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IMPATTO VERBALE 2007/2008

Scarica gratis gli album “FUORI DA QUI” del 2008 e “MESSI MALE” del 2007 dell’ IMPATTO VERBALE.

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Fuori da Qui (58)
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Messi Male (21)
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L’Impatto Verbale di Aprilia nasce come gruppo rap nel 2000 sotto il nome Dust MC & Zen G.. Dust e Zen, gemelli classe 1980, cominciano nel 2001 registrare i primi pezzi. Le produzioni sono ovviamente molto grezze ma permettono al gruppo di farsi notare in giro, fino acollaborare con l’altra realtà aprilian, la WZ Crew. Con loro salgono nel Settembre 2003  sul palco in piazza Roma ad Aprilia esibendosi davanti a un discreto pubblico nella perfomance di Doppia Dose, il pezzo meglio riuscito con la WZ. Come spesso accade tra i due gruppi nascono delle incomprensioni, superate successivamente. Nel 2003 esce anche Cattive Intenzioni. Il disco autoprodotto li fa conoscere anche a Latina. Stringono Prosegui la lettura »

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La sfida dei bambini multitasking

I bambini trascorrono oltre sette ore al giorno con computer, iPod, smartphones e console. A rivelarlo è una ricerca condotta negli Stati Uniti dalla Kaiser Family Foundation: i giovani di età compresa tra gli 8 e i 18 anni, quando non sono a scuola, occupano gran parte del loro tempo utilizzando qualche dispositivo elettronico. E, nei casi più estremi di uso contemporaneo di media digitali, possono addirittura superare le dieci ore al giorno.

L’attenzione sui comportamenti della nuova generazione dei bambini multimediali è esplosa negli ultimi cinque anni, in seguito all’incremento dell’uso dei dispositivi portatili: cellulari e Mp3 player hanno cambiato il modo di accedere ai programmi televisivi, ai film, ai videogiochi e alla musica, diventando veri multimedia device. Le nuove tecnologie, infatti, permettono ai giovani di essere sempre in contatto (always on) con i loro amici: Katie Leuw, una ragazza di 17 anni, racconta ai ricercatori di usare il BlackBerry tutto il giorno – come del resto fanno molti suoi amici – e che essere costantemente disponibile è centrale per la sua vita sociale. «Non avresti la vita sociale che ognuno ha se non avessi sempre con te il tuo telefono» aggiunge.

Faccia a faccia

Ma, di fronte a uno scenario così nuovo, non mancano di certo le preoccupazioni e gli interrogativi degli studiosi, in particolare degli psicologi: «Quando i bambini utilizzano questi dispositivi non stanno comunicando o interagendo con qualcun altro (di persona). Potrebbero essere molto bravi a scambiare sms,  ma come fanno quando devono incontrare qualcuno faccia a faccia?», si domanda Michele Elliott, uno psicologo infantile, secondo il quale i genitori dovrebbero limitare il tempo di utilizzo dei media da parte dei loro figli. Secondo Rupert Wegerif, direttore di ricerca alla scuola di educazione e lifelong learning all’Università di Exeter, invece, «dobbiamo concentrarci non solo sul fatto che i bambini utilizzano gli schermi, ma sull’uso che ne fanno», poiché – continua – bisogna anche considerare che ciò che fanno può essere creativo e interattivo.

Don Tapscott in Grown Up Digital ha raccolto una top 10 di punti di vista negativi (per lo più espressione di giornalisti ed accademici) su quella che l’autore definisce la Net Generation. Sintetizzando, alcune delle caratteristiche delineate riguardano le abilità sociali, il benessere emotivo, la salute e la violenza. Secondo alcuni esperti, le attività online rubano tempo allo sport e alle conversazioni faccia a faccia, per non parlare dei videogiochi violenti che vengono paragonati dal Mothers Against Videogame Addiction and Violence all’abuso di droga e alcol. Inoltre, i tanti gadgets a disposizione possono essere causa di disturbi da deficit di attenzione: distrazione che può incidere sull’andamento scolastico e/o universitario. Insomma, alcuni studiosi la definiscono una generazione allo sbando, senza valori, che ha paura di impegnarsi e di scegliere un percorso (di vita o lavorativo) e i cui interessi vertono sulla cultura popolare, le celebrità e i loro amici, senza lasciare posto a quotidiani e telegiornali.

Tuttavia, non c’è unanimità sulle visioni negative.  John Seely Brown, già qualche anno fa, in Growing Up Digital rifletteva su come in realtà il Web abbia cambiato il lavoro, l’educazione e il modo di imparare: l’alfabetizzazione attualmente non interessa solo il testo, ma è il risultato di diverse forme di intelligenza, per esempio quella visuale e sociale. Inoltre, a differenza dei media tradizionali, attraverso Internet l’individuo può essere sia destinatario dei contenuti che mittente e, quindi, diventare parte attiva della costruzione del sapere. Ma andiamo più a fondo.

Multiprocessing

I bambini di oggi – scrive l’autore – sono multiprocessing: riescono a fare diverse cose contemporaneamente (ascoltare musica,  parlare al telefono, usare il computer), ma non per questo si distraggono, contrariamente a ciò che possono pensare gli adulti. Brown ci spiega le differenze fra le due generazioni (passata e presente) e che cos’è cambiato nel passaggio da una generazione all’altra. Tradizionalmente, i ragionamenti sono sempre stati associati alla deduzione e all’astrazione, ma il modello applicato dai bambini che utilizzano i media digitali è più vicino a quello che Lévi-Strauss chiama bricolage: la capacità di trovare un oggetto, un documento o un attrezzo e di utilizzarlo per costruire ciò di cui ha bisogno. Il Web mette a disposizione una varietà di risorse tali da confondere un adulto non digitale, ma da consentire ai bambini di diventare bricoleurs, appunto.

Chi appartiene alla generazione passata ha sviluppato un approccio diverso all’informazione e all’apprendimento: solitamente tende a non provare qualcosa finché non sa come usarla o almeno non prima di aver consultato un manuale di istruzioni o un esperto. Tendenza che i giovani di oggi ritengono addirittura preistorica: loro, per imparare, devono “sporcarsi le mani”, provare e riprovare, fare pratica insomma. Stessa cosa riprodotta nel Web: osservano quello che fanno gli altri e poi ci provano a farlo da soli. In questo modo l’apprendimento diventa situato (basato sulle azioni), sociale, cognitivo e tutt’altro che astratto, e il Web diviene non solo una risorsa informativa e sociale, ma un medium per l’apprendimento: i ragionamenti sono frutto di una costruzione collettiva e condivisa dell’informazione (intelligenza distribuita).

Secondo lo studioso, la chiave del social learning è nell’utilizzo della tecnologia per supportare le relazioni tra gli individui, in altre parole ciò che chiama “ecologia dell’apprendimento”: nella rete si crea un insieme di comunità (virtuali) che condividono interessi, una sorta di “impollinazione incrociata” di idee, per dirla con Brown. Il web, pertanto, consente ai bambini di sviluppare un proprio modo ideale di imparare: «Questa potenzialità potrebbe essere particolarmente importante quando un bambino inizia il suo percorso di apprendimento».

Tra sms e linguaggio

Alcuni ricercatori inglesi hanno condotto uno studio su bambini dagli 8 ai 12 anni notando una forte correlazione tra l’utilizzo di un linguaggio abbreviato per scrivere sms e il miglioramento delle loro abilità linguistiche. La ricerca è stata condotta da Clare Wood, docente di psicologia dello sviluppo all’Università di Conventry e in parte fondata dalla British Academy: «Siamo stati sorpresi di venire a sapere che non solo l’associazione era forte, ma che lo scambio di sms stava in realtà portando allo sviluppo delle conoscenze fonologiche e delle abilità di lettura nei bambini», racconta Wood. «Scambiare sms sembra essere anche una forma preziosa di contatto con l’inglese scritto per molti bambini, che permette loro di esercitare la lettura e l’ortografia su basi quotidiane».

Secondo gli studiosi, i bambini con un alto livello di conoscenza fonologica sono in grado di isolare e manipolare differenti suoni nella parola e, eliminando suoni, lettere o sillabe, riescono a risalire a quella originaria (ad esempio “hmwrk” sta per “homework”). La ricerca è basata su uno studio di un anno condotto su 63 alunni inglesi: i risultati finali sono previsti per l’anno prossimo, ma nel frattempo gli autori non hanno riscontrato associazioni negative tra l’utilizzo di abbreviazioni e l’alfabetizzazione.

Genitori e filtri

Intanto, altri ricercatori indagano sull’importanza del ruolo dei genitori. La mancanza di conoscenza di internet da parte degli adulti può mettere a rischio i loro figli: da una ricerca emerge che il 60% dei bambini dichiara di mentire su ciò che sta guardando online e più della metà ammette di cancellare la cronologia dal browser in modo che i loro genitori non possano conoscere i siti visitati. Un quarto dei bambini, infatti, afferma di aver mandato o ricevuto spesso materiale inappropriato tramite email e l’11% è stato vittima o autore di bullismo. «Tutti noi sappiamo che ci sono minacce nel mondo virtuale come ce ne sono nel mondo reale, ma è importante che le risposte dei genitori a questi rischi siano misurate e appropriate», dichiara una studiosa. La ricerca sottolinea l’importanza di una maggiore comunicazione tra genitori e figli: è la migliore via percorribile dai genitori per capire i probabili rischi cui vanno incontro i loro bambini e, in caso di necessità, per saperli gestire.

I genitori possono installare il parental control e un software di sicurezza: su Growing up online gli esperti spiegano, tra le altre cose, come proteggere i bambini, che cosa devono sapere sulla Internet Age e che cosa è necessario che insegnino ai loro figli (ci sono interviste, casi di studio, pareri di esperti del settore). Anche PBS Parents è ricco di informazioni su come i media possano contribuire all’apprendimento dei bambini e su come creare ambienti domestici alfabetizzati. Inoltre, per chi volesse approfondire, sono disponibili dei testi sul tema, come Bambini e  computer. Alla scoperta delle nuove tecnologie a scuola e in famiglia e Computer per un figlio. Giocare, apprendere, creare. Numerose ricerche didattiche suggeriscono come i genitori possano incoraggiare e trasmettere ai propri bambini l’amore per la lettura, semplicemente leggendo insieme e a voce alta (per venti minuti ogni giorno) dei libri. Quella di leggere (e di ascoltare) ad alta voce è una pratica molto diffusa anche tra gli insegnanti (in particolare quelli inglesi) della scuola media e superiore: pare che favorisca la fluidità del linguaggio e aumenti a sua volta la comprensione del testo.

In Living and Learning with New Media: Summary of Findings fron the digital Youth Project, i ricercatori sottolineano come i giovani possano trarre beneficio da una educazione più aperta alle forme di sperimentazione e di esplorazione sociale (caratteristica, appunto, della Digital Age ma, in genere, non presente nelle istituzioni scolastiche tradizionali). Inoltre, aggiungono, ostacolare l’accesso ai new media significa privare i giovani di forme di apprendimento, come le abilità sociali, essenziali per prendere parte nella società. «Il digitale da solo non è una garanzia di rafforzamento della lettura, della scrittura e del pensiero creativo e critico del bambino», scrive Edith Ackermann della MIT School of Architecture, «Può solo fornire nuove occasioni per esplorare la strada accidentata che porta alla lingua parlata a quella scritta e colmare, con strumenti innovativi, il divario fra testo e contesto, autore e pubblico, parole, immagini e suoni».

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ANCHE A PARIGI IL POPOLO VIOLA DIFENDE LA COSTITUZIONE

Ancora una volta il Popolo Viola parigino non vuole restare silenzioso e ha deciso d’appoggiare attivamente il sit-in che ha avuto luogno anche in tutta Italia, sabato 30 gennaio 2010 in difesa della Costituzione italiana.

Ecco il tragitto svolto nei punti nevralgici di Parigi, e dove ogni persona poteva portare il proprio articolo della COSTITUZIONE preferito, e invatare amici, parenti, …

Per mancanza di tempo, i permessi, per manifestare non sono arrivati in tempo, quindi é stato scelto di fare dei micro interventi nella città.

Gli articoli della Costituzione sono stati scritti su dei fogli, e su degli ombrelli color viola (e lilla).

Sono state cosi’ create dei micro interventi per attirare l’attenzione della gente. Le prime persone erano circa sedici, poi, nel corteo c’era un totale di trenta persone…

Il ritrovo é stato alle 13.30 davanti alla chiesa «Sacre Cœur», con sciarpe, e ombrelli… Alle 14.00 davanti alla scalinata del Sacre Cœur, si é formato un «tappeto» d’ombrelli
L’animazione ha attirato l’attenzione dei passanti, come due ragazzini francesi che ci hanno ascoltati, e seguiti tutta la giornata…
Un fotografo e una televisione (Kappa Production) ha filmato tutta la mobilizzazzione della giornata. Sarà poi trasmessa sul canale «Planet», con la precedente manifestazione del 5 dicemebre 2009 «No Berlusconi Day à Paris», e il titolo della trasmissione sarà «Les italiens en colère» (Gli italiani arrabbiati). Non conosciamo ancora il giorno e l’ora della trasmissione.
Poi é stato preso il metro 4 per andare a Beaubourg, nella piazzetta davanti al Pompidou e alle 15.00, uno di noi, lanciava un fischio, e il nostro micro intervento cominiciava. Tutti immobilili duranti un minuto, e poi, si girava con gli ombrelli o i fogli degli articoli della Costituzione in modo che la gente potesse leggere.

Dalla piazzetta al Pompidou, si é arrivati a piedi alla Place Carrée, (la piazzetta coperta all’interno del centro commerciale Les Halles

Ogni volta, si riproduceva una micro intervenzione, al suo del fischio, sia all’interno che nella piazzetta esterna.
 Da li, si é preso il metro n° 1 per andare alla Piramide del Louvre.
Una volta arrivati alla piramde del Louvre, verso le 16.00, ripetavamo le nostre dimostrazioni. Questa volta, al fischio, ci siamo sdraiati, tenendo gli ombrelli e i fogli in evidenza.
Per finire, verso le 17.00 siamo arrivati alla piazza Saint Michel, Odeon, e il Pont des Arts, dove abbiamo continuato a fare delle dimostrazioni.


Gli articoli della Costituzione italiana, sono stati scritti in francese, sopratutto gli articoli 1; 2; 3; 4; 8; 9; 11; 21; 36; 37; 76; 101 e 104. 
….. e prossimamante:            



Dalla corrispondente da Parigi: Gloria Syd Barrett.

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Nuova Bmw serie 5, torna il classico restano classe e piacere di guida

LISBONA (6 febbraio) – Un classico di Bmw ridiventa classico. Ed è così che la Serie 5 festeggia con la sua sesta generazione il ritorno definitivo della casa di Monaco a uno stile meno anticonformista dopo i 10 anni

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NUCLEARE: VIOLENTATA LA SOVRANITA’ POPOLARE – IL GOVERNO CONTRO 3 REGIONI

Nel 1987 il popolo italiano scelse, attraverso il democratico strumento del referendum, di rifiutare il nucleare.
Questo governo, ignorando ciò che fu deciso e ad oggi non smentito da altra consultazione popolare, ha approvato leggi per riavviare il nucleare e identificare i siti per la costruzione delle nuove centrali.

Le Regioni Puglia, Basilicata e Campania hanno approvato disposizioni regionali che vietano gli impianti nucleari sul loro territorio.
Su proposta del ministro Scajola, il consiglio dei ministri ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale le leggi regionali affinché vengano dichiarate illegittime.
Se è pur vero che le legge del governo supera le leggi locali, è anche vero che il popolo è sovrano in una democrazia ed esso ha decretato il blocco del nucleare.
Quanto avveuto, approvazione del ritorno al nucleare e ricorso alla Corte Costituziona, sono atti di violenza della sovranità popolare sancita dalla Costituzione e un altro grave segnale di lento e subdolo avvicinamento al regime che si attua non più con golpisti sostenuti dai militari e servizi segreti, non si usa più …. almeno non nelle democrazie occidentali del XXI secolo.

Meglio procedere a piccoli passi cambiando le regole costituzionali,  processo sicuramente più lungo ma ”indolore in quanto incuento” e infine ci troveremo/troviamo di fronte allo stravolgimento della Costituzione infranta nei suoi “valori fondamentali” quali: la coesione sociale,  l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, la sovranità popolare e  il diritto di scegliere chi eleggere con il voto – le preferenze le hanno già tolte ….

Non è solo il procedere “oltre ogni ragionevole dubbio” a difesa del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, che si rifiuta di sottoporsi a giudizio per  chiudere davanti agli italiani definitivamente e con una sentenza, qualunque essa sia, le sue pendenze giudiziarie, ma si tratta della realizzazione di un progetto sociale e di valori che il governo di centro-destra porta avanti da alcuni lustri e che casualmente combacia con il piano della P2.

Valori che contrastano con quelli della coesione sociale, indispensabile per lo sviluppo di una società civile degna di tal nome, di uguaglianza, di laicità e di diritto che stanno frantumando questa Repubblica fondata anche sul lavoro diventato, infatti, precario.

Cosa dovrà mai succedere affinché si alzi la testa e ci si riappropri della nostra Repubblica democratica, non so proprio.

L’opposizione dov’é? Non più in parlamento, hanno fatto anche il bipolarismo per eliminare l’opposizione a sinistra.
Forse aspettiamo che qualcuno rompa sistematicamente questa ”pace sociale”, ma quel qualcuno è ognuno di noi.
Questa mancanza di reale opposizione alle destre è funzionale solo agli interessi di una casta politica piena di conflitti d’interesse*, che si basa sulla tutela dei poteri forti, suddita del Vaticano e assetata di potere, in una visione del mondo che sviluppa un modello sociale che ruota attorno al dio denaro, alla sottomissione della magistratura al potere politico, alla mercificazione diffusa – salute, territorio, acqua, aria - all’informazione, che tollera oltre 1.000 omicidi sul lavoro all’anno e che rende schiavi generazioni di giovani “precari della vita”.
Non è il problema “Berlusconi”, è il modello berlusconiano della società che è da combattere. 

Non so cosa servirà perché si ritrovi la dignità di reagire alle ingiustizie, nell’attesa credo sia necessario utilizzare tutti gli strumenti e i diritti che ancora abbiamo tra cui il voto, perché la posta in gioco non è mai stata così alta come la sopravvivenza dello Stato di diritto.
Senza se e senza ma è necessario votare ad ogni scadenza elettorale e  accelerare il declino di questa deriva antidemocratica di centro-destra per riportare in parlamento una reale opposizione.

* = non è un conflitto d’interesse avere avvocati sul libro paga del capo del governo e contemporaneamente messi in parlamento a scrivere e approvare leggi, quelle stesse leggi che lo rendono “intoccabile” ?
Eppure anch’essi sono pagati dai cittadini per essere al loro servizio.



Luciana P. Pellegreffi

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COSTITUZIONE-GOVERNO: IL VERO CONFLITTO D’INTERESSE

”Solo in un regime fascista o piduista si puo’ accettare che delle persone, semplicemente perché fanno i ministri o il capo del Governo, non devono andare dal giudice se chiamati a rispondere di reati”, attacca il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.
“Sul legittimo impedimento, la cosa piu’ scandalosa è che la Presidenza del Consiglio decida da sè i casi di legittimo impedimento” afferma la presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro.
La motivazione della responsabilità e impegno supremo verso il governo del paese a quali leggi potrà portarci?
Se vi fosse una forte opposizione sociale potrebbe legittimare l’incarcerazione preventiva? il coprifuoco? la militarizzazione delle strade?
E’ già stata approvata la legge per la privatizzazione della Difesa e della Protezione Civile nel silenzio dei mass-media e dell’opposizione.
Mentre il consiglio dei ministri ha approvato ieri il finanziamento dei corsi brevi nell’esercito per i giovani tra i 18 e i 30 anni, entra in vigore la riforma della scuola approvata all’interno della finanziaria.
La riforma prevede, dopo aver eliminato dalla formazione dei futuri cittadini adulti l’educazione civica, ora si eliminano geografia e diritto e si tagliano oltre all’istruzione in senso lato, le ore d’insegnamento e 150.000 posti di lavoro.


Motivazione politica: riforma della scuola.

Motivazione effettiva: d-istruzione della scuola pubblica, recupero di denaro e finanziamento alla scuola privata.

Un popolo ignorante è più facile renderlo schiavo

La conoscenza ci rende liberi
Liberi di effettuare scelte consapevoli
UNA DEMOCRAZIA SI DISTRUGGE CON INTERVENTI MILITARI E GOLPISTI
UNA DEMOCRAZIA SI DISTRUGGE ATTRAVERSO L’EROSIONE QUOTIDIANA DELLE SUE FONDAMENTA QUALI LA COSCIENZA CIVILE, ETICA E SOCIALE DEL SUO POPOLO
Ad ogni azione dovrebbe corrispondere una reazione …

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Luciana P. Pellegreffi

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LEGITTIMO …

Luciana P. Pellegreffi

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Dio è morto, Marx pure e anche il mio mercato…

Non ci sono più le mezze stagioni. Non c’è più religione, sta venendo a mancare qualsiasi forma di elementare ritegno sul mercato in merito a chi fa che cosa e a come sono costruite le catene del valore, chi è concorrente di chi. La tendenza allo sgretolamento delle posizioni è evidente nel mondo internet e dei contenuti. È sempre più evidente nel mondo dei produttori di comunicazione. È dilagante più in generale nel mondo dei servizi: storica è stata l’invasione di campo delle banche, quando si sono messe a vendere prodotti assicurativi. Epocale quando le catene commerciali anziché limitarsi a vendere hanno anche cominciato a produrre marche e a concorrere duramente con le stesse aziende che fornendo loro prodotti permettono (o permettevano?) loro di vivere.

Lei vende o produce content?

Già, proprio le catene e le loro marche. Beh, aspettiamocene delle belle. È significativo quello che ci sta combinando Tesco nel Regno Unito. Se è normale che nel supermercato si venda anche “content” sotto forma di libri, dischi o Dvd è molto meno normale che un distributore di contenuti fisici si metta a produrre in proprio questi contenuti. Che un supermercato diventi casa cinematografica. E invece: Tesco si è messo d’accordo con un’azienda del mondo del cinema e dei media. Ha messo in pista il sistema e sarà il produttore di grandi film, che però saranno venduti solo su Dvd e solo da Tesco. Fin qui, poca ciccia al fuoco, in fondo potremmo essere capaci tutti di farlo. La vera notizia, forse, è che i primi quattro film in pipeline saranno tratti dalla regina delle vendite Jackie Collins, autrice di titoli come Poor Little Bitch Girl, Il mondo è pieno di uomini sposati o Drop Dead Beautiful. Un nome che è una garanzia quanto a fatturati, visto che la signora è detta valere 400 milioni di libri venduti in tutto il mondo.

Anche il resto dell’attività produttiva sarà centrata sulla generazione di prodotti firmati da grossi nomi, grossi nomi noti e familiari (Dick Frances, Philip Pullman, Judy Blume, Jacqueline Wilson, tutti autori di bestseller), rassicuranti per il grande pubblico, garanzia di un entertainment di “qualità” (anche se si potrebbe pensare a un’area di grande opportunità sul pubblico femminile locale andando a tradurre in filmati Harmony ed Arlequins, che fanno i loro numeri). Da questo punto sarà poi ovvio iniziare a produrre libri scientificamente commissionati sulla base dei gusti dei clienti della catena, attraverso una analisi neurale di tutti i dati personali contenuti negli scontrini, programmi televisivi, musica, sogni, opinioni, suggestioni, Crm, database. Staremo a vedere: il primo film, intitolato Paris Connection viene girato in Francia mentre scrivo, adattato da L.A. Connection della Jackie qui sopra.

Si risale la catena alimentare

Dato che è improbabile che una Warner, una Fox o una BBC si mettano a integrare il proprio filone di business aprendo negozi di frutta e verdura, l’ingresso di Tesco in un mercato finora lontanissimo sembra avere il teorico potenziale di inquietare i padroni del content, già messi in affanno da pirateria, smaterializzazione, disintermediazione e quant’altro finisca con “zione”, compreso Paperone. Riproponendo temi cari a molti romanzi di fantascienza, domani potremmo trovarci in un mondo dominato da multinazionali: non da conglomerati militari-industriali, bensì da catene commerciali che tutto fanno e tutto vendono, compresa la cultura. E se c’è un settore dal quale proprio non vorrei vedere produrre “cultura” è proprio quello della Grande Distribuzione, stante la evidente mission di vendere le cose più vendibili possibili. Dato che la cultura cattiva scaccia la cultura buona, per parafrasare una massima di economia, un po’ mi preoccupo.

Mi immagino l’allargarsi di un divide culturale tra classi sociali/trasversali, di un solco tra quelli che cercano cultura (e un domani la cercheranno solo in rete? All’interno di movimenti di resistenza all’omologazione?) e masse più o meno proletarie o la massacrata ex-middle class che attingeranno ogni giorno al supermercato per la loro quotidiana dose di pane, di vino e di pensiero. In fondo, è il mercato, bellezza. La bellezza del mercato. Il mercato della bellezza.

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Cover, la leggenda del pianista sul tubo

Qualche giorno fa la radio mi ha svegliato con un brano “solo piano” che ho impiegato qualche istante a riconoscere: era Bad Romance di Lady Gaga , uno dei tormentoni degli ultimi mesi. Al termine del pezzo il dj ha tenuto a sottolineare che si trattava di una cover, e che a suonare il brano non era Lady Gaga (in realtà la ragazza saprebbe anche farlo), ma si è ben guardato dal dire il nome dell’interprete. La classica domanda “da dove viene fuori quel brano” mi ha accompagnato per un po’, finché non mi sono reso conto che la risposta la sapevo già. Veniva fuori da un posto dove si trovano cose del genere, dove io stesso ne avevo trovate di molto simili: veniva fuori da YouTube.

Andando sul più popolare sito di video generati dagli utenti basta infatti scrivere “piano cover” per ritrovarsi di fronte una sfilza di risultati in cui musicisti di vario livello si mettono davanti al piano o alla tastiera e riproducono brani di ogni tipo, dalla classica al rock, dal pop anni 80 alle hit più recenti. Quasi un genere a parte, per quanto già praticato da artisti di fama come Brad Mehldau e altri, di sicuro il trionfo di un approccio che mischia alto e basso, che dimostra come si possa suonare il pianoforte e conoscere Britney Spears, mischiando gli spartiti di Chopin con quelli dei Guns n’ Roses. C’è di tutto: esiste una versione al piano di un pezzo dei Metallica? . Del tormentone dei Black Eye Pease? Pure. Dell’inno che accompagna le partite della Champion’s League? Ovviamente.

Il tutto grazie a un piccolo esercito di artisti che hanno scelto come loro platea la rete e in particolare YouTube, per un fenomeno che ha qualcosa che lo rende diverso e più interessante rispetto ai tanti che si mettono davanti a una webcam per cantare o recitare. Innanzitutto il fatto che, spulciando tra i video dei “pianisti sul tubo”, si nota ben poco esibizionismo. I luoghi comuni che vogliono la voglia di apparire fine a se stessa come molla principale della presenza sul web si sciolgono di fronte a questi musicisti che raramente si inquadrano il viso, e lasciano quasi sempre tutta l’inquadratura per le mani sullo strumento, rimanendo di fatto anonimi.

Un altro elemento che emerge da questi video e li rende diversi dal semplice “ho voglia di farmi vedere, metto un video” è il desiderio di condividere delle conoscenze. In molti casi, infatti, la versione piano è accompagnata dalle spiegazioni del pianista, che realizza tutorial per altri musicisti e pianisti, fermandosi a ogni passaggio, ripetendolo, spiegandolo . Insomma, un lavorio non da poco, che evidentemente dà parecchie soddisfazioni agli autori dei video (in molti casi il numero di visualizzazione si conta in centinaia di migliaia) e che si basa sulla voglia di dimostrare quanto si sia diventati bravi a fare una cosa studiando ed esercitandosi.

Uno sforzo che difficilmente li farà finire sulle prime pagine dei giornali come “nuova mania del web” o argomento del giorno. Quel tipo di successo, purtroppo, è più facile ottenerlo riprendendosi mentre si malmena qualcuno, spogliandosi o diventando fenomeno da baraccone. Ma di questo è difficile dare la colpa a internet, anche se molti ci provano spesso.

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ADOTTARE L’ANTICASTA

“L’Anticasta: l’Italia che funziona” ha riscosso un notevole successo da quando è uscito, nel maggio del 2009.

6.000 copie vendute, una ristampa, il Premio Pisa Book Festival, decine di incontri e presentazioni pubbliche in tutta Italia presso scuole, palestre, teatri, cinema, sedi di associazioni e comitati locali, sale consiliari…

Tanti sono stati anche i passaggi televisivi, le recensioni, insomma una certa curiosità da parte dei media, anche nazionali (Che tempo che fa, Striscia la Notizia, Corriere della Sera, Geo & geo, ecc.).

Il problema è che, almeno secondo noi, ancora pochissimi conoscono non tanto il libro in sé (cosa poco grave) quanto l’idea che ci sta dietro e soprattutto i progetti descritti “dentro”.

Le esperienze che con tanti amici dei Comuni Virtuosi abbiamo raccolto sulla carta e nelle immagini del documentario video. I contributi e le proposte di Pallante, Fo, Rame, Grillo, Zanotelli, Segré, e i tanti altri che ci hanno regalato una propria impronta…

Per questo ci siamo confrontati con la generossissima EMI, la casa editrice del libro, chiedendo uno sforzo per far sì che il libro sia presente, fisicamente, almeno in tutte le principali librerie delle città più importanti.

Il problema è che, come sempre avviene in questo Paese, il piccolo è divorato dal grande, e anche per l’editoria il sistema distributivo è contorto e praticamente impenetrabile, per una piccola casa editrice come la nostra.

Per questo ci è venuta in mente una proposta, che vi giriamo pari pari: perché non chiedere alle centinaia di persone, comitati, gruppi, amici, con i quali siamo entrati in contatto in questi anni di

ADOTTARE L’ANTICASTA

ordinando un pò di copie e aiutandoci così a diffonderle capillarmente su tutto il territorio nazionale? In base ovviamente alle proprie possibilità, utilizzando il libro come serbatoio a cui attingere per sostenere le proprie vertenze locali, ma anche come strumento maledettamente concreto per raccogliere qualche finanziamento per portare avanti le proprie battaglie, idee, progetti, locali?

Vi interessa una cosa del genere?

Se sì vi chiediamo di inviarci semplicemente un ordine, con numero di copie richieste e dove spedirle al seguente indirizzo di posta elettronica, risponderemo a tutti specificando le modalità e gli estremi di pagamento, e tutte le info utili per portare avanti questa iniziativa.

Ringraziamo anticipatamente quanti ci daranno una mano in questo senso, e invitiamo comunque tutti a spargere la voce e a far conoscere questa semplice, concreta, proposta.

Marco Boschini
Michele Dotti
 

marcoboschini@alice.it
http://www.anticasta.it
Luciana P. Pellegreffi

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ARVANITAKI NIKA CONTRO LA REGIONE EMILIA ROMAGNA PER DISCRIMINAZIONE DI GENERE

Buongiorno,
                 visto l’interessamento di alcuni organi di informazione sul mio ricorso, dott.ssa Nika Arvanitaki dipendente di ruolo della Regione Emilia-Romagna, depositato il 27 novembre 2009 al Tribunale di Forlì, Giudice del Lavoro, difesa dall’ avvocato Patrizia Graziani contro l’operato della Regione Emilia-Romagna per chiara ed evidente discriminazione di genere, invio l’allegato documento.
Considerata la delicatezza della questione, si prega, nella redazione di eventuale articolo, di mantenere il senso del messaggio allegato nel caso di un suo uso parziale.
 
Saluti
Nika Arvanitaki
tel. 0543-459764 (orario ufficio)
tel. 0543-28454

In data 27 novembre 2009 è stato depositato dal mio avvocato Patrizia Graziani il ricorso al Tribunale di Forlì, Giudice del Lavoro, contro l’operato della Regione nei miei confronti soprattutto
per chiara ed evidente discriminazione di genere.
Mi chiamo Nika Arvanitaki, sono dipendente di ruolo della Regione Emilia-Romagna dal 1980 come geologa nella sede di Forlì (ex Genio Civile) e subisco una discriminazione di genere puntuale e sistematica dal dirigente a partire dagli anni 1996-1997 con maggior aggressione dall’anno 2000.
Numerosissime sono state le angherie, le umiliazioni e le prevaricazioni in cui sono stata sottoposta senza l’effettivo riconoscimento della mia professionalità e responsabilità costantemente messe in campo.
C’è da notare che già nel 1998, nell’ambito di un progetto obiettivo della stessa Regione, da me proposto e di cui io facevo parte con tema le donne tecnico nell’Ente, è stato segnalato che c’è una
chiara “marcatura maschile” proprio perché la dimensione economica, oltre a quella professionale, ha messo in moto una maggiore determinazione dei soggetti storici maschili nel mantenere il controllo delle quote più consistenti di riconoscimento.
E così, dal 2000 mentre a tutti i colleghi uomini incaricati, come me, di Unità Operativa si riconosceva da subito la professionalità con progressione di carriera e conseguente compenso tramite l’assegnazione di Posizione Organizzativa, unicamente a me a tutt’oggi, viene negata.
Infatti, addirittura dieci anni dopo, il 1 aprile 2009 quando la Posizione Organizzativa Assetto Idrogeologico rimaneva vacante per il pensionamento del collega geologo che dal 2000 ne era titolare, la stessa veniva assegnata ad un collega uomo entrato in Regione da pochissimi anni.
Beh, questo è stato “il fattore scatenante” come diciamo noi geologi quando si tratta…..di frane!
Concludendo, a solo titolo di esempio visto i numerosi documenti allegati nel ricorso presentato, nel Programma di Servizio 2009 approvato e pubblicato sul sito della Regione riferito al lavoro di ogni dipendente, nella mia scheda di attività non risultava nessuna delle attività che svolgo, nonostante gli incarichi scritti e firmati dallo stesso dirigente. Durante i mesi successivi dopo numerosi ed inefficaci contatti telefonici ero costretta a segnalare con lettera tale mancanza.

Luciana P. Pellegreffi

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