di Sergio Caserta
Alla fine siamo arrivati anche lì, nel cuore del gruppo industriale più importante con ENI ed ENEL, del capitalismo di Stato; lo scandalo che travolge ENAV e Finmeccanica è l’ultimo tassello, per ora, del mosaico drammatico della corruzione politica ed economica del nostro Paese. C’è chi si chiede se queste vicende sono esplose ora per ragioni particolari, magari per intralciare il cammino del governo Monti. Non si può escluderlo: è certo che i fatti in parte risalgono anni agli scorsi e sono continuati fino a tempi più recenti, se sono venuti fuori ora, è perché sono saltate le coperture che avevano garantito l’impunità.
Possiamo dire che nel nostro Paese, questa malattia della corruzione è ben difficile da estirpare e non va dimenticato che abbiamo avuto per oltre quindici anni il dominio quasi incontrastato di un sistema di potere costruito intorno alla figura di Berlusconi, per tanti un emblema del concetto d’impunità. L’arroganza di considerare le istituzioni proprietà personale e privata della maggioranza, l’odio verso le regole e i controlli di legalità, l’insofferenza verso la funzione della magistratura, il predominio della logica dell’affarismo e del profitto a ogni prezzo, ha fatto da sedime della proliferazione di ogni tipo malaffare.
















