3 Responses to “RICORDIAMONE I MOTIVI, RICORDEREMO CARLO”

  1. Ciao,
    premetto che non condivido la violenza come “mezzo” per la soluzione dei conflitti, da quelli famigliari a quelli tra i popoli, ciò scritto sono fermamente favorevole all’autodifesa.
    A Genova vi è stato un attacco preordinato e programmato delle forze dell’ordine e del governo come è stato dimostrato dalla cronaca e dalla dinamica dei fatti di quei giorni, dalle testimonianza dei ragazzi massacrati per strada, all’interno della diaz, ecc, e dai risultati processuali.
    Lo stato ne ha la primaria responsabilità non solo perchè lo ha generato, ma anche perchè ha il compito primario di difendere la sicurezza dei cittadini, siano essi poliziotti o manifestanti, e non generare volutamente situazioni di pericolo per entrambi.
    Al contrario Carlo, come le altre vittime di Genova 2001, sono uscite di casa non sapendo certo quello che sarebbe stato volutamente creato.
    In questo contesto, ed è difficile capirlo per chi non lo ha mai provato in prima persona, si cerca di difendersi e di salvare la pelle, qualcuno c’è riuscito, Carlo no.

    un caro saluto

    • Qui si potrebbe aprire un dibattito infinito, sono quelle storie che chiedendo a 10 pesone avrai 10 versioni differenti. Credo che a tutti sia capitato di trovarsi in situazioni di cariche, risse (almeno per chi ha manifestato e in qualche modo provato a cambiare le cose), e altro, quando si arriva alla violenza, secondo me, è sempre meglio fermarsi; questo non significa darla vinta al “prepotente con le armi”, ma capire che arrivati alla violenza non si combatte più per un principio ma solo per difendersi, e quindi per uno scopo diverso per il quale si era scesi in piazza.
      Per quanto riguarda l’accaduto di Carlo, in quella determinata situazione la folla non era aggredita dai militari ma bensì il contrario, e il ragazzo (anche lui lo è come noi) si è dovuto difendere; anche per lui vale lo stesso discorso della difesa, e penso che tutti noi avremmo reagito allo stesso modo, forse altri avrebbero sparato più colpi. Per quanto riguarda lo stato condivido al 100%, hanno fatto delle vere e proprio AZIONI PUNITIVE.
      Morale della favola, un ragazzo ha perso la vita, e la cosa più triste che non è servito a niente, nulla è cambiato ma anzi, è servito solo a distrarre la stampa in modo che i gradni si sono fatti i fatti loro.

  2. Spiacente ma non condivido il mondo che lui vedeva, tutto quello che è successo a Genova è uno schifo, forze dell’ordine e ragazzi violenti, di sicuro prepotenze e violenza stessa non risolvono nulla.

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