Archivio per la categoria CENSURA

Salviamo la libertà di internet contro il bavaglio digitale

Salviamo la libertà di internet contro il bavaglio digitale
E’ gravissimo e fuori dal mondo, ormai digitale, il passaggio sui blog del Disegno di legge Alfano sulle intercettazioni. Non c’è stato ascolto, finora, rispetto a un’indicazione molto chiara che viene dall’universo della rete: stralciare un comma che equipara impropriamente i siti alla carta stampata. C’è ancora la possibilità, se si vuole, alla ripresa del dibattito nell’aula della Camera. Sappiamo che è l’opinione di tante associazioni e certamente anche dei giovani della rete degli studenti medi riuniti a Marina di Grosseto. Salviamo la libertà di internet contro il bavaglio digitale”. Lo dichiarano il senatore pd Vincenzo Vita e Giuseppe Giulietti, deputato e portavoce di Articolo 21. La rete non può sottostare alle stesse regole. “Qualche passo avanti è stato fatto alla Camera. Certo, passare dal nulla  alla possibilità di pubblicare le intercettazioni pur nei limiti dell’emendamento è un passo avanti. Rimangono, tuttavia, delle perplessità in merito ai tempi della celebrazione dell’udienza stralcio che non sono definiti, fissati. Se c‘è da adottare un provvedimento urgente, tipo custodia cautelare, mi domando: quando si svolge l’udienza stralcio, prima o dopo l’adozione del provvedimento?” Ad affermarlo sul sito di Articolo21 è Roberto Mastroianni, professore ordinario di Diritto sull’Unione Europea all’Università Federico II° di Napoli.
Sulla pubblicazione per riassunto, il rischio è che non è detto che questo sia fedele e, quindi,  sarebbe preferibile la pubblicazione integrale, anche per non permettere eventuali modifiche  o interpretazioni errate. Infine, reputo che non sia comunque giusto estendere alla rete,  e quindi ai siti e ai blog, le medesime regole che dovrebbero essere applicate per i grandi mezzi di informazione.” 

di Redazione articolo 21.info

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ROMA 1° LUGLIO 2010: ITALIA UNITA CONTRO LA LEGGE BAVAGLIO

1luglio-logo
Il 1° luglio si manifesta insieme alla Federazione Nazionale della Stampa: scenderemo in piazza per dire NO alla legge bavaglio, un provvedimento che ci rende meno sicuri e meno informati, una legge contro i cittadini e a favore della casta. Si tratta di una norma che ostacola le intercettazioni come strumento di indagine, negando ai cittadini il diritto di sapere. Qui maggiori informazioni sul DDL Alfano

Perché il 1° luglio
Molti si sono chiesti come mai la FNSI abbia scelto il 1° luglio, un giovedì, per indire questa manifestazione che si terrà a Roma, ma anche in altre città italiane. Inizialmente si è parlato di sabato 9, ma la data era stata lanciata dal Popolo Viola, non dalla FNSI. Purtroppo il 9 coincide con lo sciopero dei giornalisti radio-televisivi, mentre l’8 scioperano i giornalisti della carta stampata. Ciò significa che il 9 non ci sarebbe stata copertura mediatica, né dei giornali né delle radio e tv. Nella riunione con i movimenti e le associazioni, che si è tenuta il 15 giugno nella sede della FNSI, hanno perciò tutti concordato che organizzare la manifestazione il 9 sarebbe stato un vero e proprio “suicidio”. A quel punto il ragionamento per individuare un’altra data è stato semplice: venerdì 2 e sabato 3 ci saranno le partite dei mondiali e non si poteva rischiare. Gioco forza si è scelto giovedì 1° luglio. Tengo a chiarire quest’aspetto perché in molti si sono domandati il motivo, vedendo dietro questa scelta motivi “oscuri”. Nessun motivo oscuro, nessuna dietrologia. Io ero lì e ho seguito tutta la discussione. La scelta del 1° luglio è stata solo una scelta di logica e per esclusione, dettata dalle circostanze.

Tutti devono sapere

Il 70% dei cittadini si informa attraverso la tv. Nonostante una grande mobilitazione di carta stampata e rete, i cittadini veramente consapevoli di quello che accadrà, se questa legge sarà approvata alla Camera, sono pochi. Il modo con cui la tv sta trattando questa notizia è insufficiente a creare un’opinione pubblicamente realmente informata. Per questo motivo abbiamo deciso di lanciare la campagna da cittadino a cittadino TUTTI DEVONO SAPERE. Il volantino che potrete scaricare qui, a sostengo della campagna, va diffuso il più possibile: stampatelo e distribuitelo nel vostro condominio, all’università, nel vostro luogo di lavoro, al bar, tra gli amici, sugli autobus, in metro. Non basta più indignarsi e non bisogna arrendersi: è arrivato il momento di mobilitarsi. Ognuno nel suo piccolo può fare qualcosa.

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RAI, NUOVE EPURAZIONI – SALTANO TRE CONDUTTORI DEL TG1

Tre giornalisti sollevati dall’incaricodi conduttori al Tg1, dove la situazione “non è più tollerabile” e richiede un intervento di Garimberti a garanzia di chi lavora in Rai. Lo dichiarano Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, consiglieri di minoranza Rai.

“Ormai è evidente che al Tg1 è in corso una vera e propria epurazione dei giornalisti che non hanno firmato la lettera in favore del direttore – dichiarano -. La settimana scorsa era toccato al caporedattore Massimo de Strobel, oggi Minzolini ha annunciato al comitato di redazione che sono stati sollevati dal loro incarico di conduttore Tiziana Ferrario, Paolo Di Giannantonio e Piero Damosso, tutti professionisti che hanno contribuito a scrivere la storia di quella che un tempo è stata la più importante testata televisiva”.

“Avevamo chiesto al direttore generale di fermare il disegno di annientamento dei valori, delle culture e delle autonomia professionali portato avanti con determinazione stalinista dal direttore del TG1 e pertanto lo riteniamo corresponsabile di
queste decisioni. Al presidente – concludono – chiediamo un intervento a garanzia e in difesa di tutti coloro che in questa azienda hanno lavorato e lavorano con professionalità, serietà ed apprezzamento generale. Quanto sta avvenendo al TG1 è il segno di un’arroganza che calpesta regole aziendali e dignità personali e per questo non è più tollerabile: non è in gioco soltanto la credibilità di quella testata ma dell’intero servizio pubblico”.

31 marzo 2010

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MENO MALE CHE MURDOCH C’E': LA FEDERAZIONE ESISTE SOLO SU SKY

Grazie Murdoch. Se non ci fosse stato l’antagonista via satellite di sua Emittenza Berlusconi con il suo SkyTg24, infatti, nella settimana tra il 14 e il 20 marzo scorsi la Federazione della Sinistra avrebbe avuto meno di mezzo minuto al giorno di visibilità complessiva su tutti i telegiornali: Rai, Mediaset e Telecom Italia Media (La7 e Mtv). Per la precisione 3’ e 47” in tutto: 3 minuti dal TgLa7, 44” dal Tg2 e 3” dal Tg4. Il tempo dedicato alla Fed da TgSky24 e la partecipazione a trasmissioni del testata giornalistica satellitare portano invece a quasi un’ora la presenza in video della Fed. Anche se non è possibile equiparare tout court la tv satellitare a quella in chiaro. Anzi, è del tutto travisante. E i dati relativi al duopolio parlano chiaro circa l’oscuramento conclamato e proditorio della Federazione.

L’ultimo rilevamento settimanale dell’Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, sul pluralismo politico/istituzionale in tv è disponibile sul sito dell’autorità da mercoledì 24 marzo scorso (per scaricare o stampare la tabella integrale).

I rilevamenti riguardano il tempo di notizia (cioè quello dedicato dai giornalisti all’illustrazione di un argomento/evento in relazione a ciascun soggetto politico/istituzionale), il tempo di parola (cioè quello durante il quale soggetto parla direttamente in voce tramite propri esponenti) e infine il tempo di antenna (che indica il tempo complessivamente dedicato al soggetto politico/istituzionale ed è dato dalla somma del “tempo di notizia” e del “tempo di parola”). Per esigenze di sintesi e semplicità, prenderemo in esame quest’ultimo, rimandando per qualunque dettaglio alle tabelle integrali disponibili all’indirizzo internet sopra indicato. Il periodo di riferimento è quello dal 14 al 20 marzo, settimana dell’ultimo rilevamento messo on linea dell’Agcom.

L’oscuramento Rai
Per quanto riguarda il servizio pubblico, quello pagato col canone dai cittadini italiani, il tempo di antenna totale riservato alla Federazione della sinistra (d’ora innanzi Fed) dai telegiornali di mamma Rai, in tutte le edizioni, è di 44 secondi. Nello specifico: 0” il Tg1, 39” il Tg2, 5” il Tg3. Tanto per fare un paragone di prossimità: Sinistra, ecologia e libertà (Sel) ha avuto 1’e 24” (35” sul Tg1, 23” sul Tg2, 26” sul Tg3). Ma anche i Verdi e l’Udeur battono la Fed con 56” per ciascuno, Pannella con 59”. Poi si va a minuti: 1’ e 32” alla neonata Alleanza per l’Italia di Rutelli e Tabacci, 15 minuti tondi per la Lega, 18’ e 18” per l’Idv, 19’ e 12” per l’Udc. Mentre Pdl e Pd vanno a ore: 3:01’:08” per il Pdl, 1:24’:29”. La sproporzione del Tg1 a favore del partito berlusconiano è cronaca di questi giorni, compresa la tapina sanzione pecuniaria da 100 mila euro comminata al telegiornale dell’ammiraglia Rai.

Tre secondi a Mediaset
Nei telegiornali Mediaset la Fed ha beneficiato nella settimana interessata di nientemeno che 3” (tre secondi) di tempo di antenna complessivo, con 0 tempo di parola, gentilmente elargiti da una citazione en passant sul Tg4 di Emilio Fede. Zero via zero è invece il tempo concesso alla Fed da Tg5, Studio Aperto e TgCom.
Per stare ai soliti Paragoni, Sel ha avuto 8’ e 46”, tutti dal Tg5, tranne 1” dal Tg4. Ben 15’ e 21” sono stati dedicati al movimento 5 stelle di Beppe Grillo (che in Rai vanta uno zero su tutti i tg), ma non certo per decantarlo. Così come i 16’ e 10” riservati a Di Pietro. Ma la principale testata giornalistica dell’azienda di famiglia del cavaliere, il Tg5, ha trovato anche 7’ e 42” per i Pensionati, 5’ e 14” per la Destra di Francesco Storace, 6’ e 54” per Forza Nuova di Roberto Fiore (gli altri tg Mediaset, invece, si sono esentati). Vista la concorrenza nelle regioni del nord, la Lega avrebbe di che lamentarsi per gli scarni 8’ e 45” complessivi. Hanno invece di che gioire Rutelli e Tabacci, la cui Alleanza per l’Italia ha beneficiato di 14’ e 24” (di cui la metà sul Tg5, gran parte del resto sul Tg4 e gli spicci su Studio aperto), probabilmente in quanto intesa in funzione anti Pd e soci. I ripetitori Mediaset hanno diffuso 2 ore, 54’ e 52” di Pdl in una settimana di tg. Quasi lo stesso per il Pd, ma tolte le 2 ore, beninteso.

Tre minuti a Telecom Italia media
Confronto all’oscuramento operato dal duopolio, sono ossigeno per la Fed i 3 minuti netti di antenna nei telegiornali di Telecom Italia Media, che ha dedicato alla Federazione 2’ e 53” nel Tg di La7 e 7” sul notiziario del canale musicale.
In questo caso la Fed batte Sel (1’ e 59”), l’Udc (1’ e 05”). Ma è superata di un soffio da Forza Nuova (3’ e 02”). Quanto ai big e i medium: 42’ e 7” è il tempo di antenna del Pdl, 21’ e 51” quello del Pd, 4’ e 22” quello della Lega, 9’ e 56” quello dell’Idv.

Meno male che Murdoch c’è
A meno che i dati dell’Agcom non riportino errori, sono davvero sorprendenti per la Federazione i dati di SkyTg24. Il tg dell’antagonista via satellite di Mediaset avrebbe dedicato alla Fed nientemeno che 52’ e 56” di tempo di antenna complessivo, e quasi tutti (tranne 14”) in tempo di parola, cioè alla voce diretta di esponenti della Federazione. Il dato è incrementato anche in conseguenza della trasmissione dedicata al confronto tra i candidati presidenti della regione Campania, dove i concorrenti hanno dato tutti forfait lasciando la parola al solo Ferrero. E tuttavia è il solo indicatore di qualche conforto per la Fed, che nella settimana tra il 14 e il 20 marzo si piazza così davanti a Pannella (47’ e 41”), Idv (47’ e 57”), Udc (20’ e 57”), Lega (18’ e 39”), Sel (3’ e 17”), 5 stelle (2’ e 38”). Sempre e comunque fuori portata Pdl (con 4 ore 42’ e 12”) e Pd (con 2 ore 25’ e 07”).

Link Agcom

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LA RISPOSTA DELL’AGCOM ALLA DENUNCIA DELLA RETE DEI CITTADINI

Link  ora tutti si parlano della multa che hanno fatto al tg1 e al tg5 , ma tutto questo è stato possibile solo ed esclusivamente grazie alla RETE DEI CITTADINI
LA VIOLAZIONE NON è STATA TRA IL PDL E IL PD MA NEI CONFRONTI DELLA RETE DEI CITTADINI… PERCHè NESSUNO VE LO DICE?? ANCHE ANNO ZERO HA TACIUTO…. VABBE’… CI SARà TEMPO PER SPUTTA..RLI TUTTI .
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COSI’ BERLUSCONI ORDINO’: “CHIUDETE ANNOZERO”

 
(foto Guardarchivio)
 
L’indagine di Trani coinvolge il premier, Innocenzi (Agcom) e il direttore del Tg1. Santoro nel mirino: “Chiudere tutto”

Silvio Berlusconi voleva “chiudere” Annozero. Un membro dell’Agcom – dopo aver parlato con il premier Augusto Minzolini – al telefono con il capo del governo – annunciava d’aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel procedimento aperto dalla procura di Trani – per quanto risulta a Il Fatto Quotidiano – risulterebbero ora indagati. Lo scenario da “mani sulla Rai” vien fuori da un’inchiesta partita da lontano. L’indagine .- condotta dal pm Michele Ruggiero – in origine riguardava alcune carte di credito della American Express. È stata una “banale” inchiesta sui tassi d’usura, partita oltre un anno fa, ad alzare il velo sui reali rapporti tra Berlusconi, il direttore generale della Rai Mauro Masi (che non risulta tra gli indagati), il direttore del Tg1 e l’Agcom. Quelle carte di credito, in gergo, le chiamavano “revolving card”. Sono marchiate American Express e, secondo l’ipotesi accusatoria, praticano tassi usurai sui debiti in mora. In altre parole: il cliente, che non restituisce il debito nei tempi previsti, rischia di pagare cifre altissime d’interessi. E così Ruggiero indaga. Per mesi e mesi. Sin dagli inizi del 2009.

Fino a quando una traccia lo porta su un’altra pista. Il pm e la polizia giudiziaria scoprono che qualcuno – probabilmente millantando – è certo di poter circoscrivere la portata dello scandalo: qualcuno avrebbe le conoscenze giuste, all’interno dell’Agcom, che è Garante anche per i consumatori. Qualcuno vanta – sempre millantando – di avere le chiavi giuste persino al Tg1: è convinto di poter bloccare i servizi giornalistici sull’argomento, intervendo sul suo direttore, Augusto Minzolini. Le telefonate s’intrecciano. I sospetti crescono. L’inchiesta fa un salto. E la sorte è bizzarra: Minzolini, il servizio sulle carte di credito revolving, lo manderà in onda. Ma nel frattempo, la Guardia di Finanza scopre la rete di rapporti che gravano sull’Agcom e sulla Rai. Telefonata dopo telefonata si percepisce il peso di Berlusconi sulle loro condotte. Gli investigatori si accorgono che il presidente del Consiglio è ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1. La procura ascolta in diretta le pressioni del premier sull’Agcom. Registra la fibrillazione per ogni puntata di Annozero. Sente in diretta le lamentele del premier: il cavaliere non ne può più. Vuole che Annozero e altri “pollai” – come pubblicamente li chiama lui – siano chiusi. E l’Agcom deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono è esplicito: quando compulsa Innocenzi – che dovrebbe garantire lo Stato, in tema di comunicazione – parla di chiusura. E Innocenzi non soltanto lo asseconda. Ma cerca di trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua redazione servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li firmi.

I ruoli si capovolgono: è l’Agcom che cerca qualcuno disposto a firmare l’esposto contro Santoro. Innocenzi è persino disposto, in un caso, a fornire, all’avvocato di un politico, la consulenza dei propri funzionari. La catena si rovescia: un membro dell’Agcom (che svolge un ruolo pubblico), intende offrire le competenze dei propri funzionari (pagati con soldi pubblici), a vantaggio di un politico, per poter poi sanzionare Santoro (giornalista del servizio pubblico). In qualche caso si cerca persino di compulsare, perchè presenti un esposto, un generale dei Carabinieri. L’immagine di Berlusconi che emerge dall’indagine è quella di un capo di governo allergico a ogni forma di critica e libertà d’opinione. Si lamenta persino della presenza del direttore di Repubblica, Ezio Mauro, a Parla con me: Serena Dandini, peraltro, è recidiva. Ha da poco invitato, come sottolinea il premier, anche il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. Il premier si scompone: nello studio della Dandini, due giornalisti (del calibro di Mauro e Scalfari), l’hanno attaccato. Chiede se – e come – l’Agcom possa intervenire. Innocenzi ci ragiona. Sopporta telefonate quotidiane. Berlusconi incalza Innocenzi, ripetutamente, fino al punto di dirgli che l’intera Agcom, visto che non riesce a fermare Santoro, dovrebbe dimettersi.

Il premier intercettato dimostra di non distinguere tra il ruolo dell’Agcom e il suo ruolo di capo del Governo. Pare che l’Autorità garante debba agire a sua personale garanzia. Gli sfugge anche che, l’Agcom, può intervenire soltanto dopo, la trasmissione di Annozero. Non prima. E infatti – dopo aver raccolto lo sfogo telefonico di Innocenzi sulle lamentele di Berlusconi – un giorno, il dg della Rai Mauro Masi, è costretto ad ammettere: certe pressioni non si ascoltano neanche nello Zimbabwe.

Il parossismo, però, si raggiunge a fine anno. Quando Santoro manda in onda due puntate che faranno audience da record e toccano da vicino il premier. La prima: quella sul processo all’avvocato inglese Mills, all’epoca indagato per corruzione, reato oggi prescritto. La seconda: quella sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra, dove Santoro si soffermerà sulle deposizioni di Spatuzza, in merito ai rapporti tra la mafia e la nascita di Forza Italia. Non si devono fare, in tv, i processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, tuona Berlusconi con il solito Innocenzi. Secondo il premier – si sfoga Innocenzi con Masi – si potrebbe dire a Santoro che non può parlare del processo Mills in tv. Non è così che funziona, ribadice Masi. Non funziona così neanche nello Zimbabwe. Comunque Masi non risparmia le diffide.

Per il presidente della Rai non mancano le occasioni di minacciare la sospensione di Santoro e della sua trasmissione. A ridosso della trasmissione su Spatuzza, al telefono di Innocenzi, si presenta anche Marcello Dell’Utri. Tutt’altra musica, invece, quando il premier parla con Minzolini, che Berlusconi chiama direttorissimo. Sulle vicende palermitane, Minzolini fa sapere di essere pronto a intervenire, se altri dovessero giocare brutti scherzi. E il giorno dopo, puntuale, arriva il suo editoriale sul Tg1: Spatuzza dice “balle”. Tutte queste telefonate, confluite ora in un autonomo fascicolo, rispetto a quello di partenza, dovranno essere valutate sotto il profilo giudizario. Se esistono dei reati, dovranno essere vagliati, e se costituiscono delle prove, avranno un peso nel procedimento. È tutto da vedersi e da verificare, ovviamente, ma è un fatto che queste telefonate sono “prove” di regime. Dimostrano la impercettibile differenza tra i ruoli del controllato e del controllore, del pubblico e del privato.

Le parole di Berlusconi che, mentre è capo del Governo e capo di Mediaset, parla da capo anche a chi non dovrebbe, Giancarlo Innocenzi, dimostrano che viene meno la separazione tra i due poteri. Altrettanto si può dire delle parole deferenti di Innocenzi che anziché declinare gli inviti esibisce telefonicamente la propria obbedienza e rassicura Berlusconi: presto sarà aperto lo scontro con Santoro. Dietro le affermazioni sembra delinearsi un piano. È soltanto un’impressione. Ma il premier sostiene che queste trasmissioni debbano essere chiuse, sì, su stimolo dell’Agcom, ma su azione della Rai. Tre mesi dopo questi dialoghi, assistiamo alla sospensione di Annozero, Ballarò, Porta a porta e Ultima parola proprio per mano della par condicio Rai, nell’intero ultimo mese di campagna elettorale. E quindi: la notizia di cronaca giudiziaria è che Berlusconi, Innocenzi e Minzolini, sono coinvolti in un’indagine.

La notizia più interessante, però, è un’altra: il “regime” è stato trascritto. In migliaia di pagine. Trasuda dai brogliacci delle intercettazioni telefoniche. Parla le parole del “presidente”. Il territorio di conquista è la Rai: il conflitto d’interesse del premier Silvio Berlusconi – grazie a questi atti d’indagine – è oggi un fatto “provato”. Non è più discutibile. - sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1

Da il Fatto Quotidiano del 12 marzo

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LA CENSURA DELLA POLITICA IN TV PER LE REGIONALI: IL PROGRAMMA P2 CHE AVANZA

Stop alla politica in tv un mese prima delle elezioni. Bersani: decisione da rivedere. L’Usigrai annuncia lo sciopero

Via libera dalla Commissione di Vigilanza Rai al regolamento per l’applicazione della par condicio in tv in vista delle regionali del 28 e 29 marzo. Tra le novità più importanti contenute nel testo approvato ieri dalla commissione, una norma che assimila alle regole della comunicazione politica nell’ultimo mese prima del voto anche le trasmissioni di approfondimento, passata con i voti del centrodestra e del relatore, il radicale Marco Beltrandi, e con la netta opposizione del Pd, che ha abbandonato i lavori. Questa norma infatti prevede la cancellazione per il mese prima del voto di tutti i talk show politici come Ballarò, Annozero e Porta a Porta.

«La decisione presa ieri dalla commissione di vigilanza Rai va rapidamente riconsiderata», ha detto il leader Pd Bersani. Sul merito del provvedimento, Bersani ha sottolineato che «non c’è incompatibilità alcuna tra le trasmissioni di approfondimento giornalistico, che ricadono sotto la responsabilità dei conduttori, e il controllo della commissione di vigilanza, e l’apertura nel palinsesto di finestre elettorali che mettono tutte le forze in condizione di parità».


Opposto il parere di Berlusconi che difende la decisione della Vigilanza. «Non è una decisione scandalosa di cui doversi preoccupare», anche perchè alcune sono «trasmissioni-pollaio», ha detto il premier alla presentazione di un libro di Vespa. «E’ una decisione non scandalosa del Parlamento che va rispettatata”.  «Trasmissioni pollaio» le ha definite il premier, aggiungendo tuttavia di non volersi riferire a “Porta a Porta” «con le risse tra  le parti che si contrappongono» che hanno «concorso molto ad abbassare il livello di apprezzamento dei cittadini nei confronti della classe politica».


«Ne pensiamo tutto il male possibile, è una decisione sciagurata», dice Roberto Natale, presidente Fnsi.«È un abuso di potere che non ha  alcun fondamento legale», ha tuonato Michele Santoro. Nel corso della conferenza stampa indetta oggi dall’Fnsi per discutere dell’argomento, sono intervenuti diversi conduttori direttamente coinvolti dal provvedimento. Tra loro Michele Santoro, Lucia Annunziata, Giovanni Floris, Riccardo Iacona e Andrea Vianello. Il segretario dell’Usigrai Carlo Verna conferma «una giornata di sciopero dei giornalisti Rai contro il regolamento sulla par condicio. Le procedure sono state avviate e la giornata di sciopero cadrà non prima di quindici giorni secondo la legge sul servizio pubblico». «Non sarà l’unica iniziativa -annunciano Verna e il presidente dell’Fnsi Roberto Natale – si punterà anche a coinvolgere i cittadini in una forma di protesta simile a quella del 3 ottobre, giornata per la libertà di stampa».


Da domani, in Gazzetta Ufficiale, ci sarà il regolamento per la comunicazione politica alle prossime regionali, ma relativo solo alla prima parte della campagna elettorale, fino al 28 febbraio. Sul secondo periodo ci saranno altri approfondimenti, la riflessione è aperta, anche sulla contestata norma del regolamento, approvato ieri dalla Vigilanza e vagliato oggi dall’Agcom, che inserisce le tribune politiche nei programmi di approfondimento politico. La soluzione, che non passerà per un ritorno del testo in Commissione e una sua modifica, si troverà dunque nell’attuazione del testo. A questo punta Sergio Zavoli, presidente della Vigilanza, e su questo studieranno probabilmente i vertici della Rai – domani si riunisce il Cda -, anche dopo l’incontro di oggi tra il Presidente Paolo Garimberti e lo stesso Zavoli.

«L’approvazione del regolamento per la par condicio avvenuto ieri sera in Vigilanza grazie ad un colpo di mano del Pdl con il concorso del radicale Beltrandi è un atto gravissimo e senza precedenti», attacca Giovanna Melandri. «Impedire ai talk show di condurre un regolare approfondimento politico nelle consuete fasce orarie per tutto il mese che precede le elezioni regionali vuol dire mettere un vero e proprio bavaglio alla televisione pubblica, sterilizzarne il diritto/dovere ad un informazione plurale e condizionarne la sopravvivenza alle necessità di una politica antilibertaria e “di regime”».

Anche Bruno Vespa critica la maggioranza:  “Trovo molto grave l’azzeramento dei programmi informativi prima delle elezioni e spero che ci possano essere degli spazi di mediazione. Per quanto ci riguarda ci atterremo naturalmente a quanto ci sarà trasmesso dall’azienda. Professionalmente mi auguro che ci vengano consentiti dei minimi spazi di autonomia professionale, requisito indispensabile per poter gestire le trasmissioni nelle prossime settimane».

Il Cda della Rai si riunirà domani per «valutare l’impatto del regolamento sulla linea editoriale delle trasmissioni e più complessivamente sulla gestione aziendale a vari livelli», dice il presidente della Rai Paolo Garimberti: «La Rai – spiega il presidente – è sempre tenuta al rispetto delle decisioni della commissione parlamentare di Vigilanza. Le novità in materia di comunicazione e informazione politica introdotte dal regolamento approvato ieri dalla Commissione presentano aspetti che richiedono un immediato approfondimento. Per questo motivo domani il Consiglio di Amministrazione discuterà del tema, di cui è già stato investito il Direttore Generale, per valutare l’impatto del regolamento sulla linea editoriale delle trasmissioni e più complessivamente sulla gestione aziendale a vari livelli».

Il presidente della commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli ha riunito a palazzo San Macuto l’ufficio di presidenza della commissione sul caso del regolamento elettorale per le regionali, approvato ieri in seduta serale. Il Pd, con il capogruppo Fabrizio Morri, annuncia battaglia e chiede che il regolamento torni all’ordine del giorno della commissione. Due le «modifiche sostanziali» chieste dai democratici: in primo luogo quella «sull’esclusione dalla prima fase di campagna elettorale delle forze politiche che non hanno eletti al parlamento europeo», dice Morri. Da rivedere anche la norma «che sostanzialmente prevede la cancellazione delle trasmissioni di approfondimento giornalistico» nel periodo elettorale. Resta da valutare tuttavia se il centrodestra che ha la maggioranza in commissione accetterà di riportare il regolamento in assise.

«Le cose si commentano da sole. È evidente che è stato superato un limite e che l`editore della Rai è la politica», dice Lucia Annunziata. «Grazie alla legge Gasparri (sulla quale io mi dimisi da Presidente)» prosegue Annunziata, è stato «ristabilito il nesso stretto tra Rai e politica, dunque non sono stata sorpresa dal provvedimento, però ritengo che una cosa è il direttore una cosa è l`editore», che «non può dettare i contenuti delle scelte editoriali, può indirizzarle ma non può entrare nel merito; facendo questo non solo sta esautorando il conduttore ma soprattutto sta esautorando il Direttore generale e il Presidente della Rai, perche` sta entrando specificamente nei contenuti, sta cambiando i palinsesti, sta dicendo cosa fare e cosa non fare».
09 febbraio 2010

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IMPOSIMATO: VOGLIONO IMBAVAGLIARE INTERNET.MP4

Luciana P. Pellegreffi

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LIBERA RETE IN LIBERO STATO – RESOCONTO DELL’INIZIATIVA DEL 23 DICEMBRE 2009 A ROMA

L’iniziativa del flash mob in Piazza del Popolo a Roma, il 23 dicembre è stata un vero successo. Sia dal punto di vista numerico (più di 300 persone che, nell’arco della manifestazione si sono succedute), sia spettacolare visto la “ragnatela” che siamo riusciti a realizzare con tutti i “nodi” rappresentati dalle persone che tenevano la corda (guardate le foto ed i video qui sotto), sia dal punto di vista mediatico (vari quotidiani, tanti freelance ed il TG3) e, soprattutto, perchè ci siamo divertiti un mondo.
Ma questo è solo il punto di partenza di una mobilitazione che continuerà con le modalità che – insieme – concoreremo.
Grazie a tutte/i voi che avete partecipato o sostenuto l’iniziativa.

Qui le foto di Salvatore Contino


Qui il servizio di RaiTre

GIU’ LE MANI DALLA RETE
 

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LA LISTA CIVICA UN’ALTRA PROVINCIA-PRC-PdcI ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE DI OGGI A ROMA “LIBERA RETE IN LIBERO STATO” 

LIBERA RETE IN LIBERO STATO – ROMA 23-12-2009

Luciana P. Pellegreffi

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LA RESA DEI CONTI CON L’INFORMAZIONE di CURZIO MALTESE

Comincia nel peggiore dei modi la settimana della difesa della libertà di stampa che si chiuderà con la manifestazione di sabato in Piazza del Popolo. Comincia con Berlusconi che, liquidato con due vecchie e sciocche battute l’incontro con Obama e signora, torna sulla sua ossessiva battaglia per far chiudere le “gazzette della sinistra” e i pochi programmi televisivi che danno ancora voce a mezzo Paese. Con un governo che, per iniziativa del ministro Scajola, pretende contro la legge di stabilire direttamente i palinsesti della tv pubblica. Con una destra che, dalle colonne dei due giornali più diffusi e obbedienti al premier, Giornale e Libero, lancia una campagna per boicottare gli abbonamenti Rai.

La posta in gioco non è la sopravvivenza di Annozero, cui neppure i record di ascolti garantiranno la messa in onda giovedì prossimo. Piuttosto la sopravvivenza economica e politica nell’Italia berlusconiana di un’informazione critica e di opposizione. Ovvero l’essenza di una democrazia. Se qualcuno o addirittura la maggioranza pensa ancora che tutto questo sia normale, allora significa che la democrazia in Italia non ha un gran futuro. Il presente è già inquietante.

Non è normale in nessuna democrazia che un governo rivendichi la concessione di nullaosta per questo o quel programma della tv pubblica. Per la verità, sarebbe illegale anche da noi, visto che la vigilanza sulla Rai spetta di diritto alla commissione parlamentare. Che è sempre presieduta da un esponente dell’opposizione, proprio per garantire l’indipendenza della tv pubblica dal potere esecutivo. Così era quando la destra era all’opposizione. Ma ora che è al governo, Berlusconi ha deciso che le garanzie non valgono più e deve essere il governo a vigilare sulla Rai, su se stesso, su tutto, e a decidere quali programmi mandare in onda. Per farlo ha mandato in campo il ministro dello Sviluppo Economico, Scajola, il quale, invece di occuparsi di uno sviluppo che non c’è, apre un’inchiesta sull’ultima puntata di Annozero. Accusata dal medesimo di spargere “spazzatura, vergogna, infamia, porcherie”.

L’accusa è talmente generica che si ha quasi voglia di dar ragione al ministro. In effetti nell’ultima puntata di Santoro hanno parlato quasi soltanto voci del centrodestra: il presidente del Consiglio, il ministro Renato Brunetta, il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, l’ex opinionista di corte Filippo Facci e la famosa Patrizia D’Addario, che come qualcuno forse non ricorda, oltre a essere un’amante del premier, è stata candidata del centrodestra alle elezioni amministrative della primavera scorsa. Sono questi “spazzatura, vergogna, infamia, porcherie”? Può darsi, Ma si tratta di spazzatura portata sulla scena pubblica da Berlusconi, compreso l’amico Giampaolo Tarantini, oggetto del ben documentato monologo di Marco Travaglio.

Ma si tratta appena di un pretesto. Con la sua iniziativa Berlusconi, attraverso il ministro Scajola, vuol imporre qualcosa di ancora peggio di una censura. Vuole stabilire un precedente sulla base del quale da ora in poi sarà il governo, cioè il premier, a stabilire i palinsesti Rai. Contro la legge, la decenza (Berlusconi è sempre il padrone di Mediaset) e la celebre volontà popolare, certificata dal primato di audience, della quale all’occorrenza il plebiscitario leader dimostra di fregarsene altamente.

Non bastasse, il padrone ha dato ordine ai giornali sottostanti, Giornale e Libero all’unisono, di lanciare una campagna contro il canone Rai. Anche questa indecente e illegale, perfino per una maggioranza amica degli evasori fiscali, coccolati con infiniti condoni. Come vogliamo chiamarla, ministro Scajola, porcheria o infamia? Qualcuno poi dovrebbe spiegare come mai il ministro dello Sviluppo, il sottosegretario alle Comunicazioni, la stessa Rai, perfino il cacciatore di fannulloni Brunetta, non aprono una bella inchiesta sui collaboratori di Giornale e Libero che con la sinistra lestamente prendono lauti stipendi da viale Mazzini e con la destra firmano per giornali impegnati nel boicottaggio della Rai. Tanto per non far nomi, il neo vice direttore di RaiUno, Gianluigi Paragone, autore di un editoriale che campeggia nella prima pagina di Libero dedicata a “come non pagare il canone”. Non solo la destra ha piazzato nella mangiatoia della tv pubblica lottizzati d’infimo profilo, ma pretende pure che a pagarli siano i soli elettori del centrosinistra.

L’obiettivo di imbavagliare la stampa d’opposizione viene perseguito con questi metodi frettolosamente sgangherati, quasi provocatori, da servitù affannata per esaudire, in un modo o nell’altro, i desideri del capo. L’urgenza di Berlusconi di nascondere la sua vera “storia di un italiano” è tale che non c’è più tempo per mediazioni, per i ricami diplomatici di un Letta o i cavilli giuridici di un Ghedini. Il potere berlusconiano va avanti di spada per tagliare l’ultimo nodo democratico, la stampa d’opposizione, che lo separa dall’egemonia assoluta. Si tratta di un disegno tanto chiaro che potrebbe capirlo perfino l’opposizione politica, pur nel suo marasma ideologico. Un’opposizione cui ormai il premier, nel delirio polemico, attribuisce finanche le scritte sui muri di Milano contro i parà uccisi. Se passano questi sistemi, non ci sarà più margine di trattativa, ma una disonorevole resa. Si gioca molto o tutto in pochi giorni, da qui a sabato. Poi rimane solo il cartello di fine trasmissioni.

Curzio Maltese 

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