine con le liste 68 che non mi è stato rinnovato per via della crisi...ed ora son quasi due anni che non lavoro, perchè c'è la crisi...ho 55 anni, dove voglio andare?
Quindi credo di averla subita per bene e tutta questa stramaledetta crisi. ho bevuto sino al fondo l'amaro calice della crisi del capitalismo.
Il mio era un assegno, non una pensione, perchè avendo lavorato in modo precario o autonomo negli anni precedenti all'avvenimento non avevo diritto alla pensione pur avendone le caratteristiche, assegno vitale lo chiamano...derisorio! Quindi invalidità civile, assegno vitale ed iscrizione nelle più che ridicole liste della legge 68 Facilitazione all'ingresso al lavoro altra grande presa in giro.
Fatto sta che io nel 2009 abbia lavorato due mesi, abbia percepito un contributo anticrisi della provincia di Lodi ed abbia partecipato ad un corso di riqualificazione professionale regionale con dote lavoro...il tutto per la cifra esagerata di 7602 Euro lordi di redditto (mod.Unico 2009), da dividersi in due, perchè mia moglie è a carico essendo disoccupata e casalinga.
Questa cifra esagerata, percepita in due, fa decadere secondo l'INPS il dirittto all' Assegno Vitale. (per inciso un cifra esorbitante di ben 256 euro).
Questo blocco avviene perchè da quest'anno INPS ed Agenzia delle Entrate dialogano (finalmente) ma nel dialogare pensano bene di prendersela prima di tutto con i più deboli, per i quali l'applicazione della legge è sempre dogmatica.
I grandi e gli alti proseguano pure nei loro furti con destrezza, nelle loro corrutele senza fine e senza vergogna, diamo ai parlametari ogni tipo di bonus possibile, no problem ci sono i deficenti in basso a pagare e non solo una volta.
Se ripenso agli ultimi anni mi viene da piangere.
Ho chiuso in seguito alla crisi provocata nel settore del mobile per ufficio a seguito dell'11 settembre, sei mesi/un anno di fermo che per me artigiano con scarse risorse hanno significato la chiusura. Mi sono rovinato ed indebitato per poter pagere gli stipendi ai miei dipendenti, ho venduto una casa quasi pagata per prenderne una più piccola, quella che poi mi hanno pignorato, per potere pagare tasse e tredicesime, eppure ho chiuso con una montagna di debiti.
dopo la chiusura non mi sono adagiato sulla mia rovina, ho lavorato per due anni in una condizione di assoluta sospensione di ogni diritto umano e sindacale nelle cooperative che consegnano per DHL, UPS.
Sino a quando l'infarto non mi ha fermato. due anni compresa la convalescenza, senza percepire nulla se non un malattia per sei mesi ed in forma ridotta. Tanto tempo ci è voluto per vedere riconosciuta la mia invalidità.
Dopo ho avuto la fortuna di trovare un impiego a termine con le liste 68 che non mi è stato rinnovato per via della crisi...ed ora son quasi due anni che non lavoro, perchè c'è la crisi...ho 55 anni, dove voglio andare?
Quindi credo di averla subita per bene e tutta questa stramaledetta crisi. ho bevuto sino al fondo l'amaro calice della crisi del capitalismo.
Non ho amortizzatori, ma nell'anno 2009 ho percepito ben 7602 euro lordi, poco importa che nel 2010 io muoia di fame, che non percepisca alcunchè, che non ci sia contributo anticrisi o qualsiasi altra cosa per me, questo non interessa alla burocrazia, allo stato.
Non interessa a nessuno, nemmeno ai patronati che tutto sommato ormai ne sentono talmente tante che sono diventati cinici, professionali, distanti...gli impiegati comunali ti guardano straniti.
Non interessa a nessuno, nemmeno ai patronati che tutto sommato ormai ne sentono talmente tante che sono diventati cinici, professionali, distanti...gli impiegati comunali ti guardano straniti.
All'inps l'impiegata che mi comunicava la cosa mi ha detto, ed è vero temo, "io non posso nulla se la prenda con i politici loro fanno le regole."
IO NON VORREI PRENDERMELA CON NESSUNO, VORREI POTER LAVORARE PER QUANTO E COME POSSO O ANCHE AVERE UNA PENSIONE DEGNA. INSOMMA VORREI MANTENERE IL DIRITTO AL VIVERE E A DEFINIRMI UNA PERSONA. UN PUGNO MISERABILE DI DIGNITA'.
Però questo non si regala, non in questo mondo costruito sulle logiche del potere e del profitto, pensato per difendere il diritto alla proprietà privata e alla tranquillità dei potenti prima che per l'auito ai deboli. Bene questo sistema ha sancito la mia dimenticanza, mi vuole su una strada, in una stazione ferroviaria.
Pensa che i deboli siano a perdere come i vuoti della birra.
Non morirò in silenzio, perchè non ho vissuto in silenzio, per quanto miserabile non ho mai piegato il capo sui valori e sulle idee. Ancora oggi, sembra incredibile persino a me, riesco a pensare che possa che debba esserci una promessa, una possibilità di un mondo migliore di questo.
Sono un cardiopatico, non dovrei, lo so io e lo sa mia moglie, ma lo farò, sono deciso a farlo e chiedo alla società civile di appoggiarmi dove, come, se vuole e può.
Non lo faccio oggi , in agosto, non per una comoda tendenza al rimandare, ma perchè nessuno mi ascolterebbe, la gente è in ferie, pensa al mare e al sole, persino i progressisti, persino quelli che non hanno più nulla da perdere, quindi lo farò a Settembre, ma ormai sono deciso si tratta solo di definire i termini ed il luogo preciso, anche se ovviamente sarà qui a Codogno dove abito.
Se questo sistema ha deciso di uccidermi non lo farà senza che io faccia rumore, non con me connivente e silenzioso.
Perchè un'altro mondo migliore di questo è possibile.
Da Settembre quindi inizierò uno sciopero della fame per il diritto alla dignità umana, per il diritto al lavoro, tutti diritti sanciti sia dalla nostra costituzione che dalla carta dei diritti dell'uomo, ma che troppo spesso vengono dimenticati.
Giandiego Marigo
3 agosto 2010
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E TU COSA SEI DISPOSTO A FARE PER LA DIGNITA' UMANA?
Luciana P. Pellegreffi
Ultimo aggiornamento 2 settembre 2010
- Se volete sostenere questa battaglia di dignità e solidarietà umana, lasciate il vostro nome, cognome e città, QUI SU FACEBOOK o rispondete a questo post ;
- Concidivete e informate tutti i vostri contatti ; potrà essere una petizione,una lettera al nostro Presidente della Repubblica o altro, lo decideremo insieme a Diego in settembre, magari sarà un'azione contemporanea nelle città dove siamo presenti.
- Se avete proposte fatevi avanti!
- Chi fosse in grado di contattare associazioni, parlamentari, stampa, radio e tv per sollevare il problema di tutti coloro che sono in questa situazione, magari proporre una legge migliorativa, mi scrivano qui o su FB
- Se volete portare la vostra testimonianza, scrivetemi.
Ultimo aggiornamento: 2 settembre ore 15:
- Adele Falabella, Mascalucia – CT
- Adele Labile, Taranto
- Airam Ste, Palermo
- Alessandra Drei, Roma
- Alessandro Gonciaruk, Messina
- Alvaro Piattoli, Pontassieve - FI
- Andrea Falocchi, Piancogno BS
- Anita Fontanella, Milano
- Anna Petri, Firenze
- Anna Porta, Bari
- Antonella Brina, Milano
- Antonella Colucci, Palagiano - TA
- Antonia De Chirico, Mezzago - MB
- Antonio Persia, Roma
- Antonio Rasulo, Casale Monferrato – AL
- Antonio Rillosi, Valledoria - SS
- Barbara Palermo, Roma
- Bruna Caramello, Albenga - SV
- Bruno Tringali, Moncalieri – TO
- Camilla Mian, Milano
- Carla Vinci, Borgosesia
- Carlo Monguzzi, Milano
- Carmela Angiuli, Valenzano - BA
- Carolina Sab, l'Aquila
- Caterina Gasparini, Udine
- Cherubino Di Bello, Lanciano
- Claudia Vella, Cassino - FR
- Cristian Messinese, Favara - AG
- Cristina Barbieri, Sarzana – SP
- Daniela Bernascone, Milnao
- Daniela Paris, Roma
- Daniela Rosa Carriero, Limbiate - MI
- Daniele Marziali, Saludecio – Rimini
- Davide Capacci, Casalecchio di Reno
- Dino Rodriguez, Mantova
- Edoardo Carlini, San Marcello Pistoiese - PT
- Elena Acunzo, Milano
- Elena Fiorentini, Milano
- Eleonora Grillo, Battipaglia – SA
- Emanuela Ubaldi, Novellara - RE
- Emiliano Lanni, Cassino - FR
- Ermanno Pioltelli - Silanus - NU
- Erica Mussini, Reggio Emilia
- Eva Milan, Roma
- Francesca Bidoli, Velletri - Roma
- Francesca Travagliat, Rimini (RN)
- Franca Corradini, Arezzo
- Franco Carofano, Milano
- Francesca Biancu, Mestre – VE
- Francesca Cavassa, Cagliari
- Francesca Paganucci, Cagli – PU
- FrancescaTerzoni, Milano
- Gabriella Pedemonte, Capriata d'Orba – AL
- Gam Lena
- Gianfranco Belletti, Genova
- Gianfranco Longo, Castrovillari - CS
- Gianpietro Valota, Castelli Calepio – BG
- Giordano Gardelli, Italiano all'estero, Tongeren - Belgio
- Giorgia Spanu, Fordongianus - OR
- Giovanna Brezzo, Genova
- Giuliana Michelini, Sarzana
- Giuseppe Pugliese, Rosarno - RC
- Gloria Scorta, Milano, Invalida
- Graziella Vadalà, Torino
- Guido Fontana Ros, Torino
- Gurmesa Gadisa Negasa, Brebbia - VA
- Iolanda Tubino, Genova
- Italo Zingoni, San Romano – Pisa
- Ivana Mastropaolo, Napoli
- Laura Falcone, Milano
- Laura Verona, Cremona
- Loretta Pagani, Ravenna
- Lucia Rigano, Vigevano- PV
- Luciana P. Pellegreffi, Milano
- Luciano Curatolo, Palermo
- Luciano Bellocchio, Lodi
- Luciano Luca Pasetti, Milano
- Luigi Criscuoli, Catanzaro
- Luisa Cighetti, Ravenna
- Manuela Stefani, Civita Castellana - VT
- Manuela Andreuccetti - La Spezia
- Marcello Marras, Roma
- Maria Antonia Dal Bello, Trevisomaria cirillo castel volturno (CE)
- Maria Cirillo, Castel Volturno - CE
- Maria Emanuela Massari, Forlì
- Maria Giovanna Cucca, Casorzo - Asti
- Maria Martines, Galatina - Lecce
- Maria Teresa De Nardis, Pisa
- Mario Enna, Sassari
- Mary Buscicchio, Lecce
- Marrama Mario Bassano Romano, Viterbo
- Massimo Conti, Repubblica di San Marino
- Massimo De Giuli, Milano
- Matteo Ravagli, Ravenna
- MaurizioBarisione, Ovada – AL
- MaurizioCiarlatani, Salerano sul Lambro - LO
- Maurizio Finotto, Milano
- Maurizio Melandri, Bologna
- Maurizio Zaffrano, Roma
- Mauro Lussi, Trieste
- Mauro Visigalli, Codogno - LO
- Monica Canella, Caselle Lurani - Lodi
- Monica Ceroni, Pescara
- Nicola Ottomano, Monza
- Paolo Fornelli, Pavia
- Paolo Giunta, Reggio Calabria
- Paolo Teruzzi, Monza
- Paola Stella, Torino
- Patrizia Giorgi, Loiri Porto San Paolo – OT
- Raimondo Acampora, Milano
- Renzo Pedemonte,Capriata d'Orba – Al
- Riccardo Degiorgi, Lecce
- Rosa Fadda, Alghero (SS)
- Rosanna Amanda Ceroni, Lavagna
- Rosanna Ceroni, Castiglion Fiorentino
- Rosella Marchese, Teggiano – SA
- Rossella Micheli, Pisa
- Rita Terzo, Palermo
- Rita Tortello, Torino
- Sandra Marino Battipaglia – SA
- Seble Woldeghiorghis, Milano
- Sergio Postorino, Reggio Calabria
- Sergio Pietro Strada, Bovisio Masciago - MB
- Silvia Casu, Rapallo – GE
- Silvio Jean, Milano
- Stefano Matteini, Castelfiorentino - FI, Coord.Prov. FI Movimento Italiano Disabili www.ilmid.it
- Stefania Ragusa, Milano
- Teresa Sasso, Ostuni
- Tiziana Bellinazzo, Treviglio
- Tiziana Volta, Milano
- Umberto Dolce, Casavatore - NA
- Umberto Pelliccia, Milano
- Valeria Miliani, Pietrasanta - LU
- Velia Leporati, Forlì
- Vito Foligno, Sant'Arcangelo – PZ
- Vittorio Lavazza, Milano
- GRAZIE!
Lo scorso 5 luglio mi sono sottoposta ad un esame all'ospedale Fatebenefratelli di Milano, una grande e storica struttura ospedaliera della città con il ritiro del referto “dopo 3 giorni lavorativi dalla data di effettuazione dalle ore 8.00 alle ore 16.00” (*) come stampato nel modulo 7049 stamp (reg.426) che mi è stato consegnato.
Sabato 10 luglio prima delle ore 8.00, nonostante le mie precarie condizioni di salute e la mia residenza non vicina all’ospedale, ho deciso di uscire pensando che il sabato mattina avrei fatto tutto presto: poco traffico e poca gente in giro.
Ho avuto il dubbio che al sabato avrei potuto trovare chiuso, ma dopo attenta lettura del modulo 7049 dove non compare “sabato escluso” (*), sono uscita fiduciosa.
Inizialmente mi sono recata in via Fatebenesorelle dove ricordavo di aver visto lo sportello per il ritiro dei referti: l’ingresso era sbarrato da una saracinesca, senza alcun avviso utile alle mie necessità: il dubbio di aver sbagliato giorno si insinua nella mente, ma decido di andare fino in fondo, forte del mio modulo 7049.
Ho percorso quindi parte del perimetro del grande edificio ospedaliero, raggiungendo l’ingresso principale di corso di Porta Nuova, da lì il lungo tragitto sotterraneo che conduce a “Medicina Nucleare” dove avrei finalmente raggiunto lo sportello per il ritiro del referto, ma l’accesso era sbarrato da una porta a vetri bloccata senza alcun avviso.
Incredula ho cercato qualcuno nei sotterranei, ma pur potendo entrare in sale con apparecchiature e strumentazioni completamente incustodite, non vi era anima viva.
Scoraggiata, sul lungo percorso di ritorno ho sentito delle voci in lontananza che immediatamente seguo arrivando nei pressi della sala mensa dove, in una stanza attigua, trovo due persone in divisa bianca.
Espongo il mio problema e mi dicono che forse al sabato non si effettuano ritiri di esami, ma non ne sono sicuri. Mostro il modulo 7049 e non sanno che dirmi, tranne l’indicazione del percorso per raggiungere un’uscita in “superficie” dalla quale avrei dovuto, attraversando un cortile interno, raggiungere la guardiola che da su corso di Porta Nuova e lì chiedere.
La persona che trovo mi indica un ingresso sotto una tettoia sporgente di un edificio in fondo al cortile, all’interno del quale scendere le scale che vanno al sotterraneo e seguire le indicazioni.
Mi sono ritrovata nello stesso corridoio infinito e davanti ad un’altra porta chiusa; ho provato a cercare qualcuno salendo e scendendo scale, percorrendo quel corridoio sotterraneo in direzioni diverse non incontrando mai anima viva.
Il tragitto nel sotterraneo è molto lungo e conduce a differenti reparti, è privo di allarmi nel caso qualcuno si senta male e di servizi igienici; ho percorso più volte quel corridoio seminterrato senza incontrare nessuno, se fossi stata male, mi sono chiesta quando mi avrebbero trovata...
Rifaccio quindi il percorso a ritroso e raggiungo nuovamente la guardiola spiegando al custode che l’accesso allo sportello è chiuso, mi ha risposto che probabilmente il sabato sono chiusi, mostro il modulo 7049 e lui gentilmente telefona a qualcuno che conferma la chiusura al sabato.
Superando lo sconforto ho chiesto dove si trova la direzione sanitaria per fare un reclamo. Mi ha indicato l’ingresso principale di corso di Porta Nuova, attraversando il quale avrei trovato una porta sul cortile interno, sotto un portico a sinistra al primo piano avrei trovato la direzione sanitaria, ma che probabilmente sarebbe stata chiusa di sabato.
Sono uscita nuovamente in strada, ho rifatto il giro dell’edificio fino all’ingresso principale, nel dubbio di perdermi ho chiesto alla signora delle informazioni se c’era il direttore sanitario e dove fosse il suo ufficio: ricevo risposta affermativa sulla presenza, ma per dirmi come raggiungere il suo ufficio vuole sapere il motivo della mia richiesta.
Nel frattempo sono le 9.00 passate, sono esausta e insisto per avere l’indicazione che non ricevo perché senza dirle il motivo lei non può decidere se darmi o meno l’informazione.
Ho quindi perso la pazienza in quanto non ritengo che la signora sia preposta a giudicare se dare o meno informazioni, ma a darle e basta. Informazione che, per altro, mi è stata data senza alcuna difficoltà da altro personale nel corso della mia permanenza in loco.
Decido quindi di seguire quello che ricordo delle indicazioni e raggiungo finalmente la porta dell’ufficio della direzione sanitaria che è chiusa e senza alcuna indicazione di giorni e orari di apertura.
Torno nell’atrio principale e, prima di gettare la spugna, spiego il mio travaglio all’impiegata dello sportello
“accettazioni” la quale mi conferma che il ritiro dei referti non si effettua il sabato; riconosce che nel
modulo 7049 non si fa riferimento a tale limitazione e che la direzione sanitaria è chiusa il sabato.
Chiedo quindi se vi è un ufficio relazioni con il pubblico : “Si c’è ma è chiuso il sabato”.
Chiedo un modulo per compilare un reclamo: “I moduli sono all’interno dell’ufficio relazioni con il pubblico che oggi è chiuso”.
Non mi resta altro da fare che ritornare a casa e capisco che la mia volontà di capire quale logica vi sia nel relazionarsi con l’utenza è battaglia troppo impari per le mie sole forze.
Prima di gettare la spugna, però, passando davanti alla signora in divisa azzurra delle informazioni non resisto dal farle notare che: se deve dare le informazioni deve darle giuste – il direttore sanitario non è vero che c’è il sabato e che è improprio da parte sua arrogarsi il diritto di scegliere quali informazioni dare e quali no.
Sono entrata in ospedale alle ore 8.10 uscendo alle ore 9.20, sono rientrata a casa dopo due ore circa senza concludere nulla.
Oggi sono tornata per ritirare il mio referto, così ho consegnato e fatto protocollare, nr 132 del 13/7/2010, questo esposto all'ufficio relazioni con il pubblico, mi risponderanno?
Luciana P. Pellegreffi
**********************
AGGIORNAMENTO 2.9.2010
Ho appena ricevuto una telefonata dall'Ospedale Fatebenefratelli in cui mi comunicano la futura modifica del modulo 7049 stamp (reg.426) di cui sopra che riposta la comunicazione insufficiente per il ritiro dei referti medici.
AGGIORNAMENTO 2.9.2010
Ho appena ricevuto una telefonata dall'Ospedale Fatebenefratelli in cui mi comunicano la futura modifica del modulo 7049 stamp (reg.426) di cui sopra che riposta la comunicazione insufficiente per il ritiro dei referti medici.
ANSA - ROMA, 1 SET - Mentre prosegue la mobilitazione per Sakineh, altre due iraniane sono state condannate alla lapidazione per relazioni extraconiugali. Il 28 agosto la Corte suprema iraniana ha emesso una condanna all'esecuzione con lapidazione nei confronti di Vali Janfeshani e Sariyeh Ebadi, recluse dal 2008. Secondo l'Iran's Human Rights Activists News Agency (Hrana) le sentenze sono state emesse al termine di 'processo vago e ambiguo' e le due donne non hanno potuto scegliere i propri avvocati.
MANIAGO (PORDENONE) - Dormira' in macchina e fara' lo sciopero della fame fino a quando non otterra' un incarico da qualche scuola elementare: e' la protesta di Maria Carmela Salvo, di 55 anni, originaria di Palermo, da cinque anni docente precaria in provincia di Pordenone. Stamani la donna ha parcheggiato la sua utilitaria nella piazza di Maniago (Pordenone), cittadina nella quale ha insegnato negli ultimi anni, e ha assicurato che non si muovera' fino a quando non avra' una cattedra. ''La scuola e' diventata una macelleria di precari - ha detto - e la riforma Gelmini la sta distruggendo. A 55 anni non sono ancora riuscita a diventare di ruolo e la contrazione delle cattedre ha impedito che ottenessi un incarico annuale. Non mi resta che lo sciopero della fame e dormire in auto. Staro' qui' almeno fino al 13 settembre, giorno di inizio delle lezioni, quando spero che qualche scuola mi chiami per supplenze brevi''. Insieme alla donna, oltre a un gruppo di colleghi precari e rappresentanti sindacali, c'e' il marito, anch'egli disoccupato. ''La mia piu' grande vergogna - ha spiegato la maestra - e' stata quando, due anni fa, mia figlia, anche lei precaria in call center, mi ha pagato il biglietto dell'aereo per tornare in Friuli a insegnare''.
PRECARIO PALERMO, VERSO MOBILITAZIONE NAZIONALE - "Si va verso una mobilitazione nazionale dei precari della scuola davanti al Ministero dell'istruzione". Lo dice Salvo Altadonna, insegnante di sostegno in sciopero della fame da 15 giorni, partito per Roma insieme a una delegazione di precari siciliani, per partecipare in piazza Montecitorio a due assemblee indette dal coordinamento nazionale precari. Salgano a cinque in tutto i precari della scuola palermitani in sciopero della fame. Insieme a Giacomo Russo, Salvo Altadonna, Pietro Di Grusa e Caterina Altamora, anche Paolo Di Maggio, ha iniziato da due giorni il digiuno forzato contro i tagli della legge 133 e la riforma della scuola. Intanto a Palermo un centinaio di persone presidiando gli uffici del provveditorato agli studi in via Praga, dove è in programma per le 16 un'assemblea organizzata dai Cobas.
ANCHE A MILANO 4 PRECARI IN SCIOPERO DELLA FAME - "La scuola pubblica è alla frutta e i precari della scuola alla fame": è il cartello appeso davanti a una tavola apparecchiata ma priva di qualsiasi cibo perché, dopo Palermo, anche a Milano gli insegnanti precari iniziano oggi uno sciopero della fame per denunciare lo stato di salute dell'istruzione. In quattro, due uomini e due donne, inizieranno oggi a rinunciare ad alimentarsi per chiedere "non solo la difesa dei nostri posti di lavoro ma una scuola pubblica statale di qualità - hanno spiegato in un incontro con la stampa davanti all'Ufficio scolastico regionale -. Siamo contrari a ogni ipotesi di smantellamento, regionalizzazione o ingresso dei privati. Inoltre, chiediamo il ritiro dei tagli previsti dalla legge 133 e il reintegro dei finanziamenti". Insieme a queste rivendicazioni nazionali, i promotori dell'iniziativa, il Movimento Scuola Precaria e il Presidio Permanente dei lavoratori della Scuola, avanzano istanze locali: "nomine trasparenti e pubbliche, numero sufficienti alle richieste di personale di sostegno e l'apertura di un tavolo per avere trasparenza sui numeri dei tagli a Milano e in Lombardia e sostegno a chi perderà il posto". Alle 15, in concomitanza con un'assemblea pubblica indetta davanti al provveditorato di via Ripamonti, i quattro inizieranno il loro digiuno che durerà "almeno fino a sabato", promettono. In questi giorni Cristina Virardi (insegnante di lettere alle medie, 29 anni, di cui tre da precaria), Alessandro Risi (professore di latino e greco di 37 anni, otto da precario), Davide Bondesan (insegnante di latino e greco di 28 anni, precario da tre) e Miriam Petruzzelli (insegnate di sostegno di 34 anni, da sei precaria) dormiranno nelle tende e nella roulotte davanti al provveditorato "affamati di dignità", come recita il cartello che i quattro portano al collo.
Ansa.it
Vedi: SCUOLA
Immaginate cosa vuol dire meno insegnati e meno personale negli istituti scolastici di quartieri a rischio come lo Zen di Palermo o Scampia di Napoli. Zone della città dove il degrado economico e la marginalità sociale si trasformano in brodo di coltura per le organizzazioni mafiose. Qui la scuola rappresenta una delle poche, se non l’unica, alternativa alla delinquenza. Un vaccino prezioso per impedire che i ragazzi siano contagiati dal virus della criminalità.
Sono diverse le esperienze formative ed educative dove le scuole, in rete tra loro e con il mondo delle associazioni, riescono ogni anno a strappare dalle grinfie della criminalità organizzata centinaia di ragazzi. Ciò è stato possibile grazie all’impegno e alle capacità di dirigenti, insegnanti, volontari. Tra questi ci sono anche i precari che il governo Berlusconi lascerà a casa dall’inizio del prossimo anno scolastico.
Il provvedimento che porta il nome del ministro della Pubblica istruzione non è per nulla una riforma. Esso, infatti, non sfiora i temi e i nodi formativi del nostro sistema scolastico. Si tratta di un mero atto di carattere finanziario, che risponde soltanto alle esigenze del bilancio statale. Unico caso in assoluto, peraltro. In tutti i Paesi del mondo civile, laddove all’educazione delle nuove generazioni viene riconosciuta la giusta importanza, i governi hanno aumentato le risorse, scommettendo su scuola e università per superare la crisi economica mondiale.
In Italia, invece, il governo ha deciso di abbattere la scure sulla scuola e in particolare sui precari. Senza di loro la qualità dell’istruzione si abbasserà drasticamente. Ci ritroveremo con classi superaffollate, formate da più di trenta studenti; salterà il tempo pieno; saranno ridotte le ore dedicate all’insegnamento delle regole e della Costituzione; non sono stati risparmiati neanche gli studenti che necessitano del sostegno.
“L’educazione alla legalità” diventa sempre più uno slogan in bocca proprio agli esponenti dell’esecutivo e della maggioranza che ogni 19 luglio non rinuciano alla passerella per la commemorazione di Paolo Borsellino, anche se ignorano il suo insegnamento: «La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità». Chi mantiene poi memoria storica ricorderà il sacrificio di don Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio, quartiere ad alta densità mafiosa, che per l’educazione alla legalità diede in sacrificio la sua stessa vita.
Proprio a Bracaccio e in tutte le aree a rischio o di marginalità socio-economica e territoriale della Sicilia il Partito democratico è riuscito a far finanziare un piano di intervento per la realizzazione di attività extrascolastiche da svolgersi nelle ore pomeridiane. Una contromisura importante alla politica nazionale del governo, ma che purtroppo riuscirà solo a limitare i danni. Tagliare le risorse alla scuola italiana vuol dire tradire l’esempio di quanti hanno dato la vita per la giustizia, la legalità e lo sviluppo. Così si fa un regalo alla criminalità e si nega a migliaia di giovani la speranza di un futuro sano e positivo.
La lotta alla mafia e la promozione di una società giusta e libera passano anche e soprattutto da un forte investimento culturale ed educativo. Per questo è indispensabile che tutte le forze politiche e della società civile che hanno a cuore il bene delle nuove generazioni e del Paese si impegnino per impedire che la legge Gelmini vada a regime. Allo stesso tempo bisogna lavorare per ridare alla scuola pubblica italiana la centralità che merita. Essa ha un compito delicatissimo: formare i giovani affinché siano cittadini consapevoli, capaci di esercitare responsabilmente diritti e doveri, promuovere il bene comune, acquisire le competenze necessarie per uno sviluppo sociale ed economico a misura d’uomo.
Sono diverse le esperienze formative ed educative dove le scuole, in rete tra loro e con il mondo delle associazioni, riescono ogni anno a strappare dalle grinfie della criminalità organizzata centinaia di ragazzi. Ciò è stato possibile grazie all’impegno e alle capacità di dirigenti, insegnanti, volontari. Tra questi ci sono anche i precari che il governo Berlusconi lascerà a casa dall’inizio del prossimo anno scolastico.
Il provvedimento che porta il nome del ministro della Pubblica istruzione non è per nulla una riforma. Esso, infatti, non sfiora i temi e i nodi formativi del nostro sistema scolastico. Si tratta di un mero atto di carattere finanziario, che risponde soltanto alle esigenze del bilancio statale. Unico caso in assoluto, peraltro. In tutti i Paesi del mondo civile, laddove all’educazione delle nuove generazioni viene riconosciuta la giusta importanza, i governi hanno aumentato le risorse, scommettendo su scuola e università per superare la crisi economica mondiale.
In Italia, invece, il governo ha deciso di abbattere la scure sulla scuola e in particolare sui precari. Senza di loro la qualità dell’istruzione si abbasserà drasticamente. Ci ritroveremo con classi superaffollate, formate da più di trenta studenti; salterà il tempo pieno; saranno ridotte le ore dedicate all’insegnamento delle regole e della Costituzione; non sono stati risparmiati neanche gli studenti che necessitano del sostegno.
“L’educazione alla legalità” diventa sempre più uno slogan in bocca proprio agli esponenti dell’esecutivo e della maggioranza che ogni 19 luglio non rinuciano alla passerella per la commemorazione di Paolo Borsellino, anche se ignorano il suo insegnamento: «La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità». Chi mantiene poi memoria storica ricorderà il sacrificio di don Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio, quartiere ad alta densità mafiosa, che per l’educazione alla legalità diede in sacrificio la sua stessa vita.
Proprio a Bracaccio e in tutte le aree a rischio o di marginalità socio-economica e territoriale della Sicilia il Partito democratico è riuscito a far finanziare un piano di intervento per la realizzazione di attività extrascolastiche da svolgersi nelle ore pomeridiane. Una contromisura importante alla politica nazionale del governo, ma che purtroppo riuscirà solo a limitare i danni. Tagliare le risorse alla scuola italiana vuol dire tradire l’esempio di quanti hanno dato la vita per la giustizia, la legalità e lo sviluppo. Così si fa un regalo alla criminalità e si nega a migliaia di giovani la speranza di un futuro sano e positivo.
La lotta alla mafia e la promozione di una società giusta e libera passano anche e soprattutto da un forte investimento culturale ed educativo. Per questo è indispensabile che tutte le forze politiche e della società civile che hanno a cuore il bene delle nuove generazioni e del Paese si impegnino per impedire che la legge Gelmini vada a regime. Allo stesso tempo bisogna lavorare per ridare alla scuola pubblica italiana la centralità che merita. Essa ha un compito delicatissimo: formare i giovani affinché siano cittadini consapevoli, capaci di esercitare responsabilmente diritti e doveri, promuovere il bene comune, acquisire le competenze necessarie per uno sviluppo sociale ed economico a misura d’uomo.
Giuseppe Lumia
senatore del Pd E componente della Commissione antimafia.
In un'analisi dell'Osservatorio nazionale Federconsumatori ci sarà un nuovo abbattimento del potere di acquisto aggravato dalle manovre economiche inique e sbagliate: guardando ai dati relativi alla contrazione del potere di acquisto delle famiglie, "emerge chiaramente la drammaticità della situazione: dal 2007 al 2010 la caduta è stata di ben il 9,6%", rilevano Trefiletti e Lannutti, che ritengono sia "indispensabile agire con determinazione avviando un processo di detassazione per le famiglie a reddito fisso ed operando un vero e proprio blocco di prezzi e tariffe".
- nell'autunno 2010 chi viaggia in aereo sarà costretto ad affrontare un aumento di 65 euro per le tariffe aeree e aeroportuali;
- chi preferisce il treno dovrà essere pronto a sborsare 65 euro in più.;
- più costoso muoversi in auto: il pedaggio autostradale crescerà di 60 euro e il prezzo dei carburanti inciderà per 120 euro. Possedere un'auto e, quindi, assicurarla, costerà 159 euro in più;
- la spesa per i mezzi pubblici aumenta di 32 euro;
- riscaldamento: i costi crescono di 140 euro;
- riscaldamento: i costi crescono di 140 euro;
- il gas aumenterà di 107 euro;
- i derivati del petrolio (e quindi detersivi, plastiche e prodotti per la casa) costeranno 82 euro in più;
- la spesa per l'acqua salirà di 19 euro;
- le spese per i rifiuti aumenteranno di 38 euro.
- la spesa per i libri di scuola aumenterà di 36 euro;
- i servizi bancari cresceranno di 30 euro;
- i mutui costeranno 65 euro più dell'anno passato;
- anche i ricorsi per le multe e i contenziosi costerà 55 euro di più ;
- le addizionali locali cresceranno di 60 euro.
La somma finale a carico delle famiglie, secondo le associazioni dei consumatori, sarà di 1.118 euro.
RIVOGLIO LA SCALA MOBILE, IL LAVORO FISSO E CHI NON PAGA LE TASSE .... IN GALERA
Luciana P. Pellegreffi

Hanno fermato la moglie di un ispettore della squadra Catturandi con una scusa: "Signora, può darci un'informazione?". Erano in tre, su un'auto. Uno è sceso. In mano teneva delle fotografie. "Che bei mariti avete - ha esordito - che belle famiglie". E intanto, scorreva le immagini. Era l'inizio di agosto. In quelle foto non c'erano soltanto il marito della donna e i suoi familiari, ma anche altri tre poliziotti della sezione Catturandi della squadra mobile di Palermo.
Come anticipato da Repubblica nei giorni scorsi, l'ispettore e la sua famiglia sono stati già trasferiti d'urgenza in una località segreta. Adesso, si apprende che ci sono anche altri investigatori nel mirino. Tutti fanno parte dello storico gruppo che ha arrestato il gotha di Cosa nostra: da Salvatore Lo Piccolo a Mimmo Raccuglia e Gianni Nicchi. Da gennaio, la Catturandi di Palermo ha ormai un solo obiettivo: il boss trapanese Matteo Messina Denaro, latitante dal 1994.
Alcune di quelle fotografie mostrate alla moglie dell'ispettore sono state scattate davanti alla squadra mobile, probabilmente proprio dopo gli ultimi arresti, quello di Raccuglia o di Nicchi, avvenuti fra il 15 novembre e il 5 dicembre dell'anno scorso. Si vedono i poliziotti mentre ritornano dal blitz. Evidentemente, qualcuno li spiava già da tempo. E non ha esitato a confondersi fra i giovani che esultavano davanti alla Mobile.
La telecamera di un negozio ha ripreso l'auto con i tre misteriosi uomini che si allontanano a velocità. Purtroppo, le immagini hanno una risoluzione scadente, non è stato dunque possibile risalire al numero di targa. Gli investigatori della Mobile continuano a cercare. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Ignazio De Francisci e dal sostituto Francesca Mazzocco.
In questi giorni, si riesaminano anche le dichiarazioni del confidente che a luglio aveva svelato ai carabinieri del Ros di alcuni progetti di attentato proposti dagli "emergenti" dei clan palermitani: nel mirino erano stati indicati la squadra mobile e il palazzo di giustizia di Palermo. Dopo quelle rivelazioni era partito un fonogramma di allerta dal Viminale. La fonte riferiva che di quei progetti di attentato si sarebbe discusso durante un summit alla stadio della Favorita. Presente anche Matteo Messina Denaro: la fonte sostiene che il boss trapanese si oppose al ritorno degli attentati. Di più non sappiamo. Sull'attendibilità della fonte l'intelligence antimafia si è divisa. Anche in Procura ci sono valutazioni diverse. Di certo, però, all'inizio di agosto, i poliziotti della Mobile di Palermo sono finiti nel mirino con un'azione a sorpresa. Una coincidenza inquietante.
Qualcuno ha pedinato e fotografato l'ispettore della Catturandi mentre usciva dalla squadra mobile, mentre faceva la spesa con i suoi familiari. Lui adesso è lontano da Palermo: "Non mi lascerò intimidire - ha detto a un amico prima di partire - nessun poliziotto di Palermo farà mai un passo indietro". Per i ragazzi e le ragazze della Catturandi l'ultima indagine - quella su Messina Denaro - è già da tempo molto di più che la solita caccia al superlatitante. Da gennaio - da quando il capo della Catturandi, Mario Bignone, ha scoperto di avere un tumore - questa indagine è stata una lotta per la vita. In un letto d'ospedale, all'indomani dell'operazione di Bignone, è nato il gruppo speciale "Messina Denaro", di cui fanno parte anche gli investigatori della squadra mobile di Trapani, della sezione Criminalità organizzata di Palermo e del servizio centrale operativo. Mario Bignone non ce l'ha fatta, è morto il 21 luglio. Adesso, i suoi ragazzi vogliono portare a termine la sua indagine.
ROMA - Maxi-operazione dei carabinieri del comando Tutela patrimonio culturale: sono oltre cinquecento, per un valore di circa sette milioni di euro, le opere false dei maggiori artisti contemporanei sequestrate in tutta Italia a casa di privati collezionisti che le avevano acquistate, in buona fede, sul web. Dodici le persone denunciate a piede libero.
I carabinieri della Sezione falsificazione e arte contemporanea del comando Tpc hanno accertato che i collezionisti, convinti di fare ''un buon investimento'', avevano acquistato on-line dipinti, disegni, grafiche e cromolitografie dei piu' importanti artisti moderni e contemporanei. Tra gli altri, Matisse, Magritte, Prampolini, Burri, Fontana, De Chirico, Guttuso, Sironi, Rotella, Migneco, Capogrossi, Gentilini e Boccioni.
Le indagini, nate dal controllo delle transazioni effettuate sui siti Internet piu' conosciuti e dal continuo confronto con gli archivi e gli storici dell'arte, hanno portato, al termine delle attivita' investigative, alla denuncia a piede libero di dodici persone per falsificazione e commercializzazione di opere d'arte falsificate e al recupero, grazie alle tracce informatiche, di tutti i beni d'arte falsi posti in vendita dai singoli inserzionisti.
Si tratta, spiegano gli investigatori, del risultato di indagini condotte nell'ultimo anno e mezzo, coordinate dalle Procure di Roma, Palermo e Siena. L'autorita' giudiziaria romana ha anche emesso un decreto di oscuramento delle aste pubbliche per la vendita di opere d'arte, in quanto riconducibili a due precisi 'nick-name' usati da uno degli indagati.
In questo particolare caso, infatti, l'indagato usava il doppio nick-name per attribuirsi anche dei feedback positivi, cosi' da accreditarsi al meglio nei confronti dei possibili acquirenti.
Tra le opere poste sotto sequestro anche due dipinti antichi: un 'San Giovannino', falsamente attribuito a Guido Reni, posto in vendita a 300.000 euro, e un'opera di Teofilo Patini, commercializzata a 600.000 euro e proveniente da un furto in un'abitazione. I falsi, riprodotti secondo le tecniche e gli stili dei differenti autori, sono stati giudicati dagli esperti di ''buona qualita'''.
Ma come fanno a prepararsi a mirare al mio viso e alle mie mani, a lanciarmi delle pietre? Perché? Sono Sakineh Mohammadi-Ashtiani. Dite a tutto il mondo che ho paura di morire. Dalla prigione di Tabriz ringrazio quelli che pensano a me. Sono le ultime parole credibili con le quali la donna iraniana di 43 anni, madre di due figli, chiede aiuto. Condannata per adulterio e per complicità nell'omicidio del marito, dopo quelle frasi uscite tramite un'organizzazione umanitaria dal carcere, Sakineh è stata costretta a una finta confessione in tv e il suo avvocato, Mohammed Mostafei, è dovuto fuggire in Norvegia.
Ma da quando Mostafei ha fatto conoscere al mondo la vicenda di Sakineh, si sono moltiplicati gli appelli e le richieste anche ufficiali al governo di Teheran perché la donna non venga uccisa. L'ultima iniziativa, che da oggi si può firmare su Repubblica. it, è una lettera di intellettuali francesi che chiedono a Teheran di "mettere fine a questo genere di metodi come a questo castigo iniquo e barbaro", invocando anche "il rispetto della dignità e della libertà di tutte le iraniane oppresse o minacciate". Fra i firmatari, il sociologo Edgar Morin, gli storici Elisabeth Roudinesco e Max Gallo, lo scrittore Marek Halter, i filosofi Daniel Schiffer e Michel Serres.A seguito della mobilitazione internazionale delle ultime settimane contro la sua esecuzione della, l'Ambasciata iraniana a Londra ha rilasciato una dichiarazione l'8 luglio 2010, affermando che la condanna di Sakineh Mohammadi Ashtiani non sarebbe stata eseguita tramite lapidazione. Tuttavia, la sua posizione legale non è chiara, dal momento che il suo avvocato non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sulla commutazione della sua condanna a morte.
Durante il processo, Sakineh Mohammadi Ashtiani ha ritrattato una "confessione" rilasciata sotto minaccia durante l'interrogatorio e ha negato l'accusa di adulterio. Due dei cinque giudici hanno ritenuto la donna non colpevole, facendo presente che era già stata sottoposta a fustigazione e aggiungendo di non aver trovato le necessarie prove di adulterio a suo carico. Tuttavia, i restanti tre giudici, tra cui il presidente del tribunale, l'hanno ritenuta colpevole sulla base della "conoscenza del giudice", una disposizione della legge iraniana che consente ai giudici di esprimere il loro giudizio soggettivo e verosimilmente arbitrario di colpevolezza anche in assenza di prove certe e decisive. Giudicata colpevole dalla maggioranza dei cinque giudici, Sakineh Ashtiani Mohammadi è stata condannata alla lapidazione.
Come morirebbe Sakineh, condannata alla lapidazione, se la pressionedell' opinione pubblica internazionale non riuscisse a bloccare la manoai suoi carnefici (è attesa per oggi la sentenza sul riesame del caso)?Avvolta in un sudario bianco, verrebbe sepolta fino al petto e uccisa daparenti e astanti a colpi di pietre, le cui dimensioni dovrebberoessere tali da non consentirle una morte troppo rapida. Dimedia grandezza, le pietre dovrebbero garantire la durata media dell'esecuzione: circa trenta minuti. Che l'orrore senza pari suscitato daquesta esecuzione sia dovuto alla sua barbarie è ovvio: ma forse adaccrescerlo gioca anche un'altra considerazione, che come spesso accade èlegata alla storia. La lapidazione non è mai entrata a far parte della nostra cultura giuridica. Nel mondo classico, nel quale affondano leradici del nostro diritto, «il chitone di pietre» (come lo chiama Ettore, nell'Iliade) era una forma di giustizia popolare al di fuori diogni controllo istituzionale, che non fu accolto nel «giardino deisupplizi» né greco né romano. La morte con la pietra era un'esplosionedi rabbia popolare, veniva inflitta da gruppi spontanei, senzaaccertamenti preliminari della colpevolezza. Non era un'istituzionegiuridica: a «fare giustizia» non erano dei terzi estranei. Lapartecipazione delle parti offese all'esecuzione era in insanabilecontrasto con l'esigenza dello Stato nascente di superare la fase dellavendetta e di entrare in quella del diritto. Anche per questo ilpensiero della lapidazione ci colpisce in modo particolare. Perché cirimanda a una preistoria del diritto che ci illudevamo di aver persempre superato.
Ma da quando Mostafei ha fatto conoscere al mondo la vicenda di Sakineh, si sono moltiplicati gli appelli e le richieste anche ufficiali al governo di Teheran perché la donna non venga uccisa. L'ultima iniziativa, che da oggi si può firmare su Repubblica. it, è una lettera di intellettuali francesi che chiedono a Teheran di "mettere fine a questo genere di metodi come a questo castigo iniquo e barbaro", invocando anche "il rispetto della dignità e della libertà di tutte le iraniane oppresse o minacciate". Fra i firmatari, il sociologo Edgar Morin, gli storici Elisabeth Roudinesco e Max Gallo, lo scrittore Marek Halter, i filosofi Daniel Schiffer e Michel Serres.A seguito della mobilitazione internazionale delle ultime settimane contro la sua esecuzione della, l'Ambasciata iraniana a Londra ha rilasciato una dichiarazione l'8 luglio 2010, affermando che la condanna di Sakineh Mohammadi Ashtiani non sarebbe stata eseguita tramite lapidazione. Tuttavia, la sua posizione legale non è chiara, dal momento che il suo avvocato non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sulla commutazione della sua condanna a morte.
Durante il processo, Sakineh Mohammadi Ashtiani ha ritrattato una "confessione" rilasciata sotto minaccia durante l'interrogatorio e ha negato l'accusa di adulterio. Due dei cinque giudici hanno ritenuto la donna non colpevole, facendo presente che era già stata sottoposta a fustigazione e aggiungendo di non aver trovato le necessarie prove di adulterio a suo carico. Tuttavia, i restanti tre giudici, tra cui il presidente del tribunale, l'hanno ritenuta colpevole sulla base della "conoscenza del giudice", una disposizione della legge iraniana che consente ai giudici di esprimere il loro giudizio soggettivo e verosimilmente arbitrario di colpevolezza anche in assenza di prove certe e decisive. Giudicata colpevole dalla maggioranza dei cinque giudici, Sakineh Ashtiani Mohammadi è stata condannata alla lapidazione.
Come morirebbe Sakineh, condannata alla lapidazione, se la pressionedell' opinione pubblica internazionale non riuscisse a bloccare la manoai suoi carnefici (è attesa per oggi la sentenza sul riesame del caso)?Avvolta in un sudario bianco, verrebbe sepolta fino al petto e uccisa daparenti e astanti a colpi di pietre, le cui dimensioni dovrebberoessere tali da non consentirle una morte troppo rapida. Dimedia grandezza, le pietre dovrebbero garantire la durata media dell'esecuzione: circa trenta minuti. Che l'orrore senza pari suscitato daquesta esecuzione sia dovuto alla sua barbarie è ovvio: ma forse adaccrescerlo gioca anche un'altra considerazione, che come spesso accade èlegata alla storia. La lapidazione non è mai entrata a far parte della nostra cultura giuridica. Nel mondo classico, nel quale affondano leradici del nostro diritto, «il chitone di pietre» (come lo chiama Ettore, nell'Iliade) era una forma di giustizia popolare al di fuori diogni controllo istituzionale, che non fu accolto nel «giardino deisupplizi» né greco né romano. La morte con la pietra era un'esplosionedi rabbia popolare, veniva inflitta da gruppi spontanei, senzaaccertamenti preliminari della colpevolezza. Non era un'istituzionegiuridica: a «fare giustizia» non erano dei terzi estranei. Lapartecipazione delle parti offese all'esecuzione era in insanabilecontrasto con l'esigenza dello Stato nascente di superare la fase dellavendetta e di entrare in quella del diritto. Anche per questo ilpensiero della lapidazione ci colpisce in modo particolare. Perché cirimanda a una preistoria del diritto che ci illudevamo di aver persempre superato.
Secondo il comitato internazionale contro lalapidazione dal 1979 sono state effettuate 150 lapidazioni.
La cifra relativa a sole 330 verifiche attuate dall'inizio dell'anno. Frodi Iva per 240 milioni di euro, indagato anche imprenditore marchigiano: avrebbe evaso redditi per 14 milioni di euro
FRODI IVA - Dall'inizio dell'anno la Guardia di Finanza ha infatti avviato un vasto piano d'azione contro l'evasione fiscale internazionale e le frodi Iva poste in essere nei rapporti tra operatori nazionali e della Repubblica di San Marino.
Dal mese di gennaio sono state concluse 330 verifiche, con la scoperta di redditi sottratti a tassazione per oltre 850 milioni di euro e un'Iva evasa per circa 240 milioni. In tutto un miliardo e 90 milioni di euro. Sono attualmente in corso di svolgimento altre 800 verifiche. Il piano d'azione delle Fiamme Gialle interessa, in particolare, due tipologie di fenomeni: i casi di proventi derivanti da evasione fiscale realizzata da imprese nazionali, individuate a seguito di investigazioni di polizia giudiziaria, che avrebbero veicolato «capitali sporchi» verso società finanziarie di San Marino per poi farli rientrare «puliti» nel territorio nazionale sotto forma di finanziamenti e aperture di credito in favore di imprese affiliate. E le frodi Iva «carosello» attuate tramite società «cartiere» fittiziamente interposte negli scambi commerciali fra imprese italiane e sammarinesi operanti principalmente nei settori dell'elettronica, della telefonia mobile, degli elettrodomestici, della abbigliamento, delle calzature, della cartoleria e dei prodotti detersivi.
COINVOLTO UN IMPRENDITORE MARCHIGIANO - Nell'ambito delle indagini della Guardia di Finanza va segnalata anche l'operazione effettuata oggi dalle Fiamme Gialle a Pesaro, con la scoperta di un imprenditore a cui facevano capo imprese fittizie costituite a San Marino.
Nessun papi in paradiso?
Segue: FonteE' SCOMPARSA Ombra,
femmina di Rottweiler di razza pura, 2 anni e mezzo,
occhi castano scuri coda e pelo lungo.
Amante dei Gatti e dei Bambini, ha "studiato" e NON E' AGGRESSIVA con l'Animale Uomo.
Si è allontanata la notte di domenica nella zona di Velletri (Santo Tomao) ai confini con Cisterna di Latina.
Ombra è vaccinata e assicurata
Sono già state avvisate le autorità.
Per favore, aiutatemi a ritrovarla,
Grazie
Francesca
mail: fbfrancescabidoli0@gmail.com
Don Andrea Gallo
Evasione fiscale e legge "ad aziendam": il prete di strada che ha pubblicato con la casa di Segrate "Angelicamente anarchico" e "Così in terra come in cielo" è il primo autore che se ne va.
"Non pubblicherò più libri con Mondadori, dopo questa storia del romanzaccio di Segrate io zitto non ci sto". Don Andrea Gallo è un autore Mondadori e mette la parola fine al suo rapporto con la casa editrice dopo l'inchiesta del vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini pubblicata tre giorni fa e la "tempesta del dubbio" di un autore Mondadori, il teologo Vito Mancuso, che in una lettera aperta al quotidiano ha sollevato la questione se sia eticamente corretto continuare a pubblicare il proprio lavoro con un'azienda che ha pagato 8,6 milioni di euro al fisco, in vent'anni, anziché 350 milioni. E poi tutto sia stato sanato da una legge "ad aziendam".
Tra tutti gli autori Mondadori in ambasce, don Andrea però è il primo che consuma lo strappo. "Ciò che è grave sono le leggi ad personam del governo, allora dovrei dimettermi dall'Italia - riflette sulla polemica la psicoterapeuta e scrittrice, Gianna Schelotto - Mondadori è un'azienda con cui lavoro benissimo, ha altissime professionalità e non ha mai toccato una virgola nei miei libri". "Da Mondadori me ne sono andato un anno fa - spiega Dario Vergassola, comico e autore spezzino - non mi trovavo bene; nessuna pressione, ma nei miei confronti c'era indifferenza".
Don Gallo invece sabato ha pagato 92 euro, la bolletta di un pensionato genovese cui avevano tagliato la luce perché non riusciva a saldarla, e non può stare zitto, dice, davanti a un'evasione di 350 milioni. "Sono un autore piccolissimo, minuscolo, ho compagni enormi, da Zagrebelski a Scalfari, da Saviano a Citati, ma qualcuno deve pur dire no a un certo punto, e questa vicenda: è un romanzaccio che spinge un mini-autore come me a non poter proseguire ancora con Mondadori", dice don Gallo.
Il prete di strada ci tiene a precisare, però: "L'azienda di Segrate è un monumento dell'editoria italiana e, lì dentro, ho incontrato professionalità eccellenti. Però non posso fare finta di niente davanti a una legge "ad aziendam" che ha messo a posto un'evasione fiscale enorme. Vero che ci sono state due sentenze favorevoli, ma al terzo grado non ci si è arrivati: è invece arrivata l'ennesima legge ad personam".
Per Mondadori don Gallo ha pubblicato due titoli, "Angelicamente anarchico" nel 2004 e, a febbraio 2010, "Così in terra come in cielo": "È successa una cosa che mi ha incuriosito, in occasione delle presentazioni pubbliche dell'ultimo libro - svela don Andrea - la Mondadori, sia a Milano, sia a Genova, dove esistono librerie dell'azienda, mi ha organizzato gli incontri da Feltrinelli". Ricorda la telefonata furiosa del suo amico Beppe Grillo, appena pubblicò "Angelicamente anarchico" per Mondadori: "Prete maledetto non dovevi farlo" - ride il fondatore della Comunità di San Benedetto - ma mi avevano cercato loro, io non mi ero posto il problema, avevo incontrato persone molto competenti, e poi mi interessava soltanto che tutto ciò che il libro guadagnava, così come tutti quelli che ho scritto, andasse sul conto della Comunità e finanziasse il suo lavoro. Quando è uscito "Così in terra come in cielo" Grillo mi ha nuovamente telefonato ("Finalmente pubblichi con Feltrinelli" mi ha detto). Io gli ho risposto di no, ma anche lui era caduto nel giochetto, perché il volume veniva presentato al pubblico nella libreria di via Ceccardi".
Don Gallo guarda indietro e punta il dito: "Abbiamo tutti preso un grosso granchio: abbiamo sottovalutato chi sapeva e aveva capito tutto, per tempo, Indro Montanelli". "Perché davanti all'inchiesta di Giannini le istituzioni, le forze politiche non parlano? C'è un silenzio assordante in questa crisi di sistema".
Gianna Schelotto si allinea con la maggior parte di grandi autori che non vogliono rompere un rapporto di altissimo profilo con le eccellenze che lavorano in Mondadori: "Ho cominciato con la casa editrice negli anni Settanta e Berlusconi non c'era ancora - dice la psicoterapeuta genovese - Spero di continuare finché Berlusconi, come proprietario, non ci sarà più".
di Michela Bompani
Nel 1961 Berlusconi consegue la laurea in Giurisprudenza, a 25 anni, con una tesi dal titolo “Il contratto di pubblicità per inserzione”, relatore il docente Remo Franceschelli, voto 110 e lode. Con la tesi Berlusconi vince un premio di 2 milioni messo in palio dall’agenzia pubblicitaria Manzoni di Milano. Il giovane neolaureato riesce subito dopo a evitare il servizio militare. (primo intrallazzo ? ndr)
Nel 1962, per costruire un quartiere residenziale da quattromila abitanti a nord di Milano, a Brugherio, Berlusconi costituisce la Edilnord sas di Silvio Berlusconi e C. dove lui figura come “socio d’opera”, mentre i capitali arrivano da Lugano (da chi ?)
La Edilnord sas di Silvio Berlusconi e C. nel settembre 1968 acquista per oltre 3 miliardi di lire un’area di 712 mila metri quadrati a Segrate, alla periferia orientale di Milano, su cui realizzare il quartiere residenziale di Milano 2, (si ma i soldi da dove arrivano?? 3 miliardi mica si trovano per strada ! ) Berlusconi riesce a far deviare le rotte degli aerei che disturbavano il nuovo quartiere decollando dalla vicina Linate.
Nel 1975 la società di costruzioni Italcantieri srl (1973), a capitale svizzero, viene trasformata in spa e vede Silvio Berlusconi assumerne la presidenza societaria. Dal gennaio 1978 viene liquidata la Edilnord per fare posto alla Milano 2 spa, una società costituita a Segrate grazie alla trasformazione della Immobiliare San Martino spa amministrata a Roma da Marcello Dell’Utri (dal 1974) con soci fondatori Servizio Italia fiduciaria spa e Società azionaria fiduciaria spa. Nel luglio 1978, il capitale della Milano 2 spa viene portato a 2 miliardi.
A metà anni Settanta a Roma nasce la Fininvest, (questo nome non gli ha portato molta fortuna! Fini nvest" Tra il 1979 e il 1990 Berlusconi realizza a Basiglio una nuova cittadella residenziale, Milano 3, il centro commerciale Il Girasole a Lacchiarella e progetta il villaggio residenziale Costa Turchese, a sud di Olbia, in Sardegna. In questo periodo ha contatti d'affari con il faccendiere Flavio Carboni.
La villa di Arcore, Veronica Lario e la P2 La società Immobiliare Idra srl,a prezzi vantaggiosissimi una villa con parco ad Arcore,. Berlusconi vi trasferisce la sua residenza privata. Nel marzo 1981 vengono scoperte le liste della loggia massonica P2 di Licio Gelli. Silvio Berlusconi risulta affiliato alla loggia dal 26 gennaio 1978, con la tessera numero 1816. La relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2 segnalerà: «Alcuni operatori (Genghini, Fabbri, Berlusconi) trovano appoggi e finanziamenti al di là di ogni merito creditizio». Ad Arcore viene ad abitare il boss di Cosa nostra Vittorio Mangano.
Canale 5 e la notte di San Valentino
Nel 1977 Berlusconi entra nel consiglio d’amministrazione del deficitario Giornale Nuovo di Indro Montanelli. Nel 1978 rileva il Teatro Manzoni di Milano, in crisi. Ma il suo nuovo business è la tv: a Milano 2 aveva già creato la sua prima tv via cavo, Telemilano, che dal 1974 aveva iniziato a trasmettere come «tv condominiale»; nel 1979 costruisce un circuito televisivo nazionale, che sarà alimentato da Publitalia 80, la concessionaria che raccoglie pubblicità. Il 14 febbraio 1983, nel corso di un blitz delle forze dell’ordine che passa alle cronache come la «notte di San Valentino», vengono arrestati a Milano imprenditori considerati i colletti bianchi della mafia; la Banca Rasini, è indicata come implicata nel riciclaggio di denaro sporco.
Il Decreto Berlusconi, la Mondadori e la legge Mammì Negli anni Ottanta, dopo aver lanciato Canale 5, la Fininvest di Berlusconi acquista Retequattro dalla Mondadori e Italia 1 dalla Rusconi. In mancanza di leggi sulle tv e grazie agli appoggi politici, Berlusconi cresce fino a insidiare il monopolio Rai. Nell’ottobre 1984 le tre reti Fininvest sono oscurate dai pretori di Roma, Torino e Pescara per avere illegittimamente trasmesso su tutto il territorio nazionale. Quattro giorni dopo Bettino Craxi, amico di Berlusconi e presidente del Consiglio, vara un decreto legge (che passerà alla storia come «decreto Berlusconi») che consentirà alla Fininvest, in assenza di una legge sulle emittenze, di riprendere le trasmissioni su tutta Italia.
Tra il 1988 e il 1989, la Mondadori passa dalle mani di Carlo De Benedetti a quelle di Silvio Berlusconi, che nel 1990 diviene presidente della casa editrice. Dopo un lungo contrasto nelle aule di tribunale, nell’aprile 1991 è firmato l’accordo che assegna la Mondadori alla Fininvest. . Nell’agosto 1990, dopo polemiche e contrattazioni senza fine, il Parlamento approva la legge Mammì sulla regolamentazione del settore televisivo. La legge garantisce a Berlusconi la proprietà di tutti e tre i suoi network e l’egemonia nella raccolta pubblicitaria; vieterebbe alla Fininvest il controllo del Giornale di Montanelli, ma Berlusconi la aggira cedendolo nel 1992 al fratello Paolo. Nell’autunno 1990 ottengono la concessione governativa altri tre canali (le pay-tv Tele+1, Tele+2 e Tele+3), controllati da Berlusconi attraverso prestanomi.
L'’ingresso in politica con Forza Italia
Dopo il 1992 le inchieste di Mani pulite portano alla dissoluzione dei partiti che erano stati vicini a Berlusconi. La Fininvest è oberata dai debiti. Le banche creditrici pretendono una sorta di commissariamento: ai vertici dell'azienda s'insedia il manager Franco Tatò. Berlusconi, spinto da Marcello Dell'Utri, crea un suo partito, Forza Italia. Le elezioni del 1994, del 1996 e del 2001 Forza Italia vince le elezioni politiche del 27 marzo 1994, grazie all'accordo con la Lega di Umberto Bossi e la destra post-fascista di Gianfranco Fini. L’11 maggio 1994 Silvio Berlusconi diventa presidente del Consiglio alla guida di un governo di centrodestra. Nel giugno 1994, alle elezioni europee, Forza Italia raggiunge il 30,6 per cento dei voti. Nel dicembre 1994 la Lega nord provoca la crisi e la caduta del governo. Il 21 aprile 1996 alle elezioni politiche Berlusconi è sconfitto dalla coalizione di centrosinistra dell’Ulivo guidata da Romano Prodi.
Rilegittimato da Massimo D'Alema come «padre costituente» nella Commissione bicamerale, Berlusconi cresce, raccoglie successi alle elezioni europee e regionali e si prepara alle politiche del 13 maggio 2001, candidandosi per la terza volta a presidente del Consiglio. (mm)
IL RESTO E' STORIA RECENTE
Nel 1962, per costruire un quartiere residenziale da quattromila abitanti a nord di Milano, a Brugherio, Berlusconi costituisce la Edilnord sas di Silvio Berlusconi e C. dove lui figura come “socio d’opera”, mentre i capitali arrivano da Lugano (da chi ?)
La Edilnord sas di Silvio Berlusconi e C. nel settembre 1968 acquista per oltre 3 miliardi di lire un’area di 712 mila metri quadrati a Segrate, alla periferia orientale di Milano, su cui realizzare il quartiere residenziale di Milano 2, (si ma i soldi da dove arrivano?? 3 miliardi mica si trovano per strada ! ) Berlusconi riesce a far deviare le rotte degli aerei che disturbavano il nuovo quartiere decollando dalla vicina Linate.
Nel 1975 la società di costruzioni Italcantieri srl (1973), a capitale svizzero, viene trasformata in spa e vede Silvio Berlusconi assumerne la presidenza societaria. Dal gennaio 1978 viene liquidata la Edilnord per fare posto alla Milano 2 spa, una società costituita a Segrate grazie alla trasformazione della Immobiliare San Martino spa amministrata a Roma da Marcello Dell’Utri (dal 1974) con soci fondatori Servizio Italia fiduciaria spa e Società azionaria fiduciaria spa. Nel luglio 1978, il capitale della Milano 2 spa viene portato a 2 miliardi.
A metà anni Settanta a Roma nasce la Fininvest, (questo nome non gli ha portato molta fortuna! Fini nvest" Tra il 1979 e il 1990 Berlusconi realizza a Basiglio una nuova cittadella residenziale, Milano 3, il centro commerciale Il Girasole a Lacchiarella e progetta il villaggio residenziale Costa Turchese, a sud di Olbia, in Sardegna. In questo periodo ha contatti d'affari con il faccendiere Flavio Carboni.
La villa di Arcore, Veronica Lario e la P2 La società Immobiliare Idra srl,a prezzi vantaggiosissimi una villa con parco ad Arcore,. Berlusconi vi trasferisce la sua residenza privata. Nel marzo 1981 vengono scoperte le liste della loggia massonica P2 di Licio Gelli. Silvio Berlusconi risulta affiliato alla loggia dal 26 gennaio 1978, con la tessera numero 1816. La relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2 segnalerà: «Alcuni operatori (Genghini, Fabbri, Berlusconi) trovano appoggi e finanziamenti al di là di ogni merito creditizio». Ad Arcore viene ad abitare il boss di Cosa nostra Vittorio Mangano.
Canale 5 e la notte di San Valentino
Nel 1977 Berlusconi entra nel consiglio d’amministrazione del deficitario Giornale Nuovo di Indro Montanelli. Nel 1978 rileva il Teatro Manzoni di Milano, in crisi. Ma il suo nuovo business è la tv: a Milano 2 aveva già creato la sua prima tv via cavo, Telemilano, che dal 1974 aveva iniziato a trasmettere come «tv condominiale»; nel 1979 costruisce un circuito televisivo nazionale, che sarà alimentato da Publitalia 80, la concessionaria che raccoglie pubblicità. Il 14 febbraio 1983, nel corso di un blitz delle forze dell’ordine che passa alle cronache come la «notte di San Valentino», vengono arrestati a Milano imprenditori considerati i colletti bianchi della mafia; la Banca Rasini, è indicata come implicata nel riciclaggio di denaro sporco.
Il Decreto Berlusconi, la Mondadori e la legge Mammì Negli anni Ottanta, dopo aver lanciato Canale 5, la Fininvest di Berlusconi acquista Retequattro dalla Mondadori e Italia 1 dalla Rusconi. In mancanza di leggi sulle tv e grazie agli appoggi politici, Berlusconi cresce fino a insidiare il monopolio Rai. Nell’ottobre 1984 le tre reti Fininvest sono oscurate dai pretori di Roma, Torino e Pescara per avere illegittimamente trasmesso su tutto il territorio nazionale. Quattro giorni dopo Bettino Craxi, amico di Berlusconi e presidente del Consiglio, vara un decreto legge (che passerà alla storia come «decreto Berlusconi») che consentirà alla Fininvest, in assenza di una legge sulle emittenze, di riprendere le trasmissioni su tutta Italia.
Tra il 1988 e il 1989, la Mondadori passa dalle mani di Carlo De Benedetti a quelle di Silvio Berlusconi, che nel 1990 diviene presidente della casa editrice. Dopo un lungo contrasto nelle aule di tribunale, nell’aprile 1991 è firmato l’accordo che assegna la Mondadori alla Fininvest. . Nell’agosto 1990, dopo polemiche e contrattazioni senza fine, il Parlamento approva la legge Mammì sulla regolamentazione del settore televisivo. La legge garantisce a Berlusconi la proprietà di tutti e tre i suoi network e l’egemonia nella raccolta pubblicitaria; vieterebbe alla Fininvest il controllo del Giornale di Montanelli, ma Berlusconi la aggira cedendolo nel 1992 al fratello Paolo. Nell’autunno 1990 ottengono la concessione governativa altri tre canali (le pay-tv Tele+1, Tele+2 e Tele+3), controllati da Berlusconi attraverso prestanomi.
L'’ingresso in politica con Forza Italia
Dopo il 1992 le inchieste di Mani pulite portano alla dissoluzione dei partiti che erano stati vicini a Berlusconi. La Fininvest è oberata dai debiti. Le banche creditrici pretendono una sorta di commissariamento: ai vertici dell'azienda s'insedia il manager Franco Tatò. Berlusconi, spinto da Marcello Dell'Utri, crea un suo partito, Forza Italia. Le elezioni del 1994, del 1996 e del 2001 Forza Italia vince le elezioni politiche del 27 marzo 1994, grazie all'accordo con la Lega di Umberto Bossi e la destra post-fascista di Gianfranco Fini. L’11 maggio 1994 Silvio Berlusconi diventa presidente del Consiglio alla guida di un governo di centrodestra. Nel giugno 1994, alle elezioni europee, Forza Italia raggiunge il 30,6 per cento dei voti. Nel dicembre 1994 la Lega nord provoca la crisi e la caduta del governo. Il 21 aprile 1996 alle elezioni politiche Berlusconi è sconfitto dalla coalizione di centrosinistra dell’Ulivo guidata da Romano Prodi.
Rilegittimato da Massimo D'Alema come «padre costituente» nella Commissione bicamerale, Berlusconi cresce, raccoglie successi alle elezioni europee e regionali e si prepara alle politiche del 13 maggio 2001, candidandosi per la terza volta a presidente del Consiglio. (mm)
IL RESTO E' STORIA RECENTE
Fonte

















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